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Cal end….. la fine dell’ennesimo liberaloide

di riccardo mastrorillo

Pensavamo di averle viste tutte, ma ci sbagliavamo. L’ennesimo sedicente liberale si è dimostrato un populista peggiore dei populisti. Quando a ottobre del 2019 dichiarò, senza vergogna “Per 30 anni ho ripetuto tutte le banalità del liberismo ideologico”, specificando che “Queste cazzate le abbiamo sostenute, io le ho sostenute, per 30 anni. E poi dice che vincono i sovranisti…”, noi non credemmo ad un sincero ripensamento. Continua la lettura di Cal end….. la fine dell’ennesimo liberaloide

IL SERPENTONE ELETTORALE. 08 ULTIME NOTIZIE DALLA MITICA ISOLA DI TORTUGA

08 – 07-08-2022 / -49 dal voto. ULTIME NOTIZIE DALLA MITICA ISOLA DI TORTUGA. Lo ripetiamo sempre. Il primo obiettivo di una sana politica e soprattutto di un elettorato consapevole dovrebbe essere quello di liberare il paese da quei tre-quattro corsari che, posizionati al centro dello schieramento, scorrazzano a destra e a sinistra, ricattando e lucrando prebende e posti. Il deperimento dei partiti ha fatto nascere delle masnade organizzate di trasformisti mercenari (specie di cui l’Italia è stata sempre ricca, ma ora si sta davvero esagerando), a disposizione di questi avventurieri pronti a tutto. (I politologi li chiamano “partiti personali”). Il Centro si è trasformato in un doppione dell’isola di Tortuga, rifugio della peggiore varietà di avventurieri che – non si sa il perché – imperversano sui giornali e in televisione, coccolati da tutti. Forse grazie al loro potere ricattatorio o perché funzionali all’attuale società dell’avanspettacolo. Tra questi, Calenda è il più pericoloso perché, prima di mettersi in proprio, aveva già acquisito vasta esperienza di trasformista cambiando disinvoltamente un paio di partiti. E poi perché si mostra troppo simile alla tipica destrorsa borghesia nostrana che non crede a nulla se non al potere e al proprio ego smisurato.

Coerenti con la convinzione che il paese debba essere salvato dall’autoritarismo dichiarato dell’estrema destra grazie all’”accozzaglia” di quanti sono uniti anche soltanto dal timore di un mutamento di regime, abbiamo visto con favore persino l’accordo con Calenda. Ma non abbiamo cambiato giudizio su di lui e sul suo partitino personale, “Azione”, in cerca di ascendenze nobili. Un giudizio ridanciano il nostro, perché in effetti il “Gladiatore” (Calenda si è definito così oggi) ci ha fatto sempre ridere, fin da quando si fece ritrarre con la fotografia di Gobetti alle spalle o quando cita a ripetizione la “Rivoluzione liberale”. Titolo già deturpato e ridicolizzato da Berlusconi e dalla sua corte di liberaloidi. Povero Piero! Siamo convinti che l’impiegato di Luca Cordero di Montezemolo e di Confindustria confonda Gobetti con la Gabetti Immobiliare. Ma non lo abbiamo mai voluto disingannare. Anche perché il “Gladiatore” sa martirizzarsi da solo, sprovvisto com’è del senso del ridicolo. Da poche ore ha anche sentenziato: «Sinistra o destra? No, io risolvo problemi». Ma a quanto risulta l’unico “problema” che abbia risolto nella sua vita l’autoproclamato “uomo per tutte le stagioni” è stato quello di come rubare al Pd un seggio da parlamentare europeo e scappare subito via. E questo suo tratto di personalità lo ha ben descritto ieri Giuliano Ferrara quando ha dipinto Calenda «sempre più liberal-romanesco che si comporta come uno che abbia fatto uno scippo e voglia tenersi la borsetta».

Il patto sottoscritto col Pd, e firmato come se la sua firma valesse qualcosa, è durato, come si dice, come un gatto in tangenziale. L’avventuriero ha gettato via la borsetta e crede di tenersi il malloppo. Ma ora è nelle mani di un altro corsaro. Buona fortuna. [e.ma.]

