perché NO. il valore del contesto

di enzo marzo

Un lettore scrive: «Lo abbiamo capito che in questa votazione referendaria scegliete il NO, ce lo avete spiegato in tutti i modi, avete argomentato i quesiti per farli comprendere proprio a tutti, ma il direttore del “Nonmollare” finora ha taciuto. Ha forse dei dubbi?».

 I dubbi non mancano mai, ma in questa occasione è fin troppo semplice scegliere. Per una ragione precisa. Anzi, due. Intrecciate.

Io voterò NO, perché sono liberale. E un liberale, quando assiste a un così grave attentato alla democrazia liberale, tralascia ogni altra considerazione e dubbio, e ha il dovere di opporsi. Il discorso potrebbe terminare qui. Una dichiarazione così perentoria basta e avanza. Ma ha come corollario una spiegazione che dovrebbe convincere anche chi liberale non è. Ed è il contesto.

Oggi e qui viviamo una svolta epocale. Una vera e propria crisi profondissima colpisce il mondo. Assistiamo ad una caduta verticale dei valori democratici, crescono a dismisura l’arroganza e le volontà dispotiche. Saltano i dettami che dovrebbero regolare i conflitti e la divisione dei poteri, ovunque sono ammessi opportunismi e trasformismi. Quindi agonizza la Politica, gli agiti si dispiegano, trovano giustificazione in sé stessi nella volontà di potenza. Galoppa una orda di masse che non ricordano nulla, non rispettano nulla, non conoscono nulla, ma credono a tutto. Asservite come sono a minoranze, anche infime, di capitalisti stramiliardari che concentrano su di sé un potere immenso. La Propaganda e la conseguente Demagogia stanno distruggendo la liberaldemocrazia. Neppure il Ridicolo le ferma. Forse i liberali del Novecento avrebbero dovuto accogliere e far proprio il trionfo della Democrazia ponendo con più vigore il corollario necessario dell’insieme delle regole del costituzionalismo liberale. Abbiamo sottovalutato il valore legittimante dello strumento del contare le teste, e neppure la tragica esperienza delle dittature novecentesche nate “democraticamente” ci ha insegnato qualcosa. O anche solo che non è sufficiente contare le teste quando in quelle teste è facilissimo sguazzare. E ce lo hanno persino avvisato: “Niente è così facile che portare un uomo a guinzaglio”. Ora il guinzaglio prende il nome di profilazione. E nessuno ha il coraggio di dichiararsi anti democratico, se per democrazia s’intende che la conta delle teste legittima non il solo governare, ma il comandare senza limiti e controlli.

Questo referendum è solo un passo di apprendisti orbaniani e trumpiani per asservire la giustizia al potere politico. Lo ha riconosciuto lo stesso autore della Riforma costituzionale, arrogante com’è. [vedi pag.06] E perché gli elettori non dovrebbero giudicare il suo beffardo avvertimento come una presa per i fondelli utilizzabile per il futuro? Che può essere così tradotto: “Ma io ve lo avevo persino detto…  che ci posso fare se siete solo pecoroni ignoranti e incoscienti?”. E subito dopo: “Utili idioti che non siete altro, io ve lo avevo detto, prima che votaste, che l’efficienza della giustizia non avrebbe fatto un solo passo avanti con l’approvazione della riforma. Che ci posso fare io se siete stati sordi? [vedi pag. 06]”.

Il contesto non è tenuto in alcun conto da quegli sciagurati che, rifacendosi a considerazioni avulse dalla realtà del “dove, chi e quando”, con la loro propaganda per il Sì stanno dando una mano “a questa Italia immersa in una crisi europea e mondiale, all’estrema destra montante e a un anno dalle elezioni politiche”. Votano Sì ad una riforma imposta dal Governo senza discussione parlamentare, – possono protestar quanto vogliono – che è un Sì all’Internazionale nera, ad Orban, a Trump, all’anti-Europa, a Milei, a Vance, via via fino allo sprofondo degli imitatori nostrani come Meloni, Salvini e Tajani. Certo, così rendono impossibile il trasferimento dalla funzione di Pm a quella giudicante. Ovvero rendono definitivo ciò che è già regolato in tal senso rigidamente dalla legge ordinaria. Votano una legge scritta coi piedi, inutile e inefficace, ma che sarebbe uno strumento micidiale nelle mani di una classe politica indecente e senza alcuno scrupolo nei confronti della sua utilizzazione futura.

In Italia il Contesto assume un valore determinante perché il conflitto con la magistratura non nasce ora, ma per interessi personali è iniziato nell’altro secolo con la necessità di Berlusconi di autoassolversi dei suoi crimini e quando gli italiani hanno tollerato che si dispiegassero ben 41 (quarantuno) leggi ad personam, indulti, lodi, prescrizioni per garantire l’impunità alla Destra e al suo Padrone. D’altronde la Politica ha già gli strumenti per garantirsi l’immunità, e – con reciprocità – ne ha sempre approfittato abbondantemente. La destra berlusconiana già ha mostrato coi fatti qual è il rapporto che auspica coi giudici e avvocati quando se ne è comprato uno per 400 milioni di lire. Pagato con soli 4 (quattro) giorni di reclusione dell’ufficiale pagatore. Ora siamo al passaggio successivo. Stiamo assistendo all’ultimo attacco ai valori costituzionali, alle regolette sulla divisione dei poteri e sull’autonomia della magistratura.

Purtroppo il nostro paese è questo: ha digerito e sta digerendo tutto. Abbiamo il privilegio di convivere con specie uniche al mondo: solo noi abbiamo comunisti reazionari, ansiosi di inciuci sempre nuovi,  novelli “compagni in camicia nera” che portano acqua – forse determinante – ai servetti di Trump e all’estrema destra internazionale (oggi persino un ingraian-berlusconiano, altro che “ircocervo” da esporre in vetrina, già presidente emerito della Consulta, dichiara il suo Sì al programma di Gelli e di Casa Pound); socialisti in perpetua vedovanza, che ancora dopo tre decenni non hanno saputo elaborare il lutto e hanno smarrito ogni differenza di valori tra  destra e sinistra, quando dovrebbero mettersi a tavolino per fare i conti con la loro storia ed elaborare nuove idee contro l’ineguaglianza; i liberaloidi che si riducono a portaborse di exragazzotti della Garbatella e sbavano di ammirazione per i neocon americani che, con elmo cornuto, hanno partorito Trump. Quando persino Malagodi dichiarava che non avrebbe preso nemmeno un caffè con Almirante o con Thatcher.

Voi direte: “Ma, se è così, il marciume ha superato ogni soglia, arrendiamoci”. Invece No, e ancora NO, pensiamo anche per un solo attimo alla storica testata giornalistica che ispira la nostra. Deve esistere un’altra Italia. Un’Italia non obbligata ad avere una leader con la fermezza di una banderuola, col naso di Pinocchio e con amicizie puzzolenti di dispotismo. O un Presidente del Senato scurrile come un trafficante d’arte o un exdirettore di giornali fascistoidi…

Ma esiste un’altra Italia?

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