Ecologismo e materialismo due alleati nella diversità

di riccardo mastrorillo

Il successo della lista Alleanza Verdi e Sinistra alle ultime elezioni europee si basa su vari fattori. Dobbiamo sgombrare il campo intanto dall’equivoco in cui molti cadono, cioè considerare i voti di preferenza dati ai “personaggi” candidati come voto estraneo, se non addirittura capziosamente conquistato. Se è pur vero che molti, anche elettori di formazioni politiche minori di estrema sinistra, hanno votato AVS per sostenere Lucano e Salis, come numerosi elettori del Pd hanno votato AVS per sostenere Marino e Orlando, in tutti e quattro i casi le organizzazioni di partito, sia Europa Verde che Sinistra italiana, hanno lavorato, in quelle circoscrizioni, dando indicazioni decise per votare quei nomi. Al massimo potremmo considerare in circa 300.000 i voti, non ripetibili, dati ad AVS, solo per sostenere uno dei 4 personaggi. Il confronto con i numeri dei candidati strettamente di partito ci può suggerire un valido aiuto, per il confronto. Continua la lettura di Ecologismo e materialismo due alleati nella diversità

I SERVI SCIOCCHI

Titolo di apertura a tutta pagina, in prima, poi ancora tutta la seconda e un pezzo della terza. “Libero”, il bollettino sanitario della maggioranza, si scatena. Tre pagine: sarà finita la guerra in Ucraina? Netanyahu si è dimesso? No, è che non va giù ai “servi sciocchi” di Angelucci, il ras dell’informazione di estrema destra, che Ursula si prenda qualche giorno di riposo dopo tutto il tempo che le ha fatto perdere Giorgia. Va immediatamente incalzata, deve capire che non la passerà liscia. Il titolo è tacitiano: “URSULA SPIAGGIATA”, il testo è di Capezzone, il “monstrum” partorito da Pannella in un sonno ben tosto. La nuova Presidente della Commissione Ue sarà messa con le spalle al muro. Almeno finché al Primario, pardon al Direttore, non arriverà una telefonata irritata a cui risponderà in ginocchio: «ma certo, la smettiamo, sissignora! ». 

La lepre marzolina , sabato 20 luglio 2024

Aux urnes, citoyens!

di enzo marzo

L’iconografia francese ha l’immagine più appassionante nella Marianna che guida il popolo verso la liberté. Nei giorni scorsi si è vista la foto di una giovane con il cartello dove “aux armes” era sostituito da “aux urnes”. Grido che più democratico non potrebbe essere. E i francesi hanno votato in massa contro l’estrema destra.

Il presidente Macron, che inaspettatamente, e persino irritando il suo partito, ha sciolto l’Assemblée Nationale e ha convocato sul tamburo nuove elezioni, è stato sbeffeggiato da quasi tutti. “Incosciente”, “folle”, “irresponsabile”: è stato accusato di volere gettare la Francia nel caos e nella ingovernabilità. La sua carriera è stata data per finita sotto i colpi dell’estremismo di destra trionfante. I più accaniti ovviamente i meloniani e persino “il Fatto”, che ormai giudica ogni vicenda con gli occhiali distorti del “putinismo”. Chi oggettivamente non è a favore del duce russo è da scomunicare. Il giorno del voto il quotidiano esalta l’ultima dichiarazione favorevole a Putin di Le Pen, la traditrice di Francia foraggiata dalle banche russe. Quasi un’indicazione di voto. E così Macron diventa “Micron”. Anzi “cretino”.