07 – 03-08-2022 / -53 dal voto. MAMMA, HO PERSO IL CENTRO. (“Il totiano Quagliariello: «Il quadro è tornato bipolare, ci sono le premesse per un accordo con Meloni»”, titolo de “il Tempo”, 3-7-22). “Ma no, piccolo mio, non ti preoccupare. Il Centro non esiste, è solo un incubo ricorrente, una palude “eterna” direbbe Duverger, dove ranocchie si gonfiano e gracidano a più non posso per attirare i gonzi e far vedere che esistono, ma basta che si sia un conflitto e subito scappano a destra e a manca per mangiucchiare un po’. Niente di più. E il sogno si dissolve assieme alla parallela favola che non esistano la Destra e la Sinistra. Anche quella è una palude dove si ammonticchiano rospi incolori, ma appena c’è da fare una qualche scelta tutti si dileguano e vanno là dove li porta il cuore…”. [e.ma.]

06 – 02-08-2022 / -54 dal voto.     IL BOCCONE GHIOTTO. Gad Lerner ad Adriano Sofri: «Buoni 80 anni. Vissuti dalla parte giusta». Prima, dalla parte di estremisti assassini e, poi, in quella del “Foglio” berlusconiano e verdiniano.

Non soltanto papa Francesco ha a che fare con l’Eterno. Cadono le Torre Gemelle, viene abbattuto il Muro di Berlino, cambia la faccia politica del mondo, persino il pianeta stesso non se la passa un granché bene, ma nella sinistra italiana si potrà fare sempre affidamento a tre stelle fisse che stanno lì perenni, immarcescibili: il consociativismo degli ex Pci, lo stalinismo sotto copertura dei catto-comunisti, e la puntualità della sètta “Lotta continua” nel riemergere in ogni momento cruciale, quando che c’è da lanciare un boccone ghiotto per ingrassare l’estrema destra. [e.ma.]

05 – 01-08-2022 / -55 dal voto. COLPO DI SCENA: RIESCE A SCINDERSI IL PLI. Il quadro politico è a soqquadro. Il Pli di De Luca, fedele alleato di Salvini e di Meloni in nome della più pura tradizione liberale che risale ad Almirante, Gentile, Balbo, si è sfasciato. I tre Segretari (che corrispondono perfettamente ai tre iscritti al partito) si sono divisi e con un golpe nella notte di sabato due di loro hanno sfiduciato il povero De Luca che, irrequieto come sempre, sembraaaa che si stesse avvicinando pericolosamente all’estrema sinistra comunista di Calenda. Il nuovo Pli di tale Roberto Sorcinelli, restaurata la vecchia alleanza elettorale con i naturali alleati dei liberali, Salvini e Meloni, promette dura battaglia contro il «liberticida Speranza». Più complicato, per i liberali in camicia nera, battere il “rosso dei semafori” che conculca la libertà degli automobilisti, e quasi impossibile avere la meglio sul solito nemico: il Ridicolo. [e.ma.]

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Critica liberale firma l’Appello “una coalizione d’emergenza” per la Costituzione

“Coalizione d’emergenza” senza preclusioni in alternativa al progetto delle destre di stravolgere la Costituzione

Non avere cambiato la legge elettorale in tempo prima delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre obbliga tutti a fare i conti con quella in vigore. In ogni situazione i soggetti politici debbono fare i conti con la situazione reale, altrimenti si è destinati a gravi insuccessi.

In questa tornata elettorale, a causa della ritrovata compattezza delle forze di destra e della scomposizione dell’aggregato politico e sociale realizzato dai 5 Stelle nel 2018, massimo è il rischio che nel maggioritario il centro-destra possa fare cappotto assicurandosi gran parte dei 147 seggi della Camera e dei 74 del Senato. L’esperienza delle elezioni in Sicilia del 2001 dove il centrosinistra perse per 61 a 0 ci insegna che è sempre possibile che un solo soggetto conquisti il 100% dei seggi nel maggioritario.

