USCITO IL N.198 DEL “NONMOLLARE” SCARICABILE GRATIS QUI

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Sommario
l’osservatore laico

03. francesco zanardi, lo scandalo di enna – istituzioni genuflesse alla chiesa
la biscondola
05. paolo bagnoli, non dimenticare piero calamandrei
cosmopolis
07. maurizio delli santi, ottant’anni da norimberga — le pietre d’inciampo, la memoria e la responsabilità della giustizia
10. ermanno vitale, grande mobilitazione, pollai e “tanatopolitica”
12. niccolò rinaldi, i talebani e l’apartheid di genere in afghanistan
la vita buona
14. valerio pocar, burqa, scolastico o elettorale?
astrolabio
16. gianni cuperlo, una pessima riforma elettorale
18. angela furlan, diritti senz’anima – l’effettività amministrativa dei diritti fondamentali alla prova del caso miriam
21. barbara fabbroni, aggredire, filmare, condividere: che cosa sta accadendo ai nostri ragazzi?
25. roberto fieschi, energia dalla fusione nucleare
lo spaccio delle idee
23. alessandro cavaliere, gregory bateson e l’ecologia liberale – oltre la pianificazione di sinistra e il finto pragmatismo di destra
in fondo
27. enzo marzo, 1. il conclave – cum clave  2. il pelo e il vizio del lupo
30. comitato di direzione
30. hanno collaborato

«Che ho a che fare io con gli schiavi?».
Piero Gobetti, editore ideale

Nel 100° della morte di Piero Gobetti (Torino, 1901- Parigi, 1926), l’Archivio Prezzolini e il Centro studi Piero Gobetti hanno voluto dedicare una mostra bibliografica e documentaria all’intellettuale antifascista torinese, il quale, nel breve tempo che ebbe a disposizione, cercò di realizzare compiutamente, a costo dell’esilio, il progetto di editore ideale che il regime gli aveva impedito di portare avanti in patria. L’esposizione si concentra proprio sull’attività editoriale di Gobetti, quindi sugli anni 1922-1926, periodo in cui fu attiva a Torino la sua casa editrice, dalla quale uscirono 114 titoli. Di questi, ne vengono esposti 55, provenienti dalle Biblioteche cantonali di Lugano, Bellinzona, Mendrisio, dalla Biblioteca Salita dei Frati e dal Centro studi Piero Gobetti di Torino. Tra i volumi, distribuiti in tre sezioni (opere di e su Piero Gobetti, Politica e storia, Arte e letteratura), alcuni sono accompagnati da documenti archivistici che ne tracciano la genesi, la realizzazione, la fortuna, mettendo in evidenza i rapporti tra autori e editore, segnatamente tra Gobetti e Prezzolini. Curatori della mostra: Mattia Bettoni (Archivio Prezzolini), Simone Bionda (Archivio Prezzolini), Francesco Campobello (Università degli Studi di Torino).

Inaugurazione:

Martedì 6 ottobre, ore 18.00,
Biblioteca Cantonale Lugano, Svizzera

Partecipano:
Mattia Bettoni (Archivio Prezzolini)
Simone Bionda (Archivio Prezzolini)
Francesco Campobello (Università degli Studi di Torino)
Pietro Polito (Direttore del Centro studi Piero Gobetti di Torino)
Stefano Vassere (Direttore delle Biblioteche cantonali) 

Mercoledì 7 ottobre alle ore 17:00
presso l’Urban Center metropolitano di Roma
in Viale Manzoni, 34
presentazione del libro:

“Per l’agorà. Scritti sulla questione urbana e territoriale 2008-2024”
di Giovanni Vetritto

con Prefazione di Giuliano Amato editore Rubbettino. Interverranno: Giovanni Cannata, Rossella Muroni, Stefano Rolando, Paola Rossi. Modera Valentina Piscitelli

Torino, 08 ottobre 2026 ore 17.00 – inaugurazione mostra

Piero Gobetti e l’Università di Torino:
tracce della formazione di un “eroe silenzioso”

Mostra organizzata dal Dipartimento di Studi storici, dalla Biblioteca “Norberto Bobbio”, dalla Biblioteca storica di Ateneo “Arturo Graf”, dall’Archivio storico dell’Università di Torino insieme al Centro studi Piero Gobetti di Torino.

