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I CALCI DI EINAUDI

di enzo marzo

Qualche giorno fa al “Corriere della sera” si sono riuniti in convegno, Direttore in testa, per commemorare i sessanta anni dalla morte di Luigi Einaudi, uno dei più illustri editorialisti della “testata”. Con una bella faccia tosta: peccato che il “Corriere” di oggi screditi il “Corriere” di Albertini e non sia degno dell’Einaudi dell’Heri dicebamus. Quotidianamente. Con violazione continue del codice deontologico e delle norme garantiste dello stesso contratto nazionale di lavoro. Le pubblicità redazionali dilagano su tutte le pagine, prendendo per i fondelli i lettori. Per non citare il suo Editore che non si vergogna di dichiarare pubblicamente in un video di aiutare il Direttore a “chiudere” la fattura del giornale, la sera. Alla faccia dell’indipendenza. Certamente non posso essere accusato di essere laudator temporis acti ma l’attuale degrado è così grave che il “Corriere” dei tempi di Albertini, quando (in un’Italia di 35 milioni di abitanti rispetto ai 60 milioni di oggi) vendeva dieci volte di più e accumulava un’autorevolezza mai più raggiunta, non può apparirci che come un Eldorado di correttezza e di professionalità.

Noi commemoriamo a modo nostro Luigi Einaudi, ricordando due episodi che lo videro protagonista e che dovrebbero essere di ammaestramento per tutti.

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LA  TENTAZIONE   CHE  TRAVOLGE  I  GIORNALISTI

 
di raffaello morelli
 
Nel presentare il suo ultimo libro “Il campo di battaglia” , il direttore di Repubblica Maurizio Molinari  è uscito dal suo campo. Ha detto “la stabilità italiana è garantita dal tandem Draghi-Mattarella,  in questo momento l’interesse del Paese è confermare Mattarella al Quirinale”.
 
I giornalisti danno le notizie, non  definiscono  l’interesse degli italiani né indicano al Parlamento le scelte. Pronunciarsi a favore di un uomo solo  al comando  o di un tandem, è lo stesso.  Fa prevalere il conformismo dell’esistente a scapito delle procedure democratiche. Peccato che anche un giornalista di punta caschi nella tentazione corrente del farsi pifferaio magico. A costo di calpestare le norme  a garanzia di libertà nelle relazioni pubbliche.

CENTO, MA NO, DUECENTO, FORSE CINQUECENTO O CINQUANTA

Sempre più velocemente la stampa italiana sta sprofondando nella servitude e nell’ignoranza. I giornali sono sempre più fantasiosi e sciatti. A parte le eccezioni. Vi sono certamente giornalisti che ancora osservano la deontologia e i rudimenti del mestiere. Ma sono sempre di meno. Ormai i Direttori sono talmente ansiosi di rimpinzare i loro fogli di pubblicità redazionale, di soffietti per il loro editore e di linee politiche conformiste che non riescono a badare ad altro. La Tv segue a ruota. L’altro giorno su “La7” un esempio di ottimo giornalismo come quello di Formigli in “Piazza pulita” è stato sporcato dalla presentazione in contemporanea di due libri pubblicati dalla casa editrice del Padrone. Ancora due giorni dopo, sempre su “La 7”, “In onda” fa a gara con Formigli  e propaganda un altro libro sempre di casa Solferino. Non riesco a capire perché gli editori  non avvertano che, per avere una piccolo vantaggio di giornata, si mangiano il capitale, ovvero demoliscono l’autorevolezza delle testate e la fiducia dei lettori. Evidentemente sono imprenditori mediocri. I segnali dell’autodistruzione sono sempre più evidenti. Ovviamente i giornalisti, soprattutto i Direttori, si fanno complici masochisti di questa deriva. Se poi aggiungiamo l’indebolimento delle redazioni che, anche al livello più alto, vedi Direttori e capiredattori, si dimostrano di una pochezza e di una impreparazione impressionante, allora sì che il disastro è davvero prossimo venturo. L’esempio di giornata è clamoroso: stesso editore, stesso Direttore editoriale, stessa linea politica, stessa ex autorevolezza, eppure i due quotidiani guida della Concentrazione Gedi, “Repubblica” e “la Stampa”, escono nello stesso giorno in prima pagina con due contraddittori titoli-bufale, che messi a confronto sono impressionanti.

