di angelo perrone
Dallo smantellamento del multilateralismo americano al rischio di una giustizia solitaria in Italia: il passo è più breve di quanto appaia. La tendenza a percepire la norma come ostacolo all’efficienza politica segna il ritorno pericoloso verso la legge del più forte.
L’epitaffio di un’illusione
Basta un rigo, una firma su un decreto, per derubricare secoli di civiltà giuridica a “costoso parassitismo”. L’annuncio del disimpegno americano dalle organizzazioni internazionali non è solo una scelta strategica; è l’epitaffio di un’illusione: quella che la forza potesse essere definitivamente addomesticata dalla norma.
Lo spunto nasce dalla cronaca di questi giorni: gli Stati Uniti, attraverso il Segretario di Stato Marco Rubio, hanno annunciato il ritiro da 66 organizzazioni e accordi internazionali, definiti “una farsa” e “una minaccia alla sovranità”. Una posizione sostenuta anche dal Wall Street Journal, che bolla il diritto internazionale come un’illusione ormai superata dalla brutale efficacia della deterrenza.
I fili di seta della legge
Abbiamo forse peccato di ottimismo, credendo che il “giardino wilsoniano” fosse un approdo sicuro. Abbiamo dimenticato che il diritto internazionale vive solo finché i giganti accettano di farsi legare dai fili di seta della legge. Oggi quei fili vengono spezzati con l’ironia amara di chi liquida la cooperazione globale come una “farsa progressista”. Ma, in un’ottica autenticamente liberale, sappiamo che quando il diritto viene messo tra parentesi, ciò che resta non è la libertà, ma il ritorno allo stato di natura, dove l’individuo è alla mercé del più forte.
Il monito per l’Italia: riforme e sovranità
C’è una pericolosa assonanza tra chi, oltreoceano, smantella il multilateralismo in nome di una sovranità solitaria e chi, in casa nostra, insegue riforme che mirano a isolare il magistrato. Recidere l’unità della giurisdizione e ridurre il controllo di legalità a un “intralcio burocratico” risponde alla medesima logica: l’idea che la legge sia un fastidio ogniqualvolta non si mostri flessibile verso il potere di turno.
Dalla civiltà alla legge del più forte
Quando si inizia a dipingere il diritto come “un’arma dei nemici” o un “ostacolo all’efficienza”, l’obiettivo non è il risparmio, ma l’abbattimento dell’unico argine che separa la civiltà dal dominio indiscriminato. Chi oggi esalta la “liberazione” dai vincoli internazionali o dalle garanzie processuali, domani si troverà in un mondo dove non esistono più arbitri, ma solo padroni. La strada percorsa tra sofferenze e guerre per costruire lo Stato di diritto è stata lunga e faticosa; per tornare indietro, purtroppo, può bastare un solo attimo di cinismo.
✒️ Postilla
Il tema della crisi delle regole e della sovranità senza limiti è stato oggetto di miei precedenti interventi su queste colonne. In particolare, per un approfondimento sul parallelismo tra l’indebolimento dei controlli di legalità e le derive autoritarie, si rimanda a:
- Dalle coste del Venezuela alle aule italiane: quando il potere calpesta le regole, la democrazia trema (Critica liberale, 14.1.26);
- Totò e l’affare del secolo: Groenlandia (Critica liberale, 14.1.26).