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I CALCI DI EINAUDI

di enzo marzo

Qualche giorno fa al “Corriere della sera” si sono riuniti in convegno, Direttore in testa, per commemorare i sessanta anni dalla morte di Luigi Einaudi, uno dei più illustri editorialisti della “testata”. Con una bella faccia tosta: peccato che il “Corriere” di oggi screditi il “Corriere” di Albertini e non sia degno dell’Einaudi dell’Heri dicebamus. Quotidianamente. Con violazione continue del codice deontologico e delle norme garantiste dello stesso contratto nazionale di lavoro. Le pubblicità redazionali dilagano su tutte le pagine, prendendo per i fondelli i lettori. Per non citare il suo Editore che non si vergogna di dichiarare pubblicamente in un video di aiutare il Direttore a “chiudere” la fattura del giornale, la sera. Alla faccia dell’indipendenza. Certamente non posso essere accusato di essere laudator temporis acti ma l’attuale degrado è così grave che il “Corriere” dei tempi di Albertini, quando (in un’Italia di 35 milioni di abitanti rispetto ai 60 milioni di oggi) vendeva dieci volte di più e accumulava un’autorevolezza mai più raggiunta, non può apparirci che come un Eldorado di correttezza e di professionalità.

Noi commemoriamo a modo nostro Luigi Einaudi, ricordando due episodi che lo videro protagonista e che dovrebbero essere di ammaestramento per tutti.

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TANTO VA LA GATTA AL LARDO…..

“Angelucci ha tentato di corrompere con 250mila euro l’assessore alla Sanità del Lazio. Che ha rifiutato”. Indagato il re delle cliniche e deputato di Forza Italia

Stanotte la Lepre marzolina, tormentata dalla curiosità,  contro le sue abitudini, all’alba si sveglierà per correre all’apertura delle edicole per leggere come “Libero” di Vittorio Feltri e “Il Tempo” di Bechis e di Storace daranno questa notizia che coinvolge il loro editore. Chissà se mi deluderanno….

“Working at home”: per i giornali una scorciatoia sbagliata

di raffaele fiengo

L’espressione “Docking station” fa venire in mente la sequenza di “The Wall” dei Pink Floyd. Ma ahimè non con il computer che viene collegato. Mi immagino (scherzo) il giornalista turnista che arriva e viene collegato, direttamente lui, con il cavetto o senza.

“Working at home” durante le settimane paurose del Coronavirus è stato l’unico modo per portare in edicola e nelle case (dove eravamo tutti rinchiusi salvo brevi uscite ammesse per cibo, farmaci, giornali e sigarette) l’informazione qualificata,  bene primario. A Milano ho fotografato più volte la fila all’edicola e mi ha scaldato un po’ il cuore.

Pensare però che sia stato scoperto, come una mela caduta da un albero, un nuovo modo di fare i giornali (economico e innovativo) è una insidiosa e sbagliata scorciatoia.

Esiste un principio solido,  collaudato, una costituzione materiale del giornalismo: «L’impostazione del lavoro giornalistico è il frutto di un’opera comune, al quale ogni giornalista è chiamato a partecipare secondo le sue competenze. Il direttore, e chi lo rappresenta, ha una funzione di guida che esercita solidalmente con l’intero corpo redazionale, nel riconoscimento delle rispettive prerogative».

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AVVISATE I DIRETTORI

di enzo marzo

Avvisate Sallusti, il direttore del “Giornale” di Berlusconi, che ieri le mozioni di sfiducia contro il ministro Bonafede sono state bocciate. Lui non se ne è accorto perché ha titolato a nove colonne: “Bonafede dimezzato, grillini azzerati”. La notizia della doppia sconfitta dell’opposizione si è persa nelle nebbie della cattiva coscienza, dell’informazione servile, della consueta presa per i fondelli dei lettori (che però se lo meritano).

Avvisate Belpietro, direttore della “Verità”, che la da lui tanto annunciata e attesa caduta del Governo , ieri, non è avvenuta perché le opposizioni di destra sono state sconfitte. Il caro Salvini ha aggiunto solo un grano al rosario delle sue catastrofiche iniziative. E non pensi , Belpietro, di aver rispettato le regole giornalistiche perché ha dato la notizia su una misera colonnina… Capiamo il “gran dispitto” del Direttore che il giorno prima aveva ordinato al Senato: “Bonafede deve lasciare”. Ma il Senatus si è permesso di non obbedire alla  “Pravda” dell’estrema destra. E’ davvero una “mala bestia”…