di enzo marzo
SPELLO 29 DICEMBRE 2025
Spettabile avv. Andrea Pruiti Ciarello
Ho ricevuto la sua «diffida, richiesta di rettifica e pubbliche scuse» per l’articolo da me scritto e pubblicato “Giù le mani da Valerio Zanone”, nel quale, secondo il presidente della Fondazione Einaudi di Roma, da lei chiamato Benetto [sic!] vi sono «affermazioni gravemente lesive, con indebita evocazione della Fondazione Luigi Einaudi di Roma». Secondo voi queste offrono un «messaggio univoco: che la Fondazione Luigi Einaudi di Roma sarebbe parte dell’operazione culturale ed organizzativa oggetto dell’invettiva». Purtroppo incorrete in un equivoco: non ho mai scritto che la vostra Fondazione fosse tra gli organizzatori. So ancora leggere le intestazioni sugli inviti. Indicatemi dove ho sostenuto il contrario. Lei sostiene che sull’invito è scritta la ovvia banalità che in quel convegno la responsabilità delle opinioni espresse ricadono sui relatori. Ci mancherebbe altro. La responsabilità degli organizzatori (tra cui evidentemente non c’è la vostra Fondazione) è nella scelta dei temi e dei relatori che partecipano. Quindi considero chiuso il caso perché io mi sono riferito al significato generale del convegno e non mi ha mai interessato accreditare «un ruolo organizzativo» alla vostra Fondazione. So bene che la responsabilità politica cade in testa ai tre enti organizzatori e questo è chiarissimo nel mio testo.
Colgo l’occasione per precisare che il “Comitato Luigi Einaudi 150”, che è tra gli organizzatori, ha compiuto la grave scorrettezza di coinvolgere tutte le associazioni che fanno parte di un comitato “di scopo” nato per celebrare i 150 anni dalla morte di Einaudi, in una iniziativa che non c’entra nulla con il suo “scopo”, senza farli partecipare al suo concepimento, né alla sua organizzazione.
Mi è molto dispiaciuto che sia stato aperto un contenzioso su temi che riguardano la libertà di critica e di opinione. Il suo tono è minaccioso e di un illiberalismo odioso. Arriva persino a scrivere «resta inteso che la rettifica e le scuse non potranno essere accompagnare da note polemiche, commenti svalutativi».
Io e i collaboratori di Critica continueremo a scrivere su qualunque argomento in piena libertà e non accetteremo mai minacce e censure, ma ci atterremo come sempre ai limiti e alle garanzie assicurate finora dalla Costituzione e dalla legislazione sulla stampa. La prego, si legga e faccia leggere al Presidente della Fondazione Einaudi di Roma un aureo libretto della Sansoni in cui sono raccolti alcuni scritti di Luigi Einaudi che anche su questo tema si dimostra grande maestro di libertà. Sono sicuro che, dopo, non avrà più voglia di censure e diffide. Sarei stato lieto di dissipare ogni dubbio sulla non partecipazione della Fondazione nell’organizzazione del convegno. Senza tante storie.
La Fondazione Einaudi di Roma ha attirato la mia attenzione ed è oggetto di alcune critiche non in quanto organizzatrice del convegno ma protagonista di una relazione del mio amico Chiarenza proprio sui rapporti tra Valerio e la Fondazione di cui fu Presidente per decenni. Considero ovvio che si parli di questo impegno e Chiarenza è la persona più adatta. Ci dovrà pur essere qualcuno che ricordi come Valerio sia stato sempre all’opposizione della destra e come la sua presidenza dell’Einaudi di Roma fosse inconciliabile con la politica della Fondazione e dei suoi finanziatori. Purtroppo non potrò essere presente al convegno per motivi di salute, altrimenti avrei potuto arricchire il dibattito raccontando un episodio molto significativo sul tema e sulla figura di Valerio. Una volta andai a parlare con lui nella sua casa di Roma per chiedergli dei consigli su alcuni miei guai lavorativi. Si creò tra di noi una confidenza inedita dopo decenni di conoscenza formale, anche se egli ricordava bene che la nascita della sua corrente all’interno del PLI risaliva alla difesa che egli prese di me in un caso politico che mi coinvolgeva. E così mi raccontò i particolari della sua defenestrazione dalla Presidenza della Fondazione Einaudi di Roma. Mi trasmise tutta la sua amarezza con tale forza che mi incupii anche io. Da allora non ne parlammo più.
I rapporti tra la Fondazione Einaudi di Roma e le forze politiche di destra e di estrema destra sono noti. Quindi sono criticabili da chi non è d’accordo. Se ne è interessata anche la stampa nazionale in qualche occasione. Per esempio, fece un po’ discutere la notizia dell’interessamento di Berlusconi addirittura per una acquisizione della Fondazione. Al punto addirittura che la Fondazione Einaudi di Torino, che noi di Critica scherzosamente chiamiamo “quella vera”, fu costretta a pubblicare a pagamento su “Repubblica” una precisazione per avvertire i lettori di non fare confusione tra le due Fondazioni, che sono assai diverse.
Facevo riferimento appunto a quella storia, che si può leggere persino sul sito della stessa Fondazione Einaudi di Roma. Quindi in qualche modo l’attuale gestione della Fondazione Einaudi, da un lato, racconta lei direttamente il tentativo di scippo, per poi asservire ad Arcore la Fondazione; dall’altra si sente chiamata in causa da chi, ricordando quel tentativo, auspica che se ne parli al convegno. [https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fondazione-einaudi-quando-berlusconi-cerco-di-prenderla/—https://www.2duerighe.com/attualita/68138-rinasce-la-fondazione-einaudi-con-linfluenza-di-berlusconi.html—https://www.repubblica.it/politica/2015/10/31/news/roberto_einaudi_la_svendita_a_berlusconi_e_la_morte_della_fondazione_-126314118/]
La posizione politica della Fondazione romana non è clandestina. Si può leggere sui giornali di destra e di estrema destra. Nulla di scandaloso, abbiamo avuto dei liberaloidi persino come ministri berlusconiani. Sono le aporie e le contraddizioni del liberalismo nostrano. Il liberalismo affascina quasi tutti, quasi tutti amano definirsi liberali, anche perché non sanno di che si tratti.
Quindi niente scuse per quello che NON ho scritto. Né pensato. Invece tanto dibattito sulle politiche pubbliche, senza censure e senza mascheramenti. Essendo liberali o almeno facendo finta di esserlo.