DIGERIRE SASSI PER UN FINE PRIMARIO

Mi pare che il dibattito elettorale si stia ingolfando in un grosso equivoco. Lo so che il sistema elettorale (incostituzionale o comunque pessimo) voluto da Renzi-certamente non aiuta, ma è quello vigente. E allora tutti devono prendere atto di alcuni punti difficilmente digeribili, ma nella storia politica di un paese si possono creare delle congiunture eccezionalmente pericolose e complesse che richiedono grande realismo e determinazione. E si devono mandar giù anche i sassi.

1.Nessuno può contestare il dato di fatto che dal 2019 la Destra , secondo tutti i sondaggi, è largamente maggioritaria e che addirittura il suo asse portante si è spostato da un moderatismo imbroglione a un estremismo pericolosissimo sia in campo internazionale (ambiguità massima nei confronti dell’imperialismo russo, opposizione ad un Europa federata, orbanismo dichiarato) sia in campo istituzionale (presidenzialismo, separatismo, antiparlamentarismo, velleità di modifica della Carta costituzionale), sia in campo sociale (difesa dei privilegiati, protezione giuridica di corrotti e corruttori, pancia fascista e razzista, abrogazione anche delle poche tracce esistenti di stato sociale, negazione di molti diritti civili e di tutte le conquiste degli ultimi decenni ottenute dalle donne).

2.Da anni l’astensionismo è divenuto patologico. Metà degli italiani giustamente si trova di fronte

a) una moltitudine frazionata di forze politiche in mano ad avventurieri che si intestano schegge di ceto politico trasformista ma non rappresentano né interessi né valori;

b) una classe politica mai così mediocre, opportunista, incapace, dedita ai propri interessi di casta;

c) l’assenza di una vera offerta politica chiara e non contraddittoria. A sinistra come a destra. E ciò può apparire paradossale perché è diventato illimitato il numero di sigle e di leaderini a capo di truppe mercenarie…

  1. Il paese è in una crisi profondissima, sociale, politica, internazionale, sanitaria, culturale, demografica. Si ritrova senza timonieri, né bussole politiche, con uno stato sociale miserando e questioni intricate come quella degli immigrati stranieri e degli emigranti italiani.

Se questi sono i fatti incontestabili, siamo sbigottiti di fronte all’incoscienza del Centro, del Centrosinistra e della Sinistra.

Quando la casa brucia, tutti devono unirsi per spegnere il fuoco. Ma ognuno deve sapere che ha una sua parte da svolgere. Se tutti si ammucchiano uno sull’altro, strappandosi slogan e luoghi comuni, confondendosi a vicenda, se ognuno tira a sé la coperta e pretende che tutti gli altri accettino il suo programma, le sue pregiudiziali e i suoi veti, la sconfitta è certa.

L’Italia e l’Europa hanno conosciuto momenti gravi, quando fu messa in pericolo l’esistenza stessa delle istituzioni e delle popolazioni. Churchill ha combattuto con Stalin contro il nazismo senza diventare stalinista. Croce si è seduto accanto a Togliatti e De Gasperi nel CLN per ricostruire l’Italia distrutta dal fascismo, ma non per questo è diventato comunista o clericale. In quel momento, essendo dei veri politici, alcune personalità che avevano visioni del mondo anche contrapposte si sono riunite assieme perché avevano chiari gli obiettivi ultimi e il metodo giusto: l’unità non si indebolisce ma si arricchisce con la diversità.

Basta che le politiche e le differenziazioni siano chiarissime e l’unità sia legata a un fine ultimo dichiarato.

Occorre presentare agli elettori un solo programma pregiudiziale: no all’estrema destra, sì alla difesa della Costituzione e dell’assetto costituzionale liberaldemocratico, sì a una vera Europa federata, autonoma sul piano politico, militare, energetico. Saranno poi gli elettori a scegliersi le sue sfaccettature preferite, a fuoco spento.

