EN ATTENDANT LA MAGISTRATURA

Nel caso Ranucci, la Rai è riuscita in quello in cui Lavitola, il bombarolo, aveva fallito: fare di un giornalista amico di un maestro di malaffare un giornalista che può realisticamente sognare Palazzo Chigi, o dintorni. La Rai meloniana, invece di aspettare una versione attendibile della Magistratura, usa il suo manganello con largo anticipo. E costruisce un Eroe prima ancora che siano sciolte tutte le di lui ambiguità, vanità, contraddizioni. E così i contiani possono legittimamente strillare in nome della libertà d’informazione, proprio loro che nominarono il più scandaloso presidente Rai, frutto dell’accordo tra Salvini e Berlusconi. 

La lepre marzolina – venerdì 28 agosto 2026

LA LEZIONE DEL CASO RANUCCI-LAVITOLA

di angelo perrone

Il caso Ranucci-Lavitola intreccia dinamiche giudiziarie e umane. C’è l’indagine sull’attentato dinamitardo ed emerge il piano psicologico, fatto di fragilità, lusinghe e seduzioni sottili con gesti apparentemente innocui. Sullo sfondo, la riflessione sul giornalismo d’inchiesta e sulla credibilità di chi informa, un bene prezioso. Questa storia parla di cronaca, di vulnerabilità umana e del delicato equilibrio tra fiducia pubblica e ambizione personale.

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IL PESCE PUZZA DALLA TESTA

Riportiamo fedelmente tra virgolette la comunicazione di un amico a noi molto prossimo. “Tempo fa mi sono infortunato, ma non dell’infortunio voglio parlare, ma del trattamento che ho ricevuto. Passanti caritatevoli mi hanno raccolto e hanno chiamato un’ambulanza, giunta in pochi minuti, che mi ha portato al più vicino pronto soccorso (distante quasi un’ora di viaggio!).  L’astanteria era strapiena, addetto essendo un unico medico, sicché, preceduto dalle urgenze e da coloro giunti prima di me, previo però un accurato esame del sangue, la medica di turno mi ha visitato, con accuratezza e competenze e un immediato esame ecografico, soltanto dopo diverse ore. Quindi, sono stato sottoposto a una prima tac in attesa della seconda prevista dopo ventiquattro ore dall’infortunio. Nel frattempo, esami radiografici completi e, l’indomani, previa visita ortopedica, svolta con gentilezza e competenza, e previa la seconda tac, la medica di turno, gentile e competente (ma sempre l’unica!) mi dimette, dopo aver fissato per il giorno seguente (domenica!) una visita nel centro specializzato dell’ospedale di una città vicina, dove vengo accuratamente visitato e viene stilato il referto specialistico. In complesso, prognosi di trenta giorni. Trattandosi di pronto soccorso, non pago un centesimo”.

Noi trasecoliamo ascoltando il resoconto dell’ottima assistenza prestata, già che si parla tanto di malasanità. Ma l’amico ribatte: “La malasanità non riguarda né medici né infermieri, ma l’organizzazione e la carenza degli investimenti e quindi, tra l’altro, anche l’organico insufficiente del personale sanitario (un solo medico a un pronto soccorso, con decine di infortunati! E se arrivano due urgenze insieme?) Se la sanità non funziona, il giudizio negativo va riservato, via via risalendo, ai vertici regionali e nazionali, e solo occasionalmente al personale sanitario, competente e abnegato, il quale, nonostante le carenze dell’organico e i turni pesanti, riesce ad essere anche gentile e direi quasi affettuoso. Insomma, ancora una volta si conferma la verità del detto: il pesce puzza dalla testa”. Senza commenti.

valerio pocar -venerdì 28 agosto 2026

DALLA CHIESA E LA FORZA DELLO STATO LIBERALE

di maurizio delli santi

 A quarant’anni dalla strage di via Carini, la lezione di Dalla Chiesa interroga su quale idea dello Stato, della sicurezza, della legalità e della democrazia si vuole attuare di fronte alle mafie che cambiano volto, alle nuove forme della criminalità,  ma anche alle tentazioni di una politica che vuol fare della  sicurezza solo propaganda, o, peggio, una condizione separata dalla Costituzione.

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La deriva degli imperi nella faglia di Ceuta

di maurizio delli santi*

È necessaria un’indagine internazionale indipendente e che l’ Europa rifletta sulle ‘esternalizzazioni’ se non vuole offrire altre leve alla minaccia ibrida.

