Giù le mani da Valerio Zanone 3

avv. andrea pruiti ciarello  – enzo marzo 

avv. andrea pruiti ciarello

Signor Presidente e Direttore Responsabile
Sig. Enzo Marzo

Oggetto: DIFFIDA E MESSA IN MORA – RETTIFICA E PUBBLICHE SCUSE – RIMOZIONE IMMEDIATA DEL PDF DELLA CORRISPONDENZA LEGALE PUBBLICATA ILLECITAMENTE – RISERVA AZIONI CAUTELARI E DI MERITO.

Nell’interesse e su mandato della Fondazione Luigi Einaudi ETS, in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, avv. Giuseppe Benedetto, espongo quanto segue.

In data 26.12.2025 veniva pubblicato sul Vostro sito l’articolo intitolato “Giù le mani da Valerio Zanone”, recante espressioni oggettivamente idonee a ledere l’immagine, l’identità e la reputazione della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, trascinata in un contesto narrativo che la dipinge quale soggetto coinvolto in una “operazione di mistificazione antistorica” e, soprattutto, in un asserito “scippo” della figura e dell’identità culturale e politica di Valerio Zanone “per poterla asservire ad Arcore”, con ulteriori connotazioni denigratorie e allusive, sino alla chiosa: “L’unica nostra speranza è che il convegno del Senato non si concluda con il saluto romano”1.

Tale inciso conclusivo, per la sua carica allusiva, non ha alcuna funzione informativa né critica, ma opera come insinuazione suggestiva, idonea a generare discredito per associazione, evocando – senza base fattuale – scenari e simbologie fasciste, che in nessun modo possono essere accostate alla Fondazione Luigi Einaudi; esso esorbita dai canoni di pertinenza e continenza che delimitano il lecito esercizio del diritto di critica e si risolve in un’aggressione dell’altrui identità istituzionale.

Con mia precedente diffida (qui da intendersi integralmente richiamata), la Fondazione Luigi Einaudi di Roma ha richiesto rettifica e pubbliche scuse, con riserva di ogni azione. Tale diffida – come di seguito si dirà – è stata da Voi addirittura resa scaricabile2 e pubblicata integralmente online, in originale firmato digitalmente e recante firma grafica.

In data 30.12.2025 il sig. Enzo Marzo ha diffuso un testo di “risposta”, pubblicandolo identico sia come nota indirizzata al sottoscritto sia come articolo sul sito, titolandolo “Giù le mani da Valerio Zanone 2” e sottotitolandolo “SPELLO [sic! – n.d.r.] 29 DICEMBRE 2025”.

Orbene, a prescindere dall’errore ortografico, la pubblicazione della suddetta “risposta” non integra, né equivale, né può surrogare la rettifica richiesta: la rettifica è atto riparatorio che deve incidere sul contenuto lesivo, neutralizzandone la capacità offensiva e ripristinando la verità presso il pubblico, e non può essere elusa mediante un ulteriore articolo “di replica” che mantenga inalterato l’impianto insinuatorio originario e perseveri nella polemica.

Nel merito, la Vostra “risposta” mostra di voler confinare la contestazione a un punto marginale (ossia l’attribuzione alla Fondazione Luigi Einaudi di Roma di un ruolo organizzativo del convegno), quasi che la doglianza si esaurisse nella (pur rilevante) precisazione che la Fondazione non è organizzatrice dell’evento.

Tale impostazione è parziale e fuorviante. Il nucleo della diffida era ed è l’avere Voi:

• innestato il nome della Fondazione in un racconto insinuante circa uno “scippo” della figura di Zanone e dell’identità liberale “per asservirla ad Arcore”;
• associato la Fondazione a un quadro di denigrazione politica e morale, con espressioni e sottintesi idonei a suggerire condotte opache o finalità estranee alla sua missione culturale.

Poiché, tanto nell’articolo originario quanto nella Vostra successiva “risposta”, riaffiorano in forme più o meno esplicite riferimenti al tema dell’“asservimento ad Arcore” e a presunti tentativi di avvicinamento della Fondazione a Silvio Berlusconi, è doverosa una precisazione storica che sgombra il campo dalle suggestioni.

