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DIMESSE, SILENTI E SOTTOMESSE AL “CAPO”

di Nicoletta Agostino

Dimesse, sì. Nel senso di silenti, subalterne e sottomesse al capo. Zittite, con gli occhi bassi per quasi tutta la conferenza stampa a prendere appunti, per poi tacere. Renzi racconta del loro curriculum, di quello che hanno fatto in precedenza e durante il governo, di chi sono e di chi a breve non saranno più. Poi comunica le loro dimissioni. Lo fa lui al posto loro, spiegando bene cosa intendeva dire con quel “ritiro le mie ministre”.
La cosa che lascia sbigottiti è che una delle due donne dentro quel quadro fosse casualmente anche la ministra per le Pari Opportunità. Cioè quel ministero che tra le altre cose lavora per l’empowerment femminile, per l’autodeterminazione e l’accrescimento del valore individuale di persone e di donne, per l’autoefficacia. Possibile non abbia chiarito al suo capo che quello non era un reality e lui un conduttore televisivo lì per presentare due concorrenti e decretare la fine della loro partecipazione ai giochi? Possibile che non gli abbia spiegato che la comunicazione delle sue, delle loro dimissioni avrebbero dovuto farla loro, già che avevano una telecamera e un microfono accesi davanti alla bocca? Dovuto, sì. Perché non si sarebbe trattato di galanteria o concessione, da parte di Renzi, mettersi di lato, ma di rispetto per due rappresentanti delle istituzioni e in quel momento, ancora, del governo. E invece l’immagine plastica della conferenza stampa ha raccontato bene, stasera, qualora ce ne fosse ancora bisogno, chi c’era al centro della scena e per chi era stato allestito quel teatrino.

Dimesse, sì. Nel senso più degradante, per una donna. In politica e non solo.

[OLnews 13-1-2021]

I genitori di una vittima di un prete pedofilo non scordano e denunciano l’abuso – una lettera del cardinale scola

Speciale per Senza Bavaglio e per Critica Liberale

di emanuela provera

Qualche giorno prima di Natale del 2011 don Mauro Galli, responsabile della pastorale giovanile nelle quattro parrocchie di Rozzano, invita a dormire a casa sua il giovane Alessandro quindicenne, che da tempo si affidava alla sua cura spirituale e riponeva nel sacerdote la massima fiducia; durante la notte il minore – secondo l’accusa – viene abusato sessualmente.

Da quel momento scatta una situazione paradossale in cui la presunta vittima è considerata dal clero milanese una seccatura, mentre il giovane prete è trattato come fosse vittima di una situazione che sarà gestita con l’insabbiamento (mediante cioè l’allontanamento da Rozzano, prima a Legnano, poi a Milano e infine a Roma).

Il cambio di incarico e di parrocchia viene deciso proprio da Mons. Delpini allora Vicario Episcopale di zona quando monsignor Angelo Scola era vescovo di Milano. La decisione viene però avvallata e formalizzata da Mons. Enrico Redaelli allora Vicario Generale. Nessuno di loro decide di approfondire la vicenda e avviare l’indagine preliminare, come previsto dal diritto canonico.

Mons. Delpini nonostante fosse informato dal parroco don Carlo Mantegazza che i fatti accaduti quella notte fossero presumibilmente abusi sessuali, non cercherà mai Alessandro, il quale non riceverà mai una mail, una telefonata o un sostegno, ma si attiverà per prendere contatto con don Galli al quale durante una telefonata (intercettata) confiderà: “…il problema non è quello che hai combinato tu, ma quello che hanno combinato gli altri…dobbiamo stare molto attenti” e gli suggerisce di affidarsi alla consulenza dell’avvocato Mario Zanchetti. Il giovane Alessandro denuncia i fatti alla Procura della Repubblica ed entra in un calvario esistenziale che compromette la sua stabilità emotiva, gli studi e la vita (tenterà di suicidarsi più di una volta).

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RASSEGNA STAMPA ESTERA: “il suo nome è ormai quasi sinonimo di slealtà”

