RAPPORTO SULLO STATO DEI DIRITTI

di A BUON DIRITTO 

presenta 

  • 63.868 persone detenute a fronte di 51.275 posti, con un sovraffollamento del 138,5% e 79 suicidi in carcere nel 2025
  • Italia al 49° posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa
  • Il 70% dei trattenimenti nei CPR di Gjader in Albania non convalidato dall’autorità giudiziaria
  • Quasi una persona su dieci rinuncia alle cure, principalmente per le liste d’attesa. 
  • 99 femminicidi nel 2025, con il 73% delle donne che contattano il 1522 senza sporgere denuncia
    Roma, 28 gennaio 2026 – È stato presentato oggi, mercoledì 28 gennaio, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio, il Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, realizzato da A Buon Diritto grazie al sostegno dell’Otto per mille Valdese

Alla presentazione sono intervenuti Luigi Manconi, Presidente di A Buon Diritto; Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese; l’Onorevole Nicola Fratoianni (AVS); Camilla Siliotti, A Buon Diritto. Presenti anche alcune autrici e autori del Rapporto: Enrico Puccini curatore del capitolo diritto all’abitare; Michela Pugliese per autodeterminazione femminile; Federica Resta curatrice del capitolo su privazione della libertà e prigionieri;  Chiara Pineschi per minori e Domenico Massano su persona e disabilità.

Il Rapporto restituisce un quadro profondamente critico dello stato dei diritti fondamentali nel nostro Paese. Alcuni dati risultano particolarmente emblematici, fotografando un Paese in cui la libertà di stampa scivola al 49° posto mondiale, mentre crescono discorsi d’odio e discriminazioni

Quasi una persona su dieci rinuncia alle cure e il 94,5% dei comuni è esposto a rischio idrogeologico. L’istruzione diventa sempre più selettiva e diseguale, i salari reali continuano a diminuire, le persone con disabilità subiscono un aumento del 66% delle violenze. Il diritto d’asilo è svuotato da pratiche illegittime e le politiche migratorie restano securitarie. L’antiziganismo nei confronti delle persone Rom e sinte rimane a livelli altissimi sia nel discorso pubblico sia politico. Le persone LGBTQIA+ sono quasi prive di tutele e monitoraggi, le donne colpite da discriminazioni e violenza (sono stati 99 i femminicidi nel 2025) e da un accesso ostacolato all’autodeterminazione, oltre un quarto delle famiglie con minori vive a rischio povertà, il carcere soffoca con 138,5% di sovraffollamento e 79 suicidi, la salute mentale non migliora:  circa 1 italiano su 6 convive con un disturbo mentale, clinicamente diagnosticato o diagnosticabile e il diritto all’abitare si riduce più a un privilegio e a una questione di “sicurezza” che a un diritto che dovrebbe essere garantito a tutte e tutti. E a proposito di “sicurezza”, il 2025 è stato un anno in cui la maggioranza di governo è intervenuta attraverso la decretazione d’urgenza con norme che compromettono sempre di più la possibilità di manifestare liberamente il dissenso.

«È da oltre dieci anni che realizziamo il monitoraggio dello stato di salute dei diritti sociali e di quelli soggettivi nel nostro paese. Nel biennio 2016-2017 sono state riconosciute importanti garanzie di libertà (le unioni civili, il testamento biologico e la legge contro la tortura) ma da allora i diritti della persona hanno conosciuto un periodo di oscuramento. Per quanto riguarda lo stato attuale dei diritti in Italia, un solo dato: un italiano su dieci rinuncia alle cure a causa delle liste d’attesa e dei costi esorbitanti», ha dichiarato Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto. «Questo dato, da solo, racconta l’erosione dei diritti fondamentali: quando un diritto come l’accesso alla salute risulta compromesso, il principio di uguaglianza viene svuotato. Ma la rinuncia alle cure è solo uno dei segnali di un arretramento più ampio che riguarda la libertà di informazione, il diritto di manifestare dissenso, le condizioni di vita in carcere, la tutela delle minoranze e di categorie discriminate, dalle donne alle persone con disabilità, dai minori alle persone migranti. Il Rapporto restituisce l’immagine di un Paese in cui la compressione dei diritti viene normalizzata, spesso in nome della sicurezza o dell’emergenza. Di fronte a questo quadro, il rapporto non mette solo in evidenza i dati ma denuncia l’urgenza cambiare al più presto paradigmaricordando che i diritti non sono concessioni revocabili, ma il fondamento stesso della democrazia».