Gli effetti negativi di questa pessima legge elettorale, per di più, sono esaltati dal taglio di un terzo dei parlamentari, visto che in due anni non sono state approvate le modifiche della Costituzione ritenute indispensabili per arginare la compressione del pluralismo nella elezione del Senato.
Il 25 settembre ci sarà un voto unico per il maggioritario e per la circoscrizione proporzionale con liste bloccate. Se all’unico candidato della destra, si contrapporranno più candidati di altre forze politiche, l’esito sarà scontato.

A farne le spese sarebbe la Costituzione perché una rappresentanza politica, gonfiata molto a di là della volontà espressa dal corpo elettorale, avrebbe la forza necessaria per calpestare la Costituzione formale e modificarla radicalmente, introducendo il modello ungherese o polacco della “democrazia illiberale”, che tanto attrae i leader della destra, o smembrando la Repubblica tramite l’autonomia differenziata, tanto cara ai governatori leghisti. Per di più, ove la coalizione di destra conquistasse i 2/3 dei seggi, non sarebbe possibile bloccare stravolgimenti costituzionali illiberali attraverso il referendum.

Quanti ritengono che nessuna maggioranza possa cambiare da sola la Costituzione, compresi quanti in passato hanno commesso questo errore, debbono bloccare questa possibile deriva. Il solo modo è raggiungere un accordo per le candidature nell’uninominale maggioritario fra tutte le forze politiche che hanno a cuore i valori della Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Un accordo tra quanti vogliono contrastare questa destra dovrebbe avere questo punto programmatico comune: la difesa e l’attuazione della Costituzione. E’ indispensabile ed urgente dare vita ad una coalizione d’emergenza senza preclusioni per nessuno. La diversità verrà misurata nel proporzionale, dove ciascun soggetto politico si presenterà con il proprio programma specifico, e senza dubbio in questa sede torneranno centrali le grandi questioni della pace e del disarmo, della lotta al cambiamento climatico, centrata sulle fonti rinnovabili, del contrasto alla crescita delle disuguaglianze e dell’urgenza di interventi sul lavoro sulla sua tutela. Nel proporzionale ciascuna lista o coalizione verificherà i consensi sulle sue posizioni.

All’interno di questa coalizione le forze che hanno maggiore omogeneità politica possono concordare un programma di governo, attivando nel proporzionale una competizione con le altre forze nella chiarezza dei fini e degli obiettivi programmatici.

La crisi del governo Draghi non può essere un alibi per non fare questa scelta di coalizione nel maggioritario, che deve comprendere anche il M5Stelle e le nuove aggregazioni a sinistra.

Se in gioco c’è il futuro del nostro paese e la stessa democrazia  regolata dalla nostra Costituzione la risposta deve superare di slancio pregiudiziali e diversità, avendo di mira soltanto il bene supremo della Repubblica.

Roma, 3 agosto 2022

L’ Appello può essere firmato su change.org https://chng.it/WFRWyZWzFc

Pietro Adami
Mario Agostinelli
Gaetano Azzariti
Francesco Baicchi
Anna Falcone
Antonio Floridia
Raniero La Valle
Domenico Gallo
Alfiero Grandi
Silvia Manderino
Francesco Pallante
Livio Pepino
Antonio Pileggi
Maria Ricciardi Giannoni
Massimo Serafini
Massimo Scalia
Massimo Villone
Vincenzo Vita
Mauro Volpi

 

DIGERIRE SASSI PER UN FINE PRIMARIO

Mi pare che il dibattito elettorale si stia ingolfando in un grosso equivoco. Lo so che il sistema elettorale (incostituzionale o comunque pessimo) voluto da Renzi-certamente non aiuta, ma è quello vigente. E allora tutti devono prendere atto di alcuni punti difficilmente digeribili, ma nella storia politica di un paese si possono creare delle congiunture eccezionalmente pericolose e complesse che richiedono grande realismo e determinazione. E si devono mandar giù anche i sassi.

