la guerra in casa

riccardo mastrorillo

Stiamo ai fatti: l’Ucraina, a prescindere dalla sua storia e dalla composizione etnica delle sue genti, è uno stato indipendente ufficialmente riconosciuto (anche dalla Russia) almeno dal 1991. Nella serata di lunedì 21 febbraio il Presidente Russo Putin ha annunciato di riconoscere le due Repubbliche secessioniste russofone di Donetsk e Lungansk in quanto Stati indipendenti e ha inviato truppe Russe nei territori sotto controllo dei secessionisti. Compiendo, di fatto, un atto di guerra, violando con evidenza assoluta il diritto internazionale. Oggi ha aggravato la situazione attaccando direttamente il territorio ucraino, mettendo in pratica le peggiori prospettive ipotizzate dai servizi di informazione degli USA.

Ha poco senso discutere oggi se Putin abbia più o meno ragione nel dire che: «Vorrei sottolineare ancora una volta che l’Ucraina non è solo un paese vicino per noi. È una parte inalienabile della nostra storia, cultura e spazio spirituale. Questi sono i nostri compagni, le persone a noi più care – non solo colleghi, amici e persone che hanno servito insieme, ma anche parenti, persone legate dal sangue, dai legami familiari. Da tempo immemorabile, le persone che vivono nel sud-ovest di quella che storicamente è stata la terra russa si chiamano russi e cristiani ortodossi. Questo era il caso prima del XVII secolo, quando una parte di questo territorio si è riunita allo stato russo, e dopo».

«Quindi, inizierò con il fatto che l’Ucraina moderna è stata interamente creata dalla Russia o, per essere più precisi, dalla Russia bolscevica e comunista. Questo processo iniziò praticamente subito dopo la rivoluzione del 1917, e Lenin e i suoi soci lo fecero in un modo che fu estremamente duro per la Russia – separando, separando quella che è storicamente terra russa. Nessuno ha chiesto ai milioni di persone che vivevano lì cosa ne pensassero. Poi, sia prima che dopo la Grande Guerra Patriottica, Stalin incorporò nell’URSS e trasferì all’Ucraina alcune terre che prima appartenevano a Polonia, Romania e Ungheria. Nel processo, diede alla Polonia parte di ciò che era tradizionalmente terra tedesca come compensazione, e nel 1954, Krusciov tolse la Crimea dalla Russia per qualche motivo e la diede anche all’Ucraina. In effetti, è così che si è formato il territorio della moderna Ucraina».

Queste affermazioni pongono Putin in continuità con l’Impero Russo di Pietro il Grande e non, evidentemente, con l’Unione Sovietica. Questo fatto, che non è stato minimamente considerato, dai media e dalla politica occidentale, apre una prospettiva molto pericolosa sulle future pretese espansionistiche del nuovo zar.

Potremmo essere teoricamente disponibili a prendere in considerazione qualsiasi tesi, perché crediamo fermamente con Croce che «sopra il dovere stesso verso la Patria, c’è il dovere verso la verità, che comprende in sé e giustifica l’altro». Probabilmente anche il Kuwait più che un paese poteva essere considerato come parte della storia persiana, ciononostante l’invasione lanciata da Saddam Hussein, venne universalmente considerata un’aggressione illegittima. Purtroppo non esiste alcuna forma di repressione istituzionale per impedire, anche con la forza, l’azione illegale compiuta dalla Russia, ovvero compiuta in passato da qualsiasi altra potenza mondiale. Resta solo l’esecrazione unanime dell’opinione pubblica internazionale, almeno di quella libera. Disquisire in questo momento delle ragioni o dei torti di Putin è un po’ come considerare un’attenuante la minigonna indossata dalla vittima di una violenza.

Putin ha le sue ragioni, come indubbiamente le avrà anche Zelensky, ma oggi il tema non è stabilire la ragione o il torto è, evidentemente, indignarsi e reagire per l’atto di forza. Ancora una volta ricorriamo a Benedetto Croce ne “La Critica”, anno XIV (1916), fasc. II, pag. 158-159:

«Per dire la cosa in breve e in termini popolari, la storia (nonché la logica stessa della vita) mostra che gli stati e gli altri aggruppamenti sociali sono prepetuamente in lotta vitale per la sopravvivenza e la prosperità del tipo migliore; e uno dei casi acuti di questa lotta è ciò che si chiama la Guerra. Quando la Guerra scoppia, (e che essa scoppi o no, è tanto poco morale o immorale quanto un terremoto o altro fenomeno di assestamento tellurico), gli individui dei vari gruppi non hanno altro dovere morale che di schierarsi alla difesa del proprio gruppo, alla difesa della patria, per sottomettere l’avversario, o limitarne la Potenza, o soccombere gloriosamente, gettando il germe di future riscosse. Solo a questo modo egli è giusto; sebbene, a questo modo, giusto sia anche l’avversario; e, per questa via, giusto sarà per un tempo più o meno lungo l’assetto che si formerà dopo la Guerra. Non credo che il sano senso popolare abbia mai concepito in altra guisa le guerre, e solo una falsa ideologia, un sofisma da letteratucci, può tentar di surrogare a questi concetti semplici e severi l’ideologia del torto e della ragione, della Guerra giusta e della Guerra ingiusta. Sofisma che è affatto analogo a quello, tanto schernito, degli economisti scolastici, I quali pretendevano fissare a priori, fuori della concorrenza, fuori del mercato, il justum pretium, il prezzo giusto delle cose, che solo la concorrenza e il mercato determinano. Se fosse possibile stabilire a priori la ragione e il torto, e a priori trovare l’assetto nel quale I popoli debbano di volta in volta collocarsi per adempiere all’opera di civiltà, Roma e Cartagine starebbero ancora a discutere intorno ai rispettivi diritti: anzi I Romani discuterebbero ancora, circa I confine e il reciproco procedure, coi sabini, coi Fidenati e coi Veienti!»

È di queste ore la notizia che coraggiose manifestazioni contro la guerra in Russia sono state represse e gli organizzatori arrestati. Non è più tempo di sofismi e distinguo, oggi è il tempo della condanna netta, bisogna fermare la Russia con ogni mezzo…. Nessuno escluso!

 

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