 Questi sono solo alcuni dei diritti affrontati nei capitoli del Rapporto che da oggi è disponibile su www.rapportodiritti.it.

I 17 CAPITOLI:

1. Libertà di espressione e di informazione

Nel 2025 la libertà di espressione e d’informazione in Italia registra un arretramento significativo. Secondo la classifica globale di Reporters Sans Frontières, il nostro Paese scende al 49° posto, perdendo tre posizioni rispetto al 2024 e collocandosi come il caso più grave in Europa occidentale. Sul piano normativo, il decreto legislativo 10 dicembre 2024, n. 198, entrato in vigore il 7 gennaio 2025, ha modificato l’art. 114 c.p.p., introducendo un divieto generalizzato di pubblicazione delle ordinanze applicative di misure cautelari personali fino alla conclusione delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare. Tale intervento solleva forti criticità, poiché limita il diritto di cronaca e rischia paradossalmente di danneggiare lo stesso indagato, affidando alla parafrasi giornalistica – e non al testo del giudice – la rappresentazione dei fatti. Parallelamente, la legge n. 80 del 2025, di conversione del decreto-legge n. 48, ha irrigidito il trattamento sanzionatorio del dissenso, introducendo pene più severe per proteste e blocchi stradali e il principio di punibilità della resistenza passiva. L’uso reiterato della decretazione d’urgenza contribuisce a normalizzare l’eccezione, comprimendo in modo strutturale gli spazi di libertà. Sul fronte della disinformazione, uno studio condotto tra aprile 2024 e marzo 2025 segnala una diffusione massiccia di fake news: NewsGuard ha individuato 556 siti che diffondono narrazioni false sul conflitto Russia-Ucraina e almeno 62 siti che hanno veicolato notizie e immagini false sul conflitto tra Israele e Iran, spesso tramite contenuti generati con intelligenza artificiale. Nel loro insieme, questi elementi delineano un contesto in cui la libertà di stampa, il diritto a un’informazione corretta e la possibilità di manifestare il dissenso risultano sempre più compressi.

2. Pluralismo religioso (a cura di Ilaria Valenzi)

Il 2025 conferma una situazione di stasi e criticità nel pluralismo religioso in Italia. Nell’anno scolastico 2023-2024 circa 1,3 milioni di studenti hanno scelto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, con una forte differenziazione territoriale: mentre nel Centro-Nord si registra una crescita costante delle opzioni alternative, nel Sud permane una quasi totalità di adesioni. Sul piano istituzionale, il 16 ottobre 2024 si è dimesso in blocco il Consiglio per le relazioni con l’Islam presso il Ministero dell’Interno, organismo consultivo attivo da oltre dieci anni, a causa della mancata collaborazione da parte del Ministro. Tale evento segna una battuta d’arresto nel confronto istituzionale con l’Islam, che in Italia conta circa 2 milioni di fedeli ma continua a non godere di uno statuto giuridico come confessione religiosa. Analoga condizione riguarda la comunità sikh, tuttora priva di riconoscimento formale. In controtendenza, nei primi mesi del 2025 è stata sottoscritta l’intesa con la Diocesi ortodossa romena d’Italia, dopo 14 anni di trattative, riconoscendo pienamente una comunità di oltre 2 milioni di aderenti

Nella relazione 2024 presentata al Parlamento, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali riporta dati preoccupanti relativi alla discriminazione di matrice religiosa. Secondo un set di dati composto da segnalazioni dirette al Contact Center e monitoraggio di media e web, l’UNAR indicizza le discriminazioni religiose come secondo ambito di rilevanza (3.236 casi, pari al 20,9% del totale). Entro tale quadro, le manifestazioni di antisemitismo rappresenterebbero il 18,1% dei casi di cronaca e il 12,1% dei casi di hate speech

L’islamofobia è anch’essa in crescita: secondo il report Being Muslim in the EU dell’Agenzia UE per i diritti fondamentali, il 45% delle donne musulmane che indossano abiti religiosi ha subito discriminazioni negli ultimi cinque anni, soprattutto nell’accesso al lavoro. L’Italia presenta inoltre il dato più basso di denunce per discriminazione islamofobica (2%), segno di un forte under-reporting. Il quadro complessivo restituisce un pluralismo religioso formalmente riconosciuto ma sostanzialmente fragile, con persistenti asimmetrie e arretramenti.

