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PER UN EFFETTIVO STATO SOCIALE

Lo stato sociale è un argine al populismo. All’incontro degli Stati Generali del liberalismo (vedi programma sul numero del Nonmollare qui allegato) se ne discuterà con economisti e personalità della politica italiana e non solo italiana in occasione di una nuova pubblicazione del celebre Report di William Beveridge, con un’introduzione di Giovanni Perazzoli. La proposta politica ruota intorno a un punto forte: che cosa ci può dire ancora l’universalismo liberale di William Beveridge? Occorre prendere atto che Beveridge ha effettivamente cambiato la società europea. Nonostante i decenni passati dalla sua pubblicazione esiste ancora la tendenza a credere che lo stato sociale sia semplicemente un modo di tamponare la povertà. Con la sua relazione, l’economista Gianfranco Viesti pone dunque la domanda da cui dobbiamo partire: lo stato sociale è solo una risposta passiva alla povertà, oppure è una risposta attiva che si è dimostrata capace negli anni di potenziare l’ascensore sociale?
Gli Stati Generali del Liberalismo sono dunque dedicati a un tema liberale, che l’opinione pubblica fatica però a classificare come liberale.

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GLI STATI GENERALI DEL LIBERALISMO – Terza edizione 2022

SECONDA SESSIONE – collegamento ZOOM  – 26 giugno 2022

riforma elettorale & riforma dei partiti
due emergenze da affrontare insieme

Una chiacchierata organizzata con “Piattaforma tematica” insieme a Filippo Gallinella, a partire dalla storica riforma elettorale degli anni ’90, promossa da Mario Segni, per approfondire l’involuzione dei partiti e dei sistemi elettorali in Italia e per ragionare su cosa sarebbe opportuno fare per cambiare le cose. 

Sono intervenuti: Riccardo Mastrorillo (direttore editoriale della Fondazione Critica Liberale), Enzo Marzo (presidente della Fondazione Critica Liberale), Mario Segni (professore), Federico Fornaro (deputato, Liberi e Uguali), Filippo Gallinella (deputato, Insieme per il Futuro), Elio Rindone (filosofo), Lugi Tardella (economista), Antonio Pileggi (segretario della Sezione Romana del Centro Studi di Diritto del Lavoro Domenico Napoletano).

Tra gli argomenti discussi: Calderoli, Costituzione, Critica Liberale, Democrazia, Istituzioni, Italia, Legge Elettorale, Liberalismo, Parlamento, Partiti, Politica, Premio Di Maggioranza, Presidenziale, Proporzionale, Referendum, Riforme, Rosati, Storia, Territorio, Uninominale. 

qui il link per vedere la registrazione della seconda e conclusiva giornata  “riforma elettorale & riforma dei partiti due emergenze da affrontare insieme”

USCITO IL N. 110 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI

per scaricare il pdf di NONMOLLARE clicca qui 
e anche su ILFATTOQUOTIDIANO.IT   Stati generali del liberalismo: la povertà si può combattere in chiave scientifica, senza demagogia

Sommario
gli stati generali del liberalismo
03. programma terza edizione 2022
la biscondola
5. paolo bagnoli, la politica, oggetto misterioso
6. finanziati dallo stato…
la questione della giustizia
7. riccardo mastrorillo, il rifiuto di un’indegna pagliacciata
9. enzo marzo, una svolta politica che deve continuare
10. raffaello morelli, l’astensione come diritto e scelta politica
12. angelo perrone, tra referendum falliti e riforme inadeguate
16. michele marchesiello, riformare il csm, oppure abolirlo? una provocazione
20. enzo marzo, il disastro della giustizia italiana
11. orsinate
res publica
22. tebaldo di navarra, tesoro! mi si sono ristrette le parole
referendum sulla giustizia
23. comitato il NO mediante il NON
lo spaccio delle idee
25. antonio caputo, 85 anni dopo l’assassinio fascista dei rosselli. socialismo del futuro?
lettera
29. lettera a draghi e franco
in vetrina
30. maria mantello, sesso chiesa streghe
32. comitato di direzione
32. hanno collaborato
5. bêtise d’oro
8-9. bêtise

seconda sessione 26 giugno 2022 collegamento ZOOM

Gli stati generali del liberalismo – per chi avesse perso l’evento qui il link per vedere la registrazione della seconda e conclusiva giornata  “riforma elettorale & riforma dei partiti due emergenze da affrontare insieme”

