di maurizio delli santi*
È necessaria un’indagine internazionale indipendente e che l’ Europa rifletta sulle ‘esternalizzazioni’ se non vuole offrire altre leve alla minaccia ibrida.
Ormai è noto che stiamo vivendo la stagione dei risvegli imperiali, in cui la geografia viene violentata dai fantasmi del passato. Vladimir Putin giustifica l’aggressione all’Ucraina evocando la Rus’ di Kiev, un falso storico sulla Grande Russia dato che quel baricentro medievale fioriva autonomamente ben prima che Mosca emergesse da villaggio sperduto. E se Pechino ridisegna i confini sul Mar Cinese Meridionale tramite la “linea dei nove tratti”, Donald Trump rispolvera la Dottrina Monroe, ribattezzando il Golfo del Messico in “Golfo d’America” e rivendicando pretese egemoniche su Venezuela, Messico, Panama, Cuba, Canada e persino sulla Groenlandia. Al contempo, il governo israeliano mira al disegno del “Grande Israele” a scapito delle legittime aspirazioni dei palestinesi e delle altre entità arabe oppositrici, mentre Erdogan guarda al progetto neo-ottomano della Patria Blu e della Grande Turchia con mire già estese su Cipro, Libia e Somalia. Continua la lettura di La deriva degli imperi nella faglia di Ceuta
