Marzabotto: la polemica della FIAP

di antonio caputo – FIAP

Il comunicato, quorum ego, della Presidenza Fiap

𝐈𝐥 𝟐𝟑 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐳𝐚𝐛𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐢𝐫𝐚̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐨𝐧𝐨𝐫𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐞𝐬𝐞.
A Marzabotto, tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, le SS della Reichsführer sterminarono settecentosettanta civili. Donne, bambini, anziani, interi nuclei familiari. È il più grande eccidio nazifascista di civili avvenuto in Europa occidentale. Il gonfalone del Comune è decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Come Presidenza della FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane esprimiamo ferma contrarietà.

Non contestiamo la prerogativa del Comune di conferire onorificenze. Contestiamo l’uso di quel luogo. Perché i luoghi della Resistenza — Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine, Boves — non sono simboli disponibili alla politica del giorno. Non sono cornici in cui inscrivere le battaglie contemporanee di chi ne cerca legittimazione. Non appartengono a un sindaco, a un’amministrazione, a una parte politica: appartengono alla nazione italiana intera, e chi ne è custode ha il dovere di difenderli da ogni uso strumentale.

La storia di Marzabotto chiede l’esatto contrario di quello che questa cerimonia rischia di suggerire: precisione storica, distinzione, riconoscimento delle responsabilità reali, coerenza con i valori della Liberazione trasfusi nella Costituzione.

Chiediamo alla sindaca Valentina Cuppi, con rispetto e con forza, di riflettere sull’impatto simbolico di questo atto. Non è in gioco un’opinione sul conflitto mediorientale. È in gioco la custodia della memoria che è di tutti.

𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎

𝐌𝐚𝐫𝐳𝐚𝐛𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞
𝐒𝐮𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐨𝐧𝐨𝐫𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐞𝐬𝐞
La FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane esprime la propria ferma contrarietà alla decisione del Comune di Marzabotto di conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, la cui cerimonia è in programma per il 23 settembre al Teatro Comunale.

Ogni amministrazione comunale è libera di conferire onorificenze, è una sua prerogativa e ne risponde davanti alla sua cittadinanza. Ma Marzabotto non è un comune come gli altri. È il luogo, per la memoria della Repubblica, del più grande eccidio nazifascista di civili avvenuto in Europa occidentale: settecentosettanta persone — donne, bambini, anziani, interi nuclei familiari — sterminate tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 dalla 16ª Divisione SS – Panzergrenadier Reichsführer, con l’apporto di reparti fascisti repubblichini.

Il gonfalone del Comune di Marzabotto è decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. La cittadinanza onoraria di Marzabotto non sarebbe un riconoscimento fra i tanti, ma un atto compiuto in nome di quelle vittime e della comunità che ne custodisce il ricordo.

Francesca Albanese si è resa protagonista, in questi mesi, di prese di posizione che hanno spinto due amministrazioni comunali – Firenze e Bologna – a revocare o congelare la medesima onorificenza. Sono posizioni che si possono legittimamente sostenere in altre sedi e in altre forme, ma che non hanno alcun rapporto con la storia di quei giorni e della Resistenza italiana – di cui siamo tra i custodi della memoria – e che non possono essere consegnate ai posteri sotto le lapidi di Monte Sole.

Inoltre, la cittadinanza porta con sé un parallelismo tacito, non dichiarato ma inequivocabile: le vittime di Gaza come le vittime del nazifascismo, gli israeliani di oggi come i tedeschi di ieri. È il meccanismo dell’inversione simbolica, per cui il popolo che nella storia europea ha subito il tentativo di sterminio più sistematico viene assimilato ai propri persecutori. È un insulto alla memoria, oltre che un’inaccettabile narrazione antisemita, ed è tanto più grave che avvenga a Marzabotto, laddove i nomi incisi sulle pietre chiedono l’esatto contrario: precisione storica, distinzione, riconoscimento delle responsabilità reali e coerenza con i valori della Liberazione trasfusi nella Costituzione.

La FIAP conosce e rispetta la sindaca Valentina Cuppi e la sua storia politica. Le chiediamo con forza, e con pari rispetto, di riflettere sull’impatto simbolico di questa cerimonia. Non è in gioco un’opinione sul conflitto mediorientale, ma l’uso pubblico della memoria che appartiene a tutti gli italiani, e la sua custodia nei luoghi che di quella memoria portano il peso maggiore. Riservare le cittadinanze onorarie di Marzabotto a figure «capaci di unire la comunità attorno a valori inequivocabili di libertà, democrazia, pace e rifiuto di ogni terrorismo», come hanno chiesto voci di ogni provenienza politica in questi giorni, non è una richiesta di parte: è una richiesta di serietà istituzionale.

𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐳𝐚𝐛𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞.

La FIAP rinnova il proprio impegno perché la memoria di Monte Sole – la memoria di don Giuseppe Dossetti, della Scuola di Pace, delle famiglie che ancora oggi custodiscono i nomi dei propri cari – resti quello che è: patrimonio civile della Repubblica antifascista, e non terreno di contese ideologiche contemporanee.

𝐋𝐚 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚
𝐅𝐈𝐀𝐏 – 𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐞

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