di angelo perrone
C’è un filo sottile che unisce la Fontana di Trevi alle distese ghiacciate del Nord. Se nel 1961 il Cavalier Antonio Trevi vendeva il monumento romano al turista Decio Cavallo, oggi la satira ci suggerisce che il metodo non è passato di moda, è solo diventato “globale”.
L’immagine di Totò che vende la Groenlandia a Trump è il “ciak” su un preoccupante rovesciamento del diritto. Quando la geopolitica trasforma sovranità e territori in merce, la legge smette di essere un argine e diventa una semplice comparsa. Il Principe della risata ci insegna che c’è sempre un “proprietario” pronto a vendere l’invendibile.
Il rischio è che il “metodo Totò” diventi un modello globale: un sistema dove la norma è un ostacolo da aggirare non più una regola da rispettare.
Nella commedia, la truffa è un’arte dell’ingegno che svela l’ingenuità della vittima. Nella realtà internazionale, l’idea che tutto sia acquistabile — territori, sovranità, istituzioni — trasforma il mondo in un mercato.
È un riflesso che interroga anche il dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia italiana: il pericolo è che, alterando gli equilibri tra i poteri, si mini la certezza del diritto e quel principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge che solo un’autonomia strutturale può garantire.
La regola rischia di diventare flessibile o soggetta a equilibri politici.
Il Principe De Curtis, intanto, sembra ricordarci che il mondo è di chi se lo prende… o almeno di chi sa venderti la ricevuta d’acquisto originale.
(Vignetta tratta da Critica liberale)
Postilla
👉 Memoria cinematografica: Questa satira è sequel ideale della celebre vendita della Fontana di Trevi. Se ve la siete persa, recuperate qui il commento alla truffa come opera d’arte.
https://angeloperrone.blogspot.com/2025/11/toto-truffa-fontana-trevi-arte.html