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INVECE NO

“Ho passato questa legislatura a far cadere governi. È  quasi un lavoro usurante…”. Così dixit Renzi ieri alla scuola di (dis)formazione politica della Lega. Tanto per ufficializzare il suo definitivo assestamento nella destra italiana. Pochi anni la Lega salviniana, in amorosi e sporchi sensi con gli affaristi putiniani, invitò a far lezione ai suoi giovani militanti Aleksandr Gel’evic Dugin, il russo consigliere di Putin e soprattutto ideologo fondatore del nazi-bolscevismo. Tanto per insegnar loro un po’ di democrazia “alla leghista”. Pensammo che si fosse toccato il fondo. Invece no. Ieri c’è stato di peggio.

la lepre marzolina – domenica 22 giugno 2022

LA DESTRA È PUTINIANA?

 

 

Dialoghetto sulla Destra italiana

di enzo marzo con sé stesso.

I vostri due video sono inequivocabili, anche a noi sembra di ricordare i putinismi della Destra, certo che rivisti ora fanno impressione….

 –I due video possono indurre in errore e far pensare che la Destra abbia avuto fino a ieri una linea politica filorussa, ma non è così: la Destra italiana non è una vera destra, è un fenomeno tutto nostrano: un giorno è putiniana, un giorno è trumpiana; un giorno è filoeuropea e il giorno successivo è fieramente antieuropea; è antieuro ma favorevolissima a prendere soldi dall’Europa; adora il Dio Po, ma si sbaciucchia ostentamente il rosario; la mattina è secessionista e dopo poche ore è sovranista, verso sera è un po’ nazionalista ma cerca l’occasione per trafficare con la Russia, affamata com’è di tangenti; è moderata ma civetta con Casa Pound.

La sua bandiera è la banderuola. E non solo in campo delle relazioni internazionali: si proclama liberale a piè sospinto anche se non ha la minima idea di cosa sia il liberalismo, anzi è convinta che il liberalismo sia l’ideologia base della difesa del monopolio, delle diseguaglianze, dei privilegi. Si dichiara “garantista” ma lo è solo per chi può farsi le leggi ad personam, frodare lo Stato e corrompere giudici, avvocati, testimoni e parlamentari, certo non per i ladruncoli di strada. Insomma, la nostra è la Destra che per voto delle due Camere stabilisce che una prostituta è la nipote di un capo di stato straniero. Facendo ridere il mondo intero. Il suo è un liberalismo pagliaccesco, fiorito solo ad Arcore e nella Padania, sconosciuto nel resto del pianeta e nella storia delle idee. Un liberalismo che arriva a far educare i suoi giovani attivisti da un ideologo che si proclama nazi-bolscevico. Consigliere ovviamente di Putin. Un liberalismo di ampio respiro, che spazia da Croce al missino Tatarella.

 

–Quindi non vi ha impressionato il putinismo sfacciato dei due video?

 –Non dimenticheremo mai la sceneggiata ripugnante di Berlusconi che gioca con Putin mimando una sparatoria con mani (vedi foto), pur sapendo che ha di fronte chi ha fatto assassinare la giornalista Anna Politkovskaja. Quindi certamente nessuna meraviglia, il putinismo salviniano e berlusconiano non è che una delle tante varianti della Destra italiana fondata sulla cialtroneria proteiforme. Vengono i brividi a pensare che appena poche settimane fa questa stessa Destra ha avuto la sfacciataggine di candidare ufficialmente Berlusconi al Quirinale. Senza scandalizzare (quasi) nessuno. Ed è mancata solo una manciata di voti.

Ma sia ben chiaro, la responsabilità non è di queste banderuole, che poi, se non avessero provocato effetti drammatici sull’etica pubblica e sulle condizioni materiali del paese, farebbero persino ridere tanto sono buffonesche le loro esibizioni. La responsabilità ricade sulla gran massa del popolo italiano che per decenni ha votato (e purtroppo voterà), come beoti masochisti, simili pagliacci.

Putin, mediazioni e tangenti

Altro che la Merkel. E’ strano che nessuno ci abbia pensato: il mediatore più adatto a intraprendere trattative con Putin è Gianluca Savoini, il faccendiere di Salvini, preso con le mani nella marmellata mentre trafficava  con i russi su scambi petroliferi. E chissà, questa volta per l’Italia e non solo per la Lega, potrebbe scattare persino una bella tangente…

la lepre marzolina – domenica 27 febbraio 2022

SPECCHIO, SPECCHIO DELLE MIE BRAME…

Molti sono gli aspiranti, ma l’esame per il titolo “Il più Fesso della Repubblica” è molto severo. Salvini però è sicuro di sé, si sente al Papeete, e ingurgitati tre, quattro mojitos, appena poche ore dopo la catastrofe Casellati da lui provocata, si presenta davanti agli esaminatori e proclama: «Sto lavorando affinché ci sia un presidente donna e in gamba, non in quanto donna ma in quanto persona in gamba». Era ora. In ventuno parole certifica che la sua vittima di giornata non era una donna o, se era donna, era candidata solo per questo motivo e certamente non perché in gamba. Che sia chiaro a tutti.