  1. A complicare le cose c’è un equivoco di fondo, irrispettoso e falsificatore degli ultimi mesi di storia patria: Mattarella, preso atto che non esisteva una maggioranza politica per un nuovo governo, nel febbraio 2021, affidò a Draghi un Esecutivo, composto di tecnici e di rappresentanti di quasi tutto l’arco costituzionale, che giustamente prese il nome di Unità nazionale, perché a sostenerlo erano tutte le forze politiche, meno i meloniani. Il fine dichiarato era quello di affrontare due emergenze impegnative, quella sanitaria e quella economica (vedi messa in opera del PNRR). Poi se ne aggiunse una terza, terribile, l’invasione dell’Ucraina. Fummo in molti a salutare favorevolmente la nascita del governo (come lo eravamo stati per il Conte2) perché scongiurava il pericolo di elezioni e quindi la vittoria della destra con un anticipo di più di due anni. Le cose sono andate come sono andate. I 5s hanno tirato la corda pretendendo di trasformare il governo emergenziale in un governo politico che accettasse le 9 pagine del suo programma, le destre hanno sfasciato tutto avanzando la richiesta improponibile di trasformare il governo di Unità nazionale in un governo Pd-Lega-Fi. Un pretesto ben trovato per arrivare al “Meloni subito”, facendo pagare al paese cari prezzi, ma chissenefrega del paese…

5.Oggi condurre la campagna elettorale, e comporre le liste, all’insegna dell’”Agenda Draghi” è sbagliato sia perché quell’agenda era un programma di compromesso tra tutte le forze politiche anche le più diverse, sia perché era emergenziale e quindi temporaneo per definizione. I partiti ora hanno l’obbligo di presentare un programma di legislatura, devono offrire soluzioni per problemi che Draghi non avrebbe potuto neppure affrontare perché non gli competevano. Se alcune liste vogliono adornarsi del nome di Draghi e della sua Agenda, sono padronissimi di farlo, sarà questo il loro contributo. È consigliabile e auspicabile che altre liste presentino altre basi programmatiche e cerchino altri ceti di riferimento. La coperta va ampliata non ridotta alla Agenda Draghi, che non era neppure un programma politico, e fa parte ormai di una storia passata. Ricordiamoci che Draghi ha avuto il gravoso compito di governare col sostegno necessario proprio di quella destra che ora va sconfitta. L’ agenda Draghi era comprensiva delle esigenze della destra.

  1. Quindi il consiglio è semplicissimo: fate di tutto per evitare al paese un trauma che sarebbe gravissimo, forse irreversibile. Compratevi un pallottoliere e fatevi bene i conti: state attenti al contesto che ci dice che non è il momento di rimproverare al Pd le sue velleità egemoniche e il suo sinistrismo destrorso, come non è il momento di rimproverare al M5s il suo trasformismo, opportunismo, dilettantismo, ma di valutare bene se il suo tot per cento è determinante per vincere o perdere, e semmai cercate garanzie, per quel che valgono. Certo, lo sappiamo tutti che il M5s è inaffidabile, ma Calenda non lo è? E Renzi? Forse è affidabile lo stesso Pd, con tutti i suoi inciuci e nazareni vari? Il M5s è trasformista? Certo, ma i calendiani, i renziani e i boniniani non sono forse trasformisti incalliti?
  2. Mettete in azione la fantasia e fate accordi interni ed esterni, ma soprattutto ponete all’elettorato una distinzione ben netta tra il fine primario per il raggiungimento del quale l’unità di forze anche molto eterogenee si pone come necessità storica e il compito non secondario ma logicamente successivo che è quello di un buongoverno che non può più essere fatto di compromessi paralizzanti e di ambiguità sui grandi temi. Per il fine primario è necessario che nei collegi uninominali al candidato dell’estrema destra si contrapponga una sola alternativa, e che nessun voto sia disperso. Non sappiamo se il Pd ce la farà a riempire il suo vuoto, a cancellare il renzismo e il consociativismo che sono nella sua natura. E, sul piano dei contenuti, non sappiamo ancora se il Pd di Letta, oltre a pagare a caro prezzo i capitani di ventura o i capetti dei cespugli della palude centrista, rifletterà sulle spaventose percentuali che ha regalato all’astensionismo. Non sappiamo ancora se – fatto tutto il possibile per raggiungere il fine primario – si metterà fin da subito a tessere un centrosinistra che sia plurale e quindi in grado di coinvolgere culture e valori differenti ma tutti indirizzati a un progetto politico di liberaldemocrazia e socialismo moderni. Costituzione alla mano. Ma non siamo ottimisti.

