Democrazia senza educazione

di ermanno vitale

Confesso subito di non riuscire proprio a provare alcuna simpatia per Mario Roggero, pluriomicida secondo quanto stabilito al termine dei tre gradi di giudizio che l’ordinamento italiano prevede. Bobbio affermò una volta di detestare i fanatici con tutta l’anima, io aggiungerei i tracotanti. Roggero è a mio avviso un caso di scuola di tracotanza. Non vittima di un momento isolato di stress e di paura che lo hanno spinto a un gesto inconsulto, peraltro pur sempre omicida, ma un uomo i cui precedenti inducono a pensare che sia nel suo modus operandi usare comportamenti sproporzionati e minacciosi per risolvere liti e conflitti. Un uomo che si rivolge al Presidente della Repubblica invitandolo a “mettersi una mano sulla coscienza” – avventurandosi in paragoni senza alcun fondamento fra il suo caso e altre precedenti concessioni della grazia, di cui lui sarebbe a maggior ragione meritevole. In sostanza, non chiedendo ma pretendendo la grazia, autoassolvendosi da ogni responsabilità, convinto di aver subito un’ingiustizia da riparare al più presto, lontanissimo – dopo cinque anni dai fatti – da ogni sincero pentimento per aver spento due vite e dall’iniziare un percorso di “ravvedimento operoso” che è uno dei presupposti per l’eventuale concessione della grazia, una volta passato un congruo lasso di tempo. Se questa non è tracotanza, ditemi voi come la si deve chiamare.

Invece una destra politicamente eversiva e moralmente oscena – sì, ormai non ci sono altri aggettivi che possano definirla – vuole presentarlo come vittima di un potere giudiziario ingiusto e crudele, nonché eroe di una battaglia per slabbrare il concetto stesso di legittima difesa fino a farlo diventare il mantello che copre ogni forma di giustizia sommaria, purché il giustiziere abbia i crismi della persona apparentemente rispettabile, della persona perbene costretto suo malgrado a difendersi armi alla mano dall’assedio della marginalità sociale, delle persone la cui vita non ha valore.
Chissà se queste destre avrebbero invocato la legittima difesa e inscenato questa gazzarra qualora fosse stato un emigrato a uscire dal suo negozio per inseguire e uccidere in strada due rapinatori italiani. È legittimo dubitarne. Comunque, molto al riguardo è già stato detto, e autorevolmente, sulla “torsione di regime” (Zagrebelsky) che queste destre stanno cercando d’imprimere provando a far saltare senza alcuno scrupolo i cardini e gli equilibri della Costituzione repubblicana aizzando il popolo, nel tentativo di trasformare ogni giorno di più, come i peggiori demagoghi, quelli che dovrebbero essere i cittadini di una democrazia rappresentativa e parlamentare in una plebe in preda a umori e sentimenti elementari, primitivi, viscerali. Una plebe sempre più facile da condurre laddove il demagogo o la demagoga di turno desiderano.

Resta una domanda inevitabile cui è però difficilissimo dare una risposta non banale. Com’è potuto accadere, come si è sfarinata la nostra democrazia costituzionale fino al punto da far ritenere conveniente a queste destre oscene ed eversive lucrare politicamente sulla vicenda del gioielliere di Grinzane? A me viene in mente un libro di John Dewey, Democrazia ed educazione, pubblicato per la prima volta oltre un secolo fa, nel 1916. La tesi è tutta nel titolo. E forse indica, in controluce, dove la democrazia moderna ha fallito, probabilmente sottovalutando il fatto che un cittadino minimamente capace di soppesare argomenti pro e contro – ossia educato alla dialettica politica presa sul serio – non è un lusso cui si può anche rinunciare ma un’esigenza fondamentale e non negoziabile perché la democrazia non si trasformi, prima o poi, nel regno di uno o pochi demagoghi. Non a caso, già a metà degli anni Ottanta Bobbio ne Il Futuro della democrazia citava come la più importante promessa non mantenuta della democrazia proprio l’avvento del “cittadino non educato”.

Si direbbe che questo processo di dissoluzione delle precondizioni della democrazia moderna intravisto da Bobbio sia oggi, non solo in Italia, a uno stadio molto avanzato. Per dirla con Horkheimer, una nuova eclissi della ragione pare in corso. E dobbiamo formulare l’auspicio che sia soltanto un’eclissi, come tale destinata a terminare naturalmente, esaurito il suo ciclo. Se invece volessimo credere a Lukacs che intitolava il suo libro del 1954 La distruzione della ragione, allora, quando la polvere si sarà depositata sulle macerie, chi rimarrà dovrà, se sarà ancora possibile, ingegnarsi di nuovo a ricostruire dalle fondamenta.

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