La mostra, allestita nel 100° della sua morte, illustra le numerose relazioni che Piero Gobetti instaurò con i professori della facoltà Giuridica torinese, dove conseguì la laurea il 14 luglio 1922 discutendo – con Gioele Solari – una tesi sulla filosofia politica di Vittorio Alfieri. Sono inoltre approfonditi i legami coi professori di Lettere e Filosofia, che precedettero e affiancarono la sua iscrizione al corso di laurea in Filosofia, avvenuta nel novembre dello stesso 1922: carriera che si interruppe dopo circa un anno lasciando agli atti il superamento di tre esami. Parallelamente, la mostra intende ricordare la figura di Gobetti attraverso il filo dei legami con alcuni suoi coetanei che anch’essi compirono il percorso di studi all’Università di Torino nel frangente fra le due guerre: e che, idealmente guidati dal suo esempio, si impegnarono attivamente nella lotta di liberazione, spesso raggiungendo ruoli di primo piano nell’organizzazione della resistenza piemontese. Fino alla fondazione del Centro studi Piero Gobetti nel 1961: che contò sull’adesione dello stesso Ateneo torinese e che elesse a primo presidente Norberto Bobbio, tra i firmatari dell’atto costitutivo insieme a molti altri laureati di Solari, tra i quali Alessandro Passerin d’Entrèves, Renato Treves, Giorgio Agosti e Franco Antonicelli.

Curatrice della mostra: Cristina Cavallaro

Inaugurazione:
Giovedì 8 ottobre 2026, ore 17.00

Partecipano:
Paolo Cozzo (Direttore del Dipartimento di Studi storici)
Leonardo Mineo (Delegato del Prorettore per lo sviluppo e il coordinamento del Sistema Archivistico e del
Sistema Bibliotecario di Ateneo)
Luciano Olivero (Presidente della Biblioteca “Norberto Bobbio”)

Interventi:
Maria Cassella (Responsabile dell’Area servizi bibliotecari del Campus Luigi Einaudi)
Pietro Polito (Direttore Centro studi Piero Gobetti)
Cristina Cavallaro (Docente di Archivistica, Bibliografia e Biblioteconomia e curatrice della mostra)

Sedi e orari:
Biblioteca Bobbio: lun-ven 8.30-19.15; sab 8.30-13.15
Archivio storico: lun-ven 9.30-12.30 e 14.30-17.00

USCITI IL N.197 DEL “NONMOLLARE” e il Supplemento Speciale dedicato a Mirella Sartori “Laicità XXI Secolo”

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dedicato a Mirella Sartori “Laicità XXI Secolo”  clicca qui

Sommario
la biscondola

03. paolo bagnoli, onore a emma bonino
cronache da palazzo
04. riccardo mastrorillo, l’eterna predisposizione alla sconfitta
astrolabio
05. angelo perrone, riforma elettorale: perché rischia di indebolire la fiducia dei cittadini
08. ermanno vitale, «detesto i fanatici con tutta l’anima»
polemica con d’orsi
cosmopolis
10. maurizio delli santi, fermare la disumanizzazione dell’ia delle guerre
la vita buona
13. valerio pocar, le opere di misericordia
15. casapound 8305 giorni di occupazione illegale
lo spaccio delle idee
16. roberto badulato, un uomo dell’altra italia
18. comitato di direzione
18. hanno collaborato


Supplemento Speciale
dedicato a Mirella Sartori “Laicità XXI Secolo” 

Sommario
editoriale
04. enzo marzo, la ferocia umana e l’ipocrisia delle chiese
07. giulio ercolessi, laicità XXI secolo
la laicità oggi
15. francesca palazzi arduini, nuove credulità, nuove sfide
19. alessandro giacomini, l’illusione della laicità e il relitto della bestemmia. la religione di stato c’è ancora
21. sergio lariccia, laicità delle istituzioni e garanzie dei cittadini nella repubblica italiana democratica
35. valerio pocar, cambiare per rimanere
37. attilio tempestini, laicità, partiti, caso italiano
38. federica tourn, «sinite parvulos venire ad me» –
«lasciate che i fanciulli vengano a me»
43. comitato di direzione
43. hanno collaborato

come si fonda una democrazia

di roberto badulato

La nuova edizione del 2026 de Il Federalista, pubblicata da Edizioni Effigi e curata da Gigliola Sacerdoti Mariani, rappresenta un evento editoriale e storiografico di enorme rilievo. Pubblicato in occasione del 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (1776-2026), il volume getta una luce del tutto nuova sulla raccolta di 85 articoli scritti tra il 1787 e il 1788 da Alexander Hamilton, James Madison e John Jay sotto lo pseudonimo collettivo di Publius Continua la lettura di come si fonda una democrazia →

Regeni, Tajani e la giustizia a giorni alterni

di angelo perrone

Prima ai giudici si chiede di essere esemplari con gli imputati «Colpirne uno per educarne cento», poi si spiega che i torturatori di Regeni sono «tre persone, non l’Egitto». Due frasi, un’unica idea di giurisdizione. Che cosa dicono dello Stato di diritto e della separazione dei poteri, quando valgono a giorni alterni.

