di riccardo mastrorillo
Ho atteso che i tanti, i troppi coccodrilli opportunisti finissero di pubblicare foto con Guccini o ad affrettarsi a dire che amavano Guccini e le sue indimenticabili canzoni, financo la Presidente del Consiglio…
di riccardo mastrorillo
Ho atteso che i tanti, i troppi coccodrilli opportunisti finissero di pubblicare foto con Guccini o ad affrettarsi a dire che amavano Guccini e le sue indimenticabili canzoni, financo la Presidente del Consiglio…
di andrea bitetto
Dieci anni fa ci lasciava Valerio Zanone, liberale da una vita e per l’intera sua vita. Uomo di cultura, di profonda cultura. Valerio era, al fondo, un uomo di cultura mutuato alla politica. E la cultura, per quanto possano interessare le note biografiche di chi oggi vuol ricordare un proprio maggiore, era il terreno sul quale ci eravamo incontrati. Per poi non lasciarci fino all’ultimo momento.
di antonio caputo
Sono affranto per la morte di Franzo Grande Stevens, a cui sono stato legato per un idem sentire, azionista e liberale, liberale e liberalsocialista, predicato da un comune Maestro, il mite giacobino, Prof. Alessandro Galante Garrone, il partigiano Sandro.
Ho conosciuto Grande Stevens negli anni giovanili della comune professione di avvocato.
Morto a 95 anni , nipote del colonnello inglese Stevens, voce di Radio Londra durante la guerra, nato a Napoli, aveva vissuto l’aria della Resistenza, e da quando aveva aperto il suo studio a Torino era diventato l’avvocato dell’avvocato Agnelli e presidente della Juve, oltre ad aver assistito gruppi industriali come l’Olivetti, la Lavazza e la Ferrero.
Continua la lettura di la scomparsa di Franzo Grande Stevens
di antonio caputo
Stamane, nel 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, è mancato ai vivi nel sonno l’indimenticabile nostro faro, amico e Maestro, l’Avv. Bruno Segre, già partigiano combattente di Giustizia e Libertà.
La FIAP ammaina in segno di lutto le proprie bandiere che fecero capo alle Brigate Matteotti, Mazzini e Giustizia e Libertà, la meglio gioventù della lotta per la libertà, salutando con dolore e infinito affetto il partigiano avvocato Bruno Segre, combattente per la libertà.
Prigioniero dei fascisti repubblichini nelle prigioni torinesi di Via Asti e poi protagonista, sino all’ultimo giorno, di grandi battaglie civili, dal riconoscimento della legittimità dell’obiezione di coscienza al divorzio al fine vita, ingaggiate durante la sua professione di avvocato e, come giornalista, con il foglio laico, da lui fondato, “L’INCONTRO”.
Presidente onorario dell’Associazione del libero pensiero Giordano Bruno, co-fondatore e presidente onorario della Consulta torinese per la laicità delle Istituzioni, Presidente emerito della Socrem. Uomo di intelligenza, facondia, ironia straordinarie, oratore civile e forense travolgente e trascinante.
In prima fila si è battuto a lungo perché la città di Torino istituisse un sito museale di valorizzazione della Resistenza in Via Asti ove fu prigioniero politico quale partigiano ed ebreo dei fascisti della Repubblica sociale. Ci ha onorato e fatto dono per tanti anni della sua amicizia e tante sono state per lustri le iniziative condivise.
Lo ricordiamo sul palco di Piazza Castello a Torino, in tanti 25 aprile arringare la piazza ricordando alla folla plaudente le pagine del riscatto dell’Italia dal disonore e orrore del nazifascismo.
Serberemo sempre il ricordo della sua assidua presenza alle tante iniziative culturali di Istoreto, dell’Anppia e di tutti gli enti del Polo del ‘900 di Torino.
Il tuo lascito di Uomo libero antifascista esistenziale, caro Bruno, rimarrà per sempre come una luce e un esempio.
Ti credevamo immortale, ma sono le tue idee che non moriranno mai. Di intransigente difesa dei principi di laicità, giustizia e libertà. E memoria attiva della lotta di Liberazione.
Grazie Bruno con tanta tristezza.