🇫🇷 Le Figaro: “Rifiuta di assumersi la responsabilità della crisi”.
🇺🇸 New York Times: “Aveva il potere di distruggere e non ha resistito”.
🇩🇪 Der Spiegel: “Mette a rischio la storica opportunità di riformare il Paese” […] “Disperato, il più impopolare lotta contro il premier più popolare” […] “Più il suo partito affonda, più lui lotta per avere attenzione” […] “Perché il fan di Machiavelli rompe la coalizione rischiando di andare all’opposizione e portare al potere il populista di destra Matteo Salvini?“.
🇬🇧 Financial Times: “nessuno capisce le motivazioni dell’ex premier, che Renzi abbia messo sottosopra Roma nel tentativo di rafforzare il potere di interdizione del suo piccolo partito e la sua stessa immagine personale” […] “la crisi italiana “minaccia di ostacolare il Recovery plan di Bruxelles”.
🇬🇧 The Guardian: “La manovra largamente impopolare di Renzi arriva nel momento peggiore possibile per l’Italia e lascia gli osservatori perplessi riguardo alle motivazioni”.
🇬🇧 Reuters: “Renzi completa la trasformazione da riformatore a distruttore e il suo nome è ormai quasi sinonimo di slealtà e spietate manovre politiche”.
🇪🇸 El Pais: “L’Italia deve ora trovare la formula per un probabile terzo governo di questa legislatura nel mezzo di una pandemia, proprio quando si decide il destino di quasi 230 miliardi di euro che arriveranno dall’Unione Europea per uscire dalla crisi e il Paese deve presiedere il G-20“. 

PAPEETE DUE. CRISI? MA QUALE CRISI?

[h.16.09] [e.ma.] Non mi dilungo in un giudizio su Renzi per non turbare la sensibilità dei lettori e per non violare il codice penale. Chi è Renzi ormai lo sanno tutti, anche all’estero. Persino il Pd. Persino la Destra, per cui egli sta lavorando da anni sotto la guida di Verdini. Ormai lo definiscono «un bullo» [vedi “la Verità” e “La Repubblica 3.0”]. Non mi dilungo nel descrivere la situazione di crisi sanitaria ed economica del paese perché ci stiamo immersi fino al collo. Noi abbiamo sempre criticato Conte su singole decisioni, ma tenendo conto delle forze in campo e del pericolo rappresentato dall’estrema destra antieuropea e razzista. Non siamo stati mai contro il governo in modo aprioristico. Per esserlo avremmo dovuto indicare una proposta alternativa. Ma questa non c’è. Inoltre, realisticamente, questo è il miglior governo possibile, Conte ha fatto miracoli date le carenze della burocrazia, la guerra furiosa dell’opposizione (caso unico in Europa), la corruzione generalizzata e una sanità pubblica ridotta a pezzi. La gestione della pandemia in mano ai negazionisti e a gente come Fontana + cognato-Gallera-Zangrillo-Bertolaso fa rabbrividire; i rapporti con l’Europa in mano ai sovranisti nostrani ci avrebbe sprofondato e ci sprofonderebbe in un pozzo di miseria senza fondo.

E allora la crisi? Ma quale crisi? È obbligatorio arrivare al semestre bianco con questo Parlamento, eleggere un Presidente della Repubblica democratico, e poi vada come vada. Per ora si sono dimesse due ministre di un partitino alla ventura. Non le rimpiangiamo e andiamo avanti. Conte si presenti alle Camere e chieda il voto. Se in parlamento prevale il masochismo suicida e il sadismo nei confronti del paese, si va al voto. Vogliono sostituire la campagna vaccinale con la campagna elettorale? Ognuno si assuma le proprie responsabilità. 

situazione critica “una crisi inspiegabile”

Lunedì 8 febbraio Critica liberale, riprende i suoi appuntamenti periodici di approfondimento e confronto.

Lunedì 8 febbraio alle ore 17,30
situazione critica
“una crisi inspiegabile”
gli incontri di Critica liberale

 

L’argomento del confronto tra gli amici di Critica Liberale sarà l’attualità politica e l’epilogo della crisi di governo.

Chi volesse partecipare all’incontro, che sarà comunque trasmesso in diretta sul canale facebook di critica liberale può registrarsi mandando una mail a info@criticaliberale.it, tutti i partecipanti registrati potranno intervenire per partecipare al confronto

ai registrati sarà mandato l’invito per connettersi tramite la piattaforma zoom

LE BUFALE DI REPUBBLICA 3.0 (NON CORRETTE)

TESTI di nicola vallinoto, lucio levi e antonella braga (con una premessa di e.ma.)