Nel giro di pochi giorni il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha pronunciato due frasi che, lette insieme, dicono più di quanto vorrebbero. La prima a Roma, al «Villaggio della legalità», rispondendo a una cittadina che chiedeva più sicurezza nelle borgate: ai magistrati che decidono sugli arresti serve «più rigidità», e «colpirne uno per educarne cento» credo che serva, con tanto di citazione di Mao. La seconda dopo la sentenza Regeni: «Sono state condannate tre persone, non l’Egitto. I rapporti non cambiano». Continua la lettura di Regeni, Tajani e la giustizia a giorni alterni →

Riflessione sull’intervista dell’eccellentissimo grecista Luciano Canfora

comitato gobetti

Circola un’intervista allo storico Luciano Canfora, che secondo i miei amici putiniani è geniale. Ecco alcuni dei concetti enunciati da Canfora, il quale evidentemente, espertissimo di storia antica, non si trova bene a ragionare sull’età contemporanea.
 
“Oggi invece abbiamo 27 Paesi europei e gli Usa (in modo intermittente a seconda di chi governa) che conducono una guerra alla Russia attraverso l’utilizzo dell’Ucraina, dopo che fallì il processo di smembramento della Federazione russa iniziato con Eltsin.”. Sarebbe interessante che il prof. Canfora spiegasse da quali fonti attinge la notizia di un progetto di smembramento della Federazione Russa iniziato con Eltsin: non si butta un’affermazione del genere lì, tanto per dire. E poi è sempre interessante sapere che la Russia ha mosso guerra all’Ucraina invadendola, ma è l’Unione Europea ad usare l’Ucraina per fare guerra alla Russia: sarebbe stato facilissimo evitare tale situazione, non invadendo l’Ucraina. Ma lo sa il prof. Cafora, che se l’Europa avesse voluto fare la guerra alla Russia, un attacco sarebbe potuto partire da Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, tutte nazioni ai confini di Mosca? Che bisogno ci sarebbe stato, dell’Ucraina?

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IL CONCLAVE – cum clave

di enzo marzo

È il 1270. A Viterbo i venti cardinali della Chiesa cattolica non riescono a mettersi d’accordo sul nome del futuro Papa. Anche allora c’è una fazione che tifa per un Papa francese (o russo?) e un’altra che non vuole cedere. Trascorrono più di mille giorni inutilmente. I cittadini di Viterbo, con tutte le attività bloccate e col timore di una frattura irreversibile della Chiesa, decidono di farla finita e, forconi alla mano, chiudono a chiave i cardinali, stabiliscono per loro una dieta a pane e acqua e scoperchiano il tetto della sala in cui si riuniscono, confidando così che la pioggia e il freddo diano una mano ad accelerare il voto finale. I venti cardinali capiscono l’antifona, scelgono presto presto sei di loro che siano rappresentativi per prendere una decisione. Così in breve habemus papam. Il prescelto è Clemente X, scelto al di fuori del conclave, un arcidiacono non cardinale che, apprezzando il modo rapido con cui è stato prescelto, decide una volta per tutte che quella sarà la procedura per risolvere i conflitti interni. A parte lo scoperchiamento del tetto.

 Questa è la premessa. Oggi il Campo Largo è in frantumi. A parole tutti dichiarano la loro consapevolezza che se il centrosinistra non si presenterà unito e compatto la vittoria tornerà all’estrema destra. A parole tutti ammettono che nel 2022 Meloni ha traslocato dalla Garbatella a Pazzo Chigi grazie alla imbecillità politica degli pseudo oppositori. Ma è bastata, per i ripetenti, la lezione da prima elementare? Non si direbbe proprio. Sono passati quattro anni. Abbiamo avuto un governo che fin dal primo momento ha mostrato in tutti i provvedimenti sia la sua impronta autoritaria sia ovviamente il protezionismo per le classi sociali e per le categorie che lo avevano votato. Sono fioccati immotivati decreti legge, bonus, condoni, regalie, flat tax, rottamazioni. Il paese, che stava in bilico sul burrone, sotto la spinta degli interessi da proteggere e dalla ignoranza di una classe politica pateticamente incapace e perfino ridicola, ormai sta precipitando in un abisso senza fondo.

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L’ORLO SARTORIALE CHE GIUSTIFICA IL POSSESSO

di alessandro giacomini

Se la politica conservatrice nostrana avesse bisogno di uno stemma per sintetizzare la propria idea di società, probabilmente non sceglierebbe un saggio di economia né una carta dei diritti civili, ma un metro da sarto. 

Le recenti perle sulla convenienza di sposare «una donna con la gonna più lunga, meno appariscente ma più affidabile» travalicano la singola esternazione folkloristica, sono la sintesi perfetta di una visione del mondo in cui il valore, la serietà e la fedeltà femminile si misurano rigorosamente in centimetri di tessuto. Continua la lettura di L’ORLO SARTORIALE CHE GIUSTIFICA IL POSSESSO →

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