Contro Ratzinger

di Francesca Palazzi Arduini

Sembra, ad oggi, che la leccaculaggine verso i papi sia direttamente proporzionale al numero di uscite in Rai che i personaggi pubblici e politici vogliano ottenere.

Dichiarazioni deliranti, che paragonano il papato di Ratzinger ad opere pittoriche o a benedizioni virginali, impazzano sui social media, spesso sparate da individui che somigliano più a satiri che a chierici.

Del resto, in tempi in cui si è sfaldata ogni ideologia (così si dice), il papato pare ottenere ancora quell’alone magistrale e autorevole che tutti cercano disperatamente come Madonna cercava Susan.

Ma è questo un fatto positivo per la lucidità delle menti e la dignità del pensiero, sia laico che non?

Non è retorico chiedersi se sia davvero utile a qualcosa, oltre che a qualcuno, che 4000 delegati dei sindacati italiani vadano a udienza dall’attuale papa vicario, Bergoglio, a farsi spiegare come fare il proprio mestiere. Ricordiamo che il Vaticano è una monarchia e che la Chiesa cattolica è retta da un consesso unisex di preti, la cui carriera è decisa per via gerarchica e di “merito”.

Non è inquietante che, appena eletto Bergoglio (2013), fosse il laico Cacciari ad esultare per la scelta del nome, Francesco, senza pensare quanto fosse curioso che un papa volesse chiamarsi come il paladino del monachesimo povero…e godendo di questo papa riformatore (ma per forza autoritario come tutti i papi) fino al punto di svendere secoli…millenni di pensiero ecologista* laico all’uscita della enciclica sul… Creato?

Forse, in questi tempi da Apocalisse, riscoprendo tutt* il valore spirituale del mondo naturale, della empatia, della meditazione, dobbiamo inchinarci, di nuovo, ad un gesuita, per trovare ispirazione? E che dire di questa genuflessione post-mortem, incondizionata, ad un papa di cui non solo, in ossequio al galateo vaticano, nessuno ha capito i veri motivi delle dimissioni, ma che è stato molto criticato in vita?

Non si tratta di voler criticare a tutti i costi ma di mantenere la lucidità di visione, laica ed anticlericale, (del resto, diabolicamente, non si dice Bergoglio stesso “anticlericale” rispetto a certi salotti romani?) che ci ha permesso, spesso a caro prezzo, di dissentire dalla sovrastruttura delle religioni, dai loro metodi, dalle farraginose pretese, dalla Fede insomma come presupposto dell’Etica.

Basterebbe qualche riga di un testo del 2006, Contro Ratzinger, per ricordare i forti dissensi che il “fine teologo” Benedetto causò durante il suo papato (2005-2013), a partire dalle condanne ed epurazioni condotte: «…esercitò la virtù della pazienza verso le voci più tradizionaliste e intransigenti, come quando si trattò di affrontare lo scisma di monsignor Marcel Lefevbre. Verso le voci più progressiste fu, viceversa, intransigente e implacabile. Durante la sua guida, la scure della Congregazione si abbattè su un numero di persone abbastanza impressionante, facendo piazza pulita di ogni dissenso sinistrorso. Nell’ambito della sua azione politica, la lista delle persone condannate rappresenta una incontrovertibile, e strabordante, nota a piè pagina». (Contro Ratzinger, Isbn edizioni, 2006).

Non è un caso che “l’autore” del libro qui citato scegliesse allora l’anonimato. In Vaticano allora come adesso (ne è testimonianza il processo a Nuzzi e Fittipaldi) si lavano in famiglia. Era il 2016, e Papa Francesco Primo ci insegnava anche cosa dovesse fare la stampa: «La stampa deve dire tutto, senza i suoi tre peccati che sono disinformazione, calunnia e diffamazione», ovviamente cosa fosse la diffamazione voleva deciderlo lui, ed i due giornalisti vennero processati in Vaticano e assolti per…difetto di giurisdizione.

Se quindi proprio volessimo celebrare la modernità ed il pacifismo dell’attuale papa riformista, rispetto alla tradizione ortodossa russa o ad altri monoteismi… attenti a non diventare più papisti del papa: si fa presto a ritrovarsi, proprio in un baleno, sottoposti al confessionale, o in balia della Carità e privi di Sanità pubblica, soprattutto dopo le pestilenze che, come si sa, preludono a nuove guerre e nuovi fanatismi religiosi.

*sui comandamenti “green” di Bergoglio si legga Inquinare è peccato, analisi dell’enciclica Laudato si’ (cit: «…Esiste un campionario di encicliche “di emergenza», cioè intervenute su problematiche sociali da bonificare con urgenza, basti qui ricordare il prototipo, la Rerum novarum di Leone XIII (1891) che sentenziava la necessità di fruttuosa relazione tra Capitale e Lavoratori, e la Quadragesimo anno di Pio XI (1931) che si affannava ad avvertire che non era lecito il collettivismo stile real socialista. Il metodo dell’enciclica sociale è continuato poi con una linea più “inclusiva”: si descrive cioè una tematica dandone una visione panoramica e facendo proprie analisi profane, è il caso dell’enciclica Centesimus annus (1991) nella quale Karol Wojtyla, dopo un’accurata analisi dei mali della nostra società (Tangentopoli) ne incolpava con sicumera lo Stato corrotto, come se la DC non fosse mai stata cosa loro»).

Da “Rimarchevole…”

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