GLI STATI GENERALI DEL LIBERALISMO
Terza edizione 2022

25 GIUGNO 2022
ore 16,00 – 19,00  Roma – Via Piacenza, 4
PRIMA SESSIONE

Enzo Marzo: Introduzione

Gianfranco Viesti

In occasione dell’uscita del volume: William Beveridge, Lo stato sociale,  saggio introduttivo di Giovanni Perazzoli, Biblion editore

NE DISCUTONO: Riccardo Mastrorillo (moderatore), Giorgio Benvenuto, Rosy Bindi, Roberta Carlini, Alessandro Roncaglia, Graham Watson

LIBERALSOCIALISMO E SOCIALISMO LIBERALE
Paolo Bagnoli

 
al termine sarà servito un rinfresco nei giardini della Villa Spalletti Trivelli

R.S.V.P. info@criticaliberale.it

“PREMIO CRITICA LIBERALE SULLA LIBERTÀ”

Il Premio è assegnato dalla Fondazione a chi si è particolarmente segnalato con scritti o politiche pubbliche o iniziative a favore delle libertà civili e politiche, lo stato di diritto e la giustizia sociale.

*prima edizione 2019: il premio fu assegnato a Pawel Adamowicz
*seconda edizione 2021: il premio fu assegnato a “Ossigeno per l’informazione”

Inoltre, ogni anno, la Fondazione indica anche, con una menzione speciale, chi ugualmente si è distinto, ma per il suo accanimento contro le libertà e i diritti civili.

*prima edizione 2019: il premio fu assegnato a Matteo Salvini
*seconda edizione 2021: il premio fu assegnato a Victor Orban

26 GIUGNO 2022 ore 10,00 – 12,30

Sede di Critica  liberale – Roma – via delle carrozze, 19 – collegamento sulla piattaforma zoom

SECONDA SESSIONE

Enzo Marzo: Introduzione

riforma elettorale & riforma dei partiti
due emergenze da affrontare insieme

Una chiacchierata organizzata con “Piattaforma tematica” insieme a Filippo Gallinella, a partire dalla storica riforma elettorale degli anni ’90, promossa da Mario Segni, per approfondire l’involuzione dei partiti e dei sistemi elettorali in Italia e per ragionare su cosa sarebbe opportuno fare per cambiare le cose.