1.Nessuno può contestare il dato di fatto che dal 2019 la Destra , secondo tutti i sondaggi, è largamente maggioritaria e che addirittura il suo asse portante si è spostato da un moderatismo imbroglione a un estremismo pericolosissimo sia in campo internazionale (ambiguità massima nei confronti dell’imperialismo russo, opposizione ad un Europa federata, orbanismo dichiarato) sia in campo istituzionale (presidenzialismo, separatismo, antiparlamentarismo, velleità di modifica della Carta costituzionale), sia in campo sociale (difesa dei privilegiati, protezione giuridica di corrotti e corruttori, pancia fascista e razzista, abrogazione anche delle poche tracce esistenti di stato sociale, negazione di molti diritti civili e di tutte le conquiste degli ultimi decenni ottenute dalle donne).

2.Da anni l’astensionismo è divenuto patologico. Metà degli italiani giustamente si trova di fronte

a) una moltitudine frazionata di forze politiche in mano ad avventurieri che si intestano schegge di ceto politico trasformista ma non rappresentano né interessi né valori;

b) una classe politica mai così mediocre, opportunista, incapace, dedita ai propri interessi di casta;

c) l’assenza di una vera offerta politica chiara e non contraddittoria. A sinistra come a destra. E ciò può apparire paradossale perché è diventato illimitato il numero di sigle e di leaderini a capo di truppe mercenarie…

  1. Il paese è in una crisi profondissima, sociale, politica, internazionale, sanitaria, culturale, demografica. Si ritrova senza timonieri, né bussole politiche, con uno stato sociale miserando e questioni intricate come quella degli immigrati stranieri e degli emigranti italiani.

Se questi sono i fatti incontestabili, siamo sbigottiti di fronte all’incoscienza del Centro, del Centrosinistra e della Sinistra.

Quando la casa brucia, tutti devono unirsi per spegnere il fuoco. Ma ognuno deve sapere che ha una sua parte da svolgere. Se tutti si ammucchiano uno sull’altro, strappandosi slogan e luoghi comuni, confondendosi a vicenda, se ognuno tira a sé la coperta e pretende che tutti gli altri accettino il suo programma, le sue pregiudiziali e i suoi veti, la sconfitta è certa.

L’Italia e l’Europa hanno conosciuto momenti gravi, quando fu messa in pericolo l’esistenza stessa delle istituzioni e delle popolazioni. Churchill ha combattuto con Stalin contro il nazismo senza diventare stalinista. Croce si è seduto accanto a Togliatti e De Gasperi nel CLN per ricostruire l’Italia distrutta dal fascismo, ma non per questo è diventato comunista o clericale. In quel momento, essendo dei veri politici, alcune personalità che avevano visioni del mondo anche contrapposte si sono riunite assieme perché avevano chiari gli obiettivi ultimi e il metodo giusto: l’unità non si indebolisce ma si arricchisce con la diversità.

Basta che le politiche e le differenziazioni siano chiarissime e l’unità sia legata a un fine ultimo dichiarato.

Occorre presentare agli elettori un solo programma pregiudiziale: no all’estrema destra, sì alla difesa della Costituzione e dell’assetto costituzionale liberaldemocratico, sì a una vera Europa federata, autonoma sul piano politico, militare, energetico. Saranno poi gli elettori a scegliersi le sue sfaccettature preferite, a fuoco spento.

  1. A complicare le cose c’è un equivoco di fondo, irrispettoso e falsificatore degli ultimi mesi di storia patria: Mattarella, preso atto che non esisteva una maggioranza politica per un nuovo governo, nel febbraio 2021, affidò a Draghi un Esecutivo, composto di tecnici e di rappresentanti di quasi tutto l’arco costituzionale, che giustamente prese il nome di Unità nazionale, perché a sostenerlo erano tutte le forze politiche, meno i meloniani. Il fine dichiarato era quello di affrontare due emergenze impegnative, quella sanitaria e quella economica (vedi messa in opera del PNRR). Poi se ne aggiunse una terza, terribile, l’invasione dell’Ucraina. Fummo in molti a salutare favorevolmente la nascita del governo (come lo eravamo stati per il Conte2) perché scongiurava il pericolo di elezioni e quindi la vittoria della destra con un anticipo di più di due anni. Le cose sono andate come sono andate. I 5s hanno tirato la corda pretendendo di trasformare il governo emergenziale in un governo politico che accettasse le 9 pagine del suo programma, le destre hanno sfasciato tutto avanzando la richiesta improponibile di trasformare il governo di Unità nazionale in un governo Pd-Lega-Fi. Un pretesto ben trovato per arrivare al “Meloni subito”, facendo pagare al paese cari prezzi, ma chissenefrega del paese…

