IL DINOSAURO DIXIT

I politologi si stanno rompendo la testa per trovare le più raffinate motivazioni della catastrofe politica del Pd. Di cui si sono accorti solo la domenica del 4 marzo. Eppure ce le hanno avute  sempre davanti agli occhi: il Pd renziano non è stato che idiozia allo stato puro ricoperta da impudica sfacciataggine. Come se il cervello dei cittadini avesse un’intelligenza inferiore a quella del dirigente medio o alto del “Giglio magico”. Cosa quasi impossibile. Al punto che, dopo la legnata storica, la mente del renziano-tipo, già molto intontita, ancora non riesce a dare segni di vita.

La vicenda della nomina dei presidenti delle due Camere ne è un altro segnale inquietante. Issare sull’Aventino la bandiera bianca è stato un grave errore, ma in politica , soprattutto nel Nazareno, di errori se ne fanno tanti, e dato il livello della sua classe dirigente è persino ovvio. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa di più di un semplice errore:  presentare come candidata, appunto di bandiera, il nome della “più peggiore” ministra della pubblica istruzione è pervicace autolesionismo. E proprio nel giorno in cui la Cgil dava i dati sulla scuola italiana: 4 punti di spesa pubblica in meno sulla media Ocse e collocazione al 19 (diciannovesimo) posto in Europa per le risorse dedicate.

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UNA LEZIONE DI STILE

di riccardo mastrorillo

Sabato 24 marzo il Movimento 5 stelle e il centro destra hanno dato una nitida lezione di stile ad un Partito Democratico sempre più arroccato su posizioni incomprensibili. Nonostante le accuse di “inciucio” e altre amenità simili, ultimi strascichi di una pericolosa malattia che infesta il Pd da anni, cioè il non conoscere la storia del paese e lo scimmiottare il populismo dei 5 stelle, quello che è accaduto sabato ha un risvolto positivo per la politica italiana, che solo la miopia permalosa di una parte consistente dei democratici non riesce a cogliere.

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OPINIONS LEADER DA BRIVIDO (ECCO PERCHE’ IL PAESE E’ MARCIO)

di franco pelella

Il politologo Mauro Calise ha dedicato un articolo alla situazione politica che si è determinata dopo le elezioni  proponendo un’alleanza tra Pd e Forza Italia. Ecco quello che ha scritto: “…L’unico modo per ribaltare la situazione di inferiorità in cui si trovano, consisterebbe nell’allearsi. Si, avete letto bene. Un’alleanza elettorale tra democratici e forzitalioti. Prima di mettervi a urlare che sarebbe la autodistruzione di entrambi, seguiamo il ragionamento. Non sto dicendo che si farà davvero. Anche perché, se mai si arrivasse a una simile prospettiva, sarà un vero colpo di teatro. E accadrà solo dopo un lungo stillicidio di tentativi alternativi. Sto solo molto prosaicamente – numericamente se preferite – facendo notare che sarebbe la sola mossa che potrebbe dare scacco matto sia a Di Maio che a Salvini. Quanti collegi al Nord la Lega perderebbe senza l’apporto di Forza Italia? E quanti al Sud ne perderebbero i Cinquestelle se i due avversari sommassero i consensi?…” (Un patto per fermare la crisi; Il Mattino, 15/3/2018).

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L’AVENTINO PORTA JELLA

di antonio caputo

Quel che resta del “giorno giallo verde “(elezione dei presidenti dei due rami del parlamento):grande opacità di “intese”maturate nottetempo tra palazzo Grazioli ,talk show e corridoi . In conclusione Berlusconi ha piazzato al Senato una sua creatura votata anche dai 5 stelle . Chi l’avrebbe detto?

Il Pd col voto inutile a Giachetti e Fedeli ha scelto prima ancora di “opporsi ” ad un governo che non c’e’ l’irrilevanza preaventiniana . Aggettivo che non porta fortuna

LE CATASTROFICHE BATTAGLIE PERSE DI RENZI

di franco pelella

Michele Serra ha ricordato mercoledì scorso, su “La Repubblica”, le date maggiormente simboliche della crisi del Pd e della leadership di Renzi. La prima data è il 23 novembre 2014, quando alle elezioni regionali dell’Emilia Romagna si dimezzò il numero dei votanti arrivando al 37 per cento. La seconda data è il primo giugno 2017, quando Antonio Campo Dall’Orto si dimise da direttore generale della Rai, impallinato dai cacicchi dei partiti (Pd compreso); quelle dimissioni costituirono la fine del sogno di autonomia del servizio pubblico e, quindi, la fine di uno dei cardini del renzismo. La terza data è il 19 giugno 2015, quando Fabrizio barca presentò il rapporto sullo stato del Pd romano. Michele Serra, però, ha dimenticato una quarta data, forse più importante delle altre. Si tratta del 15 novembre 2016, quando Vincenzo De Luca, in vista del referendum sulla riforma costituzionale, radunò presso l’Hotel Ramada di Napoli 300 sindaci campani del Pd. In quell’occasione il Governatore della Campania fece il famoso discorso della “frittura di pesce”. In pratica De Luca invitò i sindaci a portare al voto favorevole alla riforma costituzionale il maggior numero di persone possibile utilizzando qualsiasi mezzo o promessa, compresa una frittura di pesce. In quell’occasione divenne chiaro a tutta l’opinione pubblica nazionale che Renzi, in barba alla promessa di rottamazione, aveva stretto un’alleanza con il rappresentante più retrivo del vecchio notabilato meridionale.

