Ecologismo e materialismo due alleati nella diversità

di riccardo mastrorillo

Il successo della lista Alleanza Verdi e Sinistra alle ultime elezioni europee si basa su vari fattori. Dobbiamo sgombrare il campo intanto dall’equivoco in cui molti cadono, cioè considerare i voti di preferenza dati ai “personaggi” candidati come voto estraneo, se non addirittura capziosamente conquistato. Se è pur vero che molti, anche elettori di formazioni politiche minori di estrema sinistra, hanno votato AVS per sostenere Lucano e Salis, come numerosi elettori del Pd hanno votato AVS per sostenere Marino e Orlando, in tutti e quattro i casi le organizzazioni di partito, sia Europa Verde che Sinistra italiana, hanno lavorato, in quelle circoscrizioni, dando indicazioni decise per votare quei nomi. Al massimo potremmo considerare in circa 300.000 i voti, non ripetibili, dati ad AVS, solo per sostenere uno dei 4 personaggi. Il confronto con i numeri dei candidati strettamente di partito ci può suggerire un valido aiuto, per il confronto. Continua la lettura di Ecologismo e materialismo due alleati nella diversità

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NONMOLLARE n. 153
Sommario

lectio magistralis
05. una lezione contro gli analfabeti di democrazia, sergio mattarella
cosmopolis
13. giovanni perazzoli, populismo e società aperta
14. angelo perrone, elezioni in gran bretagna e francia, la lezione per l’italia
16. maurizio fumo, malpensa mon amour
astrolabio
17. riccardo mastrorillo, autonomia differenziata o indifferenziata?
22. raffaello morelli, ritmi vitali nel mondo social e mondo reale
24. roberto fieschi, tesi su hamas e israele
la biscondola
19. paolo bagnoli, il limone firenze
la vita buona
20. valerio pocar, giochiamo col grande fratello
lo spaccio delle idee
27. alessandro giacomini, la terribile violenza della bibbia contro le donne
32. comitato di direzione
32. hanno collaborato
18. bêtise cosmica

SUPPLEMENTO “GLI STATI UNITI D’EUROPA” n. 44
Indice
editoriale
05 – giovanni vetritto, nelle mani dei funzionalisti
d’oltralpe
08 – juliane itta, come fermare l’estrema destra in germania
13 – andrés santana, spagna in allarme
17 – louis dancourt, francia, la marea nera
22 – sarah lenders-valenti, le contraddizioni olandesi
26 – pawel stepniewski, il ritorno di tusk
lo stato dell’unione
30 – niccolò rinaldi, più sándor márai che orbán
33 – sergio vasarri, the state of the union 2024: quale futuro per l’europa?
37 – hanno collaborato

Aux urnes, citoyens!

di enzo marzo

L’iconografia francese ha l’immagine più appassionante nella Marianna che guida il popolo verso la liberté. Nei giorni scorsi si è vista la foto di una giovane con il cartello dove “aux armes” era sostituito da “aux urnes”. Grido che più democratico non potrebbe essere. E i francesi hanno votato in massa contro l’estrema destra.

Il presidente Macron, che inaspettatamente, e persino irritando il suo partito, ha sciolto l’Assemblée Nationale e ha convocato sul tamburo nuove elezioni, è stato sbeffeggiato da quasi tutti. “Incosciente”, “folle”, “irresponsabile”: è stato accusato di volere gettare la Francia nel caos e nella ingovernabilità. La sua carriera è stata data per finita sotto i colpi dell’estremismo di destra trionfante. I più accaniti ovviamente i meloniani e persino “il Fatto”, che ormai giudica ogni vicenda con gli occhiali distorti del “putinismo”. Chi oggettivamente non è a favore del duce russo è da scomunicare. Il giorno del voto il quotidiano esalta l’ultima dichiarazione favorevole a Putin di Le Pen, la traditrice di Francia foraggiata dalle banche russe. Quasi un’indicazione di voto. E così Macron diventa “Micron”. Anzi “cretino”.

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FCL    ISSN 2975-1489
– 7. Valerio Pocar, Gli animali come persone “dal rispetto ai diritti”
– 6. Norberto Bobbio, Giuliano Pontara, Diritto di resistenza e non violenza con articoli su Gli anarchici di Umberto Morra e Camillo Berneri
– 5. Riccardo Mastrorillo, Sulla forma di governo (a cura di)
– 4. Mino Vianello, Alla radice della guerra
– 3. Sergio Lariccia, Salvemini e le libertà di religione
– 2. Ettore Maggi, Dugin, un nemico del liberalismo –  Appendice: V. Putin, Sull’unità storica di russi e ucraini
– 1. Piero Gobetti, Enzo Marzo, Paolo Bagnoli, Quaderno gobettiano 1 

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e anche su www.ilfattoquotidiano.itil governo ci ha abituati a frottole spacciate per verità: ora possiamo trarre un bilancio