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FCL    ISSN 2975-1489
– 7. Valerio Pocar, Gli animali come persone “dal rispetto ai diritti”
– 6. Norberto Bobbio, Giuliano Pontara, Diritto di resistenza e non violenza con articoli su Gli anarchici di Umberto Morra e Camillo Berneri
– 5. Riccardo Mastrorillo, Sulla forma di governo (a cura di)
– 4. Mino Vianello, Alla radice della guerra
– 3. Sergio Lariccia, Salvemini e le libertà di religione
– 2. Ettore Maggi, Dugin, un nemico del liberalismo –  Appendice: V. Putin, Sull’unità storica di russi e ucraini
– 1. Piero Gobetti, Enzo Marzo, Paolo Bagnoli, Quaderno gobettiano 1 

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Sommario
la vita buona
05. valerio pocar, grandi frottole e piccole verità
cronache da palazzo
07. riccardo mastrorillo, l’ignoranza dell’arroganza
la biscondola
09. paolo bagnoli, verso un lungo inverno
cosmopolis
10. angelo perrone, biden, la democrazia e il viale del tramonto
12. roberto fieschi, l’intelligenza artificiale e la guerra
lo spaccio delle idee
14. pietro polito, danilo dolci, rivoluzionario nonviolento – a cento anni dalla nascita (sesana, 28 giugno 1924 – 30 dicembre 1997)
in fondo
17. enzo marzo, boh!
21. comitato di direzione
21. hanno collaborato

 

Democrazia senza democratici

10. 23 LUGLIO 2024 [marco cianca]
Il ritiro di Joe Biden e la possibile, a meno di auspicabili colpi di scena, rielezione di Donald Trump pongono nuovi interrogativi sul senso della democrazia. Anche Benito Mussolini e Adolf Hitler andarono al potere in base al voto popolare. La filologa Margherita Isnardi Parente attribuiva al retore Trasimaco questa osservazione: “Gli uomini, quando si trovano davanti alla adikìa, alla sopraffazione, nella sua forma suprema e totale, ne rimangono abbagliati e non possono che piegarsi ad essa e subirla; la loro difesa non può e non riesce a esercitarsi se non di fronte a forme minori di sopraffazione, a piccoli misfatti, mentre essi sono impotenti di fronte al totale dispiegarsi dell’istinto di natura fortunato nella sua sfrenatezza”.
L’attrazione per il più cattivo, nell’autoconvincimento che possa essere un buon capo. Si discuteva tanto, nella Grecia del V e IV secolo avanti Cristo. Ad Atene spaccavano il capello in quattro filosofeggiando sul potere e sui misfatti, del popolo. Gli studiosi parlano di “illuminismo sofistico”, tracciando in qualche modo un parallelo con i padri della Rivoluzione Francese, in quanto si dispiega in tutta la sua complessità, e contraddittorietà, una concezione razionalista del progresso. Vengono gettati i semi dell’uguaglianza, anche se non nel senso completo e universale come la intendiamo noi. L’isonomia, cioè l’eguale distribuzione, definisce i diritti della moltitudine.
Si cerca di conciliare in modo virtuoso Physis, la natura, Téchne, l’arte, la scienza, e Nòmos, la legge. L’equilibrio di questa triade consente la convivenza civile, imbrigliando l’hybris, tracotanza e sopraffazione.
All’inizio, il mito. Platone lo fa raccontare dal suo Protagora. Gli uomini erano sparsi, prede delle fiere e della violenza. Per sopravvivere fondarono città e si raccolsero assieme ma, non appena riuniti, cominciavano a ingiuriarsi e di nuovo si separavano e soccombevano. Non possedevano ancora l’arte della politica. “Zeus allora, temendo che il genere umano potesse essere del tutto annientato, mandò Ermete a portare agli uomini reverenza e giustizia, perché fossero legami della città capaci di fondare l’amicizia. Chiese Ermete a Zeus: in quale modo dovrò distribuire reverenza e giustizia tra gli uomini? Distribuirò forse anche questo come sono state distribuite le altre arti? Le arti sono state distribuite in modo tale che, per esempio, per la salvezza di molti uomini è sufficiente che uno solo conosca l’arte medica; e così per gli altri artigiani; è così che devo pure distribuire reverenza e giustizia, o devo darle a tutti? A tutti – rispose Zeus – e che tutti ne siano partecipi; Non potrebbero sussistere le città, se solo pochi partecipassero di essi, come avviene per le altre arti”.
Dalla mitologia alla storia. Tucidide fa di Pericle il campione di questo sviluppo e gli fa dire: “Quanto al nome, per il fatto stesso che è amministrata non a vantaggio dei pochi, ma della moltitudine, si chiama democrazia. In essa, secondo le leggi, tutti hanno uguale trattamento nelle loro contese private; se qualcuno conquista fama, dignità e rispetto, viene preferito nelle cariche pubbliche, non per il suo grado, ma per il suo merito; e se vi è qualcuno che possa fare qualcosa di vantaggioso per la città non ne è impedito in ragione della sua povertà e per la sua posizione sociale oscura”.
Ma sono gli stessi sofisti, in una continua attività dialettica, ad indicare limiti e difetti della volontà popolare. È sempre Margherita Isnardi Parente, in un saggio pubblicato da Sansoni nel 1977 come prefazione ad una stimolante antologia, a guidarci in questo apparente ginepraio. La democrazia viene via via definita come regime di parte, regime di costrizione, regime dell’inganno (e qui la mente torna a Trump e ai pifferai della Destra), tirannia sotto mentite vesti, nemica della natura, sopraffazione reciproca. La bilancia, talvolta, sembra pendere dalla parte delle oligarchie. Non è un caso che Crizia venisse indicato da Sparta come uno dei “Trenta Tiranni”, i quali attuarono una durissima attività repressiva prima della rivolta guidata da Trasibulo che restaurò la democrazia in Atene.