3. Salute e libertà terapeutica (a cura di Silvia Demma)

Il diritto alla salute in Italia continua a essere segnato da forti disuguaglianze territoriali e da una crescente rinuncia alle cure. Nel 2024 quasi una persona su dieci ha rinunciato a prestazioni sanitarie, principalmente a causa delle liste d’attesa. Il 23,9% dei cittadini ha sostenuto interamente il costo dell’ultima prestazione specialistica, senza alcun rimborso, in aumento rispetto al 19,9% del 2023. L’impatto della legge 107/2024 per la riduzione delle liste d’attesa è risultato limitato: a marzo 2025 il 27% delle strutture sanitarie presentava ancora irregolarità gravi, incluse chiusure illegittime delle agende di prenotazione, e a novembre 2025 mancavano ancora 2 dei 6 decreti attuativi. Il Fascicolo Sanitario Elettronico resta poco utilizzato: a giugno 2025 solo il 43% dei cittadini aveva autorizzato l’accesso ai propri dati, con forti divari regionali (oltre 90% in Emilia-Romagna, Trento e Veneto contro 1-2% in Calabria e Campania). Sul fronte della cannabis terapeutica, nel 2024 sono stati venduti 1.694,8 kg, ma solo 211,28 kg provenivano dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, unico autorizzato alla produzione nazionale. Il resto del fabbisogno continua a essere coperto tramite importazioni, mentre alcuni pazienti ricorrono all’autocoltivazione, e sono esposti a procedimenti penali. Sul fine vita, il Parlamento non ha ancora legiferato nonostante i ripetuti richiami della Corte costituzionale: con la sentenza n. 132/2025, la Consulta ha ribadito il diritto della persona a essere accompagnata dal Servizio sanitario nazionale nel percorso di suicidio medicalmente assistito, chiarendo il ruolo di garanzia delle strutture pubbliche. L’insieme di questi elementi mostra un sistema sanitario sotto pressione, in cui la libertà terapeutica e l’uguaglianza nell’accesso alle cure restano diritti incompiuti.

4. Ambiente (a cura di Gianfranco Nucera)

Il capitolo ambientale restituisce un quadro fortemente critico, in cui al peggioramento degli indicatori ecologici non corrisponde un’adeguata risposta politica e normativa. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), adottato nel dicembre 2023, risulta ancora privo di decreti attuativi, lasciando indefiniti sia i meccanismi di finanziamento sia gli interventi legislativi necessari alla sua effettiva applicazione. Nel frattempo, i reati ambientali accertati nel 2024 hanno raggiunto quota 40.590, con un incremento del 14,4% rispetto all’anno precedente; la filiera del cemento concentra il 33,6% del totale dei reati ambientali, cresciuti del 4,7% nell’ultimo anno (dati Legambiente, Ecomafia 2025). Secondo l’ISPRA, il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio di frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera, ma la spesa per la prevenzione e l’adattamento climatico resta insufficiente. Sul piano normativo, la conversione in legge del decreto milleproroghe nel febbraio 2025 ha ulteriormente rinviato interventi cruciali, come la ricognizione dei siti contaminati di interesse nazionale e la revisione dell’uso di biocombustibili poco sostenibili. Parallelamente, la legge n. 80/2025 ha introdotto sanzioni penali per le forme di protesta ambientale, punendo i blocchi stradali con pene fino a 2 anni di reclusione, comparabili a quelle previste per reati ambientali gravi come lo sversamento illecito in mare. A livello europeo, il ritiro nel giugno 2025 della proposta di direttiva sui green claims e il varo del Defence Readiness Omnibus, con 800 miliardi di euro destinati alla spesa militare nei prossimi quattro anni (di cui 88 miliardi in Italia), segnalano uno spostamento di risorse e priorità verso un’economia di guerra e a discapito delle politiche ambientali. In questo contesto, progetti come il Ponte sullo Stretto di Messina, dai costi destinati a lievitare ben oltre le stime iniziali, rappresentano emblematicamente una visione di sviluppo in contrasto con le reali esigenze di sicurezza ambientale del Paese.