Sommario
la vita buona
05. valerio pocar, grandi frottole e piccole verità
cronache da palazzo
07. riccardo mastrorillo, l’ignoranza dell’arroganza
la biscondola
09. paolo bagnoli, verso un lungo inverno
cosmopolis
10. angelo perrone, biden, la democrazia e il viale del tramonto
12. roberto fieschi, l’intelligenza artificiale e la guerra
lo spaccio delle idee
14. pietro polito, danilo dolci, rivoluzionario nonviolento – a cento anni dalla nascita (sesana, 28 giugno 1924 – 30 dicembre 1997)
in fondo
17. enzo marzo, boh!
21. comitato di direzione
21. hanno collaborato

 

Ringraziamo il cielo

8. 19 LUGLIO 2024 [e.ma]
«URSULA SVOLTA A DESTRA». Questo è il titolo del “Fatto” di oggi. Ormai in piena confusione mentale dopo la sberla elettorale del M5s alle Europee, il foglio una volta glorioso non sa quel che scrive e barcolla come un ubriaco, condizionato com’è su ogni argomento da un putinismo ossessivo e sempre più acido… Così confonde vinti con vincitori e prende la sconfitta delle estreme destre e il loro confinamento all’opposizione come una svolta a destra del centro sinistra.
Invece di ringraziare il cielo che la camaleonte italiana finalmente sia stata obbligata a uscire dalla sua furbesca ambiguità e battere in ritirata perdendo pezzi e credibilità…
Invece di ringraziare il cielo che, pur con mille difficoltà, nell’Unione europea alcune forze politiche maggioritarie, grazie proprio alla radicalizzazione e allo sfacciato antieuropeismo delle estreme destre, finalmente siano state costrette a una scelta politica chiara, con pregiudiziali dichiarate contro il sovranismo e l’illiberalismo. Anzi, speriamo che questa politica regga. Altrimenti non sarà mai possibile fare passi avanti verso il federalismo e una vera politica comune.

SLURPISTI PLANETARI

7. 19 LUGLIO 2024 [e.ma]
Almeno su un punto, sulla intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Berlusconi, il figlio Pier Silvio merita fragorosi applausi. Poche parole: «serviva più cautela». Tre parole che sono una scudisciata ai servi che, quando sono eccessivamente ossequiosi, combinano solo guai. E questa volta il danno è stato grosso. Chissà, per decenni chi dovrà partire da Malpensa avrà modo di ripensare non solo a un pregiudicato cacciato dal Senato da truffatore, nonché a un corruttore di giudici, avvocati, parlamentari, testimoni, ma anche alla sfacciataggine e alla volgarità di una classe dirigente da lui allevata e beneficata, che non conosce i limiti della decenza. Noi abbiamo assistito ridendo agli sberleffi che hanno invaso la rete, rinverdendo le antiche polemiche. È bene che i giovani, che per loro fortuna non hanno vissuto il ventennio berlusconiano, sappiano di più su questo personaggio, sulle sue leggi ad personam, su come ha frantumato l’etica pubblica al punto che ora è difficile persino indignarsi o scandalizzarsi. Ci ha assuefatti a tutto. Persino alla distruzione della “logica”. Così abbiamo letto il dieci di questo mese l’aristotelico Alessandro Sallusti, sull’ex “Giornale” del suo padrone, dimostrare alle «persone divorate dall’invidia, dal rancore, e pure ignoranti» che Silvio è davvero «un padre della patria». Perché? Cosa lo prova? Ovvio: «che Silvio Berlusconi sia a pieno titolo un padre della Patria lo testimonia l’atto finale, non deciso da lui [sic!], del suo passaggio terreno: tre giorni di lutto nazionale, bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici, funerali di Stato, picchetti d’onore al passaggio della salma». Sallusti dimentica la prova regina: gli è stato dedicato persino un francobollo dai suoi servi. Che effettivamente gli sono grati in eterno, perché senza il buon Silvio avrebbero fatto gli apprendisti in qualche giornaletto di provincia o i consiglieri comunali in un paesetto di montagna…

Ma non crediate che Sallusti abbia raggiunto un vertice di piaggeria insuperabile, anche se ce l’ha messa proprio tutta paragonando pure il pregiudicato di Arcore a J. F. Kennedy. Ma perché il presidente degli Stati Uniti deve poter dare il proprio nome all’aeroporto di N.Y, e il sodale di Dell’Utri e Previti invece niente? Si è chiesto.
Come prevedevamo, Sallusti è stato surclassato dalla discesa in campo di Roberto Formigoni, la stella di Comunione e Liberazione, e non poteva non essere così. Dall’alto di una condanna più alta di ben tre anni e mezzo rispetto a quella di Silvio, non ha perduto l’occasione di rivendicare a sé il merito di questa propostona sulla Malpensa e l’ha sparata grossa paragonando Berlusconi a Pertini. E – gran finale – ha aggiunto: il Cavaliere «Aveva portato la Russia nella Nato».
La prego, caro Pier Silvio, li tenga a bada lei. Non si sa cosa possano combinarle questi slurpisti planetari.