 

 

 

4 commenti su “DIGERIRE SASSI PER UN FINE PRIMARIO”

  1. I 5Stelle sono inaffidabili, sostiene Marzo. E’una generalizzazione e come tale e’ una affermazione non vera. Come sostenere che tutti i berlusconiani frequentano le prostitute perché il loro leader amava le “cene eleganti”. Se ci abituassimo a non fare di ogni erba un fascio probabilmente troveremmo il bandolo della matassa. Ad esempio, tra Conte e Di Maio penso che si possa fare qualche differenza, sempre a proposito di affidabilità e credibilità. A beneficio del primo, mi pare. Se non altro non ha chiesto la messa in stato di accusa di Mattarella, non ha causato crisi diplomatiche con la Francia, non si è mai lasciato andare a dichiarazioni avventate. E tra Letta e Conte chi scegliereste, uno che ha scelto di abbandonare il PD nelle mani di un avventuriero come Renzi o uno che ha lottato al governo e fuori di esso per portare fuori il paese dalla pandemia e poi per affermare le proprie convinzioni? E adesso che si pone il dilemma con chi stare, si può condividere la scelta di imbarcare Di Maio, la Gelmini e la Carfagna ma i 5S no perché han fatto cadere questa meraviglia del governo dei migliori? Se la risposta è sì, allora meglio la Meloni. Io non ho paura.

    1. (e.ma.)Nessuna generalizzazione. Non ho scritto che tutti i 5s sono inaffidabili, ho scritto che i 5s sono inaffidabili, riferendomi evidentemente al Movimento nel suo complesso e alle sue scelte. Credo che siano del mio parere gli elettori che nelle ultime elezioni hanno eletto 339 parlamentari del M5s e ben 159 se ne sono andati altrove. Record mondiale di trasformismo. Non amo Di Maio, e l’ho scritto, ma tutte le scelte ondivaghe del Movimento hanno visto insieme sia Conte sia Giggino. Certo non sono io che ho presieduto un governo con Salvini e oggi dico di voler fare un partito labourista. Sul pd la mia opinione è scritta nell’articolo.

      1. Se non c’è proprio niente da salvare di questa classe politica uscita dalle elezioni del 2018 – parlo di 5S (trasformisti e inaffidabili) e di Pd (niente a che fare con la sinistra ma molto con l’opportunismo e la convenienza personale) soprattutto, degli altri non ti curar di lor ma guarda e passa – francamente non so che senso abbia cercare un loro “rappattumamento”nel nome della Costituzione. Sarebbe un tradimento della stessa presentare un’accozzaglia di personaggi senza un programma comune e soprattutto senza coerenza. Immagino che Letta – il leader del maggior partito di questa coalizione tutta sulla carta – abbia ben soppesato le conseguenze delle proprie azioni evitando di creare un nuovo uliv ma aprendo in primis a Calenda e Bonino (non proprio esponenti di sinistra) e chiudendo di fatto a tutti gli altri. E adesso cosa dovrebbe fare, smentirsi e dire scusate ho sbagliato, ricominciamo daccapo? Purtroppo nella vita accade che si prenda una strada senza ritorno e che non si possa più farci niente. E’ quanto successo appunto al professore della Sorbonne il quale non solo non tornerà sui propri passi perché non potrà farlo ma, nel caso che Bonelli e Fratoianni rinuncino a presentarsi alle elezioni col Pd, imbarcherà lo statista di Rignano con la sua corte dei miracoli. Ma poi, al di là di cio’, che senso avrebbe fare una alleanza senza un minimo comune denominatore di programma, una coalizione che all’origine – in re ipsa – non avrebbe nessuna chance di governo anche nella denegata ipotesi che possa disporre dei numeri.
        La frittata è fatta e non v’e’ rimedio.
        Quanto alla Meloni, abbiamo sopportato Berlusconi per 28 anni e non gli abbiamo mai permesso di metterci i piedi in testa, abbiamo dato il benservito a Renzi che pretendeva di trasformare la nostra in una repubblica delle banane, vivaddio, se occorrera’ ci regolaremo di conseguenza anche con lei. Se sarà il caso.

  2. Caro Enzo,
    Le tue riflessioni sono da Uomo di Stato ma, purtroppo, l’aria che tira, spinge in troppi a valutazioni più superficiali.
    L’incapacità di immaginare il pericolo di una crisi del sistema democratico qui in Italia non è una novità, ed anche noi liberali non abbiamo compreso il disastro incombente dall’affidare il Paese a Mussolini ed ai suoi squadristi. Certo la Meloni non è Mussolini e l’Italia non è più quella del ventennio ma proprio noi saremmo i primi a subire oggi, le conseguenze di un Governo ispirato ad ideologie incompatibili con i diritti di libertà .
    Non sono un liberale di sinistra ma la crescita dei consensi a destra e la decrescita di consensi a sinistra, in circostanze quali quelle in esame, mi inducono ancor di più a condividere le tue riflessioni ed a definire ogni arroccamento sule proprie convinzioni politiche un regalo alla destra dove il centro, ormai, conta niente.

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