 

TORNATE  A REGOLE SERIE, NON E’ PIÙ TEMPO DI TRUFFE

di enzo marzo

Sarà che sono passatista come Paolo Franchi, ma ho trovato il suo articolo sul “Corriere” tra i più sensati di questi giorni in cui non si smette di straparlare senza badare alla durezza dei numeri usciti dalle urne. Calenda, improvvisatosi di centrosinistra, se ne è uscito con un “basta con l’autoflagellazione”. Quando addirittura prima delle elezioni, e figuriamoci dopo, non si è parlato d’altro che delle maggioranze future, e i risultati sono stati archiviati senza uno straccio di analisi del perché si è scatenato lo tsunami.

Lotti, per dimostrare che è più sciocco di quello scioccherello del suo padrone, se l’è presa con la minoranza senza chiedersi come mai Renzi per anni si è costruito con pervicacia, masochisticamente, sconfitte su sconfitte. Senza che a trattenerlo per la giacca ci fosse qualcuno dei suoi famigli pensoso del proprio futuro. Altro che autoflagellazioni. Manca poco che nella mente vuota dei renziani tra qualche settimana si immagini il voto come il frutto di un destino “cinico e baro” o si pensi davvero a ridursi in una specie di Udc, in un plotone di avventurieri mercenari immerso nella palude centrista. Altrimenti tante dimissioni sarebbero dovute fioccare.

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però, alcuni passi avanti

di enzo marzo

Abbiamo perduto tutti. Il terreno degli sconfitti è pieno di cadaveri. E coloro che hanno vinto presto si accorgeranno che per loro giustamente comincerà una vita durissima. A noi resta la convinzione che non si può gestire la cosa pubblica senza la Politica. La campagna elettorale aveva dimostrato che la Politica aveva già perduto: il campo di battaglia era un deserto avaro di valori, di progetti , di tradizione ideale. E infatti ha vinto chi ha fatto copia/incolla del lepenismo e a destra è stato il solo a presentare una qualche disegno riconoscibile, e chi ha raccolto i regali provenienti per decenni dall’intera classe politica marcia e ostentatrice senza vergogna del proprio marciume. Da una Casta senza valori democratici e deresponsabilizzata dagli “inciuci” e dalle “larghe intese”. Per raccogliere i voti bastava un canestro.

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un “vaffanculo” sesquipedale [di G. Vetritto]

di giovanni vetritto

 

1. La genesi

Alla fine ce l’hanno fatta.

I cosiddetti “ragionevoli”, con la loro irragionevolezza, hanno alla fine del tutto screditato la ragionevolezza, la dialettica parlamentare, il buon senso della stabilità e del confronto tra schieramenti in una qualche, variabile misura interni alla logica della liberaldemocrazia.

Perché quando queste nobili caratteristiche, che rappresentano il minimo sindacale indispensabile per cercare di ricostruire, nel medio periodo, una decente dialettica sostanziale di confronto democratico vero, vengono per decenni distorte a coprire interessi aziendali, personali, partitocratici, massonici, nessuno finisce più per vederci quel valore che nondimeno gli resta.

Quando per decenni il bon ton del parlamentarismo viene usato solo per nascondere affari e affaracci, per blindare l’immobilismo di classi dirigenti bollite e ormai senza seguito, per garantire impunità a ogni scelta illegittima, ma anche legittima e non suffragata da un vero sostegno popolare, l’esito è quel gigantesco “vaffanculo” partorito ieri dalle urne, sia stato esso grillino, leghista, fascista, “poterealpopolista”.

Un “vaffanculo”, va sottolineato, che è riuscito perfino ad arginare quella disaffezione alle urne che pareva ormai irreversibile, e che invece ieri è stata stoppata dalla voglia matta di dare un segnale di ormai totale insofferenza.

Per fare un solo esempio, quello macroscopico delle crisi bancarie, se perfino il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana si dichiara favorevole ad appurare l’unica cosa di interesse del cittadino minimamente avvertito, ovvero chi abbia intascato i denari spariti dai bilanci di tante banche e banchette, e la politica decide che non è il caso, una reazione simile è il minimo sindacale da attendersi; fossimo un popolo un po’ più avvezzo alle barricate in piazza, avremmo potuto assistere a ben di peggio.

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la giornata particolare di due elettori alle prese col rosatellum

di antonio caputo – d’intesa con enzo palumbo – (con una postilla)

Senza consultarci, io e l’amico Enzo Palumbo abbiamo vissuto la stessa esperienza, a Torino ove voto io, quartiere crocetta, e a Messina, città di Enzo .

Una giornata particolare e un gesto di modesta disobbedienza civile condiviso, dalle Alpi al (quasi) Lilibeo!

Attaccati al diritto di voto, il primo e fondamentale diritto politico in democrazia.

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“un attacco al principio di un’onesta informazione”

di gian giacomo migone

Come è noto, i lettori dei giornali non hanno alcun diritto. In materia siamo ancora al medioevo. E i Direttori se ne approfittano, convinti come sono che i lettori debbano pagare il loro giornale e subire in silenzio ciò che viene loro apparecchiato. Nel nostro piccolo abbiamo creato uno strumento per divulgare le smentite e le repliche che i Direttori (nel primo caso addirittura violando l’articolo 8 della legge sulla stampa, e nel secondo le regole dell’educazione e della corretta informazione) non pubblicano. [red.]

Caro Direttore, [Mario Calabresi, “La Repubblica]

come lettore del Suo giornale, sono rimasto negativamente colpito dal titolo di apertura odierno del Suo giornale: “Rimborsi, lo scandalo scuote M5S”. Altri giornali, da “La Stampa” al “Giornale” portano titoli analoghi di prima pagina. Mi è dispiaciuto constatare che “La Repubblica” partecipa, se non è addirittura capofila,  di una campagna mediatica che coinvolge i principali giornali e canali televisivi su questo argomento.

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