Quando la legge si allunga, la giustizia si spezza: per un ritorno al liberalismo delle istituzioni

di angelo perrone

Il termine “sicurezza” è diventato un feticcio verbale, svuotato di sostanza giuridica per essere riempito di istanze emotive. Viviamo nell’errata convinzione che basti creare un nuovo reato per eliminare la criminalità e risolvere un disagio sociale. Perché però l’ipertrofia legislativa in materia di giustizia non produce una società più protetta? La risposta, per chi guarda alle istituzioni con lenti liberali, risiede nel tradimento di un principio cardine: la giustizia non è uno strumento di pedagogia sociale autoritaria, ma il baluardo della libertà individuale contro l’arbitrio. Libertà e sicurezza si promuovono affinando il potere punitivo, non estendendolo all’infinito.

Dal diritto penale liberale al “Diritto penale della prevenzione”

La bozza in circolazione del nuovo “pacchetto sicurezza” sembra ignorare un principio fondamentale del pensiero liberale: lo Stato raggiunge la sua massima efficacia quando i suoi poteri sono chiaramente definiti e circoscritti. Invece, assistiamo alla nascita di un “diritto penale della prevenzione” che non punisce fatti lesivi, ma soggettivizza il reato. Criminalizzare la protesta passiva o il dissenso significa invertire l’onere della prova sociale: non è più lo Stato a dover giustificare l’uso della forza, ma il cittadino a dover giustificare il proprio esercizio di libertà. Secondo la tradizione liberale, l’eccesso di potere legislativo rappresenta una minaccia per la libertà individuale. Quando il diritto penale smette di essere extrema ratio (l’ultima risorsa) per diventare la risposta immediata a ogni tensione sociale, lo Stato abdica alla sua funzione politica per rifugiarsi in quella repressiva.

Il paradosso carcerario: un fallimento liberale

Per un liberale, il carcere inumano non è solo un problema di “buonismo”, ma un fallimento di efficienza dello Stato. Il sovraffollamento attuale è la prova che la retorica del “rigore” non sa gestire le proprie conseguenze. Come dimostrano le statistiche sulla recidiva, un sistema che non rieduca è un sistema che produce nuovi crimini a spese dei contribuenti. Il pensiero liberale sostiene che non è la severità delle pene, ma la loro certezza e prontezza a frenare i delitti. Uno Stato che minaccia pene severe ma non garantisce carceri dignitose e processi rapidi (per mancanza di personale, risorse e dispositivi di controllo e apparecchiature digitali) è uno Stato debole che si maschera da forte.

La magistratura e il “Controllo di legalità”

Il cuore della riflessione deve però toccare il tema dell’indipendenza del giudice. La riforma della magistratura, letta in controluce ai provvedimenti che depotenziano le intercettazioni e i controlli sui reati della Pubblica Amministrazione, rivela un disegno coerente quanto preoccupante: la creazione di zone d’ombra per il potere. Il liberalismo è, per definizione, la dottrina del controllo sul potere. Indebolire l’autonomia del magistrato significa smantellare i “pesi e contrappesi” (checks and balances) di antica memoria. Secondo una visione classica del liberalismo, il potere, se non controllato, tende a corrompersi. Senza un giudice terzo, forte e indipendente, il cittadino comune perde l’unico arbitro capace di sanzionare l’arbitrio dei governanti.

La sicurezza come efficienza, non come vendetta

La vera riforma liberale della giustizia non passa per l’aumento dei reati, ma per il potenziamento delle strutture. La sicurezza si costruisce con l’informatizzazione, con il completamento degli organici del personale giudiziario, con la rapidità della decisione. La sicurezza “parziale” che punisce il dissenso ma protegge l’opacità amministrativa è l’esatto opposto della giustizia liberale. Quest’ultima richiede uno Stato che sia, secondo una visione liberale, rigoroso prima di tutto con sé stesso, prima di esserlo con i cittadini. Solo restituendo centralità alla legge uguale per tutti e all’autonomia di chi deve applicarla, potremo uscire dal labirinto di un populismo penale che ci rende, ogni giorno, meno liberi e non più sicuri.

✒️ Postilla

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