5. Istruzione (a cura di Angelica Gatti)

Nel biennio 2024-2025 il sistema dell’istruzione è stato attraversato da riforme che hanno accentuato un’impostazione punitiva, selettiva e diseguale. La riforma della valutazione del comportamento nelle scuole secondarie, introdotta con la legge n. 150/2024 e rafforzata dalla legge n. 70/2024, prevede la bocciatura automatica in caso di voto inferiore a sei in condotta e l’attribuzione del massimo credito scolastico solo agli studenti con almeno 9/10 in comportamento. Le organizzazioni studentesche hanno denunciato una svolta repressiva, accusando il Ministero di usare la condotta per colpire scioperi, occupazioni e forme di dissenso. Sul fronte dell’inclusione, il DM 32/2025 ha introdotto la possibilità di confermare il docente di sostegno precario su richiesta della famiglia, misura contestata dai sindacati ma difesa dalla FISH come accomodamento ragionevole; il TAR e il Consiglio di Stato hanno respinto le richieste cautelari, mantenendo la norma in vigore. Permangono tuttavia criticità strutturali: nel 2023-2024 gli alunni con disabilità erano quasi 359.000, e oltre uno su due ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente; oltre 15.000 studenti necessitano di assistenza all’autonomia e alla comunicazione senza poterne usufruire. Nel campo dell’università e della ricerca, circa il 40% del personale accademico è non strutturato e solo il 10% dei ricercatori ottiene una posizione stabile; i compensi restano tra i più bassi d’Europa (un post-doc guadagna in media 19.560 euro netti annui, contro oltre 49.000 nel Regno Unito e 52.689 in Germania). L’Italia destina all’università solo lo 0,9% del PIL, con ulteriori tagli al MUR previsti per 247 milioni nel 2025, 239 milioni nel 2026 e 216 milioni nel 2027, mentre i fondi PNRR, pari a 14 miliardi, rappresentano una bolla temporanea destinata a esaurirsi nel 2026.

6. Lavoro (a cura di Lorenzo Fanoli e Daniela Bauduin)

Il capitolo dedicato al lavoro mostra come l’aumento dell’occupazione non abbia prodotto una riduzione della povertà. Secondo l’Istat nel 2024 il 23,1% della popolazione si trovava a rischio di povertà o esclusione sociale, in crescita rispetto al 22,8% del 2023. L’Italia registra uno dei peggiori andamenti salariali dell’area euro: all’inizio del 2025 i salari reali risultavano inferiori del 4,3% rispetto al 2021 e, insieme alla Grecia, il nostro Paese è l’unico dell’eurozona in cui le retribuzioni reali sono diminuite tra il 2000 e il 2024 (OCSE). Il fenomeno del lavoro povero coinvolge il 10,2% degli occupati (Eurostat), contro una media UE dell’8,2%, collocando l’Italia al sesto posto in Europa. Sul fronte della sicurezza sul luogo di lavoro, nel 2024 le denunce di infortunio sono state 593.000, con 1.202 morti, mentre le malattie professionali denunciate hanno raggiunto quota 88.000, in aumento del 21,8% rispetto al 2023 e del 44,4% rispetto al 2019. Le politiche di sostegno al reddito risultano fortemente ridimensionate: nel 2023 il Reddito di cittadinanza aveva coinvolto quasi 3 milioni di persone con un importo medio di circa 600 euro mensili, mentre nel 2024 l’Assegno di inclusione ha raggiunto 1,8 milioni di beneficiari con un importo medio di 259 euro, e il Supporto per la formazione e il lavoro ha interessato 130.000 persone per un periodo medio di cinque mesi e mezzo. Il referendum dell’8–9 giugno 2025 non ha raggiunto il quorum, ma ha comunque visto la partecipazione di circa 14 milioni di elettori, segnalando una diffusa domanda sociale di maggiori tutele nel lavoro.

