Riforma Nordio: non è giustizia, è controllo politico

di angelo perrone

Al di là degli slogan, la riforma della giustizia nasconde insidie che toccano le fondamenta del nostro vivere civile. Analizziamo perché il referendum su giustizia e separazione delle carriere rischi di essere un banco di prova pericoloso: una narrazione che promette efficienza ma punta, nei fatti, a scardinare l’indipendenza della magistratura.

L’illusione dell’efficienza

Il referendum sulla riforma Nordio non è una semplice modifica tecnica, ma un delicato banco di prova per l’equilibrio democratico dello Stato. La narrazione politica presenta questa scelta come una soluzione magica contro gli errori giudiziari e la lentezza dei processi, ma nessuna delle norme in discussione riguarda realmente l’efficienza dei tribunali, la carenza di organico che da anni affligge il sistema, o il funzionamento dei processi.

L’obiettivo del controllo

È lo stesso ministro Nordio a svelare la vera chiave di interpretazione della riforma: «Dobbiamo introdurre più controllo sulla magistratura». Una frase che rivela l’obiettivo nascosto dietro la retorica: non si tratta di migliorare la giustizia, ma di assoggettarla.

La giustizia come spettacolo

In un contesto segnato da una crescente disaffezione dei cittadini verso le istituzioni, la politica sembra voler capitalizzare consensi attraverso la “giustizia spettacolarizzata” e attacchi quotidiani alla magistratura, dipinta come prevenuta e antagonista. Manipolare l’opinione pubblica usando casi mediatici che nulla hanno a che fare con la riforma serve a costruire potere, non a migliorare il servizio ai cittadini.

Un argine per la democrazia

È fondamentale ricordare che l’indipendenza della giustizia resta l’argine principale contro ogni deriva illiberale. In un’epoca di democrazie fragili, difendere l’autonomia del potere giudiziario dalle mire della politica è un dovere civile per garantire che la legge resti uguale per tutti e continui a tutelare i diritti di ogni individuo nella vita quotidiana.

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