Alla fine, nell’illuminismo sofistico, a prendere il volo è l’ottimismo democratico. Giamblico denunciava: “La tirannide, che è male e sì grande, non nasce da altra causa se non l’illegalità”. Reclamava Alcidamante: “La natura ci ha fatti tutti liberi, nessuno ha fatto schiavo”. Euripide era certo che la sola differenza tra gli uomini sia l’intelligenza.
Speriamo che, a novembre, gli hillbilly degli Appalachi, per dirla con J.D. Vance, la mettano in moto.

[22 Luglio 2024 in Il guardiano del faro]

Se la giustizia lascia amareggiati

9. 23 LUGLIO 2024 [angelo perrone]
La definisce «cervellotica». Il cuore del padre scoppia di dolore, e lui si trattiene a stento dal dire. Non sa darsi spiegazione della decisione della Cassazione riguardo all’omicidio della figlia. Come è possibile annullare l’ergastolo, giustificando l’assassino con lo stress da Covid? Sembra proprio la “cattiveria di una giustizia malata”, un modo di uccidere due volte la sua Lorena.
Era stato un brutale femminicidio: una brava ragazza di 27 anni, uccisa nel 2020 a coltellate dal fidanzato che prima l’aveva soffocata. Nemmeno difficile da decifrare: lui infermiere in una RSA privata per anziani, lei aspirante medico, in procinto di laurearsi, studiosa, diligente, apprezzata dai professori. Una vita di promesse e sogni.
Aspettative diverse nei due partner: il contesto tipico in cui può maturare la frustrazione dell’uno contro l’altro, quando c’è il malinteso senso di inferiorità del maschio rispetto all’autonomia (e “superiorità”) della donna.
E quanto alle regole del Covid, la stranezza di dare peso agli “stati emotivi e passionali”, che sono irrilevanti, e che sono stati persino smentiti nel processo: mentre lei rimaneva a casa a studiare durante il lockdown, lui se ne usciva la sera per andare a fare baldoria con gli amici e giocare alla playstation.
Quando la giustizia ci sorprende e stupisce, qualcosa non va. Non è possibile passare oltre, fare finta di nulla.
Solo pochi giorni fa, un altro caso, un altro groppo alla gola. C’era stata l’assoluzione di diversi imputati per il terremoto dell’Aquila del 2009 in cui erano morti diversi giovani, rimasti nelle loro case perché rassicurati a farlo, e invece uccisi dalle successive scosse terrificanti.
Non solo una questione di asserita mancanza di prove, anche una «condotta incauta delle vittime». Sufficiente ad escludere ogni responsabilità? La colpa delle morti è dunque degli stessi morti. Una decisione dal sapore pilatesco, che guarda più ai vivi che alle vittime.
La lacuna è forse quella di lasciare ai margini una necessità: andare nel profondo, scandagliare, verificare, affrontare il terreno complicato del raffronto di elementi contrastanti, prendersi il rischio della sintesi ragionata. In nome della verità.
Si deve sempre diffidare delle emozioni a caldo, del resto la giustizia esige altro, che si tenga conto di tutto, ma si sappia anche prescinderne, perché l’obiettivo necessario e impossibile, è quello: l’equilibrio e la misura. Così come va ricordato che le reazioni delle vittime sono inevitabilmente segnate dalla non accettazione della realtà, che rende inadeguata ogni decisione umana, e non possono essere metro di valutazione.
Eppure c’è bisogno che la verità umana, raggiungibile, corrisponda anche al senso comune, perché questo, al riparo da derive e distorsioni, racchiude un principio di verità. Può essere la conferma che giustizia è stata fatta. Casi come questi invece lasciano amareggiati e sgomenti.

