
di enzo marzo
Qualche giorno fa al “Corriere della sera” si sono riuniti in convegno, Direttore in testa, per commemorare i sessanta anni dalla morte di Luigi Einaudi, uno dei più illustri editorialisti della “testata”. Con una bella faccia tosta: peccato che il “Corriere” di oggi screditi il “Corriere” di Albertini e non sia degno dell’Einaudi dell’Heri dicebamus. Quotidianamente. Con violazione continue del codice deontologico e delle norme garantiste dello stesso contratto nazionale di lavoro. Le pubblicità redazionali dilagano su tutte le pagine, prendendo per i fondelli i lettori. Per non citare il suo Editore che non si vergogna di dichiarare pubblicamente in un video di aiutare il Direttore a “chiudere” la fattura del giornale, la sera. Alla faccia dell’indipendenza. Certamente non posso essere accusato di essere laudator temporis acti ma l’attuale degrado è così grave che il “Corriere” dei tempi di Albertini, quando (in un’Italia di 35 milioni di abitanti rispetto ai 60 milioni di oggi) vendeva dieci volte di più e accumulava un’autorevolezza mai più raggiunta, non può apparirci che come un Eldorado di correttezza e di professionalità.
Noi commemoriamo a modo nostro Luigi Einaudi, ricordando due episodi che lo videro protagonista e che dovrebbero essere di ammaestramento per tutti.




I no-green pass di Novara che paragonano se stessi alle vittime della Shoah sono idioti irredimibili. Padre, se ci sei, perdona loro perché non sanno quel che dicono. Io non sono il padre e non li perdono. Idioti!
