Nomen omen?

Anche le notiziole che ci giungono un po’ per caso possono avere la loro importanza. Dalla Settimana Enigmistica: «Nel corso della sua vita il pittore inglese del ‘700 William Hogarth ebbe diversi carlini che ritrasse anche in diversi suoi quadri … il più conosciuto di loro, chiamato Trump, compare per esempio accanto all’artista in un famoso autoritratto …»

Questa “spigolatura” conferma, anzitutto, la fallacia dell’antico adagio nomen omen. Siamo in grado di garantire, infatti, che il carlino Trump era una creatura mansueta, costante nei suoi affetti e nelle scelte di vita e – particolare che ci è stato assicurato come vero da una fonte autorevole – si accertava sempre, quando si appartava con una carlina, del pieno e libero consenso di lei. S’intende, anche lui le rallegrava prendendole per quella parte là, ma  – che volete? . era solo un cagnolino esuberante.

Intendiamoci. Anche Trump carlino aveva i suoi vizietti, e, per esempio, era un fanatico frequentatore delle corse dei cani e dei cavalli e talvolta gli è capitato di andare oltre le righe. Per esempio, una volta che il cavallo morello sul quale aveva puntato era stato squalificato perché, come si dice in gergo, aveva “rotto”, non ha esitato ad azzannare alla caviglia il Fantino, suo amico, fino a ottenere – si sa che la presa del morso di quelle bestiole è da temere, soprattutto quando non è prevedibile – la sospensione della squalifica. Insomma, neanche un carlino è perfetto, se si chiama Trump.

Valerio Pocar – mercoledì 8 luglio 2926

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.