Gli eventuali tentativi di avvicinamento della Fondazione Luigi Einaudi a Silvio Berlusconi, e comunque qualunque dinamica di quel tempo, sono collocabili – per ciò che consta – in un periodo antecedente alla “nuova gestione” avviata dopo l’ingresso nel Consiglio di amministrazione del Presidente Giuseppe Benedetto, di Davide Giacalone e del sottoscritto.

Da quando, nel 2016, è stata avviata la “nuova gestione”, la Fondazione Luigi Einaudi è tornata ad essere, in modo trasparente e riconoscibile, la Casa di tutti i liberali, di destra, di centro e di sinistra, nel più integerrimo spirito einaudiano e in coerente continuità con l’idea del fondatore Giovanni Malagodi.

È dunque doppiamente illegittimo – perché falso nel presupposto e denigratorio nella forma – continuare a evocare “Arcore” quale cifra allusiva di una pretesa eterodirezione politica della Fondazione, laddove la realtà dell’azione culturale svolta dal 2016 in avanti è, per chiunque voglia vedere, esattamente opposta.

A questo punto è inoltre necessario chiarire un equivoco di metodo.

La Fondazione Luigi Einaudi di Roma non persegue – né ha mai perseguito – l’obiettivo di “censurare” l’esposizione del pensiero di chicchessia. Al contrario, essa ha condotto e conduce battaglie culturali in favore della libertà di espressione, nella piena consapevolezza che il pluralismo e la dialettica siano linfa della cultura liberale.

Ciò nondimeno, libertà di espressione non significa licenza di diffamare, né autorizza l’attacco gratuito e insinuante all’identità altrui. L’articolo del 26.12.2025 e il successivo testo del 30.12.2025, per toni, contenuti e modalità allusive, superano ampiamente i limiti della continenza e si risolvono in un illegittimo attacco all’immagine della Fondazione, trascinata in una narrazione politica e morale priva di fondamento e costruita per suggestioni.

La circostanza più grave è ulteriore ed autonoma: nella pagina web del 30.12.20253 avete reso scaricabile il file pdf della mia diffida, in originale, recante firma digitale e firma grafica autografa, diffondendo così al pubblico un documento di corrispondenza legale, oltre a dati personali e segni identificativi suscettibili di abuso.

Tale condotta è radicalmente illegittima e, comunque, eccedente ogni criterio di necessità e proporzionalità: una replica editoriale, ove ritenuta doverosa o utile, avrebbe potuto svolgersi per sintesi o per estratto, previo oscuramento dei dati eccedenti, e non mediante la divulgazione indiscriminata dell’originale sottoscritto.

Tutto ciò premesso, Vi diffido e metto formalmente in mora a provvedere, entro e non oltre 48 ore dal ricevimento della presente, a quanto segue:

a) rimozione immediata dal sito e da ogni canale sotto il Vostro controllo del pdf integrale della mia diffida e di ogni riproduzione/anteprima/immagine della medesima, nonché di ogni link diretto al download, adottando altresì ogni misura ragionevole di deindicizzazione e rimozione delle copie in cache, per quanto nella Vostra disponibilità secondo ordinaria diligenza;
b) pubblicazione, con adeguata evidenza e senza commenti svalutativi, di una formale rettifica che chiarisca inequivocamente l’estraneità della Fondazione Luigi Einaudi di Roma rispetto alle insinuazioni contenute nell’articolo del 26.12.2025, ivi compresa l’idea di uno “scippo” identitario/culturale “per asservire ad Arcore” e l’allusione infamante al “saluto romano”;
c) pubblicazione di un formale testo di pubbliche scuse nei confronti della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, per avere illegittimamente coinvolto l’ente in un contesto denigratorio attraverso espressioni e suggestioni oggettivamente lesive, e per avere inoltre diffuso al pubblico la corrispondenza legale del sottoscritto in originale firmato.

Resta inteso che la “replica” del 30.12.2025 non è idonea a soddisfare le richieste di cui sopra, né sul piano sostanziale né su quello formale/riparatorio.

In difetto di totale e positivo riscontro nel termine assegnato, la Fondazione procederà senza ulteriore avviso in sede giudiziale, anche in via d’urgenza, per ottenere l’inibitoria e la rimozione dei contenuti, la rettifica nelle forme dovute, il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali e ogni ulteriore misura ritenuta opportuna.