7. Persona e disabilità (a cura di Domenico Massano)

Il capitolo dedicato alla persona e alla disabilità mette in evidenza ritardi normativi gravi e persistenti che incidono direttamente sull’esigibilità dei diritti. L’entrata in vigore del decreto legislativo n. 62/2024, attuativo della legge delega 227/2021, è stata rinviata al gennaio 2027 dal decreto milleproroghe, suscitando una forte reazione da parte delle associazioni. Questo slittamento blocca l’attuazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, cardine della riforma e strumento essenziale per superare l’istituzionalizzazione. Secondo Eurofound, in Europa le persone con disabilità istituzionalizzate sono 1,4 milioni, in aumento negli ultimi dieci anni; in Italia sono almeno 51.000 le persone con disabilità sotto i 65 anni che vivono in strutture residenziali, spesso di grandi dimensioni. L’ISTAT rileva che il ricorso all’istituzionalizzazione è frequentemente determinato dall’assenza di servizi territoriali adeguati alla vita indipendente. Particolarmente allarmanti risultano i dati sulle violenze: nel biennio 2023–2024 sono stati registrati 540 reati ai danni di persone con disabilità, con un incremento del 66% rispetto al biennio precedente; 94 sono i casi di violenza sessuale, di cui 11 su minori. Sul piano culturale, la Mappa dell’intolleranza di VOX segnala che il 79,86% dei contenuti online riferiti all’abilismo è costituito da odio, insulti o stereotipi, contribuendo a una rappresentazione che nega la piena soggettività delle persone con disabilità.

8. Profughi e richiedenti asilo (a cura di Rita Vitale)

Il capitolo dedicato ai profughi e ai richiedenti asilo descrive un quadro di progressiva restrizione dell’accesso alla protezione internazionale, nel quale le garanzie previste dal diritto europeo e internazionale risultano sempre più indebolite. Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, approvato nel 2024, introdurrà procedure accelerate di frontiera che riducono i tempi di esame delle domande e ampliano le possibilità di trattenimento delle persone richiedenti asilo, incidendo direttamente sulla qualità e sull’effettività della tutela. Il Rapporto rileva come tali procedure producano una condizione di incertezza giuridica prolungata, che colpisce in modo particolare le persone più vulnerabili. Un elemento particolarmente critico è rappresentato dall’attuazione del Protocollo Italia-Albania, operativo nel corso del 2025: nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Gjader, tra aprile e ottobre 2025, circa il 70% dei provvedimenti di trattenimento non è stato convalidato dall’autorità giudiziaria, segnalando una sistematica carenza dei presupposti di legge. Questo dato dimostra come il trattenimento venga utilizzato in modo estensivo anche nei confronti di persone che potrebbero avere titolo alla protezione internazionale. Il Rapporto sottolinea che tali pratiche rischiano di compromettere il principio di non-refoulement e di trasformare il diritto d’asilo in una procedura emergenziale, fondata più sulla deterrenza che sulla tutela. L’insieme di queste misure contribuisce a rendere il percorso di richiesta di asilo sempre più opaco, diseguale e condizionato, con effetti diretti sull’accesso ai diritti fondamentali, sull’accoglienza e sulle possibilità di integrazione futura.

9. Migrazioni e integrazione (a cura di Francesco Damiano Portoghese )

Il capitolo dedicato alle migrazioni e all’integrazione evidenzia un arretramento strutturale delle politiche inclusive e una crescente centralità degli strumenti di controllo e trattenimento. Il Rapporto segnala come questa impostazione incida direttamente sulla condizione giuridica delle persone migranti, producendo una precarietà prolungata che ostacola l’accesso al lavoro, ai servizi e alla partecipazione sociale. Manca ancora una riforma della legge sulla cittadinanza. Nel 2024 grazie all’impegno dellə italianə senza cittadinanza, di alcunə parlamentari, e di diverse associazioni e sindacati sono state raccolte oltre 500.000 firme online per indire un referendum parzialmente abrogativo della legge 91 del 1992. Il referendum, che si è tenuto a giugno 2025, non ha però raggiunto il quorum. Parallelamente, il Rapporto mette in luce la progressiva marginalizzazione delle politiche di integrazione: la mancanza di investimenti strutturali in percorsi di formazione linguistica, inserimento lavorativo e inclusione abitativa rende inefficace qualunque progetto di integrazione di medio-lungo periodo. Le politiche migratorie risultano così sbilanciate verso una gestione emergenziale e securitaria dei flussi, con effetti diretti sull’aumento dell’irregolarità, dello sfruttamento lavorativo e dell’esclusione sociale. In questo quadro, l’integrazione non viene trattata come una componente essenziale delle politiche pubbliche, ma anzi risulta progressivamente compromessa, con conseguenze negative non solo per le persone migranti, ma per la coesione complessiva della società. Il decreto flussi, che regola gli ingressi in Italia per lavoro, non funziona e crea solo ulteriore marginalità sociale, sfruttamento e irregolarità.