DUE PROPOSTE PER USCIRE DALLA MELMA

di enzo marzo

Due giorni fa ho partecipato a un dibattito  sul diritto alla conoscenza. Due giorni prima era stato approvato a larga maggioranza un documento su questo argomento dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.  Ho dovuto ringraziare il suo autore, il senatore piddino Rampi, perché mi sembra che per la prima volta si sia cercato  di superare la vaghezza delle belle parole e di indicare delle soluzioni concrete. Speriamo che l’iter faccia passi avanti. Ovviamente vi si parla molto dei media. Lo scopo è quello di far promuovere il diritto alla conoscenza  a diritto umano. A me di sinistra liberale indica il sentiero Luigi Einaudi col suo “conoscere per deliberare”, a me europeo indica il sentiero Dante col suo invito a “seguir vertute e conoscenza”. Voi direte , tutto scontato, ma è cosi? O ci stiamo prendendo in giro reciprocamente facendo finta che le nostre democrazie siano davvero tali, facendo finta che i mezzi di comunicazione siano davvero liberi? Mi pare che siamo tornati all’ipocrisia dello statuto albertino che nel suo testo preparatorio affermava che “la stampa è libera ma sottomessa a leggi repressive”. Non sorridete. Noi potremmo dire: la stampa è libera ma sottomessa a regole che nessuno fa rispettare, al crollo della professionalità, alla pubblicità occulta, al terribile conformismo della concentrazione editoriale, alla precarietà che rende schiavi, alla ignoranza che è l’esatto opposto della conoscenza.

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3. FINE CORSA. SONO STUFO DEL “CORRIERE MARCHETTARO” (con una postilla)

di enzo marzo

Basta. La finisco qui. Mi dispiace per i lettori, che mostrano d’essersi molto appassionati, ma non posso perdere la giornata a leggere il “Corriere della sera” trasformato in un catalogo aziendale occulto e truffaldino. Intanto ormai è noto e dimostrato. Anzi possiamo farne un gioco: chi trova più “marchette” avrà il premio di “lettore-tradito doc”. Non è difficile, è come pescare in una tonnara. In alternativa preferisco leggere un giornale vero. Anche se non è facile trovarlo.

La corvée di oggi ha dato le solite amarezze. Abbiamo in cronaca un’intera pagina dedicata ai Missoni e un marchettone a un marchio di biciclette elettriche e auto giapponesi. Il Giro d’Italia sta fruttando molto al Corsera. Se, per esempio, una cospicua massa di lettori si pone la domanda: “come faranno gli arbitri del Giro a seguire la gara”?, eccoli serviti: si servono di ben trenta moto. E giù su un altro marchio giapponese una bella marchetta pubblicitaria di mezza pagina. Per il dopo gara occorre andare, poi, al tale ristorante xxx e farsi la sua “chianina in crosta di olive nere”, “ma si possono anche comprare prestigiosi arredi per la casa come i tessuti firmati Bxxxxxx” Parola della giornalista  Lorenza Cerbini. Tralasciamo tutto il resto, come per esempio, la notizia vecchia di due mesi, sparata su nove colonne, dell’apertura al pubblico del Mausoleo di Augusto. La velina dell’ufficio stampa della Tim è firmata dalla giornalista Alessia Cruciani.

Ma non c‘è solo questo sul “Corriere: tra un articolo redazionale firmato, ma pubblicitario, e un altro, non ci crederete ma vi sono anche articoli veri. Oggi hanno sottratto alle marchette truffa persino una pagina per dedicarla alla scaramuccia tra Israele e palestinesi.