5.Oggi condurre la campagna elettorale, e comporre le liste, all’insegna dell’”Agenda Draghi” è sbagliato sia perché quell’agenda era un programma di compromesso tra tutte le forze politiche anche le più diverse, sia perché era emergenziale e quindi temporaneo per definizione. I partiti ora hanno l’obbligo di presentare un programma di legislatura, devono offrire soluzioni per problemi che Draghi non avrebbe potuto neppure affrontare perché non gli competevano. Se alcune liste vogliono adornarsi del nome di Draghi e della sua Agenda, sono padronissimi di farlo, sarà questo il loro contributo. È consigliabile e auspicabile che altre liste presentino altre basi programmatiche e cerchino altri ceti di riferimento. La coperta va ampliata non ridotta alla Agenda Draghi, che non era neppure un programma politico, e fa parte ormai di una storia passata. Ricordiamoci che Draghi ha avuto il gravoso compito di governare col sostegno necessario proprio di quella destra che ora va sconfitta. L’ agenda Draghi era comprensiva delle esigenze della destra.

  1. Quindi il consiglio è semplicissimo: fate di tutto per evitare al paese un trauma che sarebbe gravissimo, forse irreversibile. Compratevi un pallottoliere e fatevi bene i conti: state attenti al contesto che ci dice che non è il momento di rimproverare al Pd le sue velleità egemoniche e il suo sinistrismo destrorso, come non è il momento di rimproverare al M5s il suo trasformismo, opportunismo, dilettantismo, ma di valutare bene se il suo tot per cento è determinante per vincere o perdere, e semmai cercate garanzie, per quel che valgono. Certo, lo sappiamo tutti che il M5s è inaffidabile, ma Calenda non lo è? E Renzi? Forse è affidabile lo stesso Pd, con tutti i suoi inciuci e nazareni vari? Il M5s è trasformista? Certo, ma i calendiani, i renziani e i boniniani non sono forse trasformisti incalliti?
  2. Mettete in azione la fantasia e fate accordi interni ed esterni, ma soprattutto ponete all’elettorato una distinzione ben netta tra il fine primario per il raggiungimento del quale l’unità di forze anche molto eterogenee si pone come necessità storica e il compito non secondario ma logicamente successivo che è quello di un buongoverno che non può più essere fatto di compromessi paralizzanti e di ambiguità sui grandi temi. Per il fine primario è necessario che nei collegi uninominali al candidato dell’estrema destra si contrapponga una sola alternativa, e che nessun voto sia disperso. Non sappiamo se il Pd ce la farà a riempire il suo vuoto, a cancellare il renzismo e il consociativismo che sono nella sua natura. E, sul piano dei contenuti, non sappiamo ancora se il Pd di Letta, oltre a pagare a caro prezzo i capitani di ventura o i capetti dei cespugli della palude centrista, rifletterà sulle spaventose percentuali che ha regalato all’astensionismo. Non sappiamo ancora se – fatto tutto il possibile per raggiungere il fine primario – si metterà fin da subito a tessere un centrosinistra che sia plurale e quindi in grado di coinvolgere culture e valori differenti ma tutti indirizzati a un progetto politico di liberaldemocrazia e socialismo moderni. Costituzione alla mano. Ma non siamo ottimisti.