Ringraziamo il cielo

8. 19 LUGLIO 2024 [e.ma]
«URSULA SVOLTA A DESTRA». Questo è il titolo del “Fatto” di oggi. Ormai in piena confusione mentale dopo la sberla elettorale del M5s alle Europee, il foglio una volta glorioso non sa quel che scrive e barcolla come un ubriaco, condizionato com’è su ogni argomento da un putinismo ossessivo e sempre più acido… Così confonde vinti con vincitori e prende la sconfitta delle estreme destre e il loro confinamento all’opposizione come una svolta a destra del centro sinistra.
Invece di ringraziare il cielo che la camaleonte italiana finalmente sia stata obbligata a uscire dalla sua furbesca ambiguità e battere in ritirata perdendo pezzi e credibilità…
Invece di ringraziare il cielo che, pur con mille difficoltà, nell’Unione europea alcune forze politiche maggioritarie, grazie proprio alla radicalizzazione e allo sfacciato antieuropeismo delle estreme destre, finalmente siano state costrette a una scelta politica chiara, con pregiudiziali dichiarate contro il sovranismo e l’illiberalismo. Anzi, speriamo che questa politica regga. Altrimenti non sarà mai possibile fare passi avanti verso il federalismo e una vera politica comune.

SLURPISTI PLANETARI

7. 19 LUGLIO 2024 [e.ma]
Almeno su un punto, sulla intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Berlusconi, il figlio Pier Silvio merita fragorosi applausi. Poche parole: «serviva più cautela». Tre parole che sono una scudisciata ai servi che, quando sono eccessivamente ossequiosi, combinano solo guai. E questa volta il danno è stato grosso. Chissà, per decenni chi dovrà partire da Malpensa avrà modo di ripensare non solo a un pregiudicato cacciato dal Senato da truffatore, nonché a un corruttore di giudici, avvocati, parlamentari, testimoni, ma anche alla sfacciataggine e alla volgarità di una classe dirigente da lui allevata e beneficata, che non conosce i limiti della decenza. Noi abbiamo assistito ridendo agli sberleffi che hanno invaso la rete, rinverdendo le antiche polemiche. È bene che i giovani, che per loro fortuna non hanno vissuto il ventennio berlusconiano, sappiano di più su questo personaggio, sulle sue leggi ad personam, su come ha frantumato l’etica pubblica al punto che ora è difficile persino indignarsi o scandalizzarsi. Ci ha assuefatti a tutto. Persino alla distruzione della “logica”. Così abbiamo letto il dieci di questo mese l’aristotelico Alessandro Sallusti, sull’ex “Giornale” del suo padrone, dimostrare alle «persone divorate dall’invidia, dal rancore, e pure ignoranti» che Silvio è davvero «un padre della patria». Perché? Cosa lo prova? Ovvio: «che Silvio Berlusconi sia a pieno titolo un padre della Patria lo testimonia l’atto finale, non deciso da lui [sic!], del suo passaggio terreno: tre giorni di lutto nazionale, bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici, funerali di Stato, picchetti d’onore al passaggio della salma». Sallusti dimentica la prova regina: gli è stato dedicato persino un francobollo dai suoi servi. Che effettivamente gli sono grati in eterno, perché senza il buon Silvio avrebbero fatto gli apprendisti in qualche giornaletto di provincia o i consiglieri comunali in un paesetto di montagna…

