sconfiggere il berlusconismo che è in noi

di riccardo mastrorillo

Intervento a nome di Critica liberale al presidio del “Popolo Viola” il 4 gennaio “Il Quirinale non è un bunga bunga”

per vedere il video: https://fb.watch/ao5wuLlbJq/

Critica liberale sin dal 1994 si è sempre spesa per mettere in guardia la società italiana dal pericolo del Berlusconismo, la nostra tradizione che da oltre cinquant’anni ha rappresentato l’altra sinistra

quella che affonda le radici nelle idee tra gli altri di Croce, Einaudi, Gobetti, Salvemini, Pannunzio, Calamandrei, Bobbio, Galante Garrone e Paolo Sylos Labini, ha sempre combattuto non contro la persona di Berlusconi, ma contro l’idea che rappresenta: un’Italia di furbetti e di smemorati, un paese che non riesce a indignarsi nemmeno all’idea che un pregiudicato possa diventare Presidente della Repubblica.

Quasi 10 anni fa, nell’editoriale del numero 200 di critica liberale, scrivevamo:

«Il berlusconismo è stato una stagione troppo lunga e troppo devastante. È stato il frutto marcio della prima Repubblica che ha putrefatto l’intero paese assuefacendolo all’”eccesso di sfrontatezza antidemocratica”. Naturalmente, per noi di “Critica liberale”era fin troppo facile individuare nel berlusconismo l’assoluto contrario di tutto ciò a cui crediamo. Ci siamo impegnati a fondo nella nostra lotta, ci siamo incontrati con un grande maestro civile come Paolo Sylos Labini. Persino antesignani di altri movimenti di società civile, demmo vita a “Opposizione civile”…. Nacque nell’ambiente di “Critica liberale” nel 2001 il famoso Appello di liberali e azionisti – il nostro presidente onorario Bobbio in testa – contro Berlusconi, che vide l‘immediata replica di un contromanifesto di “cerchiobottisti” più o meno liberaloidi, quasi tutti di provenienza di estrema sinistra. Il tutto elegantemente pubblicato su un quotidiano del Cavaliere. Fu quello il punto più basso raggiunto da una parte consistente degli opinion leaders che contano. (E ancora oggi non abbiamo sentito alcun ripensamento critico da parte loro). Per molti anni quegli stessi liberaloidi hanno continuato ad ammannirci la favola bella di un Berlusconi propugnatore di un “liberalismo di massa”, il cui stupendo programma del 1994 avrebbe trasformato l’Italia nella più liberale delle società anglosassoni».

Non credevamo di dover tornare ancora sull’argomento.

Il vero nemico non è Berlusconi, ma il berlusconismo che è in noi: all’inizio di dicembre, quando il Fatto quotidiano avviò una campagna di stampa contro l’ipotesi di eleggere Berlusconi Presidente, molti esponenti di sinistra sono accorsi, inspiegabilmente, in difesa di Berlusconi. Violante, con il suo fare solito. da depositario della verità, ci ha spiegato che tutti i cittadini italiani, compiuti 50 anni, sono elegibili, quindi anche Berlusconi. Nemmeno una riga sull’evidente inopportunità di una cosa del genere, e, sia chiaro, non si tratta di una inopportunità politica, ma di una evidente inopportunità etica.

Solo l’idea di eleggere Presidente della Repubblica una persona pluricondannata, dovrebbe essere considerata irricevibile da chiunque. Passi che la Meloni, lo definisca un patriota, sappiamo bene cosa intende per patria la Meloni, ma il nugolo di esponenti di sinistra che lo hanno difeso in queste settimane, è veramente inaccettabile! Anche se tecnicamente non lo hanno difeso, ma si sono limitati a brutalizzare chi si era permesso di attaccarlo.

E quello che è più grave è l’assoluta mancanza di strategia che emerge dal comportamento di tutta la sinistra, l’idea di affidare la soluzione alla deplorevole costrizione di un Mattarella bis, o peggio di introdurre surrettiziamente, come suggerisce Giorgetti, la Repubblica Presidenziale con un super Draghi insieme Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, ci sembrano due strategie perdenti che produrranno alla 4a votazione l’elezione di un pregiudicato al Quirinale.

Sarebbe stato corretto dire subito un forte No, ma non l’ha detto nessuno! E allora è bene che sia la società civile, la stessa che nel periodo più florido del berlusconismo, ha tenuto alta la bandiera della dignità delle istituzioni, spesso in solitaria, quella che in tutti i momenti più bui, quando la politica vacillava, ha garantito la tenuta civile e democratica del paese.

Per questo siamo qui oggi a riaffermare quale statura etica e morale debba avere un Presidente della Repubblica! 

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