10. Rom e Sinti (a cura di Antonio Ardolino)

Alla fine del 2024 erano poco più di 13 mila le persone rom e sinte che vivevano all’interno dei 102 insediamenti formali all’aperto, mentre circa 2 mila persone vivevano in insediamenti informali localizzati in aree periferiche, isolate o difficili da raggiungere, presenti in 75 comuni e 13 regioni italiane.

Nel corso del 2025 si è osservata una riduzione del 53% degli insediamenti formali rispetto al 2016 e un calo del 17% rispetto all’anno precedente. La riduzione numerica degli insediamenti non si traduce però automaticamente in un miglioramento delle condizioni di vita delle comunità coinvolte.

Persistono problemi gravi come la mancanza di servizi essenzialiacqua potabile, elettricità, riscaldamento — l’uso di materiali di risulta per costruzioni insicure, condizioni igieniche precarie, problemi di accumulo di rifiuti e barriere burocratiche nella regolarizzazione documentaria.

L’accesso a un alloggio dignitoso e stabile rimane un obiettivo cruciale della Strategia nazionale per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione di rom e sinti 2021-2030, la cui piena attuazione appare più che mai necessaria per tradurre gli impegni politici in realtà tangibili.

Preoccupa anche l’antiziganismo, ovvero il pregiudizio e l’odio generalizzato verso i popoli rom e sinti, che continua a manifestarsi in forme molteplici e insidiose e non si limita a episodi isolati di discriminazione, ma permea narrazioni mediatiche, discorsi politici e atteggiamenti collettivi, alimentando stereotipi e paure che si traducono in ostilità verso le comunità rom e sinte.

11. LGBTQIA+ (a cura di Marina de Stradis e Benedetta Caporusso)

Il capitolo sui diritti delle persone LGBTQIA+ evidenzia una persistente condizione di vuoto normativo e informativo che incide direttamente sulla effettività delle tutele. Secondo il Rainbow Report ILGA-Europe 2024, l’Italia si colloca al 35° posto su 49 Paesi europei, con un livello di riconoscimento dei diritti pari al 24,41%, nettamente inferiore alla media UE. Il Rapporto segnala l’assenza di una legislazione organica contro le discriminazioni e i crimini d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere, nonché la mancanza di strumenti di prevenzione adeguati. Particolarmente critica risulta la carenza di sistemi ufficiali e continuativi di raccolta dati su discriminazioni, violenze e hate speech, che contribuisce a una sottostima strutturale del fenomeno e a un conseguente immobilismo legislativo. I dati disponibili restituiscono comunque un quadro preoccupante: tra maggio 2024 e maggio 2025 sono stati registrati 110 episodi di omolesbobitransfobia e il 62,41% dei contenuti online a tema LGBTQIA+ presenta una connotazione negativa, a fronte di un under-reporting ancora diffuso. Il Rapporto segnala inoltre forti disparità nell’accesso alla salute e al lavoro, con il 47% delle persone LGBTQIA+ che dichiara di sentirsi discriminato e diffuse pratiche di esclusione, in particolare nei confronti delle persone trans* e non binarie. In questo contesto, l’assenza di dati quantitativi affidabili e di norme specifiche limita sia la protezione individuale dei diritti sia la capacità di intervento delle istituzioni.

12. Autodeterminazione femminile (a cura di Marina de Stradis e Michela Pugliese)

Il capitolo sull’autodeterminazione femminile restituisce un quadro segnato da violenza strutturale, ostacoli all’accesso ai diritti e carenze nei servizi. Nel 2025 sono stati monitorati 99 femminicidi, confermando la persistenza di una violenza sistemica contro le donne. Il Rapporto evidenzia che il 73% delle donne che contattano il numero antiviolenza 1522 non presenta denuncia, un dato che segnala una profonda sfiducia nei meccanismi di protezione e una difficoltà strutturale nell’accesso a percorsi di uscita dalla violenza. Sul piano dei diritti riproduttivi, l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza continua a essere fortemente limitato: i tassi di obiezione di coscienza superano il 60%, con differenze territoriali che incidono direttamente sull’esigibilità del diritto. Il Rapporto segnala inoltre il progressivo indebolimento dei consultori familiari, che riduce la possibilità per le donne di ricevere informazioni, supporto e accompagnamento. Le politiche pubbliche risultano prevalentemente orientate alla repressione penale, senza adeguati investimenti in prevenzione, servizi e autonomia economica. In questo contesto, l’autodeterminazione femminile appare come un diritto formalmente riconosciuto ma concretamente ostacolato da fattori strutturali che ne limitano l’esercizio.

