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PUTIN, FERMA LA TUA GUERRA

Spetta a noi determinare il futuro delle prossime generazioni di russi e ucraini, incontriamoci. La lettera di Zelensky

di Volodymyr Zelensky

Pubblichiamo la lettera del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky indirizzata al presidente russo Vladimir Putin.

Quando sei salito al potere in Russia più di 26 anni fa, molte persone in Ucraina ti vedevano positivamente. Era così. Ma questo appartiene ormai al passato. Oggi la stragrande maggioranza degli ucraini guarda con favore al fatto che i nostri droni a lungo raggio abbiano fatto visita all’inaugurazione del tuo forum a San Pietroburgo, coprendo una distanza di oltre 1000 km. Come sai bene quella distanza non è il limite delle nostre capacità.
In 26 anni al potere, hai stravolto completamente l’agenda delle relazioni tra Ucraina e Russia. Da discussioni su commercio e questioni civili, i nostri paesi sono passati a parlare quasi esclusivamente di attacchi e perdite. Hai trascorso quasi metà dei tuoi 26 anni di potere in Russia a fare guerra all’Ucraina. Qualunque cosa tu possa dire sulla Nato, sulla geopolitica o sulla lingua russa, questa guerra è una tua scelta personale – una guerra senza una vera ragione. Così la ricorderà la storia. Quegli anni avrebbero potuto essere molto diversi. Continua la lettura di PUTIN, FERMA LA TUA GUERRA

Ben Gvir e i suoi compari

di valerio pocar

Il comportamento del ministro israeliano Ben Gvir nei confronti dei pacifici attivisti della Flotilla, sequestrati da navi militari israeliane in acque internazionali, ha provocato raccapriccio ed esecrazione in giro per il mondo (tranne che nelle parole della seconda carica del nostro Paese, che l’aveva preventivamente minimizzato, irridendo le future vittime).

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DA GAZA AL CASO FLOTILLA: L’ ITALIA E L’ EUROPA SOSTENGANO LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE DI FRONTE ALLE LINEE ROSSE DELLA DIGNITÀ UMANA

di maurizio delli santi *

Tra diritto umanitario violato, radicalizzazione e nuove fratture nel conflitto mediorientale, si impone per l’Italia e l’ Europa una risposta giuridica e politica non più rinviabile, che riaffermi i principi del diritto e della giustizia internazionale.

Sulla vicenda del caso Flotilla occorre essere chiari e sgomberare il campo dagli equivoci. Ci può essere che nell’ambito di quell’area di protesta si siano evidenziati elementi dell’antagonismo globale, i cui atteggiamenti provocatori praticati per altre cause possono essere ritenuti discutibili. Tuttavia nel caso in esame occorre riconoscere la prevalente partecipazione di organizzazioni neutrali e di giovani realmente sostenitori dei diritti civili e delle finalità umanitarie per sensibilizzare l’opinione pubblica e portare soccorso alle indicibili sofferenze della popolazione civile di Gaza. Beninteso, nessuno può dimenticare il massacro del 7 ottobre 2023 compiuto dai terroristi di Hamas, con oltre 1.200 vittime israeliane e decine di ostaggi trascinati in una spirale di violenza che ha segnato una ferita profonda nella coscienza collettiva. E tuttavia il ricordo di quella barbarie non può essere disgiunto dal dramma senza fine delle 73mila morti e delle  devastazioni inflitte alla popolazione civile palestinese dalle operazioni israeliane condotte in violazione del diritto internazionale dei conflitti armati. Continua la lettura di DA GAZA AL CASO FLOTILLA: L’ ITALIA E L’ EUROPA SOSTENGANO LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE DI FRONTE ALLE LINEE ROSSE DELLA DIGNITÀ UMANA