Sorpresa finale. Il “Corriere” riprende ad organizzare viaggi in proprio. Che bello! Si ritorna ai bei tempi della magnifica peripezia Pechino-Parigi di Luigi Barzini senior? Ma no. Si tratta di avventurarsi fino a Capri e a Pompei “a partire da 1.740 euro a persona in camera doppia. Per avere altre informazioni e per prenotare, potete chiamare il numero 02.xxxxxxxx (attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18, sabato dalle 9 alle 13). Accompagna i lettori viaggiatori la giornalista Roberta Scorranese”. Mi devo proprio aggiornare, stupidamente ero convinto che nel Contratto giornalistico non ci fosse anche il compito di rimboccare le coperte ai lettori.

20-5-21. Vengo meno alla mia promessa di ieri. Avevo giurato che non avrei più scritto sulle marchette del corsera, ma oggi credo che sia stato battuto il record mondiale delle marchette: oggi una giornalista ripete la stessa marchetta di ieri facendo pubblicità allo stesso ristorante due giorni di seguito, con tanto di ricetta ripetuta e tanto di seconda intervista alla stessa proprietaria. Unica differenza è che la giornalista sigla invece di firmare, anche perché affianco firma un’altra marchetta a cinque colonne per una ditta di fitness . La campionessa del mondo è lorenza cerbini.

 

 

IL “CORRIERE DELLE MARCHETTE” CONTINUA

di enzo marzo

Oggi 18 maggio, per “Corriere della sera, è il momento degli amari. Anche per consolare il povero lettore truffato, che all’edicolante ha versato il suo obolo per comprare un po’ di pubblicità occulta.

Pagina 23, di “spalla” , intervista con tanto di foto al produttore di vino che sta per lanciare, attraverso pubblicità redazione  (chissà come ricompenserà il giornale o l’autore della marchetta) un suo Amaro di lusso.  E speriamo che il suo Amaro non sia adulterato come la sua pubblicità.

Attraverso una lunga e approfondita inchiesta l’autore , tale L.F., (sospettiamo un caporedattore  enologo) è riuscito a scoprire non solo il prezzo di una bottiglia, ma persino dove si può comprare o consumare. Ed essendo un coscienzioso  giornalista non cela la sua scoperta agli ansiosi lettori.

Alcuni anni fa, quando volevano vendere il mitico palazzo di via Solferino, i “vecchi” (anche ex direttori) e i giovani del “Corriere” protestarono vivacemente. In nome della storia e della tradizione del loro giornale. Ora che il Corsera è svenduto quotidianamente come bollettino pubblicitario in barba d’ogni regola deontologica, invece, silenzio tombale. Non ci vuole molto per affossare l’autorevolezza di un quotidiano fondato nel 1876. Basta un editore che svende per pochi spiccioli il patrimonio di autorevolezza, basta un direttore prono, basta una redazione avvilita. Ovviamente l’Ordine dei giornalisti come al solito tace e acconsente.

IL “CORRIERE” DELLE MARCHETTE

di e.ma.

Riporto da Oreste Pivetta: «Leggo il “Corriere” del 15 maggio e a pagina 11 mi imbatto in un bel riquadro di pubblicità, le tre ragazze di [un marchio di biancheria intima] (le stesse che si fanno ammirare in decine di manifesti sparsi qui e là). Pubblicità. Perfetto. Continuo a sfogliare e a pagina 35 mi imbatto in una bella foto con due delle tre ragazze del manifesto, negli stessi eleganti indumenti. Mi attira il titolo: Il ritorno del cotone/ L’intimo che si usa/ anche come crop top. Che cosa sarà  mai. Leggo l’articolo, una colonna: Il cotone è una fibra rassicurante… e ha a che fare con una nuova consapevolezza della femminilità... . Boh… Chi lo dice ? Lo dice Giorgia Fuini, responsabile dell’ufficio stile corsetteria e abbigliamento di… indovinate… [lo stesso marchio della pubblicità]. Cerco qualcosa che spieghi che si tratta di una pubblicità redazionale, un bollino rosso o un bollino blu o una sigla che sintetizzi il concetto. Niente. Ricontrollo. Niente. Ma qui,  mi chiedo, non c’è di mezzo una questione di deontologia professionale?  Non è questione che riguarderebbe l’Ordine dei giornalisti ?  Chi fa i giornali ? La redazione, il direttore oppure un capo dell’area commerciale?».

