Csm, l’attesa dopo il mandato tutela la credibilità: perché non accorciarla

di angelo perrone

Dimezzare con un emendamento l’attesa dei togati del Csm prima di ottenere incarichi direttivi contraddice lo scopo della regola, la credibilità della giustizia, e il metodo: un decreto legge, senza il parere del Csm.

Può sembrare un dettaglio, e rispetto al caro vita, al lavoro che manca, agli studi difficili, al prezzo della benzina e ai conflitti nel mondo lo è. Eppure vale la pena fermarsi su un emendamento presentato in questi giorni alla Camera, perché dice qualcosa sul modo in cui si scrivono le regole.

Che cosa propone

Una deputata di Fratelli d’Italia ha proposto di modificare il decreto legge sulla giustizia, in esame nella commissione Giustizia. L’emendamento dimezza l’«attesa» che oggi vale per i consiglieri togati del Csm quando finiscono il mandato: il tempo durante il quale non possono chiedere incarichi direttivi né tornare fuori ruolo, cioè in incarichi lontani dalle funzioni giudiziarie, per esempio presso un ministero. Si passerebbe da quattro a due anni per i primi, da due a uno per i secondi. L’attesa deriva dalla riforma Cartabia.

Perché l’attesa esiste

Chi siede nel Csm decide le carriere dei colleghi, comprese le nomine ai vertici degli uffici. L’attesa ha una funzione precisa: tutelare la credibilità della giustizia, allontanando il sospetto che chi decide le carriere stia preparando la propria. Non si tratta di presumere cattive intenzioni nei singoli: si tratta di dare, oltre che di avere, un’immagine di distanza e di equilibrio.

Una contraddizione

Qui sta il limite più serio dell’emendamento, che precede perfino il metodo e riguarda il senso stesso dell’intervento. Nel dibattito sul referendum sulla giustizia, la lotta al peso delle correnti nelle nomine è stata uno degli argomenti a sostegno della riforma. A prescindere dal giudizio che si dia su quelle ragioni, esse presupponevano un obiettivo: che le decisioni sulle carriere dei magistrati apparissero libere da calcoli e da appartenenze. L’emendamento va nella direzione opposta. Accorciando la distanza tra il mandato al Csm e l’accesso agli incarichi di vertice, rende più facile pensare che quel mandato possa servire anche a ciò che viene dopo. È, come osserva l’Anm, un intervento che «alimenta proprio quel medesimo sospetto» che la norma vigente vuole dissipare. Non occorre parlare di malafede: basta constatare un errore di intervento, una distanza tra ciò che si dichiara di volere e ciò che si propone.

L’anomalia di metodo

Il decreto legge è uno strumento eccezionale: il Governo lo adotta nei casi straordinari di necessità e urgenza (art. 77 della Costituzione), e il Parlamento ha sessanta giorni per convertirlo. La Corte costituzionale ha più volte chiarito che la legge di conversione non può trasformarsi in un veicolo per norme estranee all’oggetto del decreto. Qui si interviene sull’ordinamento giudiziario con una procedura accelerata, senza il parere del Csm e con effetti immediati, a quanto sembra, anche sui consiglieri in carica, il cui mandato scade fra pochi mesi. Cambiare una regola mentre la partita è in corso non è mai un buon segno.

Le reazioni

Sono contrari l’Anm e tredici togati del Csm, di orientamenti diversi; secondo Il Dubbio, anche il capogruppo di Forza Italia, Enrico Costa.

Le priorità della giustizia

Il punto più importante è un altro. I problemi che i cittadini avvertono riguardano i processi lunghi, gli uffici scoperti, i sistemi informatici che si bloccano, le carceri sovraffollate. Su questi servirebbero tempo, confronto, riforme organiche, non emendamenti a un decreto, e la norma non risponde ad alcuna finalità di efficienza. Se i limiti vanno ripensati, lo si faccia con una riforma organica dei fuori ruolo.

L’emendamento, per ora, è solo in esame e può essere ritirato o respinto: sarebbe un segnale di misura. La giustizia è un servizio che riguarda i cittadini, prima che chi la amministra o chi la governa. Il mugnaio di Sanssouci confidava che a Berlino ci fosse un giudice. Ai cittadini basta che le regole valgano per tutti, anche per chi le scrive.

✒️ Postilla

L’importanza del Csm, organo di autogoverno dei magistrati, per la libertà e l’uguaglianza di cittadini, in questa riflessione: L’autogoverno: uno scudo per il cittadino, non un privilegio di casta.

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