IL MINISTRO, IL DISPREZZO E LA TOGA

di angelo perrone

“Non gli stringerei la mano, lo disprezzo”. Sono parole che pesano come macigni, soprattutto se a pronunciarle è il ministro della Giustizia nei confronti del Procuratore generale della Repubblica di Napoli.

La caduta dello stile istituzionale

C’è un limite che non dovrebbe mai essere superato: quello del rispetto per le funzioni dello Stato. Quando un Guardasigilli attacca personalmente un magistrato, non colpisce solo l’uomo, ma incrina la fiducia dei cittadini nell’intero sistema.

Perché si è arrivati a questo livello di scontro? Come può un cittadino aver fiducia in un tribunale se il primo responsabile della Giustizia dichiara di disprezzare chi quella giustizia la esercita ogni giorno?

Il sospetto è che la delegittimazione umana sia il preludio alla manomissione istituzionale.

Il nesso con la Riforma: delegittimare per controllare 

Questo episodio si inserisce perfettamente nel puzzle di un disegno. Per far passare una riforma che vuole “mettere le mani” sulla giustizia, occorre prima togliere prestigio a chi la giustizia la amministra.

  • Se i magistrati vengono dipinti come soggetti da “disprezzare” o come burocrati asserviti alle correnti, allora la riforma che ne limita l’indipendenza sembrerà, agli occhi del cittadino esasperato, una punizione meritata.
  • Ma la verità è che, calpestando la dignità delle cariche, si calpesta l’argine che protegge i cittadini dai soprusi del potere.

MATERIALI

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/09/nordio-policastro-magistratura-scontro-notizie/8285132/

 

 

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