Cui prodest?

di pier virgilio dastoli

Non crediamo che il richiamo di Prevost alle radici « giudaico cristiane » parlando davanti al Gruppo europeo dei conservatori e riformisti possa essere un utile contributo al rafforzamento dell’identità europea.

Si tratta di una sorprendente fuga all’indietro verso il tempo delle rivendicazioni di Papa Giovanni Paolo II in un periodo ben diverso della storia europea.

Invece di parlare delle radici bisogna difendere i frutti del processo di integrazione europea, agire perché non marciscano e difendere l’albero per far sì che continui a produrre altri frutti.

Le radici di quell’albero non sono solo giudaico cristiano ma sono più ampie e profonde e comprendono anche l’illuminismo, la cultura della pace che rappresenta il contrario del bellum sacrum, la non discriminazione e la libertà di coscienza che vuol dire credere in una religione ma anche non credere (articoli 10 e 21 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea).

Cui prodest?

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