di valerio pocar
Che un cittadino finisca in carcere, anche quando appare giusto, provoca sempre una certa tristezza, vuoi perché segnala che qualcosa è andato storto, con danni e vittime, vuoi perché il carcere, in questo Paese – forse più o meno dappertutto – costituisce spesso un trattamento talora disumano (come ammettono anche i “butta la chiave” quando ne fanno esperienza e come confermano i troppo numerosi suicidi), vuoi perché non sempre esplica la funzione risocializzante che dalla Carta gli viene assegnata. Non per nulla da anni sosteniamo che la pena della privazione libertà, lungi dal costituire la pena più consueta, dovrebbe limitarsi ai casi di grave pericolosità sociale.