Archivi categoria: cosmopolis

LA STORIA LO ASSOLVERÀ

di giorgio benigni

L’amministrazione Biden sta per concludere il suo breve ciclo. Ci si può cominciare a interrogare su quale sia la sua eredità. È evidente che qualora i democratici restassero ancora alla guida degli USA questa legacy sarebbe sovrabbondante, ma già ora è opportuno chiarire alcuni punti di merito che la vulgata trumpiana dello sleepy joe, e quella europea del Presidente rimbambito, evidentemente ma altrettanto immeritatamente disconoscono.
Sull’economia americana i numeri parlano di una crescita che altri paesi occidentali e l’Europa nel suo complesso si sogna. Ma qui il punto non è tanto la politica interna quanto il ruolo internazionale degli Stati Uniti. Davvero l’America di Biden è meno forte, rispettata, temuta nel mondo rispetto a quella dei suoi predecessori?

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cinque ipotesi per la pace in ucraina

di pier virgilio dastoli
Volodymir Zelensky torna a Kiev dal suo viaggio a Roma, Berlino, Parigi e Londra con molte buone promesse ma con pochi passi in avanti non solo rispetto allo stato del conflitto militare che, al di là della propaganda da una parte e dall’altra, è di fatto congelato da mesi ma soprattutto rispetto alle prospettive di una interruzione di quella che fu definita da Vladimir Putin come una “operazione militare” e ancor di più al ritiro delle truppe russe e del Gruppo Wagner dai territori illegittimamente occupati dalla Federazione Russa dopo il 24 febbraio 2022 che coprono un quinto del paese ed una linea del fronte di 1500 km dalle regioni orientali di Luhans’k e Donetsk a Zaporizhzhya e Kherson a sud.

Nonostante il progressivo aumento degli aiuti militari a Kiev di decine di paesi nel mondo a cui si unisce l’addestramento dell’esercito e dell’aviazione nell’uso di armi di difesa e di attacco avviato da USA e Regno Unito già prima dell’attacco russo, le forze armate dell’Ucraina non sono in grado – contrariamente a quel che è stato da più parti dichiarato – di “vincere la guerra” e di costringere così la Russia ad una resa incondizionata. Continua la lettura di cinque ipotesi per la pace in ucraina

LA STORIA E IL PACIFISMO

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MASSACRI, RESISTENZA, LOGICA

di paolo flores d’arcais

Lettera aperta a Tomaso Montanari e ai suoi compagni pacifisti

Caro Tomaso, provo a occuparmi del tuo articolo su Il Fatto di venerdì 11 marzo, che il redattore ha titolato, con perfetta aderenza al contenuto, “Il militarismo da divano farà strage di ucraini”.
Per cominciare: “guerrafondai” o “pacifisti”, siamo naturalmente tutti “da divano”, visto che possiamo scrivere dalle nostre case senza che le bombe a grappolo di Putin ci costringano negli scantinati o nelle tombe. Dal mio divano, perciò, al tuo, vorrei evidenziare alcune contraddizioni logiche palesate dal tuo testo.
Definisci quella di Putin una “aggressione scellerata”. Giusto. Il nostro punto di partenza è comune, perciò. C’è un aggressore e c’è un aggredito, un carnefice e una vittima (designata). L’aggressione di Putin è anche per te scellerata, immagino, visto che getta missili su scuole e ospedali per bambini, spara sulle famiglie in fuga nei “corridoi umanitari” firmati un’ora prima, e ne concede di nuovi, che conducono però in Russia: corridoi di deportazione, cioè, questa è la sua idea di “umanitario”.
A questa guerra di massacro, il popolo ucraino, stretto attorno al suo presidente democraticamente eletto (col 73% dei voti), ha deciso di opporre la più strenua resistenza. La vittima designata rifiuta di porgere la gola, sceglie di combattere.

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La lezione di Montanari contro quella di Mission

di pierfranco pellizzetti

Il professor Montanari insiste e raddoppia.

Nelle sue ultime comparsate televisive sembrava aver incassato le dure repliche della realtà e – quindi – dava vaghi segni di aver iniziato a tenere a freno il suo perfettismo cattolico applicato alla tragedia ucraina. La protervia ammantata da ansia di martirio priva di rischi effettivi.

