E se vincesse Elly Schlein?

di riccardo mastrorillo

Elly è giovane e non appartiene a nessuna corrente del Pd, ha lasciato il partito democratico in polemica con Renzi, ma è rimasta nel gruppo Parlamentare Europeo del PSOE testimoniando comunque la sua chiara scelta di cultura politica. Restano ferme tutte le riserve che noi di Critica abbiamo sulle modalità del congresso/casting e dell’assenza di un confronto serio sull’identità del Partito democratico, che, se veramente affondasse le sue radici culturali nei “democratici” italiani, uno fra tutti Francesco Saverio Nitti1, probabilmente ci vedrebbe tra i suoi sostenitori. Ma il termine “democratico” è solo una provinciale allusione ai democratici americani, anche dai quali, però, ci sembra assai lontano.

Gli attacchi scomposti di questi giorni mossi da Maria Elena Boschi a Elly si basano però su due grossi errori di fondo. Il 41% preso dal partito democratico nel 2014 effettivamente fu un voto di fiducia nei confronti di Renzi, ma proprio lui, da segretario del partito, deludendo gran parte dei suoi elettori ha portato il Pd al 15% dimezzando in 4 anni i voti assoluti dati al PD (si può rileggere il non mollare 115 https://criticaliberale.it/2022/10/03/uscito-il-n-115-di-nonmollare-scaricabile-gratis-qui/ dove c’è uno schema sui voti assoluti presi dal pd nella sua storia.) La debolezza di Letta forse è stata proprio nel non rivendicare la necessaria discontinuità con il renzismo, perché vogliamo ricordarlo che nel 2018 mentre si discuteva di quale governo potesse assumere la direzione del paese, fu Renzi, benchè dimessosi da segretario, che in televisione spinse i 5 stelle nelle braccia di Salvini, con quello che ne è conseguito.

Elly non è certo una donna di “potere”, e questo probabilmente è la sua debolezza e la sua forza insieme, con lei alla guida, il Pd potrebbe assumere una chiara connotazione politica, fare chiarezza su quello che è, visto che fino ad oggi i vari leaders, Cuperlo compreso, non hanno voluto che questo accadesse.

Ci fosse un candidato “Azionista”, “Nittiano” non avremmo dubbi, ma il Pd oggi si deve finalmente liberare dei pesi del passato, solo una nuova generazione che per un banale motivo anagrafico non sia stata né comunista né democristiana potrebbe intraprendere la lunga strada per dare una identità al Pd. Che resta un connubio tra le liturgie dell’ex pci e le pratiche degli ex dc, avendo espunto in modo scientifico e scellerato i metodi e i contenuti di quell’altra sinistra, di cui oggi, noi di critica, ci sentiamo gelosi custodi.

Elly Schlein potrebbe essere la traghettatrice verso la chiarezza, purché dismetta i panni della movimentista e faccia tesoro dei principi della democrazia liberale, prendendo le distanze dai furbetti che l’hanno spinta a proporre le primarie “on line”, che sanno tanto troppo di “piattaforma Rousseau” e ben poco di diritto.

1Basti dire che Francesco Saverio Nitti fu il promotore del suffragio universale e fu l’unico liberale convintamente deciso a portare i socialisti al governo prima della deriva fascista.

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