la manomissione delle parole
di riccardo mastrorillo
Nella puntata di Porta a Porta del 12 febbraio scorso Bruno Vespa ha compiuto una scorrettezza non da poco. Come qualche mese fa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha letto alla Camera dei pezzi estrapolati dal Manifesto di Ventotene, per denigrarlo, Vespa ha, con grande risalto, incentrato il confronto tra Nordio e Bachelet su una frase, virgolettata e attribuita a Piero Calamandrei: «Con un corpo di magistrati completamente indipendente che deciderebbe delle nomine e auto eserciterebbe la disciplina, si potrebbero verificare conflitti con il potere legislativo o con quello esecutivo, in quanto la magistratura potrebbe, por esempio, rifiutarsi all’applicazione di una legge o attribuirsi il potere di stabilire criteri generali d’interpretazione delle leggi». …………………………………………………………………………………………………………………………………………………..Questo testo (manomesso) appariva ben in vista durante la trasmissione. Vespa lo ha presentato, sostenendo che si fosse dibattuto assai all’Assemblea costituente sulla autonomia della magistratura, e questo è verissimo, ma leggendo quel brano, ha dato l’evidente sensazione che Calamandrei fosse contrario a concedere l’autonomia alla magistratura.
Peraltro, Calamandrei, nel video, viene presentato come: “Fondatore del Partito d’Azione, perseguitato dalla Repubblica Sociale, Padre Costituente”. Cioè, non perseguitato dal fascismo, ma da una, anonima “repubblica sociale”, non la Repubblica Sociale Italiana, cioè lo stato fantoccio mussoliniano che tante tragedie è costate al popolo italiano. Il dubbio che il testo e l’idea siano stati suggeriti da un qualche solerte nostalgico ci assale con forza.
Il testo è estrapolato dal resoconto SOMMARIO della seconda Commissione della Commissione per la Costituzione del 5 dicembre 1946, in quanto sommario non si può dire siano le esatte parole di Calamandrei, peraltro il contesto di quella discussione era assai diverso: Calamandrei era relatore della discussione sul potere giudiziario, insieme a Giovanni Leone e Gennaro Patricolo, quindi, riportava le premesse su cui si dovesse ragionare. Comunque, il testo ufficiale è leggermente differente:
«Passando quindi ad esaminare quello che, a suo avviso, è il punto più delicato di tutta la materia, e cioè i rapporti fra la magistratura e il Governo, rileva che, con le norme previste, si avrebbe un corpo di magistrati completamente indipendente, il quale deciderebbe delle nomine, provvederebbe alla designazione ai vari uffici, auto eserciterebbe la disciplina e delibererebbe delle spese. Con una magistratura così chiusa e appartata si potrebbero verificare conflitti con il potere legislativo o con quello esecutivo, in quanto la magistratura potrebbe, por esempio, rifiutarsi all’applicazione di una legge o attribuirsi il potere di stabilire criteri generali d’interpretazione delle leggi». Successivamente Calamandrei si è sempre battuto per l’autonomia della Magistratura, contrastando anche la proposta, poi accolta, della presenza nel consiglio Superiore della Magistratura dei così detti componenti laici, cioè nominati dal Parlamento.
Uno stralcio dei suoi interventi (senza manomissioni e tagli) la potrete leggere a breve su un nonmollare straordinario che pubblicheremo nei prossimi giorni, contenente interventi illuminanti di azionisti e liberali.
Ben ha fatto Giovanni Bachelet a ricordare al furbetto Vespa e al reazionario Nordio che alla Costituente erano le sinistre che volevano ricondurre la magistratura sotto il controllo della politica, con, più o meno, le stesse incaute motivazioni dell’attuale destra. Cioè la teoria illiberale della supremazia della politica, in quanto emanazione della volontà popolare.