SOLO L’ORDINE INTERNAZIONALE “LIBERALE” PUÒ SALVARE L’UMANITÀ

di maurizio delli santi *

Il caos che si sta scatenando con la nuova guerra del Golfo – con il rischio concreto di una ancora più pericolosa escalation – è la risposta a quanti fosse balenata, anche solo lontanamente, l’idea che la pace finalmente sarebbe arrivata con il nuovo ordine imperiale imposto da Donald Trump, e dal suo impresentabile “Board of Peace” di affaristi. Ciò che ora deve essere valutato responsabilmente riguarda le scelte da compiersi in questo salto radicale di prospettiva: dalla diplomazia si è passati a uno scenario di guerra senza prospettive strategiche, e con la sola certezza di aver compromesso la sicurezza globale. Il tema centrale è dunque la progressiva erosione delle regole che governano le relazioni internazionali, e questo avviene dopo la guerra di aggressione condotta dalla Federazione russa contro l’Ucraina, ora anche da parte degli Stati Uniti, che pure in passato avevano promosso libertà e democrazia dopo i genocidi e le guerre del nazismo e del fascismo, e nel 1945 la Carta delle Nazioni Unite. Continua la lettura di SOLO L’ORDINE INTERNAZIONALE “LIBERALE” PUÒ SALVARE L’UMANITÀ

Il discorso del Premier canadese Mark Carney a Davos 22 gennaio 2026

di mark carney

“È un piacere – e un dovere – essere con voi in questo punto di svolta per il Canada e per il mondo.

Oggi parlerò della rottura nell’ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell’inizio di una realtà brutale in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta a vincoli concreti. Continua la lettura di Il discorso del Premier canadese Mark Carney a Davos 22 gennaio 2026

Le minacce degli Stati Uniti alla Groenlandia provano, ancora una volta, quanto l’Europa necessiti di un sistema di difesa autonomo

gioventù federalista europea

Dopo il colpo di mano militare compiuto in Venezuela, l’amministrazione Trump prosegue la sua azione contro un ordine internazionale multilaterale fondato sul diritto, annunciando il ritiro degli USA da 66 organizzazioni internazionali, di cui 31 parte del sistema ONU.    

Inoltre, Trump ha dichiarato che le mire espansionistiche statunitensi si rivolgeranno anche alla Groenlandia, in piena coerenza con questa volontà di liquidare il diritto internazionale e imporre la legge della forza. Continua la lettura di Le minacce degli Stati Uniti alla Groenlandia provano, ancora una volta, quanto l’Europa necessiti di un sistema di difesa autonomo

In Venezuela, ancora una volta, fallisce l’ordine internazionale

gioventù federalista europea

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, gli Stati Uniti hanno condotto una serie di bombardamenti sul suolo venezuelano. Nel pomeriggio di oggi Donald Trump ha dichiarato che il Presidente Nicolás Maduro è stato catturato ed è ora prigioniero su una nave da guerra statunitense. L’illegittimità del regime di Maduro, il suo carattere autoritario e le violazioni dei diritti umani, non possono in alcun modo giustificare il gravissimo atto compiuto dagli Stati Uniti, ulteriore conferma della crisi dell’ordine internazionale. Continua la lettura di In Venezuela, ancora una volta, fallisce l’ordine internazionale

La Russia aggredirà i Paesi NATO?

di roberto fieschi

Negli ultimi anni frequenti sono state le valutazioni su se e quando la Russia attaccherebbe i paesi NATO. Qualche esempio.
Il commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius ha lanciato l’allarme dichiarando che la Russia stia preparando un attacco all’Europa “nei prossimi 3-4 anni”.
La Russia potrebbe “sferrare un attacco contro la Nato entro la fine del decennio”, ha dichiarato il presidente del Servizio federale di intelligence (Bnd) tedesco Bruno Kahl: “il conflitto militare diretto con la NATO sta diventando un’opzione per la Russia”.
Secondo il ministro degli Esteri polacco “Siamo di fronte al più alto rischio di guerra in Europa degli ultimi 30 anni”.
Secondo il generale Richard Shirreff, ex vice comandante supremo alleato in Europa per la NATO, il pericolo che si verifichi a breve la terza guerra mondiale non è affatto remoto. Tutto comincerebbe con un cyberattacco russo contro Vilnius, capitale della Lituania.
L’ex presidente Joseph P. Biden nel dibattito presidenziale del giugno 2024 ha affermato che se la Russia avesse vinto in Ucraina, Putin “si sarebbe spostato in Polonia e in altri paesi”. Continua la lettura di La Russia aggredirà i Paesi NATO?