 

 

 

Bergoglio si candida!

di dada knorr

Ammiccava già da alcuni mesi a sue possibili dimissioni dal mestiere di papa, che gli stava stretto, e noi ci chiedevamo: ma perché dichiara sempre di non essere proprio a suo agio nel ruolo di Papa, se poi gli piace tanto rilasciare interviste in aereo?
Ed ora abbiamo capito: alloggiare a Santa Marta era solo un passo verso Montecitorio.
Bergoglio ha infatti annunciato oggi l’abbandono dell’anello del pescatore, “voglio pescare voti” ha dichiarato. Le prospettive sono rosee, grazie alla campagna già da tempo iniziata come leader politico: con la “Laudato sii” infatti aveva fatto concorrenza a Greta, rivendicando la paternità dell’ecologismo “integrale” ai francescani e seppellendo in un colpo solo i Verdi, con la “Fratelli tutti” aveva poi preso il podio no global, scalzando l’internazionalismo socialista, e rendendo assolutamente Retrò tutto il discorso catto-capitalista dei precedenti papi nelle loro encicliche piacione, da Leone XIII a Woytjla.
Gli intellettuali post comunisti non stanno più nei panni, avendo da tempo desiderato un leader politico di nome Francesco ma sino ad ora essendo stati esauditi solo da Cossiga.
Conte si pente amaramente di aver citato Bergoglio nella sua lettera a Draghi (del resto tutti lo citano perché fa voti dal vuoto meglio che a Cana).
Adesso, come in Formula 1 e nei giochetti furbetti di Renzi, Bergoglio invece fa il classico sorpasso gradasso: si candida con una lista che inneggia all’umanesimo, “Fratellanza Universale Religiosa Buona e Innovativa” col programma di:
-recarsi a Kiev non appena Putin si stancherà di fare il sovietico, per prendersi il merito della trattativa fregando Erdogan, il suo competitor
– tapezzare la cupola di San Pietro di pannelli solari riflettenti che accechino Letta quando apre le serrande
-convertire Grillo, che prenderà il saio ben presto propenso come è al look originale
-rimettere Draghi alla BCE così compra un bel malloppo di debito italiano prima che faccia il botto
-riformare il Titolo II della Costituzione e governare con uno staff di vescovi delle favelas
-disarmare l’esercito lasciando però in attività i cappellani militari
-sposare qualche coppia LGBT+ in cappella Sistina, dopo averla battezzata
-esorcizzare la Meloni, spruzzandole acquasanta che lei tenterà invano di parare con quel bracciale di due kili de fero che indossa di recente
-un viaggio in Cina per accordarsi sulla gestione del continente nero
-ritirarsi in Argentina prima che qualcuno gli offra un caffè corretto

…che dire? una strategia mediatica gesuita sempre vincente e che sicuramente farà tornare il Paese all’unità nazionale tanto agognata!

dada knorr

SUICIDI A CIELO APERTO

Letta: “Pronto a fare il front runner”.

Enrico Letta, consapevole di perdere sicuramente le elezioni se non intercetta il suffragio di quasi il 50% dei cittadini italiani, punta dritto a prendere voti in Gran Bretagna. Scende in mezzo alla gente, vira a sinistra verso il “popolo” bisognoso. E fa di tutto per farsi capire. Il suo maestro è Veltroni che ci fece un congresso per identificare il nuovo partito con lo slogan ”I care”. Pochi furono gli inglesi che lo votarono. Infatti stamattina il macellaio sotto casa mia mi chiede: “Ma che è ‘sto runner? Se magna?”

la Lepre marzolina – mercoledì 27 luglio 2022

volponi doppiogiochisti (ma che c’entra il povero Einaudi?)

di enzo marzo

Il presidente della Fondazione Einaudi di Roma, Giuseppe Benedetto, scatena una polemica scrivendo: «Giorgia Meloni non è fascista. Chi lo afferma è uno stolto». Ovviamente la Fondazione Einaudi di Torino protesta e sottolinea che non ha nulla a che fare con la sua omonima di Roma. E non è la prima volta. Già anni fa, quando sui giornali uscì la notizia che la Fondazione romana sarebbe stata comprata da Berlusconi (poi l’operazione non riuscì), i torinesi addirittura acquistarono uno spazio pubblicitario per chiarire un possibile fraintendimento e prendere le distanze.