clicca qui per scaricare il programma completo

“PREMIO CRITICA LIBERALE SULLA LIBERTÀ” – terza edizione 2022

MOTIVAZIONE PREMIO SULLA LIBERTÀ A         ANNA POLITKOVSKAJA

Anche quest’anno assegniamo il premio della Libertà alla memoria.
Lo attribuiamo ad Anna Politkovskaja.
Il significato del Premio è evidente. Con lei vogliamo ricordare e premiare tutti i giornalisti che in questi anni e particolarmente in questi mesi corrono rischi immensi per documentare le tragedie delle guerre e farsi largo tra opposte propagande. E quando c’è di mezzo un regime dittatoriale i pericoli si moltiplicano perché è durissimo essere semplicemente testimoni della realtà quando non esiste, anche per legge, la libertà di stampa.
Politkovskaja era una giornalista russa dalle ascendenze ucraine, a 48 anni – nel 7 ottobre 2006 – fu assassinata a Mosca da 5 sicari ceceni nell’ascensore di casa sua, mentre stava rincasando. La polizia rinvenne accanto al cadavere una pistola Makarov con quattro bossoli e uno dei proiettili sparati l’aveva colpita alla testa. Fu un delitto firmato dal regime di Putin. La data della sua morte coincide con il compleanno del nuovo zar. Assassinio rievocato due anni dopo a Mosca da due spregevoli personaggi come Putin e Berlusconi in una conferenza stampa si permisero persino di scherzare, e il nostro Silvio, ospite di Vladimir Putin, fece un gesto come per puntare una pistola verso una giornalista “rea” in quel momento di aver rivolto una domanda scomoda al suo amico autocrate. Imperitura vergogna!
La lapide della giornalista assassinata rappresenta un giornale crivellato dai proiettili.
Politkovskaja alla sua morte era molto nota per i suoi reportage sulla seconda guerra cecena, e sull’invasione del Daghestan e dell’Inguscezia, per i suoi libri coraggiosissimi e per le sue aspre critiche contro le forze armate e i governi russi sotto la presidenza di Vladimir Putin, accusati del mancato rispetto dei diritti civili e dello stato di diritto. Lavorò soprattutto nella redazione della “Novaja Gazeta”, che ancora oggi sopravvive tra mille difficoltà. Le minacce di morte accompagnarono tutta la sua attività. Nel 2001 Politkovskaja fu costretta a fuggire a Vienna in seguito a ripetute minacce ricevute da tale Lapin, un ufficiale da lei accusato, che fu poi condannato per abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno e per falsificazione di documenti. Nel settembre 2004 mentre si stava recando in volo a Beslan durante la crisi degli ostaggi, dopo aver bevuto un tè datole a bordo, venne improvvisamente colpita da un malore e perse conoscenza. L’aereo fu costretto a tornare indietro per permettere un suo immediato ricovero e si suppose un tentativo di avvelenamento. Strumento di morte che va di moda nel regime putiniano.
Diciamo: una vita, la sua, coraggiosa, travagliata, tragicamente conclusa. La sua fine ebbe un eco internazionale immenso.
Fu una giornalista lucidissima e non risparmiò nessuno. Le sue parole furono una condanna contro l’autarchia ma anche vere frustate contro la società che rimane vittima inerte. Cosa non infrequente nei regimi totalitari. Scrisse:
«Siamo noi che siamo responsabili delle politiche di Putin… (la nostra società) ha mostrato un’apatia illimitata… Se i Chekisti si sono trincerati nel potere, abbiamo lasciato che vedessero la nostra paura, e quindi abbiamo solo intensificato il loro desiderio di trattarci come bestiame. Il KGB rispetta solo i forti».
O ancora: «Stiamo precipitando di nuovo in un abisso sovietico, in un vuoto di informazioni che significa morte dalla nostra ignoranza. Tutto ciò che ci rimane è Internet, dove le informazioni sono ancora liberamente disponibili. Per il resto, se vuoi continuare a lavorare come giornalista, è totale servilismo per Putin. Altrimenti, può essere la morte, il proiettile, il veleno o il processo – qualunque cosa i nostri servizi speciali – i cani da guardia di Putin – ritengano opportuno».
O ancora: «La gente spesso mi dice che sono pessimista, che non credo nella forza del popolo russo, che sono ossessiva nella mia opposizione a Putin e non vedo nulla al di là di questo», ma «se qualcuno pensa di poter trarre conforto dalla previsione ‘ottimistica’, lasciateli fare. È certamente il modo più semplice, ma è la condanna a morte per i nostri nipoti».
La sua lezione è chiara e semplice. Scrisse che il compito del giornalista è quello di dare testimonianza e priorità alle cose «vedute con gli occhi e toccate con mano».
Ultimo e agghiacciante particolare. L’organizzazione per i diritti umani Reach All Women in War (RAW in WAR), che si occupa della protezione dei diritti delle donne durante i conflitti bellici, istituì nel 2007 il Premio annuale in onore di Anna Politkovskaja, denominato “Anna Politkovskaya Award”. Il premio fu attribuito per la prima volta nell’ottobre 2007 a Natal’ja Ėstemirova, amica di Anna Politkovskaja, giornalista fotoreporter, militante dei diritti civili in Cecenia, che due anni dopo il premio fu rapita dagli uomini di Kadyrov e trovata qualche giorno dopo in un bosco massacrata a colpi di rivoltella.
Leggete – vi invitiamo – i libri di Anna Politkovskaja. Li dovrebbero leggere e arrossire quei giornalisti perennemente embedded, e quei geopoliticanti che pontificano sui nostri giornali e in tv, stars in questa nostra società dell’avanspettacolo che sembra aver smarrito il valore della Libertà.
[testo a cura di Enzo Marzo]


