“Nuns vs Vatican” arriva in italia

di francesca palazzi arduini

Revocata la scomunica al sacerdote Marko Rupnik”, nel 2020 si poteva avere più di qualche dubbio sulla “granitica” e irremovibile giustizia canonica vaticana. La scomunica comminata al sacerdote gesuita, detto il “Michelangelo” del papato wojtyliano, veniva infatti revocata subito dopo, a seguito del suo pentimento. Il processo canonico per i reati denunciati (avvenuti dagli anni Novanta) finiva oltretutto in prescrizione nel 2022. Granitica quindi, irremovibile, ma non per -les étoiles- del firmamento romano.
Ma per cosa era stato scomunicato il gesuita noto per i suoi mosaici, creati nel suo Atelier d’arte presso il diocesano Centro Aletti? Non per le violenze sulle novizie, ma per l’assoluzione che, come confessore, aveva impartito proprio a una novizia con cui aveva avuto rapporti sessuali, il crimine canonico è la “assoluzione di complice”. Più importante per la Chiesa il rispetto delle regole di gestione del potere assolutorio che il crimine sessuale.

Quasi a suggellare il malloppo, nel settembre 2023 veniva compiuta una Visita Canonica presso l’Associazione Pubblica di Fedeli della Diocesi di Roma “Centro Aletti”, per “indagare sulle dinamiche associative e sulla reale consistenza degli interrogativi sollevati da alcune istanze”. Il risultato? Ma ovviamente tutto a posto, anzi, la relazione descrive un nido di virtù: “…i membri del Centro Aletti, benché amareggiati dalle accuse pervenute e dalle modalità con cui sono state gestite, hanno scelto di mantenere il silenzio – nonostante la veemenza dei media – per custodire il cuore e non rivendicare una qualche irreprensibilità con cui ergersi a giudici degli altri. Tutta la vicenda, a giudizio del Visitatore, ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova.” Insomma processo comodo, scomunica revocata, e addirittura un bel tacere da parte dei collaboratori di Rupnik, per non giudicare chi sui media (con veemenza, scrivono) dava conto di suore abusate.
Ma nel 2023 il copione cambia, a seguito delle dichiarazioni coraggiose alla stampa di due delle ex novizie della comunità S. Ignazio di Loyola nella quale erano incappate in Rupnik: per placare i malumori sia laici che religiosi, il Papa affida alla Congregazione per la Dottrina, il 27 ottobre, il compito di esaminare il caso, dopo aver deciso di “derogare alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo”. Rupnik era stato dimesso dall’ordine dei Gesuiti nel giugno 2023, e anche se in Vaticano vige il silenzio sugli avvenimenti, nell’ottobre del 2023 viene sciolta pure la comunità S. Ignazio di Loyola della quale facevano parte le circa 20 suore abusate.
Padre Libanori, il vescovo gesuita che aveva svolto la prima indagine, come commissario straordinario di quella comunità, era venuto a conoscenza dei fatti nel 2021. La vicenda era da tempo in atto e copre in tutto un arco di circa 30 anni, racconta Libanori: “con queste 45 suore, nei colloqui individuali, cominciarono a emergere testimonianze sulle azioni di padre Rupnik prima del 1993, prima in accenni velati, poi in racconti espliciti. Questo era il vero motivo della loro divisione: alcune avevano lasciato l’istituto, altre soffrivano ancora, non avendo mai potuto contare su un aiuto professionale per superare il trauma (…) Chiesi quindi alle persone che mi avevano raccontato le loro storie se fossero state disposte a fornire una testimonianza scritta. Diverse suore, così come donne che avevano lasciato l’istituto, accettarono e io potei consegnarle alla commissione d’inchiesta che era stata istituita e affidata al Procuratore generale dei Domenicani”.
Nel frattempo, la stampa accoglie le testimonianze di due delle suore denuncianti (Gloria Branciani e Mirjam Kovac), che confermano la strategia della “non sussistenza” portata avanti dallo stesso Rupnik:
Ha mai più parlato con Rupnik?” chiede il giornalista, “Una volta, poco prima di andarmene dall’Italia, l’ho affrontato durante gli esercizi spirituali e gli ho detto che mi aveva ingannata sin dal principio e che avevo capito il suo sistema: usava tutti i suoi doni di comprensione delle fragilità di ognuna di noi a suo vantaggio per avere prestazioni sessuali, usando una logica distorta dell’amore. Al contempo, quando trovava “resistenze”, come è successo a me, iniziava a compiere crudeli aggressioni psicologiche, emotive e spirituali che, insieme all’abuso fisico, distruggevano le persone.”, “E lui come ha reagito?” domanda, “Ha negato tutto. È rimasto impassibile e mi ha risposto che non sapeva di che cosa stessi parlando.”
Barbara Dorris, direttrice del Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), sottolinea che la violenza sulle suore viene spesso passata in sordina perché si collega l’abuso sessuale alla sola pedofilia. Sul sito della sua associazione figura un “Arrest Tracker” che fa la conta: “ 2026: 66 preti arrestati per crimini sessuali”.
In Italia sono pochi i siti web che si occupano del problema, oltre al famoso network Rete Abuso di Francesco Zanardi, però vi sono alcuni giornalisti che da tempo seguono il fenomeno, come nel podcast d’inchiesta “La Confessione”, di Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn (poderoso il dossier sul tema che venne pubblicato dal quotidiano “Domani” e presente sul sito del quotidiano un’ampia rassegna).
A questo punto, per mettere insieme questo “mosaico” rupnikiano, arrivano due documentaristi italiani, che iniziano un progetto #NUNSTOO. Sono Lorena Luciano (vincitrice di un Emmy) e Filippo Piscopo, che trovano attenzione al loro progetto negli Stati Uniti (il documentario viene prodotto da Mariska Hargitay, star di “Law & Order: Special Victims Unit”). Il progetto vince il Documentary Edit Intensive 2024 del Sundance, e sul progetto si lavorerà così con quei fondi. “Io e il mio team siamo rimasti profondamente colpiti dal coraggio della troupe e dei partecipanti al film #NunsToo”, afferma Kristin Feeley, del Programma del Sundance Institute.
Così il film arriva al Toronto Film Festival in prima mondiale nel settembre 2025, al NY Doc ottiene il premio per la miglior sceneggiatura nel novembre 2025, passa agli Hamptons Doc Fest e lì vince il Premio per i Diritti Umani, nel Dicembre 2025. Partecipa poi in Grecia al Thessaloniki Doc Film Festival l’otto marzo 2026 e ottiene il sold out a Ljubljana al Doc Film Festival. Sempre nel marzo 2026. Nuns vs the Vatican, arriva quindi in Italia, presentato al Bari International Film and Tv Festival il 26 marzo di quest’anno.
Le parole, i volti, le testimonianze, ottengono così più spazio, divengono presenti e sempre più chiare.

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