13. Minori (a cura di Benedetta Rinaldi Ferri e Chiara Pineschi)

Il capitolo dedicato ai minori restituisce un quadro di forte vulnerabilità sociale ed educativa, aggravato da disuguaglianze strutturali e da un progressivo irrigidimento delle risposte istituzionali. Nel 2025, il 25,6% delle famiglie con minori risulta a rischio di povertà o esclusione sociale, una percentuale significativamente superiore a quella delle famiglie senza figli. La condizione è particolarmente grave per i minori di origine straniera, tra i quali il rischio di povertà supera il 43%, evidenziando una frattura profonda lungo linee sociali e migratorie. Il Rapporto segnala inoltre marcati divari territoriali, con una concentrazione delle situazioni più critiche nel Mezzogiorno. Alle difficoltà economiche si aggiungono carenze nei servizi educativi e di supporto, che incidono sulle opportunità di sviluppo e di inclusione. In parallelo, cresce il numero di minori e giovani adulti coinvolti nel sistema penale, un dato che il Rapporto mette in relazione anche agli effetti del Decreto Caivano, che ha rafforzato l’approccio repressivo nei confronti del disagio giovanile. Tale impostazione, orientata prevalentemente alla sanzione, rischia di sostituire interventi educativi e sociali strutturali, contribuendo a una penalizzazione precoce dei percorsi di vita. Il capitolo sottolinea come l’assenza di politiche integrate renda i minori uno dei gruppi più esposti all’erosione dei diritti fondamentali.

14. Prigionieri (a cura di Federica Resta)

Il capitolo sui prigionieri descrive una situazione di crisi strutturale del sistema penitenziario, segnata da sovraffollamento cronico e condizioni di vita incompatibili con la funzione rieducativa della pena. Al 30 novembre 2025, le persone detenute negli istituti penitenziari italiani erano 63.868, a fronte di una capienza regolamentare di 51.275 posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 138,5%. Secondo i dati di Antigone, 72 istituti superano il 150% di affollamento, con punte che oltrepassano il 200%. Nel corso del 2025 si sono verificati 79 suicidi in carcere, un numero che conferma la drammaticità delle condizioni detentive e la fragilità dei sistemi di prevenzione. Il Rapporto segnala inoltre una crescita costante della popolazione detenuta, con un incremento medio annuo di circa 2.050 persone dal 2020. Le misure alternative alla detenzione restano fortemente sottoutilizzate: solo 1.459 persone risultano ammesse alla semilibertà, nonostante l’evidente incapacità del carcere di rispondere ai bisogni di reinserimento sociale. Il capitolo evidenzia come l’uso estensivo della detenzione produca effetti negativi non solo sulle persone recluse, ma sull’intero sistema della giustizia penale.

15. Salute mentale (a cura di Paola Finzi)

Secondo il rapporto di Angelini Pharma e The European House – Ambrosetti (2025), circa 1 italiano su 6 convive con un disturbo mentale, clinicamente diagnosticato o diagnosticabile. I tassi di prevalenza per ansia (6.950 casi per 100.000 abitanti) e depressione (5.365 casi per 100.000) sono tra i più elevati registrati. Particolarmente colpita è la fascia 20-54 anni, dove si registrano 19.000 casi ogni 100.000 persone: un indicatore significativo del peso del disagio psichico in età lavorativa. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano come più del 6% degli adulti e il 9% degli over-65 accusano sintomi depressivi, media che sale al 13% dopo gli 85 anni. Tra le persone con maggiori difficoltà economiche, queste percentuali aumentano significativamente: fino al 18% negli adulti con basso reddito e al 25% tra gli anziani con gravi problemi economici. Il 2025 registra anche l’emergere di nuove fonti di sofferenza: l’eco-ansia (paura legata ai cambiamenti climatici), il senso di instabilità geopolitica e la pressione costante delle tecnologie digitali. Molti cittadini dichiarano di non dormire a causa delle preoccupazioni su guerre lontane ma “non più così lontane”, crisi ambientali o incertezze sul futuro. L’iper-connessione, poi, aggrava il quadro psicologico: l’uso intensivo dei social media è associato a ansia, insonnia, calo dell’autostima, e a una costante ricerca di approvazione online.