Il caso è minuscolo, ma riflette l’equivoco (anche semantico) che inquina il campo liberale. Oramai tutti si definiscono tali, anche quando non sanno neppure di che cosa parlino. Tutti liberali, ma nessun liberale. La diffusa ignoranza fa il resto. La Fondazione di Torino e la famiglia Einaudi legittimamente custodiscono le carte e i valori di quello che fu, assieme a Croce, il più autorevole liberale italiano del ‘900. E il suo insegnamento sarebbe ancora prezioso per la politica italiana. Basti pensare alle sue Lezioni di politica sociale. La Fondazione romana invece ha avuto nella sua vita due fasi ben distinte: nella prima, malagodiana e zanoniana, fu moderata ma dignitosissima; nella seconda ha vissuto una indecente deriva berlusconiana, legittimando per decenni quella barzelletta di un “Berlusconi liberale” che faceva comodo alla destra perché ripuliva il terzetto Berlusconi-Dell’Utri-Previti, ma anche a quella sinistra illiberale di ascendenza totalitaria che forse sa bene come i valori e i contenuti del liberalismo storico siano fondamentali contro il conservatorismo e per la costruzione di una sinistra davvero moderna, ma li teme perché non sono i suoi. Anche la destra “liberale” della Fondazione Einaudi di Roma parla di libertà, ma sostanzialmente è quella di Arcore e dintorni. Di nuovo c’è solo che oggi il rovinoso tramonto del berlusconismo e la palude centrista favoriscono ogni trasformismo politico-ideologico, con tutti i doppiogiochismi che si porta appresso. Ma la coda destrorsa spunta sempre.

Così Benedetto, sotto elezioni, dà una mano a Giorgia Meloni. Forse la sua Fondazione non ha ancora deciso da quale parte stare in questa competizione elettorale dallo scontro frontale. Ma è comunque meglio conservare amici all’estrema destra.

Sul merito quella di Benedetto è una frase o inutile o stolta. Dall’intenzione politica troppo scoperta. Meloni, (sì quella che si presenta con una lista che ha nel simbolo anche “la fiamma tricolore” così cara ai neofascisti da settant’anni), credo proprio che sia al vertice di una forza sovranista di un’”estrema destra di ascendenza fascista”. Certo che non è il PNF. Ricordarlo è da stolti. Ma storicamente l’estrema destra italiana, nell’ultimo secolo, ha rivendicato o giustificato la storia del fascismo storico. Ignazio La Russa, che è persona seria nonché co-fondatore di Fratelli d’Italia, si dichiara apertamente fascista, mentre la sua leader si barcamena tra il tailleur moderato e la camicetta nera, secondo i luoghi e le convenienze politiche del momento. Tutto qui.

Repubblica, il racconto di Chiara Ferragni a Roma, con sette pubblicità nel pezzo

Riportiamo qui sotto un articolo di “Professione reporter” che illustra come “Repubblica”, con un articolo firmato da Valentina Lupia, abbia pubblicato il 25 luglio un vergognoso rosario di “marchette” pubblicitarie occultate come servizio giornalistico, in aperta violazione del contratto nazionale di lavoro e del codice deontologico del giornalismo. Il fenomeno dilaga su tutta l’informazione italiana. Anche il questa occasione, ovviamente, il Sindacato, in perfetta divisa gialla, tace e acconsente. L’Ordine pure, dando l’ennesima dimostrazione della sua inutilità, anzi capacità di nuocere con la sua aperta complicità con editori sempre più scorretti. (e.ma)
  

Chiara Ferragni, l’inventrice del mestiere di influencer trascorre alcuni giorni nella Capitale con la famiglia e Repubblica racconta -per filo e per segno- le sue giornate. 

Citando almeno sette marchi di cui la Ferragni si è servita. 