Falsa impressione, perché oggi sul “Fatto Quotidiano” ritorna alle posizioni di partenza. Ossia la predicazione di un pacifismo unilaterale come forma superiore di realismo, promossa dalla superiorità morale dello spirito credente. Per cui “il pacifista da tinello” se la prende con “i guerrafondai da divano” che pretenderebbero di far continuare la carneficina”, per cui «arrivati a questo punto, l’unica posizione morale per noi occidentali è la più forte pressione possibile per un cessate il fuoco immediato, per un tavolo della pace dove Ucraina e Russia trovino un accordo. Un accordo che sarebbe comunque meglio della continuazione di questa carneficina senza senso». Scelta morale o non piuttosto la pretesa di sovrapporre alla realtà il proprio dottrinarismo, come viatico sicuro per il paradiso del politicamente corretto. Anche perché la condizione primaria per arrivare all’annunciato accordo è che entrambi i contendenti manifestino la benché minima intenzione di arrivare a tale accordo. Condizione inesistente se la parte putiniana dichiara di infischiarsene della realtà nel palleggiamento derisorio di due tesi: “in questo momento non ci sono invasioni in atto” (linea Ladrov), “l’Ucraina non esiste e deve tornare a far parte della Russia” (linea Putin).

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Germania 2021 Socialdemocratici, Verdi e Liberali verso una coalizione di governo

di Ninni Radicini

Con l’approvazione degli organi preposti, tra il 15 e il 18 ottobre, SPD, Verdi ed FDP hanno ratificato l’accordo raggiunto in sede di colloqui esplorativi e il conseguente avvio di un negoziato per formazione di una coalizione di governo dopo le elezioni Federali del 26 settembre.

 

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I pericoli militari del tramonto dell’egemonia americana

di  gian giacomo migone 

È necessaria una strategia indipendente di una Europa sempre più unita. I crolli sistemici determinano un vuoto di potere che viene riempito da iniziative e scontri. C’è un non detto che riguarda il ruolo degli Stati Uniti dopo il ritiro dall’Afghanistan e le tragiche conseguenze che ne derivano, tuttora in corso. Soprattutto in Italia, dove non bastano i silenzi di Draghi e i balbettii di Di Maio e dei grandi media che ora si fingono post atlantici.

Quanto sta avvenendo in quel lontano paese ha reso visibile ed ineludibile una tendenza in atto da anni, che ha avuto inizio da quella sconfitta subita in Vietnam, dalla conclusione per tanti aspetti simile a quella che si sta dipanando a Kabul: il declino del potere relativo degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo.

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Amazzonia, attacco mortale ad ambiente e indios: l’ecocidio della foresta e il genocidio dei suoi popoli iniziato 500 anni fa

di angelo bonelli

pubblicato il 27 giugno 2021 su https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/27/amazzonia-attacco-mortale-ad-ambiente-e-indios-lecocidio-della-foresta-e-il-genocidio-dei-suoi-popoli-iniziato-500-anni-fa/6243149/

L’attacco mortale finale alla Foresta Amazzonica si chiama “PL 490”, projecto Lej 490, che cancellerà l’Amazzonia, terminando il Continua la lettura di Amazzonia, attacco mortale ad ambiente e indios: l’ecocidio della foresta e il genocidio dei suoi popoli iniziato 500 anni fa

UN PO’ DI CHIAREZZA SU ISRAELE E PALESTINA

di riccardo mastrorillo

Lo stato di Palestina non è mai esistito, fu deliberato dall’ONU insieme alla deliberazione di costituire lo Stato di Israele, ma non venne proclamato rinviandone la costituzione a dopo l’annientamento dello stato di Israele, nessuna organizzazione Palestinese, a parte Al Fatah, ha mai rinunciato a questa posizione. 

