di enzo marzo
Ci è venuto dall’America, il v.sceriffo Vance, per rimproverarci dei nostri perduti valori. E per dare il suo appoggio ai neonazisti tedeschi. Oramai il trionfo di Trump ha scagliato gli USA nel passato remoto dei valori civili e politici. E paradossalmente proprio loro ci rinfacciano quella cancel culture che hanno partorito per primi. Così sono precipitati nel caos mentale: sognano Marte e si comportano da bovari violenti, sono trasmigrati dal Federalist a un film western di serie C.
Che pena per quella quasi metà degli americani che ancora sanno apprezzare la differenza tra Luther King e quel bestione tatuato da sciamano con le corna che ha dato l’assalto a Capitol Hill, e subito graziato dallo Sceriffo… Quella “quasi metà” che, se pensa a una figura di sceriffo, immagina un severo Gary Cooper che fa rispettare la legge e non un delinquente comune e golpista che, come primo atto di potere, grazia dei criminali della sua stessa pasta che hanno sulla coscienza vari cadaveri.
Quel che colpisce di più è la velocità con cui si possono cancellare tradizioni storiche, alleanze politiche centenarie, comunanza di civiltà giuridiche. Ecco un esempio, tra i minimi di questi giorni epocali, che sottolinea quanti passi indietro si possono compiere in poche settimane: è stato sottoscritta una Dichiarazione in occasione del primo anniversario dell’assassinio di Aleksej Navalny, avversario politico di Putin. Vi sono le firme di quegli Stati – non ne sono rimasti molti – che, più o meno, testimoniano di valori liberaldemocratici. Si costituisce un cerchio virtuoso che unisce quelli che – aldilà della geografia – definiscono l’Occidente. Con un grosso baratro al centro. Cercate la firma mancante. Ecco il testo:
“Nell’anniversario della morte di Aleksej Navalny, preceduta da anni di persecuzione da parte del Cremlino, esprimiamo nuovamente le nostre condoglianze alla sua famiglia. Ribadiamo che la responsabilità ultima della sua morte ricade sulle autorità russe. Un anno dopo, la tragica condizione dei diritti umani in Russia continua ad aggravarsi. Il Cremlino schiaccia il dissenso pacifico, conserva un clima di paura, emina lo stato di diritto, al solo servizio dei propri interessi. Mentre riflettiamo sulla duratura eredità di Navalny, continuiamo a stare al fianco della società civile e dei difensori dei diritti umani che operano instancabilmente per costruire un futuro migliore per la Russia al prezzo di un enorme rischio personale. Ci sono oltre 800 prigionieri politici in Russia, tra cui molti incarcerati per essersi espressi contro l’invasione illegale
dell’Ucraina da parte del Cremlino e la brutalità mostrata nei con-
fronti del popolo ucraino. I rapporti del Relatore speciale delle Nazioni Unite documentano quanti prigionieri politici vengono torturati, privati di cure mediche adeguate e posti in detenzione psichiatrica forzata. Siamo chiari: le autorità russe devono rispettare i loro obblighi internazionali e rilasciare tutti i prigionieri politici.
Australia, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia,
Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Romania, Svezia, Islanda, Bulgaria e Regno Unito”.