Ma non crediate che Sallusti abbia raggiunto un vertice di piaggeria insuperabile, anche se ce l’ha messa proprio tutta paragonando pure il pregiudicato di Arcore a J. F. Kennedy. Ma perché il presidente degli Stati Uniti deve poter dare il proprio nome all’aeroporto di N.Y, e il sodale di Dell’Utri e Previti invece niente? Si è chiesto.
Come prevedevamo, Sallusti è stato surclassato dalla discesa in campo di Roberto Formigoni, la stella di Comunione e Liberazione, e non poteva non essere così. Dall’alto di una condanna più alta di ben tre anni e mezzo rispetto a quella di Silvio, non ha perduto l’occasione di rivendicare a sé il merito di questa propostona sulla Malpensa e l’ha sparata grossa paragonando Berlusconi a Pertini. E – gran finale – ha aggiunto: il Cavaliere «Aveva portato la Russia nella Nato».
La prego, caro Pier Silvio, li tenga a bada lei. Non si sa cosa possano combinarle questi slurpisti planetari.

Strage di Erba, quando le prove non bastano

06. 12 LUGLIO 2024 [angelo perrone]
La decisione della Corte d’Appello di Brescia sulla strage di Erba è di quelle che lasciano il segno, addirittura inammissibili le “nuove” prove richieste dalle difese, non si farà un altro processo. Nonostante la credulità di tanti innocentisti della prima e dell’ultima ora. L’ergastolo per Rosa Bazzi e Olindo Romano è confermato. Era questa del resto la decisione sia in primo che in secondo grado, la cosiddetta “doppia conforme”, di solito dirimente, poi confermata infatti dalla Cassazione. L’11 dicembre 2006 uccisero a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e infine la vicina di casa Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, fu ferito ma non mortalmente, e poi testimoniò. Contro i due, oggi in carcere. E poi c’era tanto altro, tracce ematiche, confessioni, riscontri. E inutili le ritrattazioni. Molte cose pronunciate in aula, ha osservato il procuratore generale sembravano «dette da chi non conoscesse gli atti», non sapesse come si erano svolte le cose, e quanto era stato provato, oltre ogni ragionevole dubbio. Non è l’unica volta che le prove e i processi non bastano, anche quando hanno uno sviluppo lineare, senza contraddizioni. Per tante vicende non è un problema di ricerca della verità. Si sviluppa un meccanismo perverso, mediatico o giudiziario o politico: dubbi, insinuazioni, perplessità. Si forma il sospetto di una macchinazione che tutto attraversa, e implica il coinvolgimento delle istituzioni. A discapito di poveri innocenti, scelti volta a volta per impersonare la parte. Stavolta, la novità, è rimasto coinvolto anche un magistrato, al quale si deve l’iniziativa della revisione, ora smentita dalla Corte bresciana. Quel Cuno Tarfusser che, come giudice della Corte penale internazionale dell’Aia (quella che ha incriminato da ultimo Putin e Netanyahu) avrebbe dovuto saperne tante. Macchè, è lui che ha promosso questa singolare richiesta di revisione. Un’iniziativa anomala non perché provenisse da un pubblico ministero contro una sentenza di condanna, ci mancherebbe, è sempre un organo di giustizia. Ma per i modi usati (rapporti diretti con i difensori delle parti, assenza di interlocuzione con l’ufficio di appartenenza: è stato censurato dal Csm). E per le parole pronunciate sulla vicenda, sui giudizi precedenti, sulla loro correttezza. C’è altro nel rispetto delle “regole burocratiche”. Dietro alle “deleghe” ad agire nella materia o nel caso specifico, ci sono questioni di garanzia, anche formale, e di imparzialità. Pure di trasparenza.