La forma del potere

di angelo perrone

Il racconto di un incontro tra due leader non è solo cronaca di un evento politico. La forma diventa messaggio simbolico. Nel caso del vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin ad Anchorage in Alaska (15 agosto 2025), la forma ha prevalso sulla sostanza, rivelando dinamiche di potere e deferenza.

L’incontro è stato segnato da un’attitudine di palese riverenza da parte di Trump. La scorta d’onore dei caccia, il sorriso complice, il tappeto rosso, e la stretta di mano che è sembrata più un gesto di ossequio che di parità, hanno inviato un segnale chiaro. Mentre per il mondo intero Putin era l’immagine di un dittatore, il persecutore di oppositori e il mandante di aggressioni a civili, l’approccio di Trump ha offerto un’interpretazione diametralmente opposta.

Ogni gesto, ogni espressione di deferenza è servita a mascherare la realtà di un leader autocratico, trasformando il persecutore in un pari, o addirittura in una figura di rispetto. L’incontro, nelle sue modalità, ha proiettato un’immagine di intesa e legittimazione, mettendo in secondo piano la sostanza dei fatti e le gravi violazioni che hanno caratterizzato la politica di Putin. La forma, in questo caso, non è stata un semplice dettaglio, ma il cuore del messaggio simbolico.

dai village people al ministro giuli: ballando con le stelle

di francesca palazzi arduini*

La danza sulle note di YMCA allo Starlight Ball del riciclato presidente USA non è stato certo il solo particolare clownesco delle cerimonie presidenziali, ma ha ricordato la consolidata tradizione dei politici di destra nel saccheggiare la musica leggera per cercare di abbellire le proprie manifestazioni pubbliche.
Cultura “popular”, s’intende, e difficilmente usabile, perché il testo del brano cantato dai Village People allude alla possibilità di trovare ragazzi con cui passare la notte nei locali della Young Men’s Christian Association. «They have everything for you men to enjoy.You can hang out with all the boys…», …l’inno ironico della comunità gay Americana viene ripreso per un balletto dal Presidente new-deporter, ma allora il ministro Giuli ha ragione? La destra ha urgente necessità di una sua più calzante egemonia culturale?
In apparenza sì, e gli episodi da nido del cuculo simili a quello trumpiano sono numerosi in Italia, dall’uso di De Gregori (Generale) per salutare sul palco Vannacci, al monito di Vasco Rossi, sempre alla Lega, quando nel 2026 usò la sua C’è chi dice no…ma occorre andare più a fondo.
Certo, non si può intonare in stile country come a Washington America the beautiful per le convention tricolori, o usare la musica trap che inneggia alle pasticche Rolls (e chiama troie le groupies)…ma quel che argomenta Giuli nel suo Gramsci è vivo (160 sudate pagine per Rizzoli) non è solo l’ artificio voodoo di un pensiero scippato e messo fuori contesto (Gramsci pensava ai socialisti e non certo ai ministri in gilet di vellutino). Continua la lettura di dai village people al ministro giuli: ballando con le stelle

l’estrema destra italiana e israele

di Luciano Belli Paci

La presa di distanza dall’antisemitismo risale ad Almirante, che pure era stato segretario di redazione de “La Difesa della Razza” e poi esponente della RSI. Il MSI, che era nato antiamericano e filoarabo, si era convertito nel corso dei decenni in partito filoccidentale e ammiratore di Israele. Ed aveva inaugurato con astuzia un’operazione politica che si è perfezionata solo molti anni dopo, con le formazioni post-missine: quella di enucleare il capitolo antiebraico dalla complessiva storia del fascismo, in modo tale da esibire una sempre più veemente condanna di quel crimine estremo, guadagnarsi titoli di presentabilità e al tempo stesso disseminare il messaggio subliminale secondo il quale il resto del fascismo – se non fosse stato per quel cancro, peraltro di importazione – non sarebbe stato poi così male.

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IL DISCORSO DELLA NONNA E DELLA SUOCERA

Il blocco etico sociale democratico secondo Barack Obama

di giorgio benigni

 

Con quella certa spocchia da dotti dell’Aeropago, in Europa e in Italia si è spesso guardato alle convention per le presidenziali degli Stati Uniti d’America come a passerelle mediatiche buone per le pagine di costume ma con l’idea che la politica fosse altrove.

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