E da cui la Ferragni probabilmente è remunerata, visto che l’influencer cosa fa? Proprio questo: consiglia marchi, attraverso la sua persona e il seguito che si è costruita, fa pubblicità, garantisce con il suo nome. A pagamento. 

CARBONARA E AMATRICIANA

Per la Ferragni, dunque, tutto bene. Meno chiara è la posizione di Repubblica. Essendo Chiara un personaggio ormai globale, è anche possibile ritenere che meriti un pezzo la sua gita a Roma con Fedez e i piccoli Leone e Vittoria. Meno chiara è la ragione per cui in questo pezzo si citino tutti i prodotti e i servizi che Chiara ha gustato e utilizzato. L’articolo è di domenica 24 luglio, pagina 6 della Cronaca di Roma, intero taglio basso. Titolo: “Una carbonara per Ferragni. ‘La città più bella del mondo’”. Nell’attacco c’è il sunto della giornata e alla quarta riga è già citata la Matricianella, ristorante dove l’influencer ha mangiato. Al terzo capoverso si comunica che la famiglia alloggia all’Aurora Suite Terrace dell’hotel Eden, “la stessa scelta in passato da Ingrid Bergman”. 

TURISMO ESPERENZIALE

Quindi: “Dopo un po’ di relax nella terrazza della loro stanza, i Ferragnez hanno trascorso una giornata nella piscina di Domus Borghese”. Questa  location di solito viene affittata per grandi eventi, ma stavolta è stata riservata alla famiglia “con tanto di giostra per Leone e catering (curato da Ilaria e Maria Ludovica Pellegrini) a base di acque rinfrescanti e aromatizzate, sfizi, creme, frutta, verdire di stagione e crostini”. Instancabili i quattro fanno poi un giro a Villa Borghese, ma non da soli: “Con Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior”. Con la Chiuri i bimbi danno da mangiare alle tartarughe. Dove? Probabilmente allo zoo, ma questo particolare è omesso. 

A questo punto c’è un passaggio in camera per cambiarsi. Chiara indossa “un abito sulle tonalità del bordeaux by Philosophy, il brand di Lorenzo Serafini”. L’abito viene scelto per recarsi in visita alla Galleria Borghese. Sembra una pausa culturale, fra tanto marketing, ma non è proprio così, poiché la visita è organizzata da “If unique art experiences”, “che propone pacchetti di turismo esperienziale di lusso”. Su Instagram Chiara posta una foto dei figli e dei soffitti affrescati, con il testo: ”I nostri capolavori alla scoperta dei capolavori italiani”. Sembra di rivivere -nota l’articolo- la sponsorizzazione da parte di Chiara “che ha fatto la fortuna degli Uffizi di Firenze”.

 CHIARA SULLA GIOSTRA

Finalmente si è fatta ora di cena. La scelta cade sulla Matricianella e arrivano a tavola amatriciana (rigatoni) e carbonara (spaghetti), quest’ultimo, “a quanto pare”, piatto romano preferito dalla influencer. Poi, Fontana di Trevi e dichiarazione della protagonista: “Quant’è bella Roma? Per me è la città più affascinante del mondo, in assoluto”. 

Tre foto corredano il tutto: Chiara sulla giostra, tutti e quattro davanti alla Galleria Borghese, la carbonara con il marchio Matricianella. Nella didascalia, per coloro a cui non fosse chiara l’intenzione, viene citata di nuovo la Matricianella (in totale 4 nominations in un solo pezzo).

da Professione Reporter

LA CENA DEI CRETINI

di enzo marzo

In fine secolo ebbe grande successo un film
comico francese La cena dei cretini. Il titolo non
poteva non tornare in mente alla notizia che i più
“irresponsabili della repubblica” si stavano
riunendo a cena in casa di un Pregiudicato per
celebrare la loro vittoria nella gara per chi sono i più
cretini dell’intero paese. Mandato allo sfascio.
Tenendoci rigorosamente ai fatti e lasciando da
parte i gossip, i retroscena, le interpretazioni, i
sussurri e le grida, il quadro ci appare chiaro.

Continua la lettura di LA CENA DEI CRETINI

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