16. Dati sensibili

Secondo l’Istat, il ricorso all’intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti registrerebbe in Italia, nell’ultimo anno, una crescita particolarmente significativa, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (era il 5% nel 2023). Il mercato dell’i.a. era cresciuto, in Italia del 52% già nel 2024. Dal discorso del Presidente per la relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali si stima che attualmente il 75% degli studenti la usi per i compiti, l’82% dei ragazzi (con un incremento del 14 % in un solo anno) è convinto che l’i.a. avrà un ruolo stabile nella propria vita, anche se il 52,3% dei giovani non riesce a distinguere un video deepfake da uno reale. Il diritto alla protezione dei dati svolge un ruolo centrale nella governance dell’i.a. Se ne è avuta dimostrazione nel 2025, sia sul versante normativo sia su quello applicativo. A livello normativo l’inizio dell’efficacia delle norme dell’Ai Act e l’approvazione definitiva della legge italiana sull’i.a. (n. 132 del 2025) hanno concorso a delineare un quadro regolatorio in cui la protezione dati assume una funzione importante. 

17. Diritto all’abitare (a cura di Enrico Puccini)

Il Piano Casa, inserito nella legge di Bilancio 2026, rischia di rimanere un quadro strategico privo di concreta operatività se non saranno rapidamente approvati i decreti attuativi. Ma i fondi sono pochi: il Piano prevede uno stanziamento di 560 milioni di euro nel triennio 2028-2030. A queste somme si aggiunge una fase sperimentale di circa 660 milioni di euro destinata al periodo 2025-2027, da impiegare in progetti pilota e interventi di avvio. La legge cosiddetta sicurezza del 2025 ha introdotto il nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui e una procedura d’urgenza che consente la restituzione immediata dell’immobile occupato, con pene dai 2 ai 7 anni di reclusione. Il tema della casa si sposta così dal terreno delle politiche sociali a quello della sicurezza pubblica, trasformando la questione abitativa in questione di ordine pubblico e producendo un quadro normativo che amplia i poteri repressivi dello Stato senza offrire alternative reali a chi vive situazioni di vulnerabilità e necessità. Anche nel 2025 i fondi per il contributo all’affitto sono stati azzerati. Per fare un confronto con altri paesi europei: in Francia 3 milioni di affittuari ricevono un contributo all’affitto, in Germania 1,5 milioni, in Italia nessuno.

Il diritto all’abitare viene spesso affrontato come un’emergenza e non come una componente strutturale delle politiche sociali. 

I ricercatori e le ricercatrici del Rapporto sullo Stato dei diritti in Italia sono: Antonio Ardolino per il capitolo Rom e sinti; Angelica Gatti per il capitolo Istruzione; Federica Resta per il capitolo Prigionieri e il capitolo Dati sensibili; Benedetta Rinaldi Ferri e Chiara Pineschi per il capitolo Minori; Paola Finzi per il capitolo Salute mentale; Domenico Massano per il capitolo Persona e disabilità; Enrico Puccini per il capitolo Diritto all’abitare; Lorenzo Fanoli e Daniela Bauduin per il capitolo Lavoro; Silvia Demma per il capitolo Salute e Libertà Terapeutica; Ilaria Valenzi per il capitolo Pluralismo religioso; Francesco Damiano Portoghese per il capitolo Migrazione e integrazione; Rita Vitale per il capitolo profughi e richiedenti asilo; Gianfranco Nucera per il capitolo Ambiente; Marina de Stradis e Benedetta Caporusso per il capitolo LGBTQIA+; Marina de Stradis e Michela Pugliese per il capitolo Autodeterminazione femminile.

Silvia Bellucci – Ufficio Stampa A Buon Diritto, +39 3461561637

Il Rapporto da oggi è disponibile su www.rapportodiritti.it.

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