 Israele ormai da oltre 50 anni occupa in seguito a varie guerre, mai da lei iniziate, gran parte dei territori che erano stati assegnati al costituendo stato di Palestina, perdurando uno stato di guerra di fatto, forse nel legittimo diritto degli occupanti. Poiché nessuno è in grado di garantire che da quei territori, da cui Israele dovrebbe ritirarsi, non partano ulteriori attacchi.  Non essendovi peraltro una controparte istituzionale con cui trattare una pace (a meno di non considerare l’ipotesi grottesca di fare la pace con organizzazioni che hanno come scopo dichiarato e mai smentito la distruzione dello stato di Israele).  

Lo sgombero di alcuni palestinesi che occupano abitazioni nel quartiere EST di Gerusalemme è stata stabilita dalla Giustizia, in tutti i gradi di giudizio. La proprietà di quegli immobili appartiene a organizzazioni israeliane, le famiglie occupanti non pagano l’affitto, si tratta di una sentenza dolorosa ma nel pieno rispetto del diritto. Quand’anche fosse, ipoteticamente, un sopruso, non potrebbe assolutamente giustificare il lancio di razzi contro il territorio di Israele.  

Sappiamo bene che tutto ciò ha costituito un alibi per Israele per fare politiche discriminatorie, ma possiamo comprenderne le ragioni seppur non condividendone gli strumenti. I Palestinesi sono “apolidi”, quindi di fatto e di diritto discriminati a prescindere. 

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Un governo per la politica europea. Il paradosso italiano.

di gian giacomo migone  

Se i partiti politici – senza eccezioni, da Leu alla Lega – non fossero così impegnati a rilasciare cambiali in bianco al presidente del consiglio incaricato, ignorando le regole più elementari di una costituzione parlamentare, formulerebbero richieste pubbliche corrispondenti ai propri orientamenti, per poi subordinare il proprio voto di fiducia a riscontri verificabili nel programma e nella composizione del governo.

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RASSEGNA STAMPA ESTERA: “il suo nome è ormai quasi sinonimo di slealtà”

🇫🇷 Le Figaro: “Rifiuta di assumersi la responsabilità della crisi”.
🇺🇸 New York Times: “Aveva il potere di distruggere e non ha resistito”.
🇩🇪 Der Spiegel: “Mette a rischio la storica opportunità di riformare il Paese” […] “Disperato, il più impopolare lotta contro il premier più popolare” […] “Più il suo partito affonda, più lui lotta per avere attenzione” […] “Perché il fan di Machiavelli rompe la coalizione rischiando di andare all’opposizione e portare al potere il populista di destra Matteo Salvini?“.
🇬🇧 Financial Times: “nessuno capisce le motivazioni dell’ex premier, che Renzi abbia messo sottosopra Roma nel tentativo di rafforzare il potere di interdizione del suo piccolo partito e la sua stessa immagine personale” […] “la crisi italiana “minaccia di ostacolare il Recovery plan di Bruxelles”.
🇬🇧 The Guardian: “La manovra largamente impopolare di Renzi arriva nel momento peggiore possibile per l’Italia e lascia gli osservatori perplessi riguardo alle motivazioni”.
🇬🇧 Reuters: “Renzi completa la trasformazione da riformatore a distruttore e il suo nome è ormai quasi sinonimo di slealtà e spietate manovre politiche”.
🇪🇸 El Pais: “L’Italia deve ora trovare la formula per un probabile terzo governo di questa legislatura nel mezzo di una pandemia, proprio quando si decide il destino di quasi 230 miliardi di euro che arriveranno dall’Unione Europea per uscire dalla crisi e il Paese deve presiedere il G-20“. 

L’eutanasia della democrazia, tragedia o farsa?

di riccardo mastrorillo

Le sconvolgenti immagini di subumani, travestiti e armati, come se partecipassero alla peggiore farsa di una subcultura indefinibile e indecente, che violentano il Parlamento, ha sconvolto tutto il mondo. Come in un appassionato confronto tra due concezioni del nichilismo, che non mi stanco mai di rileggere, Jüngher ed Heidegger in Über die Linie; la domanda esiziale è comprendere se non abbiamo ancora toccato il fondo o se, dopo l’epilogo del 7 gennaio, possiamo auspicare una rafforzamento della democrazia e dei suoi principi. Continua la lettura di L’eutanasia della democrazia, tragedia o farsa?