Ben Gvir e i suoi compari

di valerio pocar

Il comportamento del ministro israeliano Ben Gvir nei confronti dei pacifici attivisti della Flotilla, sequestrati da navi militai israeliane in acque internazionali, ha provocato raccapriccio ed esecrazione in giro per il mondo (tranne che nelle parole della seconda carica del nostro Paese, che l’aveva preventivamente minimizzato, irridendo le future vittime).

Si parla di prendere provvedimenti nei confronti dell’aguzzino (il quale, chissà perché, ci ha ricordato gli ufficiali delle SS, giusto per confermare che ciò che conta è l’esempio).          Sanzionare siffatto personaggio autorevolmente definito “infimo”, con espressione tutto sommato benevola, ci pare il minimo, salvo che poi non si sa che sanzioni si possano prendere nei confronti di un componente del governo di uno stato estero. Si vedrà.

Intanto, però, qualche breve osservazione. I video del trattamento inflitto agli ostaggi della Flotilla hanno fatto passare quasi sotto silenzio altri particolari della vicenda, non meno gravi, anche se forse non altrettanto ripugnanti.

La marina militare israeliana ha compiuto un atto di pirateria fermando navi straniere in acque internazionali e sequestrando, con l’uso delle armi, i loro equipaggi, ridotti in una temporanea schiavitù. Su questo aspetto sono state spese poche parole, così avallando il ricorso a siffatti metodi. Esecutori e mandanti sono pirati, meno leggendari e meno simpatici di Sandokan.

Il ministro in questione, inoltre, non è un soggetto isolato, ma fa parte di un governo, il capo del quale non soltanto ha autorizzato e diretto l’atto di pirateria, ma non ha stigmatizzato il comportamento del suo ministro, liquidandolo come un “errore”, dal quale non intende trarre alcuna conseguenza [Siamo d’accordo, si tratta di un “errore”, ma non nel senso che intende lui, ma perché fomenterà, in coloro che prenderanno l’abbaglio di confondere il fanatismo religioso di un estremista sionista col popolo ebraico, l’antisemitismo che già va – purtroppo! – serpeggiando e crescendo e che – purtroppo! – non mancherà di provocare in futuro tragiche conseguenze]. Quasi a giustificare l’acquiescenza del capo di quel governo gli osservatori ci dicono che non può fare a meno, obtorto collo, dei voti del partito dell’infimo, tanto più che i sondaggi lo danno in crescita. Una giustificazione curiosa, come se un capomafia prendesse le distanze dalle nefandezze dei suoi killers, asserendo di non poter fare a meno di qualche omicidio. Intanto, nei confronti di questo governo correo, nessuna sanzione?

Per quanto se ne sa, non soltanto il ministro in questione non è nuovo ai comportamenti che stiamo censurando, ma i metodi usati nei confronti degli ostaggi della Flotilla, sotto gli occhi di tutto il mondo, sarebbero i metodi anche peggiori usati normalmente nei confronti dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, nelle quali nessuno può guardare. Su questo fatto, che non è più una diceria, il silenzio è pressoché totale. La nostra memoria, chissà perché, va ai detenuti di Guantanamo, sospettati, e però mai condannati, di terrorismo. Le due grandi democrazie, l’una definita leader dell’Occidente e l’altra acclamata come il riferimento nel Medio Oriente, sono alleate e sembrano intendersi.

L’Europa, s’intende quella dei governi, sta a guardare, come è rimasta sostanzialmente spettatrice nei confronti del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania. I pacifici attivisti della Flotilla, prendendosi le botte e le umiliazioni, hanno almeno, col loro sacrificio, risvegliato qualche coscienza. 

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