*Antonio Caputo è il Vicepresidente nazionale FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane
di Giovanni Crema
Nel 1994 eravamo in piena Tangentopoli quando, con un gusto misto a sadismo e spirito di vendetta, si stavano distruggendo i partiti e in primo luogo il PSI, allorquando poco più di un pugno di Socialisti già stavano lavorando per ridare vita ad una organizzazione socialista.
Egregia Giorgia Meloni, lei ha affermato che per il Quirinale ci vuole un “Patriota” e che Berlusconi lo è. La prego, risponda con un Sì o con un No. Tanto per comprendere meglio quale significato lei dà alla parola “patriota”.
Secondo lei, anche Mussolini fu un patriota o no? Anche Dell’Utri e Previti, sodali di Berlusconi? O no?
di riccardo mastrorillo
Il 9 aprile scorso Ernesto Paolozzi, è prematuramente scomparso, per un malore improvviso, a 67 anni. Filosofo liberale, studioso di Benedetto Croce, persona di estrema e raffinata cultura, instancabile animatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, fondato da Croce. Continua la lettura di un pensiero per Ernesto Paolozzi
UNA LETTERA DI ERNESTO ROSSI A UMBERTO TERRACINI
10 gennaio 1944
Caro Umberto1, ti ringrazio di avermi comunicato subito le due buone notizie che mi hanno fatto molto piacere.
Continua la lettura di 100 anni di pci: un partito nazionalista straniero
Gianna Radiconcini si è spenta all’età di 94 anni. Una donna, una giornalista che ha segnato la storia dell’informazione europea: corrispondente della Rai da Bruxelles e da Strasburgo, Gianna seppe raccontare gli sviluppi dell’integrazione, con le prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo, così come altri momenti topici di quelle vicende europee tra Anni Settanta e Ottanta, con passione e competenza. Dietro le quinte della cronista, Gianna ha seguito tutti i più grandi eventi di quella fase, difficile, ma dalla metà degli Anni Ottanta, entusiasmante, della Comunità europea: la firma dei Trattati di Roma nel 1957; le elezioni del Parlamento europeo del 1979 – fu, ad esempio, la prima giornalista ad intervistare Simone Veil dopo la sua elezione il 17 luglio – e la caduta del Muro di Berlino nel 1989.
Ma l’impegno politico e sociale di Gianna non inizia con l’Europa. Ha radici ben più lontane. Ha soli nove anni quando – a seguito di una correzione di una maestra, da lei ritenuta ingiusta, a un suo tema – capisce di voler diventare antifascista. È troppo giovane, probabilmente, per rendersi pienamente conto dei reali rischi che quella scelta comporta, ma non si lascia intimidire. Dopo l’8 Settembre, nella Roma occupata dai nazisti, inizia con i compiti più semplici, come la consegna del cibo ai detenuti politici rinchiusi nel Carcere di Regina Coeli, per poi assumere incarichi via, via sempre più delicati.
Tra i vari avvenimenti che la segnano, ve n’è uno in particolare sempre vivo nella sua memoria e spesso da lei raccontato: il brutale omicidio di Teresa Gullace. Madre, e in attesa di un altro figlio, Teresa è nei pressi della Caserma di Giulio Cesare a Roma per protestare, assieme ad altre donne, contro la reclusione dei propri figli e mariti quando viene colpita a morte da colpi sparati da due giovani SS in motocicletta. Anche Gianna è lì e assiste, impotente, a quella scena.
Ma accanto all’Europa e all’antifascismo, c’è un’altra battaglia condotta da Gianna. Entrata nelle fila del Partito Repubblicano, inizia ad occuparsi di diritti delle donne e, in particolare, di diritto di famiglia. Le sue idee sono talmente innovative da non essere comprese e da causarne un allontanamento dal partito stesso. Eppure, qualche tempo dopo, quelle idee vengono riprese proprio da Oronzo Reale, divenuto ministro della Giustizia, e conducono, seppur lentamente, ad una rivisitazione delle norme del Codice Civile concernenti il diritto di famiglia e delle successioni. Gianna non lo hai mai detto esplicitamente ma, forse, si sarà sentita orgogliosa di aver aperto la strada, con discrezione e senza ricevere i giusti riconoscimenti, alla riforma del diritto di famiglia del 1975.
