Le minacce degli Stati Uniti alla Groenlandia provano, ancora una volta, quanto l’Europa necessiti di un sistema di difesa autonomo

gioventù federalista europea

Dopo il colpo di mano militare compiuto in Venezuela, l’amministrazione Trump prosegue la sua azione contro un ordine internazionale multilaterale fondato sul diritto, annunciando il ritiro degli USA da 66 organizzazioni internazionali, di cui 31 parte del sistema ONU.    

Inoltre, Trump ha dichiarato che le mire espansionistiche statunitensi si rivolgeranno anche alla Groenlandia, in piena coerenza con questa volontà di liquidare il diritto internazionale e imporre la legge della forza.
La Groenlandia è un territorio dotato di un’ampia autonomia, ma è parte integrante del Regno di Danimarca e mantiene un rapporto privilegiato con l’Unione europea su due fronti: è un Paese e territorio d’oltremare, associato all’UE, e i suoi cittadini, i groenlandesi, in quanto danesi, godono pienamente della cittadinanza europea. Qualsiasi pressione, coercizione o tentativo di modificarne questo status è da considerarsi un’aggressione contro la sovranità di uno Stato membro dell’UE e quindi all’Unione nel suo complesso. 

Al di là di un più o meno probabile attacco ad un territorio europeo, le mire statunitensi sulla Groenlandia costituiscono un episodio rivelatore e un banco di prova decisivo per la credibilità politica e la capacità di azione dell’Unione europea.

Le minacce contro la Groenlandia mettono in luce una debolezza strutturale dell’attuale assetto dell’Unione europea: l’incapacità di agire come soggetto politico unitario, persino in caso di aggressione. Sebbene l’articolo 42, paragrafo 7, del Trattato sull’Unione europea (TUE) preveda un obbligo di assistenza reciproca in caso di aggressione armata, nella pratica tale impegno resta politicamente fragile perché all’interno di un sistema intergovernativo fondato sull’unanimità, quindi la solidarietà europea in materia di politica estera e di difesa rimane opzionale e inaffidabile.

Soprattutto, però, quanto sta accadendo dovrebbe spingere i Paesi europei a una presa di coscienza definitiva sull’atteggiamento degli Stati Uniti: il fatto che la minaccia sia mossa dal principale pilastro della NATO nei confronti di un altro Stato membro dimostra che all’Alleanza Atlantica ormai non possa più essere appaltata la capacità europea di proiezione esterna e di difesa. L’Europa ha sempre più bisogno di promuovere un’autonomia strategica dal suo alleato tradizionale e quindi anche di creare un sistema di difesa sempre meno vincolato al rapporto atlantico.

Qualche giorno fa alcuni Paesi europei hanno sottoscritto un documento congiunto in cui affermano che spetta unicamente alla Danimarca e alla Groenlandia decidere sulle questioni che riguardano l’isola. Per quanto importante, è chiaro che non bastano più dichiarazioni simboliche. È oggi necessario un chiaro impegno politico dell’Unione europea a difesa della Danimarca e della Groenlandia, innanzitutto mediante il rafforzamento della credibilità dell’articolo 42.7 TUE, ad esempio attraverso una dichiarazione preventiva che renda automatico l’intervento europeo in caso di aggressione, e poi anche mettendo a disposizione una forza multinazionale qualora la Danimarca lo richiedesse. I Paesi europei devono chiarire che la sicurezza del territorio europeo è una responsabilità comune.

Occorre inoltre che l’Unione europea intensifichi i rapporti con la Groenlandia su più fronti, nell’ottica di una futura piena integrazione dell’isola nel quadro giuridico e politico dell’Ue, che potrà essere decisa in via definitiva solo dal popolo groenlandese.

Più in generale, la situazione in Groenlandia è un’occasione per l’Europa di dare una prova di maturità. È il momento di compiere passi in avanti concreti verso una politica estera unica e un sistema di difesa comune e autonomo: se l’Europa non si dota al più presto di Istituzioni federali realmente efficaci, è destinata a diventare colonia delle grandi potenze e incapace di decidere sul proprio futuro. Cosa dobbiamo ancora aspettare, come europee ed europei, per comprendere che è il momento di agire?

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