Aridatece l’Azzolina – il caos nelle scuole italiane

di riccardo mastrorillo

tra meno di due giorni i bambini e i ragazzi italiani dovrebbero rientrare a scuola, dopo le vacanze natalizie, nonostante un serrato confronto nel Governo, lo stesso ha deciso di riaprire le scuole anche se la curva degli infettati (come era largamente prevedibile) è in forte ascesa.

In questi giorni di festa, per evidenti priorità economiche, si è fatto finta di nulla: negozi affollati per lo shopping natalizio, obbligo di mascherina all’aperto largamente inosservato, spesso inosservato anche al chiuso, mezzi di trasporto pubblico affollati, cinema, teatri, stadi e locali aperti. Vaccinazioni a singhiozzo (personalmente ho subito l’annullamento dell’appuntamento per la terza dose, per indisponibilità del vaccino) e tanti, troppi ancora convinti che il virus sia una montatura mediatica e che il vaccino sia uno strumento complottista.

La ministra Azzolina, tanto vituperata, aveva almeno provveduto a fornire tutte le scuole dei famosi, benché inutili, banchi a rotelle: non era quella la soluzione, ma almeno, su consiglio dei soliti esperti, ci ha provato. Bianchi non è riuscito nemmeno a garantire una fornitura di mascherine fpp2 alle scuole italiane, e non è stato capace di risolvere un banale problema di autorizzazione di “privacy”: i dirigenti scolastici non possono sapere se gli studenti siano in quarantena. «i requisiti per poter frequentare in presenza, durante il regime di auto-sorveglianza, devono essere dimostrati dall’alunno interessato alla scuola di appartenenza. La norma di legge, dunque, in questo specifico caso autorizza le scuole a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti, senza che ciò comporti una violazione della privacy» sarebbe la spiegazione del Ministero dell’Istruzione, cioè un minore sarebbe tenuto a dimostrare i requisiti, non si capisce come possa il dirigente scolastico obbligarlo.

Intanto vari solerti amministratori locali si sono improvvisati geniali irresponsabili emettendo, discutibili, ordinanze di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nel loro territorio. Per lo più ordinanze non pubblicate sui siti dei comuni, ma trasmesse tramite le pagine facebook…..

Dove erano questi geni della demagogia quando le piazze pullulavano di persone a mezzo metro l’una dall’altra e senza mascherine, o quando nei ristoranti del loro comune i gestori ben si guardavano di richiedere il green pass agli avventori? Così ci troviamo da lunedì con le scuole chiuse, i centri commerciali aperti e il ministro Brunetta che non vuole saperne di rimettere i dipendenti pubblici in “smart working”. Per fortuna gran parte delle aziende private, più saggiamente, non hanno mai smesso di alternare lavoratori in presenza a lavoratori in “smart working”, mentre alcune aziende di stato nemmeno controllano il green pass all’ingresso…..

Intanto la confusione regna sovrana: Italia Viva Campania plaude all’iniziativa di De Luca di chiudere le scuole, mentre il loro leader Renzi dichiara: «Le scuole vanno lasciate aperte: quelli che alla prima difficoltà chiudono la scuola lasciando aperto tutto il resto dimostrano di non avere a cuore il futuro dei nostri figli». Per la prima volta nella storia ci troviamo daccordo con Matteo Renzi.

Non mancano esempi di buone pratiche, anche nella scelta di chiudere: la Sindaca di Capo Rizzuto (Crotone) Maria Grazia Vittimberga ha disposto la chiusura non solo delle scuole, ma anche dei mercati e dei parchi!

Poi ci sono gli amministratori previdenti e saggi: il Sindaco di Castelnuovo di Porto Riccardo Travaglini, ha passato le feste ad organizzare, in accordo con la scuola, uno screening straordinario, fornendo tamponi gratuiti per tutti gli studenti, grazie alla collaborazione di Asl, volontari, docenti e genitori intelligenti. Sono solo due piccoli esempi di approccio diverso. Per lo più i Sindaci dall’ordinanza facile, hanno solo ceduto alle pressioni dei dirigenti scolastici e di qualche genitore preoccupato, compiendo una scelta pavida. A cosa è servito vaccinare i ragazzi, superando qualche comprensibile apprensione, sperando di evitargli per il terzo anno consecutivo la didattica a distanza? I dirigenti scolastici giustamente lamentano la poca chiarezza delle direttive, ma, per lo più sono solo alla ricerca di evitare l’assunzione di responsabilità complesse.

Le regioni hanno avuto due anni per capire la necessità di un rafforzamento dei servizi di trasporto pubblico, ma non ci sembra che lo abbiano compreso.

Lo stato di emergenza a questo punto sembra avere come unico scopo quello di poter procedere ad acquisti e pagamenti in deroga alle regole restrittive anticorruzione, perché dopo due anni di emergenza qualcosa, oltre ai banchi a rotelle, si poteva pure comprare…

Il ministro dell’Istruzione Bianchi continua a dichiarare che il 10 si torna a scuola: intanto le famiglie vivono nell’angoscia di non sapere lunedì mattina cosa succederà. Sempre tutto improvvisato, all’ultimo minuto e vogliamo vedere quanti istitui scolastici saranno in grado di organizzare la DAD la domenica per il lunedì.

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