Tutte queste battaglie – tenute vive fino all’ultimo – sono state raccontate da Gianna nella propria autobiografia, pubblicata nel 2015, Memorie di una militante azionista – Storia della figlia di un onesto cappellaio (2015). Gianna ha inoltre pubblicato più di recente, nel 2019, anche un romanzo in parte autobiografico, Semafori Rossi.
da Professione reporter
di enzo marzo
Più di venti anni fa, nel dicembre 1998. Nel teatro romano Brancaccio, in un raduno di laici tanto folto che così non l’ho mai più visto, si incontrarono coloro che avevano promosso e sottoscritto il “Manifesto laico” di “Critica liberale”. Fuori, intanto, si svolgeva un corteo di studenti venuti da tutt’Italia per protestare contro Luigi Berlinguer, il ministro della Pubblica istruzione più clericale che abbia conosciuto la nostra Repubblica. Alla presidenza sedevano anche Paolo Sylos Labini e Rossana Rossanda. Idealmente era presente pure Indro Montanelli. Non fu difficile riuscire far convivere dei liberali, una comunista e un conservatore. Non era mai avvenuto dai tempi del divorzio. Ma ciò significò che allora resisteva ancora uno straccio di ideali e di valori. Erano tutti personaggi che credevano fermamente nelle loro idee. Anche molto contrastanti tra di loro. Ma più forte d’ogni altro principio rimaneva quello della laicità dello Stato. Oggi proprio il venti settembre, con la scomparsa di Rossana Rossanda, si allarga un vuoto incolmabile.
de “la lepre marzolina”
È trascorso un anno preciso dal giorno del suicidio, ma pare ieri, è come se fosse ancora tra di noi. Ogni giorno non ci fa mancare quelle scempiaggini inconciliabili tra loro che allietarono il suo governo. Accadde inaspettatamente, non si sa, forse per un soprassalto di onnipotenza, forse per un eccesso di mojitos, forse perché ignorava che il numero 343 è maggiore di 263, come gli ha insegnato la Camera un mese dopo, quando era già troppo tardi. L’imbonitore da paese compì l’insano gesto strangolandosi con le sue stesse ultime parole: «voglio i pieni poteri», «voglio i pieni poteri». Adesso si è ridotto a balbettare a vanvera: «chiudere tutto chiudere tutto», «aprire tutto aprire tutto», «mettetevi la mascherina», «toglietevi la mascherina», indosso la maglietta dei fascisti di Casa Pound ma «sono l’erede di Berlinguer»…. , il prossimo passo – temiamo – sarà: «Prima Napoleone».
Ogni paese della penisola ha un poveretto che si aggira per i vicoli e la gente, vedendolo parlare sempre più da solo, scuote la testa: «vi ricordate quanto era bravo a venderci le pentole al mercato…?». Fa davvero pena: prima aveva in tasca la Vittoria, adesso non gli sono rimasti che due Vittorio con cui trascinarsi fino all’osteria dove potersi abbandonare alle solite scurrilità.
la lepre marzolina – domenica 9 agosto 2020
Il paese tutto e il mondo laico, con la scomparsa di Carlo Flamigni, perdono un testimone essenziale, un maestro di vita e un esempio di come una cultura immensa possa, e debba, coniugarsi con un’azione civile esemplare. Fino all’ultimo è stato sul fronte.
Per decenni si è prodigato da ginecologo, da bioetico, per la libertà individuale di scelta. Molte donne probabilmente non conoscono il suo nome, eppure davvero in pochi si sono battuti come lui da sempre per la libertà della donna. Come studioso e come militante di una laicità senza compromessi. Era il padre della fecondazione assistita. Era l’anima delle “Giornate della laicità” di Reggio Emilia.
È assolutamente insostituibile, perché Carlo Flamigni fa parte di una specie di scienziati assai poco numerosa, di coloro che sanno essere “totali” come gli umanisti di una volta, che studiano, lottano, scrivono di tutto non all’interno di una torre d’avorio ma immersi nel flusso della vita e della storia della propria epoca. È troppo poco dire che lo rimpiangiamo. [e.ma.]
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