Attestato Santoro

Critica Liberale, attribuendo l’attestato speciale 2022 del disonore a Michele Santoro, intende riconoscergli il doveroso titolo di demerito quale paradigma ambulante di ciò a cui si è ridotta l’informazione; evidenziato dal suo percorso esistenziale, da Masaniello delle piazze mediatiche a peripatetico dei salotti televisivi. Bipartisan seriale Rai-Mediaset, con scorribande pure nel canale della 7.
Un ritorno alla grande sugli schermi – dopo un lungo periodo certamente di grave sofferenza anoressica da marginalizzazione e caduta della visibilità – cogliendo e strumentalizzando al meglio tutti gli aspetti divisivi nella pubblica opinione rappresentati da quella tragedia di cui ancora non riusciamo a cogliere appieno le molteplici implicanze in quanto a devastazione; a seguito dell’aggressione all’Ucraina da parte di un esaltato che si presume investito della missione restauratrice della Russia zarista.
Una catastrofe che – more solito – Santoro butta subito in caciara. Partendo dalla sommità, «io non penso che Putin sia il maggiore nemico che noi abbiamo di fronte in questo momento. Il nemico più mostruoso che sta di fronte a noi è la guerra» (31 marzo). E scendendo fino alle sentine: «sono solidale con il povero Salvini: non è mai stato così massacrato dal sistema politico. E adesso che ha cercato di fare qualcosa per andare incontro alla pace viene massacrato da tutti» (31 maggio).
Sempre avendo un’unica stella polare per qualsivoglia presa di posizione: l’audience.
Santoro Michele (Salerno 1951) inizia la propria militanza politica nel gruppo maoista Unione dei Comunisti Italiani e – contemporaneamente – la carriera giornalistica nella redazione di Servire il popolo. Arriva in RAI nel 1982, prima come autore e poi come conduttore, per poi passare a Mediaset nel 1996, sempre mantenendo il suo profilo di “aizzapopoli”. Una sua trasmissione – Moby Dick – mette in onda un reportage sulla guerra civile jugoslava che le meriterà il titolo di TeleMilosevic.
Il suo ritorno in Rai avviene nel 2000 e prosegue per due anni fino al cosiddetto “Editto Bulgaro” di Berlusconi presidente del Consiglio che – il 18 aprile 2002 – in una conferenza stampa da Sofia si scaglia contro i conduttori dell’emittente pubblica accusati di faziosità («un uso criminoso della televisione pubblica»): Enzo Biagi, Daniele Luzzatti e naturalmente pure Michele Santoro. Mentre Biagi e Luzzatti non faranno più ritorno sullo schermo, il martirologio del Santoro –vero Ercolino sempre in piedi – sfocia nella sua elezione al parlamento europeo del 2004, nelle liste dell’Ulivo.
Interromperà definitivamente il suo rapporto con la Rai nel 2011. Da allora assisteremo a una costante migrazione del suddetto da scorridore del virtuale, in attesa della grande occasione per riassumere la congeniale stazza del capopopolo.
Come si diceva, questa viene fornita da quanto sta avvenendo tra Russia e Ucraina, nel relativo smarrimento della pubblica opinione davanti alla vicenda bellica, a cui Santoro può tornare ad ammannire il suo abituale approccio alla notizia come vittimismo tribunizio.
Quel binomio pace-trattativa ripetuto a disco rotto dalle anime belle indifferenti al fatto che il despota post sovietico ed ex KGB Vladimir Putin non ha minimamente intenzione di accettare tale opportunità. Anzi, dichiara ormai apertamente che l’Ucraina (come il grano o il gas) sono semplicemente strumentali per un disegno mirato alla distruzione di equilibri geopolitici che considera inaccettabili. Alla faccia del coraggioso popolo ucraino che resiste nonostante i massacri.
Ma questo non interessa minimamente il “bastian contrario che volteggia sopra la rete” per fare spettacolo.
Preclaro esempio del degrado dell’informazione in questo passaggio epocale dal moderno al postmoderno; in cui l’intellettuale viene soppiantato dal comunicatore, inteso come il professionista della semplificazione che sfocia nella banalizzazione.
La comunicazione come utopia di rimpiazzo. E quanto lontani risultano oggi i tempi in cui la funzione dell’informazione coinvolgeva personaggi di altissima caratura intellettuale (oltre che di elevata moralità pubblica): gli Eugenio Montale, i Dino Buzzati, i Claudio Magris.
Mentre attribuiamo la ben meritata attestazione 2022, non possiamo fare a meno di pensare quanto la nostra epoca dei disinformatori multimediali sia indifferente a un ammonimento di un signore chiamato Thomas Jefferson; ricordando che «la nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta». Lezione ripresa da un altro maestro – Walter Lippmann, anno 1922 – secondo cui «l’intermediazione giornalistica, intesa come pratica specialistica svolta da operatori professionali, è essenziale per il buon funzionamento di una moderna democrazia. Il pubblico, infatti, non dispone degli strumenti che sono necessari per leggere una realtà sempre più complessa. Spetta quindi al giornalista sorvegliare il potere e investigare sui suoi comportamenti, svolgendo un lavoro al tempo stesso di watchdogging e di intelligence».
Sorge il dubbio che tanto Lippmann come Jefferson prefigurassero l’avvento dei Santoro promoter di “Forza Putin” come il pericolo da cui intendevano metterci in guardia.
[testo a cura di Pierfranco Pellizzetti]
 

