In Venezuela, ancora una volta, fallisce l’ordine internazionale

gioventù federalista europea

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, gli Stati Uniti hanno condotto una serie di bombardamenti sul suolo venezuelano. Nel pomeriggio di oggi Donald Trump ha dichiarato che il Presidente Nicolás Maduro è stato catturato ed è ora prigioniero su una nave da guerra statunitense. L’illegittimità del regime di Maduro, il suo carattere autoritario e le violazioni dei diritti umani, non possono in alcun modo giustificare il gravissimo atto compiuto dagli Stati Uniti, ulteriore conferma della crisi dell’ordine internazionale.

L’atteggiamento dell’amministrazione Trump è, ancora una volta, esemplare nel senso peggiore del termine: nessun rispetto del diritto internazionale, nessun riferimento al multilateralismo, nessuna legittimazione attraverso le Nazioni Unite, a cui si aggiunge la decisione dello stesso Presidente di procedere senza un’approvazione del Congresso. Un’azione militare unilaterale condotta contro uno Stato sovrano, in un’area del mondo che Washington non ha mai smesso di considerare il proprio cortile di casa: è la riaffermazione brutale della dottrina della forza, della logica imperiale, del primato dell’interesse nazionale sul diritto. Lo stesso Trump ha dichiarato che questo atto deve servire da monito nei confronti di tutti, lasciando intendere che operazioni di questo genere potrebbero non fermarsi qui. 

La difesa dei diritti umani non può trasformarsi in pretesto per demolire l’ordine giuridico internazionale: farlo significa svuotare quei diritti di ogni credibilità e ridurli a strumento di potenza. La risoluzione delle controversie attraverso la forza è inaccettabile perché costituisce un’aggressione al principio cardine della convivenza tra gli Stati. Per di più, questa operazione non offre nessuna garanzia della transizione del Venezuela a un regime democratico, anzi, rischia di gettare il Paese nel caos.

L’Unione europea ha preso parola per voce dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas: una voce ancora una volta debole, priva di reale capacità di incidere a causa della frammentazione. L’UE commenta, condanna, invita alla moderazione, ma non agisce. Non media. Non pesa. Non può tenere in piedi un ordine internazionale fondato sul diritto. Tutto questo perché bloccata da una politica estera basata su meccanismi intergovernativi.

Lo scenario globale che si sta delineando è quello di una nuova anarchia internazionale, in cui le grandi potenze agiscono senza freni, i trattati vengono ignorati e le Istituzioni multilaterali svuotate. È in corso un tentativo, sempre più esplicito, da parte di USA, Russia, Cina, di sostituire un ordine fondato sulle regole con un ordine fondato sulla coercizione. Un mondo in cui chi è più forte decide e chi è più debole subisce.

In questo mondo, l’Europa rischia l’irrilevanza, condannata a subire decisioni prese altrove, e ciò è inaccettabile. L’Unione europea è nata anche per garantire un ordine internazionale, incentrato sulla pace e sui diritti, nel quale non vi sia spazio per alcun tipo di imperialismo. Questo nuovo campanello d’allarme deve essere raccolto dai Paesi europei, perché assumano la volontà politica di dotarsi di una reale sovranità condivisa e di una politica estera unica, in modo da costituire un contraltare alla logica di potenza che domina sempre più lo scacchiere internazionale.

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