di Pietro Polito
Nei giorni 22 e 23 marzo 2026 saremo chiamati a dire SI o No, ad approvare o respingere una legge costituzionale che interviene sull’assetto della magistratura. Il quesito è il seguente: “Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”.
Dirò No per i seguenti motivi.
Va bene cambiare la Costituzione, ma senza alterarne la natura liberal-democratica e soprattutto senza alterare l’equilibrio dei poteri. Cambiare in una sola volta 7 articoli mi sembra un po’ pericoloso.
La separazione delle carriere garantisce la terzietà del giudice? I giudici sono condizionati dai pubblici ministeri o dal fatto di essere stati pubblici ministeri? Non mi sembra, in genere ai giudici viene rimproverato di prendere decisioni in contrasto con le richieste dei pubblici ministeri.
Lo sdoppiamento del CSM e l’introduzione dell’Alta corte disciplinare mi sembra che anziché semplificare l’autogoverno della magistratura (e quindi la sua indipendenza da altri poteri e la sua subordinazione solo alla legge) aumentino la conflittualità e i costi della macchina giudiziaria.
L’introduzione del sorteggio al posto dell’elezione mi sembra davvero la morte della democrazia (moderna, non antica). C’è bisogno di scegliere sulla base delle competenze (se fosse possibile, i migliori) non affidarsi al caso!
A ciò si aggiunga la disparità della procedura di sorteggio per i membri togati e per i membri laici (elenco sorteggiabili predisposto in base a criteri condivisi dalle forze parlamentari. Vale a dire la maggioranza di governo. Si potrebbe ridurre forse il peso-influenza delle correnti, ma non si aumenta quello delle forze politiche o della maggioranza di governo?
Condivido quanto scrive l’attrice Monica Guerritore: “La Costituzione è un patto fatto di regole, diritti e doveri a tutela di tutti. È la nostra patria interiore, non si tocca se non con lo spirito costruttivo. In quel patto c’è scritta la separazione dei poteri: giudiziario, legislativo ed esecutivo. Ognuno autonomo e indipendente”.
La Costituzione è un argine all’arbitrio e ogni regressione sul terreno costituzionale è un indebolimento della democrazia.
Per tutte queste ragioni dico: NO.
Pietro Polito
Filosofo della politica e storico delle idee. Mi sono formato alla scuola di Norberto Bobbio, di cui ho curato diverse opere, per esempio De senectute e Elogio della mitezza. Il mio principale interesse di studio è il profilo ideologico del Novecento italiano e, tra le grandi visioni del mondo, in particolare il pacifismo e la nonviolenza. Amo leggere e rileggere di filosofia, storia, politica, letteratura, poesia. Ho una passione per i gialli. Penso che – questa è la regola fondamentale di Holmes – “è un gravissimo errore avanzare ipotesi prima di avere tutte le prove. Tende a falsare il giudizio”.