di alessandro giacomini
L’eversione di Sanremo è un attacco del Vaticano alla Repubblica italiana.
Dal 28 dicembre 2025, ogni sera alle 20:00, la diocesi di Sanremo aggredisce lo Stato italiano, una campana risuonerà in pieno centro cittadino contro l’aborto, secondo quanto riportato dalla diocesi di Sanremo, l’istallazione della campana nasce “dal desiderio di dare voce a chi non ha potuto avere voce, custodendo nel cuore della chiesa il ricordo dei bambini non nati a causa dell’aborto “
La “campana dei bimbi non nati”, voluta dal vescovo Antonio Suetta, è una sentenza di condanna che risuona nel suolo pubblico contro la Legge 194, ma non illudiamoci, questa non è l’iniziativa isolata di un vescovo di provincia è la punta di diamante di un’offensiva reazionaria che vede nella Chiesa Cattolica Italiana e nelle gerarchie del Vaticano i registi occulti di una strategia volta a demolire la laicità del nostro Paese.
È tempo che la magistratura intervenga con un atto clamoroso, il sequestro preventivo della campana, perché quell’oggetto non è un simbolo sacro, è un corpo del reato, è lo strumento di una molestia acustica assistita che viola la privacy emotiva delle donne e la pace pubblica.
Se un cittadino privato installasse un altoparlante per gridare contro le scelte altrui, non verrebbe forse arrestato?
Ma allora perché la Chiesa cattolica gode di questa zona franca di impunità sonora?
È ora che lo stato si riprenda la piazza, sigilli immediati a quel bronzo e fine della gogna.
Se la Chiesa Cattolica vuole davvero parlare di “coscienza”, il Vaticano deve avere il coraggio della trasparenza, perché le campane di Sanremo, di Roma e di ogni diocesi non suonano ogni ora per ricordare le migliaia di bambini abusati dai vostri sacerdoti?
Dov’è il rintocco per le vittime della pedofilia clericale che la vostra istituzione ha sistematicamente ignorato, coperto o trasferito per decenni?
Finché non sentiremo le campane vaticane suonare per chiedere perdono per i crimini contro i vivi, i rintocchi di Sanremo per i “non nati” rimarranno la manifestazione più oscena dell’ipocrisia clericale.
La Chiesa cattolica non ha alcuna autorità morale per giudicare le donne italiane finché non aprirà i propri archivi sui predatori in talare.
C’è forse qualcosa di peggio in questo assalto alla democrazia, eccome, il silenzio di Giorgia Meloni è il più grave degli avalli, la Presidente che usa il suo essere “donna e madre” come un marchio commerciale, sta permettendo che le donne italiane vengano umiliate da un potere straniero e teocratico.
Il suo tacere non è diplomazia, è complicità ideologica, la Presidente Meloni sta svendendo la sovranità della Legge 194 per compiacere le alte sfere del Vaticano, trasformando l’Italia in un laboratorio di restaurazione medievale, un Governo che non difende le proprie cittadine dall’ingerenza sonora e morale di una diocesi è un Governo che ha smesso di essere garante della libertà.
Il corpo delle donne non è territorio di conquista del clero, se la Chiesa cattolica vuole suonare le campane, le suoni per espiare i propri peccati.
Fino ad allora, quel suono è solo il rumore di una prepotenza che lo Stato ha l’obbligo di mettere sotto sequestro, non è più tempo di petizioni o di sdegno social è il tempo dell’azione coercitiva.
Lo Stato italiano deve entrare in quella torre campanaria e porre i sigilli, se la legge non ha la forza di sequestrare uno strumento di tortura psicologica che agisce ininterrottamente contro la libertà delle donne, allora lo Stato ha abdicato.
Se non avete il coraggio di fermare quella campana, allora smettete di chiamare l’Italia una democrazia laica e ammettete che siamo una colonia del Vaticano e alla Presidente Giorgia Meloni, che tace mentre il corpo delle donne viene messo alla gogna dal clero, diciamo, la storia non ricorderà il suo slogan “Io sono Giorgia”, ma il suo silenzio complice mentre la Repubblica veniva umiliata da un rintocco medievale.
Se non fermate questo scempio, quel bronzo non suonerà solo per i “non nati”, ma suonerà a morto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per la sovranità di questa nazione.