8 ottobre 1922: nasce il pli fascioliberale

di enzo marzo

«Questa opprimente schiavitù che incombe, insieme dall’alto e dal basso, risuscita e ancora di più risusciterà nell’avvenire, tutta la forza dell’opposizione liberale. Il liberalismo, è stato giustamente detto, se rinascerà come partito, non potrà essere che un partito di opposizione. Ma anche fuori di questa ipotetica contingenza politica, c’è materia di lavoro per gl’individui, anche isolati, che hanno della libertà una coscienza viva. Si tratta di educarsi e di educare con una critica vigile e attiva, di riprendere, sotto quella luce, contatto cogli avvenimenti, di mostrare tutto il valore rivoluzionario di questa magica parola “libertà”, quando non è soltanto una parola, ma vita, articolazione di pensiero, novità di spirito nel considerare gli avvenimenti umani. Sento che il mio appello sarà raccolto; da pochi ma dai migliori. Non si tratta di formulare e pietrificare programmi; si tratta di vivere e far vivere lo spirito liberale, non con astratte proclamazioni, ma stretto, aderente alle cose, le più comuni, dell’esperienza più banale. Si tratta di spiegare che vi sono problemi, laddove non si vedrebbero che soluzioni belle e fatte, da accettare passivamente. Si tratta di purificare un poco questa volgare politica, salendo un po’ al di sopra del comune patriottismo, istituzionalismo, ministerialismo e i loro contrari; dimenticando anche i partiti, magari per tornarci con una più approfondita coscienza. Si tratta in una parola di farci un’educazione politica libera e spregiudicata».

Vorrei davvero averle scritte io queste frasi, sarebbero un vero bel programma per affrontare oggi da “forti” la crisi epocale della sinistra e l’avvento dell’estrema destra di ascendenza fascista o, per essere più attuali e precisi, trumpiana, orbaniana e putiniana. Ovvero di quel côté che è direttamente totalitario o fa riferimento a quella democrazia illiberale che si dimostra il peggior nemico delle politiche liberali.

Ma non sono parole mie, sono di Guido de Ruggiero,

grandissimo liberale, storico della filosofia e autore di una ancora ineguagliata Storia del liberalismo europeo. Un liberale vicino a Croce, che ancora nel secondo dopoguerra seppe dare voce e testa a una sinistra liberale dottrinalmente agguerrita. Le scrisse su “Il paese” l’8 ottobre 1922. Guarda caso, proprio quel giorno si riuniva a congresso, guidato da tale Emilio Borzino, un manipolo di fiancheggiatori del fascismo che fondò, non si sa a che titolo, il Partito Liberale Italiano. Evidentemente i manganellatori in “camicia nera” avevano bisogno della compagnia di ridicole “camicie azzurre” (ma in verità quest’ultime propriamente dette avevano un passato persino un po’ più dignitoso dei fascioliberali tout court.) Ovviamente né Giolitti, né Croce, né Einaudi, né Albertini, né Gobetti, né Amendola, né alcuno di qualche nome che professasse l’idea liberale avallarono questa operazione parafascista. Infatti il vero PLI fu poi fondato da Croce ed Einaudi nell’estate del ’43, e sulla sponda del CLN. Lo stesso de Ruggiero parlò più diffusamente di questo congresso, che si tenne a Bologna, sul “Resto del carlino”, schernendolo non poco. Ma oggi, in questo marasma simile al 1922, in cui personaggi improbabilissimi si definiscono liberali e da decenni si segnalano come i più indecenti esempi di illiberalismo, come si dice, “tutto fa brodo” e confusione. Così rinascono i fascioliberali alla Pera e alla Tremonti, al servizio di Meloni. Ovvero consumati trasformisti professionisti, fattisi eleggere ogni volta da un partito diverso, che danno lustro a una vecchia malattia della politica italiana. Dietro la loro ombra ci sono briciole residuali di ormai antiche formazioni politiche o fondazioni che disonorano il nome di Einaudi. L’unico rammarico è che i Post-Millennials (e magari fossero solo quelli) da decenni non hanno traccia di liberalismo se non lo vanno a cercare nelle biblioteche. Certo non ne trovano traccia negli attuali partiti. Figuriamoci che anche la “Scuola di (il)liberalismo” celebra in questi giorni la fondazione di quel PLI parafascista di Borzino. Ma oggi tutto viene utile, perché c’è da fare l’occhietto a Fratelli d’Italia, il nuovo vincitore.

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