Ormai è noto che stiamo vivendo la stagione dei risvegli imperiali, in cui la geografia viene violentata dai fantasmi del passato. Vladimir Putin giustifica l’aggressione all’Ucraina evocando la Rus’ di Kiev, un falso storico sulla Grande Russia dato che quel baricentro medievale fioriva autonomamente ben prima che Mosca emergesse da villaggio sperduto. E se Pechino ridisegna i confini sul Mar Cinese Meridionale tramite la “linea dei nove tratti”, Donald Trump rispolvera la Dottrina Monroe, ribattezzando il Golfo del Messico in “Golfo d’America” e rivendicando pretese egemoniche su Venezuela, Messico, Panama, Cuba, Canada e persino sulla Groenlandia. Al contempo, il governo israeliano mira al disegno del “Grande Israele” a scapito delle legittime aspirazioni dei palestinesi e delle altre entità arabe oppositrici,  mentre Erdogan guarda al progetto neo-ottomano della Patria Blu e della Grande Turchia con mire già estese su Cipro, Libia e Somalia. Continua la lettura di La deriva degli imperi nella faglia di Ceuta

Coccodrilli domestici

Il noto progressista israeliano Ben-Gvir ha lanciato – così racconta la stampa – la proposta, al tempo stesso ingegnosa e medievale, di costruire fossati intorno alle carceri di massima sicurezza nelle quali sono detenuti i pericolosi palestinesi e guarnire quei  fossati di coccodrilli.

L’idea, per il vero, non nasce dalla testa del ministro ed è mutuata da altro noto progressista, certo Trump, che aveva già pensato di istituire un alligator alcatraz, prevedendo grandi rettili nei fossati. Tuttavia, mentre da quelle parti gli alligatori sono di casa, la proposta dell’israeliano ha suscitato qualche reazione negativa, non già da parte del suo capo Netanyahu, bensì da parte degli animalisti, non già perché l’idea loro apparisse bizzarra e disumana, ma perché i coccodrilli sarebbero dovuto essere importati – nonostante una certa abbondanza di grandi rettili autoctoni – sicché le bestiole avrebbero potuto soffrire in un ambiente diverso dal loro naturale. Giusta la preoccupazione degli animalisti, che condividiamo, senza però che, da umani, fossero sfiorati da un sospetto in merito alla disumanità della proposta e, da animalisti, in merito all’offesa alla dignità degli animali. Noi, da animalisti di lungo corso, non possiamo non rallegrarci e prendere atto che in quel Paese gli animalisti contano assai più dei filo-palestinesi e fors’anche in qualche caso dei sostenitori dei diritti umani.

Come aggirare l’ostacolo? La ministra dell’ambiente ha dimostrato di sapere quanto contino le parole e ha definito i coccodrilli “animali addomesticabili”, alla stregua di cani, gatti o caprette, i quali, per via de3lla loro addomesticabilità, possono anche non essere nativi dei luoghi di soggiorno. Finalmente, come avete sempre desiderato, potrete tenere nella vostra vasca da bagno, meglio ancora nella piscina – senza tema di nuocere alla bestiola e soprattutto d’incorrere negli strali degli animalisti – un domestico coccodrillo nilotico. Basterà ricordarsi, ci raccomandiamo, di carezzarlo/a ogni tanto e di lisciargli/le le scaglie della corazza.

valerio pocar – 31 luglio 2026

La lezione Ceuta: se la “logica del nemico” cancella la realtà

di maurizio delli santi*

Sono in tanti a voler rappresentare a tutti i costi la linea di confine che separa l’Unione Europea dall’Africa, ora drammaticamente centrata sul focus di Ceuta, nel quadrante più sensibile e inquietante delle relazioni internazionali contemporanee. Serve senz’altro a diversi interessi elettorali costruire un’area critica: c’è sempre una stagione della “logica del nemico”, e oggi quel frame ideologico è utile come ‘tecnica di distrazione di massa’ applicandolo ai migranti per come è costantemente declinato dai movimenti sovranisti nel dogma della “remigrazione”. Quale migliore rappresentazione plastica, per i teorici della ‘difesa dei confini’, di una calca oceanica che preme sulle barriere della ‘ fortezza europea’ ? Continua la lettura di La lezione Ceuta: se la “logica del nemico” cancella la realtà

L’ATTESA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUL CASO ALMASRI: È UN OBBLIGO COSTITUZIONALE LA COOPERAZIONE CON LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

di maurizio delli santi*

Occorre riconoscerlo senza esitazioni: la Corte Costituzionale ha sancito un principio storico con la sentenza del 23 luglio n. 143/2026. La pronuncia non solo è destinata a influire profondamente sul dibattito giuridico e politico aperto dal caso Almasri (https://www.micromega.net/caso-almasri-se-litalia-arretra-sulla-giustizia-penale-internazionale), ma ha tracciato definitivamente un principio destinato ad andare oltre la giurisprudenza per incidere anche con un vincolo forte per i leader politici: la cooperazione con la Corte penale internazionale non costituisce una scelta rimessa alla discrezionalità del Governo, ma un obbligo della Repubblica che trova fondamento nello Statuto di Roma e negli articoli 11 e 117 della Costituzione. Continua la lettura di L’ATTESA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUL CASO ALMASRI: È UN OBBLIGO COSTITUZIONALE LA COOPERAZIONE CON LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE