di angelo perrone
Il petrolio sopra la legge: l’imperialismo predatorio di Trump
L’operazione delle forze speciali americane in Venezuela, culminata con la cattura di Nicolás Maduro, non è una semplice operazione contro il narcotraffico. È un atto di forza che interroga le nostre coscienze: cosa rimane della giustizia quando le regole vengono calpestate? Maduro, dittatore responsabile di gravi soprusi, non merita simpatie democratiche. Ma quando Donald Trump ammette senza giri di parole che l’obiettivo è il controllo delle risorse petrolifere venezuelane, l’intervento perde ogni veste di legalità e si rivela per ciò che è: un sequestro di persona mascherato da giustizia.
L’uso della forza contro uno Stato sovrano, al di fuori di un contesto di legittima difesa, viola le norme fondamentali del diritto internazionale. Ancora più grave è il ritorno a un imperialismo disinvolto, che ignora le convenzioni ONU e l’immunità dei capi di Stato. Le regole non sono un optional: sono l’unico argine contro l’arbitrio. Senza di esse, la giustizia diventa una facciata, e la forza bruta si spaccia per legalità.
Le regole non sono un ostacolo, ma la nostra salvezza
Il rispetto delle procedure non è burocrazia fine a sé stessa. Nel diritto internazionale come in quello interno, le norme esistono per garantire che la giustizia non sia il risultato di un capriccio, ma il frutto di un processo equo, trasparente e condiviso. Senza il rispetto delle convenzioni sul narcotraffico o dell’immunità dei capi di Stato, l’azione americana non è un arresto legittimo, ma un abuso di potere.
Il diritto esiste proprio per impedire che la forza prevalga sulla ragione. Le procedure non sono un freno all’efficienza, ma la garanzia che il processo sia giusto e imparziale. Quando vengono ignorate, non resta nemmeno la legge del più forte: prevalgono solo gli impulsi di chi detiene un potere troppo grande e troppo pericoloso.
La megalomania al potere: quando gli interessi personali sovrastano la legalità
Dietro questa vicenda si nasconde una verità scomoda: l’azione di Trump non nasce da un ideale democratico, ma da ambizione e megalomania. Usare l’esercito più potente del mondo per fini personali e predatori — come il controllo delle risorse energetiche altrui — non è giustizia. È arbitrio.
E questo ci porta a una domanda fondamentale: quando il potere si svincola dalle regole, cosa resta? Non la legge del più forte, ma il caos. Non la sicurezza, ma la paura. Non la democrazia, ma la dittatura.
Dall’America all’Italia: la lezione delle regole
Questa deriva non è solo un problema internazionale. È una lezione che dobbiamo applicare anche a casa nostra, soprattutto di fronte alle riforme costituzionali italiane.
Il paradosso è sempre lo stesso: la tentazione di piegare le regole per ottenere risultati rapidi o di parte. La storia insegna che, quando la politica cerca di limitare l’autonomia del diritto — che sia attraverso la separazione delle carriere dei magistrati o l’introduzione di controlli esterni come l’Alta Corte — a risentirne non sono solo i promotori, ma la sicurezza di ogni cittadino.
Modificare l’assetto della nostra magistratura significa indebolire l’unico argine che impedisce alla politica di trasformare la giustizia in uno strumento di parte. Se si accetta l’idea che la volontà politica contingente valga più delle garanzie procedurali, si apre la strada a un futuro in cui il diritto non è più un limite, ma un accessorio del potere.
Difendere la Costituzione, difendere la giustizia
Difendere il nostro modello costituzionale significa riconoscere che il rispetto della legge è un’esigenza imprescindibile. L’indipendenza dei magistrati e la rigidità delle regole non sono un privilegio, ma una protezione per la società intera.
Senza i vincoli del diritto, non resta nulla: solo l’arbitrio. E la storia ci insegna che è un prezzo che l’umanità non può più permettersi di pagare.
✒️ Postilla
La riflessione su come il potere tenti di svincolarsi dalle regole non si ferma alla cronaca internazionale. Per l’analisi dei rischi della riforma della giustizia italiana leggi l’intervento su Critica Liberale:
- L’inganno della riforma “liberale”: quando la legge diventa un accessorio del potere In questo articolo esamino come la retorica della semplificazione nasconda lo smantellamento dei presidi di legalità, trasformando il diritto da limite invalicabile a mero strumento del potere.