IL COMPLOTTO

«Non ho problemi a dire che ci sia stato un complotto perché il quorum non potesse essere raggiunto», così disse Calderoli, dopo aver parcheggiato sotto la sede della Lega il maiale che porta al guinzaglio per il “maiale day”). Un po’ sciupato per lo sciopero della fame, però conservando tutta la sua consueta lucidità, ha fatto uno scoop. Accidenti,  abbiamo tentato in ogni modo di tenerlo segreto, ma Calderoli ci ha scoperti. A questo punto lo confessiamo: ebbene sì, abbiamo organizzato un vero complotto per far mancare il quorum ai referendum sulla giustizia. E a questo punto possiamo anche rivelare i nostri complici: sono stati i quattro quinti dei cittadini italiani. Quelli a cui fa schifo la demagogia leghista. 

la Lepre marzolina – lunedì 13 giugno 2022

5xmille – Fondazione Critica liberale

Cara amica, caro amico,
da oltre 50 anni Critica liberale, quasi ininterrottamente, è la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni ’60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 quella di una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell’impegno per i diritti civili e per l’integrazione federale dell’Europa democratica. Continua la lettura di 5xmille – Fondazione Critica liberale

SALVEMINI E L’EMANCIPAZIONISMO FEMMINILE

Mercoledì 22 Giugno 2022, ore 17-19
Biblioteca del Senato della Repubblica “Giovanni Spadolini” (Sala Capitolare)
Piazza della Minerva 38, Roma

SALUTI ISTITUZIONALI
Gianni Marilotti (Presidente della Commissione per la Biblioteca e Archivio Storico del Senato)

INTRODUZIONE
Rossella Pace (Fondazione Giacomo Matteotti ETS)
Federico Trocini (Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Torino)

RELATORI
Andrea Ricciardi (Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini)
Salvemini e l’identità femminile: Ernesta Bittanti, Anna Kuliscioff e Liliana Gadaleta Minervini

Alice Gussoni (Università di Oxford)
La rete femminile londinese negli anni dell’esilio

Giovanni Grasso (Istituto Luigi Sturzo)
Gaetano Salvemini e Ruth Draper

DISCUSSANTS
Sergio Bucchi Università di Roma La Sapienza
Francesco Torchiani Università di Pavia
Simone Misiani Università di Teramo

PER SEGUIRE L’INIZIATIVA ONLINE
https://webtv.senato.it/webtv_live

 
 
 


Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini

via Cavour 35 Firenze
www.fondazionerossisalvemini.eu/

il richiamo democratico alla serietà

di riccardo mastrorillo

Hanno votato ai referendum il 20,9% degli elettori. É l’affluenza più bassa nella storia dei referendum abrogativi in Italia. Era l’obiettivo dichiarato che come comitato “ilNOmedianteilNON” ci eravamo prefissati. Questi referendum sono stati favoriti in ogni modo: l’accorpamento con le elezioni amministrative (mai ottenuto in nessuno dei precedenti), una mobilitazione straordinaria delle televisioni, in particolare il servizio pubblico che ha messo in campo 75 confronti nelle tribune referendarie, in ogni telegiornale della Rai o di Mediaset è stato dato ampio rilievo ai referendum e sono stati spiegati, in modo impeccabile, tutti i quesiti. Risultano patetiche le proteste,in particolare dei leghisti, che scimmiottando vergognosamente le proteste di Marco Pannella, nel periodo storico dei veri referendum abrogativi, si sono abbandonati a deplorevoli pagliacciate. Continua la lettura di il richiamo democratico alla serietà

UNA SVOLTA POLITICA CHE DEVE CONTINUARE

di enzo marzo

La bocciatura dei 5 referendum sulla giustizia da parte del popolo italiano è stata chiara e netta. E con proporzioni così eclatanti che rende questa consultazione di portata storica. Non per il solo scampato pericolo di un maldestro taglia-e-cuci, ma soprattutto per il rilievo politico della sconfitta: hanno fallito – per la prima volta da troppo tempo – la demagogia e il populismo. È stato sconfitto l’avventurismo cialtrone dei Salvini, dei Renzi, dei Calenda e dei potenti più o meno pregiudicati, ovvero di tutto quel blocco sociale e politico che vive di privilegi e di illegalità, e incrementa a dismisura le disuguaglianze tra i cittadini. È stata sconfitta la “sinistra di destra” che, per conservare il potere, ormai da troppo tempo rincorre opportunisticamente elettori e rappresentanti proprio della peggiore politica illiberale.

I cittadini hanno respinto i quesiti chiesti non dai cittadini ma dai consigli regionali, cioè dalla parte più mediocre della nostra classe dirigente. È stata respinta la solita manovra radicale che truffaldinamente voleva trasformare i referendum abrogativi in propositivi. Ma si sa che i radicali, da decenni, pur di stare sul palcoscenico per qualche attimo, spettacolarizzano masochisticamente il suicidio loro e delle politiche che strumentalizzano. I cittadini hanno risposto avvalendosi del loro diritto di respingere la manovra rifiutando di votare. L’entità del risultato dimostra che la loro è stata una decisione assolutamente politica.

Il mancato voto di oggi significa richiesta impellente di un ritorno alla serietà, alla politica vera, alle sedi istituzionali, alla democrazia parlamentare. La questione della crisi della giustizia, che c’è ed è grave, deve essere affrontata nella sede appropriata. Il Parlamento dovrà discutere approfonditamente una riforma complessa (magari non in questa legislatura, che sicuramente è la peggiore nella storia repubblicana): la crisi della giustizia civile e penale colpisce tutti i cittadini e non si può ridurre a un conflitto di potere tra corporazioni o a un revanscismo ormai datato. Speriamo che il segnale dato oggi sia l’inizio di una vera svolta politica.

 
Comitato ilNOmedianteilNON
via delle Carrozze, 19 – 066796011
info: Riccardo Mastrorillo 3293251004

HA VINTO LA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

«Il Comitato il NO mediante il NON esprime la sua soddisfazione per aver contribuito a far respingere, dal maturo popolo italiano l’operazione furbetta e populista dei promotori. Che avevano promosso questi quesiti complessi e pasticciati, pensati per travolgere la democrazia parlamentare, mortificare l’istituto del referendum, imponendo le idee di minoranze autoreferenziali. I pur grandi mali della giustizia non possono risolversi con l’uso dell’accetta demagogica per risolvere questioni intricate su cui i cittadini hanno opinioni assai diversificate. In materia di giustizia, è una procedura ineludibile l’alta mediazione parlamentare, oltretutto perché è la sola che fa intendere quali siano gli intenti dei vari gruppi politici e che permetta agli elettori di giudicare»

Il Comitato, cui hanno aderito numerosi giuristi ed esponenti della cultura liberale e socialista, è stato promosso da Alleanza Giellista e da Critica liberale.

Comitato ilNOmedianteilNON
via delle Carrozze, 19 – 066796011
info: Riccardo Mastrorillo 329 3251004