Strage di Erba, quando le prove non bastano

06. 12 LUGLIO 2024 [angelo perrone]
La decisione della Corte d’Appello di Brescia sulla strage di Erba è di quelle che lasciano il segno, addirittura inammissibili le “nuove” prove richieste dalle difese, non si farà un altro processo. Nonostante la credulità di tanti innocentisti della prima e dell’ultima ora. L’ergastolo per Rosa Bazzi e Olindo Romano è confermato. Era questa del resto la decisione sia in primo che in secondo grado, la cosiddetta “doppia conforme”, di solito dirimente, poi confermata infatti dalla Cassazione. L’11 dicembre 2006 uccisero a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e infine la vicina di casa Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, fu ferito ma non mortalmente, e poi testimoniò. Contro i due, oggi in carcere. E poi c’era tanto altro, tracce ematiche, confessioni, riscontri. E inutili le ritrattazioni. Molte cose pronunciate in aula, ha osservato il procuratore generale sembravano «dette da chi non conoscesse gli atti», non sapesse come si erano svolte le cose, e quanto era stato provato, oltre ogni ragionevole dubbio. Non è l’unica volta che le prove e i processi non bastano, anche quando hanno uno sviluppo lineare, senza contraddizioni. Per tante vicende non è un problema di ricerca della verità. Si sviluppa un meccanismo perverso, mediatico o giudiziario o politico: dubbi, insinuazioni, perplessità. Si forma il sospetto di una macchinazione che tutto attraversa, e implica il coinvolgimento delle istituzioni. A discapito di poveri innocenti, scelti volta a volta per impersonare la parte. Stavolta, la novità, è rimasto coinvolto anche un magistrato, al quale si deve l’iniziativa della revisione, ora smentita dalla Corte bresciana. Quel Cuno Tarfusser che, come giudice della Corte penale internazionale dell’Aia (quella che ha incriminato da ultimo Putin e Netanyahu) avrebbe dovuto saperne tante. Macchè, è lui che ha promosso questa singolare richiesta di revisione. Un’iniziativa anomala non perché provenisse da un pubblico ministero contro una sentenza di condanna, ci mancherebbe, è sempre un organo di giustizia. Ma per i modi usati (rapporti diretti con i difensori delle parti, assenza di interlocuzione con l’ufficio di appartenenza: è stato censurato dal Csm). E per le parole pronunciate sulla vicenda, sui giudizi precedenti, sulla loro correttezza. C’è altro nel rispetto delle “regole burocratiche”. Dietro alle “deleghe” ad agire nella materia o nel caso specifico, ci sono questioni di garanzia, anche formale, e di imparzialità. Pure di trasparenza.  

DEMOCRAZIA È FATTA

05. 09 LUGLIO 2024 [e.ma.]
Puntuale e saggio il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, domenica nell’ultimo tentativo di portare acqua all’estrema destra xenofoba e antisemita francese, ha fatto sapere il suo parere: Le elezioni parlamentari in Francia «non assomigliano molto alla democrazia». Figuriamoci, il paese di Montesquieu e di Tocqueville ha tutto da imparare dal rossobrunismo della “democrazia” putiniana. Pur essendo stati traditi infine da Hitler, il Patto Molotov-Ribbentrop rimane nel cuore di ogni regime russo. Così il Cremlino non riesce a capire tutta questa perdita di tempo in elezioni libere tra partiti che si accaniscono l’un contro l’altro. Basterebbe assassinare Macron e Mélenchon, e semmai sparare in testa a qualche giornalista di “le Monde”. E democrazia sarebbe fatta.

SINISTRA ILLIBERALE

04. 06 LUGLIO 2024  [e.ma.]
SINISTRA ILLIBERALE
Oggi il pensiero reazionario è fermo a Vannacci. E anche la lingua delle Destre stenta a fuoriuscire dalla gabbia semantica scurrile costruita da Vittorio Feltri, Sgarbi e la Curva Sud. Finché non nascerà un nuovo De Maistre del 21° secolo, potremmo stare tranquilli, se non ci fosse dall’altra parte una sorta di Cavalleria che corre in soccorso al medioevo resiliente con quotidiane dosi di cretinismo ridicolo. L’ultimo esempio viene dal manifesto della festa dell’Unit*. Dove l’asterisco vuole essere la risposta al sopruso finora perpetrato da un genere femminile, perdipiù accentato. Sembra uno scherzo, ma non lo è. Certo provoca il riso e il compatimento, ma sotto sotto rivela una pulsione autoritaria che pensa di poter cancellare la memoria riscrivendola e imponendola… Quando sarebbe necessario invece coltivarla e spiegarla. Invece “la sinistra illiberale” con i suoi eccessi di politicamente corretto e di linguaggio woke si rende ridicola, portando acqu* all* reazion*.

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