 Ormai il disfacimento del giornalismo nel nostro paese avanza a grandi passi. E così la prevalenza delle bufale e degli errori marchiani. Nonché della scorrettezza dei Direttori che, senza alcun rispetto per i lettori, evitano di correggerli. La vicenda raccontata qui di seguito è clamorosa: su “Repubblica 3.0” (quella della gestione Molinari) compare un’intervista di tre pagine a Scalfari firmata addirittura dallo stesso Direttore. Scalfari se ne esce con uno svarione incredibile per uno che si autoproclama l’ultimo grande discendente del mondo liberalsocialista, federalista, pannunziano. Il Fondatore confonde il federalismo con il modello confederale (che è l’opposto e che viene sostenuto da Meloni). Insomma viene scambiato Spinelli con la capa di Fratelli d’Italia. In tutta “Repubblica 0.3” nessuno si accorge dell’errore, addirittura ripetuto due volte, talmente dilagante è l’ignoranza o la trascuratezza.  O forse nessuno vuole contraddire il Direttore e il Fondatore. Il Direttore stesso dà il cattivo esempio: almeno le interviste da lui firmate se le potrebbe leggere. I Federalisti ovviamente si arrabbiano, inviano la smentita, ma Molinari la fa pubblicare sull’online ma sul quotidiano cartaceo (dove la bufala è stata pubblicata) furbescamente la nasconde in una rubrica di solito dedicata a tutt’altri problemi. Nello spazio delle Lettere al giornale, luogo destinato ad accogliere le rettifiche, la segnalazione dell’errore è censurata. Ci dispiace constatare che gli editori e i Direttori ancora non capiscano che la concorrenza micidiale del web può essere contrastata soltanto con la maggiore autorevolezza e attendibilità della carta stampata e non con la rincorsa alla sciatteria e all’approssimazione tipica della Rete. [e.ma.]

 LA CONFEDERAZIONE EUROPEA È L’OBIETTIVO CHE UNISCE ALTIERO SPINELLI E GIORGIA MELONI?

di nicola vallinoto

Sembra incredibile ma è quanto si potrebbe dedurre dalla lunga intervista realizzata dal direttore de La Repubblica, Maurizio Molinari, al fondatore del giornale Eugenio Scalfari (edizione del 2 gennaio 2021). Nella parte conclusiva dell’intervista si legge che «Rinnovare il nostro paese non basta più. Serve la Confederazione europea di cui parlava Altiero Spinelli». Si potrebbe pensare a un semplice svarione ma qualche riga dopo l’intervista viene conclusa così: «C’è qui un ruolo per l’Europa: dare vita ad una grande confederazione partendo dalle coste più minacciate, dal Baltico fino al Mediterraneo».

Federazione e confederazione sono due termini che contraddistinguono due proposte politiche distanti, come ci ricordano bene gli studiosi federalisti Lucio Levi ed Antonella Braga in due lettere inviate al direttore Molinari dopo la pubblicazione dell’intervista. A conferma di ciò la leader dei Fratelli d’Italia e dei Conservatori europei, pochi giorni prima, in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera (28 dicembre 2020) ha voluto ribadire la sua visione di Europa basata su un modello confederale alternativo al modello federalista.

È possibile che Eugenio Scalfari non conosca la differenza tra i due modelli? E se così fosse il direttore Maurizio Molinari non avrebbe potuto farglielo notare? L’aspetto più inquietante è che entrambi possano non conoscere la differenza. Il che pare da escludere perché in passato sia Molinari che Scalfari hanno già usato questo termine. Il primo ne ha parlato come possibile soluzione per la situazione israelo palestinese facendo riferimento alla proposta di Confederazione avanzata da Reuven Rivlin come «un modo per far vivere i due Stati assieme tenendoli separati». Il secondo in uno dei tanti editoriali come quello del 5 luglio 2015 «Non navi d’altomare ma scialuppe senza un futuro» in cui, parlando dell’integrazione europea, disse che «I governi confederati si rassegnano ad una normale integrazione purché non metta in discussione la sovranità politica. Non vogliono essere federati, non vogliono gli Stati Uniti d’Europa che li declasserebbero».

Per tutti questi motivi è auspicabile che il direttore Molinari pubblichi la dovuta rettifica certi che i lettori del quotidiano non gradirebbero vedere Giorgia Meloni sullo stesso piano di Altiero Spinelli. 

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USCITO IL N. 77 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI E SUL FATTOQUOTDIANO.IT

per scaricare il pdf clicca qui e su https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/06/a-guardare-la-situazione-politica-meglio-lepifania-dei-re-magi-che-quella-dei-mediocri/6055836/

Sommario
3. la frase storica del 2020
3. le frasi miliari del 2020
stati uniti d’europa
4. appello, «l’europa diventi una potenza democratica globale»
7. giovanni perazzoli, pazienza e passo dopo passo
memorandum
9. primo levi, l’ultimo natale di guerra
la biscondola
9. paolo bagnoli, dal risorgimento alla liberazione
10. il furbo più furbo nel reame dei furbi
cronache da palazzo
11. riccardo mastrorillo, l’epifania dei mediocri
12. bêtise d’oro
la vita buona
12. valerio pocar, ma la scuola è proprio di tutti?
cosmopolis
14. angelo perrone, il trumpismo dopo trump
lo spaccio delle idee
17. lettera di ernesto rossi a marion rosselli, «più giellista che mai»
18. comitato di direzione
18. hanno collaborato

SI’ PADRONE!