Intanto sappiamo chi ha firmato la “marchetta”, …

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PROFESSIONALITA’ CAIRO: LO SCOOP DEL CORRIERE DELLA SERA

Continuano le prove di eccellenza giornalistica del Corriere della sera. Non passa giorno che la redazione sotto la guida di Fontana non sia costretta a dare il meglio di sé. E i frutti non mancano. I  giornali concorrenti sono stracciati dalle inchieste davvero approfondite che non guardano in faccia a nessuno. Davvero un bell’esempio del giornale che fu di Albertini. [e.ma.]

PROFESSIONALITA’ CAIRO (CONTINUA)

Una vera maestra di giornalismo Lilli Gruber se, per l’esordio in Tv di Davide Casaleggio – alla vigilia del seminario di Casaleggio a Ivrea – invita a co-intervistarlo il sociologo De Masi (collaboratore di Casaleggio) e il giornalista Nuzzi (marito di Valentina Fontana, amministratore unico dell’agenzia Visberbi, organizzatrice dell’evento di Ivrea)…

[GRAZIE A BEPPE LOPEZ]

PROFESSIONALITA’ GEDI 2 (CONTINUA)

Diciamoci la verità, se, un giornale, lo leggono sempre meno i lettori, possono leggerselo i redattori mal pagati? Un Gruppo così trend, così dominante, così “di regime”, com’è la Gedi, si è posto con decisione alla guida del degrado del giornalismo italiano. Non passa giorno che non si riscontrino errori marchiani che rispondono tutti a una stessa causa: nessuno si legge quello che viene propinato al lettore. Ma allora perché il lettore deve pagare per prodotti così trascurati da chi li produce? Così accade che il redattore dell'”Espresso” sbatte in pagina la rubrica di Bernardo Valli *, e non avendola neppure letta non si accorge che contiene un’indicazione destinata proprio a lui e non al lettore. Ovviamente i Caporedattori centrali non si possono leggere un pezzo su Colorni, ma chi è ‘sta Colorni?, il vice Direttore si sta facendo un bel sonno, il Direttore sta in tv e non può perdere tempo con il suo settimanale….

  • Bernardo Valli è un vero monumento del giornalismo italiano, un maestro che ha abbandonato dopo decenni Repubblica 3.0 perché conserva una grande dignità al contrario di tanti fatui opinionisti ZTL dallo stomaco foderato di pelo che “c’hanno famiglia”.

PROFESSIONALITA’ GEDI

1. Oggi il Fondatore, prima pagina di Repubblica, scrive che il Cavour “fece il trasferimento da Torino a Firenze della nostra capitale”.  Peccato che Cavour sia morto nel 1861  e la capitale fu trasferita a Firenze nel 1865.  E già basterebbe. Ma uno si potrebbe chiedere, per salvare il Fondatore, se Cavour non avesse programmato il trasferimento a Firenze. Assolutamente no. Infatti, Cavour, prossimo alla fine dei suoi giorni, dichiarò che Roma dovesse essere la capitale italiana (1961). Firenze invece saltò fuori, tra altre ipotesi che escludevano Roma, in conseguenza di un accordo con i francesi (1864)  che difendevano il papa dai perfidi italici.  Ci furono anche dei moti di protesta a Torino, con 20 morti. Per loro era o Roma o Torino.
2. : “Repubblica” ha sbagliato completamente impaginazone, saltando pagina sinistra/pagina destra, nella seconda parte del quotidiano.