REFERENDUM: UN TESTO DI AMMISSIONE PER DIVENTARE SUDDITI

di Alessandro Giacomini 

C’è un fascino perverso nel modo in cui lo Stato ci invita a partecipare alla vita democratica.

Questa domenica, entrando in cabina elettorale, non riceverete una scheda, ma un enigma della Sfinge travestito da elenco della spesa di un avvocato in preda a un delirio mistico, una enigmistica per costituzionalisti annoiati.

​Il quesito recita:

Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?

 Si snocciolano numeri come se stessimo giocando a tombola nella sala d’attesa di un tribunale, chi ha scritto questo testo meriterebbe un premio per la deterrenza cognitiva, è un capolavoro di anti-comunicazione.

Se un’azienda scrivesse le istruzioni per montare un mobile con la stessa chiarezza, fallirebbe in meno di un mese, ma il governo no, lui ti sfida:

“Ehi tu, cittadino che paghi l’IMU e fai la differenziata, lo sai cosa dice il decimo comma dell’articolo 87? “

​Hanno gettato la maschera della complessità per passare al marketing da stadio:

fidati di noi e sostienici con un Si.

Senza dimenticare il trucco del quorum che non c’è, se non capisci l’astruso quesito e decidi che la tua dignità di essere umano senziente vale più di un gioco a premi dove non conosci le regole, lo Stato ha vinto due volte, ha legiferato nell’ombra e ti ha fatto sentire pure ignorante.

​Ti dicono che votare sia un dovere civico, ma rispondere a una domanda che non si capisce è un atto di fede, non di democrazia.

La mia “disobbedienza civile” stavolta non passerà per le piazze, ma per le stanze di casa mia, restare a casa non è pigrizia, è un voto di sfiducia verso la scarsa trasparenza:

se volete il mio parere, dovete scendere dal piedistallo della Gazzetta Ufficiale e parlare la lingua di chi la Costituzione la vive, non di chi la seziona in un obitorio legislativo.

​Domenica, mentre i burocrati conteranno le schede dei pochi coraggiosi che hanno avuto la pazienza di tradurre il geroglifico, io sarò impegnato in un’attività decisamente più comprensibile e democratica, godermi il silenzio di chi ha capito che, a volte, l’unico modo per non farsi prendere in giro è rifiutarsi di giocare a un gioco truccato.

 

 

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