il fanatismo omicida in iran e il maschilismo cattolico

LA RIVOLTA DELLE DONNE IN IRAN? SECONDO I MUSULMANI E’ UN’OPERAZIONE OCCIDENTALE DI NEO COLONIALISMO

di Ileana Montini

Il quotidiano online dei musulmani “La Luce” (laluce.news) si è speso nella difesa del Qatar anche con un appassionato articolo dell’italiana (convertita) Donatella Salina. Ecco il titolo: Contro i mondiali in Qatar un’offensiva coloniale ed islamofoba. Un passaggio dell’articolo porta però, direttamente, all’Iran: “Quando sentite parlare di diritti umani da parte della maggior parte degli occidentali non pensate alla giusta difesa del diritto all’istruzione, all’alloggio, alla salute e ad un salario decente per tutti. Pensate invece ad una ideologia neocolonialista autoritaria e pervasiva più delle dittature tradizionali, che cerca specie attraverso i media e la cultura di massa di estendere al resto del mondo i vizi dell’ideologia del mercato, in cui il corpo nudo è merce in vendita, un’ideologia secondo la quale solo nudi si è liberi, che esalta una sessualità polimorfa e perversa, veicolata e promossa negli Anni 70 da filosofi e scrittori come Mario Mieli. Non a caso i simboli della rivolta pro imperialista iraniana sono i capelli al vento delle donne lo schiaffo ai chierici ed i baci per strada. (mia sottolineatura) Pensate a chi ha diffuso le droghe a partire dagli anni 50 come mezzo di liberazione quando invece hanno distrutto milioni di giovani vite.”

Il quotidiano dei musulmani pro Erdogan neo sultano con il sogno ottomano, si schiera dalla parte della teocrazia sciita e ritiene il grandioso movimento delle donne che, a partire dalla ribellione all’obbligo del velo, pretende la libertà di abbigliamento, espressione dell’occidente moralmente corrotto e colonialista.

Oltre alle reazioni collettive pubbliche, alle manifestazioni davanti alle ambasciate dell’Iran, oltre alle dichiarazioni sparse di donne scrittrici, scienziate, giornaliste, femministe e la sottolineatura felice dello slogan “Donne vita libertà”, non si è andati. Nessuna riflessione corale, pubblica, ampia come si faceva negli anni del ‘900.

Permane la timidezza nei riguardi delle realtà interne ai Paesi di immigrazione, dove le comunità musulmane si trovano sulla lunghezza d’onda del quotidiano La Luce.

Se, si scrive qui e là, il regime degli ayatollah, togliesse il codice di abbigliamento per le donne, si sgretolerebbe buona parte dell’impalcatura sulla quale si regge, in nome di Dio, il potente potere politico.

Ma questo non vale per i codici del potere familistico – comunitario dell’emigrazione islamica delle varie etnie?

L’abbigliamento delle donne testimonia la separata identità calorica rispetto alla società di inserimento economico: per una presunta superiorità morale e divina del Corano e degli Hadith.

Scrive Massimo Recalcati (Il delirio del patriarcato, La Stampa 14.12.2022): c’è una logica che ispira il carattere strutturalmente religioso di ogni forma di patriarcato.

Si invoca la giustizia di Dio per giustificare ogni forma di violenza; si opera un sadismo delirante, correttivo, educativo per “ricondurre sulla retta via l’anarchia del corpo femminile, smorzare la sua spinta alla vita, ingabbiare la sua libertà, sopprimere la sua voce. Non a caso i capelli delle donne hanno assunto oggi in Iran il valore di un simbolo: essi rappresentano il corpo femminile che non intende sottomettersi alla pedagogia delirante e mortificante del patriarcato.”

E allora si affaccia una domanda: L’orrore compiuto nel nome di Dio non dovrebbe finalmente, per esempio, riconoscere il pieno diritto di parola alle donne di Dio? Celebrare la messa, confessare, predicare, esercitare a pieno titolo la vita pastorale? Non sarebbe ora di liberare la Chiesa cattolica dal peso di una discriminazione secolare? Se l’orrore delirante del sistema teocratico-islamista porta con sé la correzione morale delle donne come suo fondamento, la Chiesa Cattolica non dovrebbe dare un esempio altrettanto straordinario liberandosi compiutamente da questo giogo? Segnerà questa coraggiosa e commovente rivoluzione non solo la fine di una tirannia, ma anche la fine di un mondo, di un certo pensiero di Dio che vorrebbe le donne in una posizione di minorità e di subordinazione rispetto agli uomini? Non è ora che il delirio maschilista del patriarcato anche in Occidente conosca il suo definitivo tramonto?

Il ragionamento del lacaniano contiene uno svelamento: il regime, casta dei religiosi sciiti iraniani, ha le stesse basi della casta sacerdotale del cattolicesimo.

In Processi e tortura, stregoneria, bestemmie, anima al diavolo, spregio della scomunica (Carta Bianca Editore, 2022) Enzio Strada porta alla luce l’attività dell’Inquisizione alla fine del 1500 in una città della Romagna, allora parte dello Stato Pontificio.

Tribunali di soli uomini giudicavano donne e uomini anche per una bestemmia “semplice o ereticale”, o per aver mangiato carne in Quaresima o di venerdì, o per non aver ottemperato all’obbligo della comunione a Pasqua o della annuale confessione. Ma soprattutto, riporta Strada, i vescovi erano convinti “che fossero le donne di malavita, le meretrici, all’origine di tutti i mali e che occorresse combatterle con la massima determinazione e severità”. E se un uomo, sottoposto a inquisizione raccontando la sua vita, accennava alle botte date alla moglie, non gli si faceva caso, perché importante era verificare l’entità della denuncia delle offese a Dio. Alle donne di poco conto era imposto di esporre sulle spalle una veletta gialla come segno di riconoscimento e “guai a chi osasse rivolgere loro anche solo una parola”.

Difficile per i religiosi barbuti dell’Iran rinunciare al controllo dei corpi femminili perché i capelli al vento “sono espressione del carattere ingovernabile e radicalmente libero della femminilità”; come difficile è nella religione di chiesa mettere in discussione il divino fondamento di affidare soltanto agli uomini il sacerdozio ministeriale, insomma il potere supremo di legiferare, assolvere, condannare, concedere, talvolta ammorbidire con tocchi di “presenza femminile”. 

24 dicembre 2022 – da “Italia laica” n.08/2022 – http://www.italialaica.it/

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