Il titolo è suo. Persino Tajani si deve arrendere. E il suo compagno di banco, Giuseppe Conte, allunga il collo e copia il compito. Così anche lui, in extremis, riesce a strappare la medaglia d’argento. Complimenti.

la lepre marzolina – sabato 29 gennaio 2022

TRUFFA E MOSCHETTO, LEGHISTA PERFETTO

La Lega è un partito serio. In occasione  del piccolo incidente in cui un Consigliere comunale di Licata eletto con la Lega ha sparato quattro colpi a un socio, Salvini ha taciuto, non ha difeso il pistolero, silenzio. Scioccamente ci siamo meravigliati. Poi alcune nostre fonti ci hanno chiarito l’imbarazzo. A presto, forse, arriverà un comunicato ufficiale in cui si ricorderà che per essere eletti nelle liste della Lega bisogna possedere obbligatoriamente il porto d’armi (il Consigliere ne era sprovvisto) e, soprattutto, che è assolutamente disonorevole sparare ben quattro rivoltellate senza riuscire ad ammazzare il malcapitato. Vergogna, il “leghista perfetto, truffa e moschetto” mira, spara, uccide.

la lepre marzolina – venerdì 30 luglio 2021

aspettiamo ancora che salvini espella i leghisti omofobi e razzisti (e anche un po’ nazisti)- 16° giorno – le menzogne della sen. Ronzulli

di “pagella politica”

Il 2 maggio la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ha parlato del discorso tenuto da Fedez – nome d’arte di Federico Leonardo Lucia – durante il concerto del 1° maggio a Roma.

Il rapper in quell’occasione ha accusato il senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della Commissione Giustizia, di fare ostruzionismo al percorso del ddl Zan sul contrasto all’omotransfobia, e ha aggiunto che del resto Ostellari appartiene «a uno schieramento che negli anni si è distinto per la sua grande lotta all’uguaglianza». A queste parole Fedez ha fatto seguire un elenco di affermazioni omofobe – o peggio – di sette leghisti.

Secondo Ronzulli bisognava garantire il contraddittorio tra il rapper e Ostellari. Sarebbe emerso così che «alcuni» degli esponenti della Lega «tirati in causa da Fedez sono stati espulsi» dal partito «proprio per quelle esternazioni».

Abbiamo verificato e dei sette nomi fatti da Fedez non ci risulta che nemmeno uno sia stato espulso dalla Lega a causa delle proprie uscite omofobe. Andiamo a vedere i dettagli.

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LEGA RAZZISTA, OMOFOBA E NAZISTA

Il Primo Maggio 2021 è stato letto da un palco e diffuso dalla Tv in tutt’Italia un discorso che citava alcune frasi di rappresentanti della Lega di Salvini anche con incarichi pubblici. Sono queste:

«Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno»

Giovanni De Paoli, consigliere regionale lega Liguria.

«I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali»

Alessandro Rinaldi, consigliere per la Lega Reggio Emilia.

«Gay vittime di aberrazioni della natura»

Luca Lepore e Massimiliano Bastoni, consiglieri comunali leghisti.

«I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie»

Alberto Zelger, consigliere comunale della Lega Nord a Verona.

«Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza»

Stella Khorosheva, candidata leghista.

«Fanno iniezioni ai bambini per farli diventare gay»

Giuliana Livigni, candidata della Lega.

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SIRI: L’UOMO GIUSTO AL POSTO GIUSTO

Armando Siri, già Sottosegretario leghista cacciato con ignominia dal primo governo Conte, è fatto entrare trionfalmente da Salvini nella Segreteria nazionale della Lega. Col compito specifico di curare il Programma della Lega. Scelta ineccepibile: nessuno meglio di lui avrebbe potuto dare continuità  alla linea dei 49 milioni truffati allo Stato e dei commercialisti arrestati. Il suo curriculum (che qui riportiamo di seguito) è ineccepibile: la sua vita è tutta un Programma.

Bancarotta fraudolenta (2014)

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DOPO 23.208 MORTI DA COVID IN LOMBARDIA. I CONSIGLI DEL PRESIDENTE REGIONALE E DI UN GIORNALE CIALTRONE

 

«HA RAGIONE IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA – IMPORTANTE È DISOBBEDIRE»

Così “Libero” di oggi 9 dicembre. Titolo a tutta pagina in “prima”. Articolo firmato “Filippo Facci”. Così il giornale più negazionista e salviniano d’Italia continua la sua campagna scellerata, circondato da montagne di morti. Che Attilio Fontana sostenga questa tesi è quasi ovvio. Disobbedire alle leggi per lui è cosa abitudinaria. (Vedi le vicende giudiziarie di Attilio Fontana riportate qui sotto da Wikipedia), per lui è normale tenersi milioni in Svizzera, dando così un bell’esempio sia ai Lombardi sia agli evasori di tutto il nostro Bel Paese. Ugualmente, per questa ineffabile caricatura di politico è normale che la Regione che presiede dia appalti a sua moglie e a suo cognato. Ovviamente la colpa è dei Lombardi che lo hanno votato e dei partiti che lo sostengono ancora nonostante la sua palese indegnità. Non è bastata loro la lezione di aver eletto precedentemente persino uno come Formigoni. Ma ora si esagera. Il caro Attilio non può continuare a fare danni in un momento di acuta crisi come l’attuale.