La presente vale altresì quale formale intimazione alla conservazione di ogni dato tecnico utile (log di accesso, log di download, timestamp di pubblicazione e modifica, tracciamenti del plugin di download), attesa la prevedibile rilevanza probatoria.

Con riserva di ogni ulteriore deduzione, eccezione e azione.

Distinti saluti.


enzo marzo

Spello, 2 gennaio 2026

Insigne avvocato,
Le rispondo per l’ultima volta. Le sue ossessive e immotivate, richieste di smentita di affermazioni che non ho espresso mai, se continueranno, mi costringerebbero a chiedere le Sue scuse per il danno e il fastidio che mi arrecano.

Mi sono stancato di scriverLe in tutte le lingue che nel mio editorialino, e successivamente, non ho MAI affermato che la Fondazione Einaudi di Roma avesse organizzato il convegno su Zanone del gennaio prossimo. E L’ho invitata a indicarmi dove avrei fatto questo errore. Ma Lei non ha potuto esaudire a questa richiesta. Se vuole proprio che glielo ripeta, glielo ripeto: il mio editorialino non conteneva alcun riferimento alla Fondazione Einaudi di Roma come organizzatrice del Convegno zanoniano, come peraltro è chiaramente indicato dall’invito. Soddisfatto? Io mi rivolgevo agli organizzatori incitandoli a una maggiore chiarezza politica. Quindi anche tutti i miei giudizi su un argomento di una relazione rientrano semplicemente nell’ambito della polemica tutta politica.  E infatti i veri organizzatori non hanno avuto di che lamentarsi. Tra l’altro, è noto che la vita politica dell’ex segretario del PLI fu dedicata, in èra berlusconiana, all’opposizione. Io, avrei pubblicato volentieri un opposto parere degli organizzatori, perché, da liberale, amo il conflitto delle idee, purché si svolga correttamente e su basi fattuali indiscusse.

La Fondazione Einaudi di Roma si è voluta intromettere volendo assumere un ruolo da protagonista che, in questo convegno, non ha. Invece ritengo che il convegno potrebbe recare un utile contributo facendo maggiore luce sul rapporto tra Valerio e la Fondazione. E anche il mio editoriale lo auspicava. Viceversa, la fondazione, per suo tramite, si è arrogata un ruolo che non le compete, da un lato, pretendendo scuse e rettifica per un’affermazione da me mai fatta, dall’altro, addirittura minacciando conseguenze (giudiziarie?) in caso di mio “inadempimento”.  Il tutto con toni minacciosi e intimidatori, che, francamente, sembrano denunziare una concezione ben poco liberale del confronto ideale e politico.

 Lei infine lamenta la pubblicazione sul sito di Critica Liberale del testo integrale della Sua prima lettera. Al proposito Le ricordo che le lettere appartengono tanto al mittente, quanto al destinatario che dunque ha tutto il diritto di diffonderle, omettendo – se del caso – i cc.dd. dati sensibili del mittente. Ma, nel nostro caso, mi chiedo quali sarebbero tali dati. Le Sue generalità e l’indirizzo del suo studio, desumibili dalla carta intestata (oltre che consultabili certamente in rete)? La Sua firma digitale e/o grafica? E per quale ragione? Ciò a tacere del fatto che Lei mi ha trascinato in una (pretestuosa) polemica politica e che io avevo (ed ho) tutto il diritto di risponderLe. Per elementari esigenze di correttezza, completezza e trasparenza, il testo delle Sue infondate recriminazioni e delle Sue intollerabili minacce andava  reso noto nella sua integrità, anche per non correre il rischio di distorcere il Suo pensiero con un mio riassunto, che, tra l’altro, non avrebbe potuto rendere l’esatto, perentorio tono delle Sue parole.

Forse lei se ne è risentito non gradendo che venissero alla luce proposizioni così riconoscibilmente illiberali da parte di un Avvocato di una Fondazione che si fregia di un nome tra i più squisitamente liberali del ‘900.

La saluto distintamente e – spero – definitivamente. Enzo Marzo

 

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