Titolo a tutta pagina di Alessandro Sallusti sul “Giornale”: 

“Caos governo

IN CAMPO ANCHE LE TOGHE

Cesa indagato per ‘ndrangheta, la tegola piomba sull’allargamento della maggioranza all’Udc”

P.s. non pubblicato: “caro Silvio, lo hai notato quanto sono stato bravo? Ho caricato sulla maggioranza la vicenda Cesa. Così i lettori si dimenticano che Cesa, fedele alleato, qualche ora, fa ha partecipato al vertice di tutto il Centrodestra di cui fa parte da anni, e ha fatto votare tutti i suoi contro il Governo sia alla Camera sia al Senato. Come ha detto la nostra Giorgia, noi siamo sempre tutti “coesi”. Per onestà devo dire che però Storace sul “Tempo ” è stato più bravo e obiettivo di me. Ha messo la notizia di Cesa in una colonnina e l’ha intitolata: “Se per un incarico politico e una cena si diventa mafiosi”. Ha ragione il nostro Storace: è grave accusare qualcuno di collusione mafiose quando ancora non è stato accertato se ci ha fatto sesso, con la mafia. Cordiali saluti. Se passo per Arcore le vengo a baciare la pantofola.  il tuo Alessandro Sallusti

la lepre marzolina – venerdì 22 gennaio 2021

ARIDAJE! ALTRI LIBERALI

Qualche volta anche una tranquilla Lepre marzolina perde la pazienza. Emilio Carelli, «non senza sofferenza interiore», si è dimesso dal M5s per creare il milionesimo partito di centrodestra, sostenitore ovviamente dell’«Europa», dell’«ambiente», dei «lavoratori», della «ricerca», delle «imprese» e dell’«innovazione» e intenzionato a «dare voce a tutta l’area moderata e liberale».

Oggi in Italia sono più i partiti liberali che i liberali. Per accontentare tutti, i liberali italiani dovrebbero tagliarsi a pezzi e collocare una mano qui, un gamba là. Ovviamente si dichiarano “liberali” tutti quelli che si sono accasati con Salvini e  con la Meloni, e quindi ammirano Orban, Trump, Mussolini, Le Pen e via dicendo, oppure con i “liberali” Berlusconi, Previti, Dell’Utri e con tutti i cespugli, arbusti, ciuffi d’erba, zolle e cespi germogliati nel giardino di Arcore. Quando, e se, si pongono la domanda: «quando ci diciamo “liberali” che “vor dì”?, si danno questa risposta: “Ah , non lo so, ma se lo dicono tutti…! Anche Bertinotti è convinto che siamo “liberali”».

Carelli è una persona coerente: è stato sempre berlusconiano e clericale di ferro. Tutta la sua carriera si è svolta in Fininvest e in Mediaset. Ha diretto tra le più servili trasmissioni a favore del suo Padrone. Alla fine è stato candidato dal M5s che lo ha fatto eleggere deputato a Roma. Ma lo conoscevano? Lo hanno incontrato per strada a un semaforo? Gli hanno chiesto se amasse il caffè o il tè, la pizza napoletana o il pesce arrosto? O, semplicemente, lo hanno raccattato a caso, come tutti. Adesso scoprono che è di destra e “liberale”, quindi contrario a un governo con il M5s. Che pena!

La Lepre marzolina, perduta la pazienza e senza chiedere il permesso al Direttore, annuncia di voler creare pure lei un partito, un autentico “Partito Illiberale Italiano”. Iscrivetevi, vi prego, sono accolti tutti quelli che non solo NON si dichiarano liberali, ma detestano apertamente i “liberali” di giornata e che, a domanda a bruciapelo, sanno distinguere tra Mussolini e Matteotti, tra Rawls e Gentile, tra Al Capone e Cavour, tra i Rosselli e quelli che li hanno assassinati, tra uno con la mascherina e uno senza, tra le leggi razziali e le “Lettere Patenti”, tra un operaio e Briatore, tra Provenzano e Falcone. La tessera è in regalo.

la lepre marzolina – martedì 2 febbraio 2021

POLITICA POLITICANTE

L’ex presidente del Consiglio Renzi ha “ringraziato” il capo dello Stato per le necessità indicate nel discorso di Capodanno, che coinciderebbero con quelle da lui sostenute contro Conte. Mentre Conte si dichiara d’accordo con Mattarella che elogia per il suo discorso. Altrettanto fanno Salvini, Berlusconi, Meloni e Zingaretti… a mia volta confesso di condividere ciò che ha detto il Presidente Mattarella.

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