Fontana, da tempo, avrebbe dovuto dimettersi  in silenzio e cospargersi il capo di cenere per le sue responsabilità nella gestione del COVID che, con la collaborazione dell’Assessore alla Sanità, Gallera, è stata la più catastrofica del paese. E invece ancora ha coraggio di parlare e incitare i cittadini a “disobbedire” a norme di prudenza. Con la complicità di un giornalista, Filippo Facci, che non dovrebbe più radersi la mattina per non correre il rischio di vedere allo specchio il viso di un cialtrone che in piena prima pandemia (12 aprile 2020, ripeto 12 aprile, il giorno in cui scriveva c’erano stati 273 morti solo in Lombardia), raggiunse il massimo del cinismo incosciente e mascalzone scrivendo sempre sul suo giornale spazzatura «Adesso basta, spezzo le catene, domani me ne vado al mare. Uscirò liberamente e sfacciatamente per le strade del mio Paese, e lo farò in spregio a un governo indegno e cialtrone che si illude di poter giocare a tempo indeterminato con le mie libertà individuali». Uno che scrive su “Libero” ne ha ben altre di catene.

P.S.: In margine, noto che davvero la politica è finita nella regione Lombardia. Ma è mai possibile che cialtronate del genere, così rovinose e demagogiche, non spingano a Milano dieci persone (o anche una) ad andare davanti a “Libero” o davanti al Pirellone per protestare civilmente con dei cartelli contro titoli di giornale o prediche presidenziali così pericolose? La reazione potrebbe essere organizzata dal Pd o dal M5s. Ma è utopico aspettarselo: sono solo due scheletri che giacciono inerti sulle poltrone del potere.

NOTA GIUDIZIARIA

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Caporetto in Lombardia – Ecco le tappe degli errori

di pino nicotri

Caporetto in Lombardia. I piani c’erano, come i cannoni. Ma nessuno li ha fatti funzionare. Incredibile, ma vero. Hanno sbagliato alla grande, lo hanno anche ammesso candidamente tutti. Eccetto uno che nega sfacciatamente l’evidenza. E un altro che alle parole “ho sbagliato” premette un coraggioso “forse”.

Ma nessuno tra i vari Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, Giulio Gallera, assessore lombardo al Welfare, Giuseppe Sala, sindaco di Milano, Nicola Zingaretti, segretario nazionale del PD, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, Gian Piero Gasperini, responsabile tecnico dell’Atalanta, cioè della squadra di calcio di Bergamo, Stefano Scaglia, presidente della Confindustria di Bergamo, e Matteo Salvini, segretario della Lega (in realtà di Lega ce ne sono due, ma tralasciamo), nonostante la scia di morti e di danni disastrosi  pensa neppure lontanamente di tirarne le conseguenze. Cioè di dimettersi. Ma andiamo per ordine.

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PER IL GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE – SUPERIORITÀ NORDICA

Il post – poi rimosso – di Francesco Lasaponara, consigliere comunale leghista

 

FORLì – “Se anziani partigiani (più anziani sono e meglio è) e altri esponenti Anpi vogliono radunarsi per celebrare nonostante il virus perché fermarli? Anzi, andrebbero incoraggiati a farlo”, “ovviamente se poi dovessero ammalarsi dispiacerebbe molto a tutti ma è un rischio che va corso per qualcosa di più importante. E’ un rischio che dobbiamo assolutamente correre. Ne va del bene della nostra gente”. A scriverlo su Facebook (in un post che non risulta più visibile, ma che Repubblica ha potuto leggere) è Francesco Lasaponara, barese di nascita e forlivese di adozione, consigliere comunale leghista a Forlì.

Lo scrive a ridosso delle celebrazioni del 25 aprile, condendo il suo testo con hashtag ingiuriosi nei confronti dei partigiani: “#liberacidalmale #tradimentoelibertà” e altri irriferibili. Gli anziani partigiani  andrebbero incoraggiati a scendere in strada, dice, “magari in qualche città con un sindaco dal cuore partigiANO” (le maiuscole offensive sono opera di Lasaponara, ndr) tipo ad esempio Milano. Ed è giusto che celebrino spalla a spalla con i propri compagni. Ovviamente poi se dovessero ammalarsi…” eccetera. E aggiunge: “Come cani che abbaiano vittoriosi sui cadaveri dei Leoni… ma i cani restano cani e i Leoni restano leoni”.

 
 

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