di alessandro giacomini
La farsa umanitaria di Leone XIV, la non accoglienza è un grave peccato per gli altri, ma l’espulsione, il carcere è la legge del suo stato.
C’è qualcosa di profondamente osceno, nel senso etimologico del termine, nel teatrino politico religioso che si consuma ultimamente a scadenze mensili nello stato del Vaticano.
Da una parte del confine, un monarca assoluto si sporge dal balcone per impartire lezioni di morale universale all’Occidente, marchiando come “peccato mortale” e “disumanità sistematica” la difesa dei confini nazionali e il respingimento dei flussi migratori, dall’altra parte di quella stessa invisibile linea di demarcazione, gli apparati repressivi del medesimo sovrano, lo stato del Vaticano, applicano un codice penale spietato che punisce l’immigrazione clandestina con una durezza da stato di polizia “Trumpiana”.
Questa spettacolare scissione tra un universalismo etico esibito a favore di telecamera e una prassi statuale ferocemente escludente costituisce uno dei monumenti all’ipocrisia politica più imponenti dell’era moderna, la retorica umanitaria di Papa Leone XIV si infrange con precisione chirurgica contro il granito delle mura Vaticane.
Se i governi europei provassero a tradurre in legge anche solo una frazione del brutale rigore burocratico, con cui il Vaticano difende la propria integrità demografica, l’intera macchina propagandistica della Santa Sede griderebbe al risorgere del fascismo stile “Vannacciano”.
Per spogliare la diplomazia papale della sua aura di santità, basta sfogliare le norme d’oltretevere, lo Stato della Città del Vaticano, governato da un monarca di diritto divino che accentra in sé i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, non contempla il concetto di asilo politico o di accoglienza sul proprio suolo, chi varca il confine senza un’autorizzazione firmata dai gendarmi non è un “fratello da abbracciare”, ma un criminale da perseguitare e neutralizzare con la massima solerzia.
| Le sanzioni pecuniarie possono arrivare a 25.000 euro, concepite per asfissiare finanziariamente chiunque violi lo spazio vitale del Papa. |
| L’immediata espulsione fisica dal territorio con scorta armata della Gendarmeria e consegna diretta alle autorità di polizia italiane.
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Un’interdizione totale e un divieto di reingresso sul territorio dello Stato del Vaticano che si protrae fino a 15 anni dal momento dell’espulsione.
Il classismo istituzionale del Vaticano è cristallino, la cittadinanza non è un diritto, ma un privilegio temporaneo legato a un contratto di lavoro, se perdi l’impiego alle dipendenze della Curia o della Gendarmeria, perdi istantaneamente lo status di cittadino e il permesso di soggiorno di conseguenza l’espulsione è automatica.
Nessuno spazio è concesso all’accoglienza di poveri, profughi o migranti irregolari in un territorio in cui l’unico requisito per esistere è essere utili alla conservazione del potere temporale della Chiesa.
| I massimi esponenti della chiesa cattolica ricorrono sistematicamente a una difesa meschina:
«Il Vaticano è troppo piccolo, non c’è spazio fisico per ospitare nessuno», ma tutto ciò è una menzogna sfacciata, se i 44 ettari della Città del Vaticano sono considerati un recinto troppo stretto, che dire del colossale impero immobiliare di cui la Chiesa gode in tutta la città di Roma e sul territorio italiano? Un patrimonio immenso che giace sotto il regime di extraterritorialità sancito dagli articoli 13, 14, 15 e 16 dei Patti Lateranensi. Migliaia di palazzi patrizi, conventi immensi, basiliche, monasteri e complessi storici, molti dei quali trasformati in luoghi turistici per mera redditività, sono a tutti gli effetti porzioni di Stato vaticano in terra italiana. Questi immobili godono di una totale immunità dalle leggi dello Stato italiano, sono completamente esentati dalle tasse, come l’IMU, sottratta regolarmente alle casse pubbliche italiane e non possono essere sottoposti a controlli di polizia o perquisizioni, sono fortezze sovrane e inviolabili nel cuore di Roma e nello stato italiano. Mentre Papa Leone XIV esorta, colpevolizzandoli i sindaci le autorità politiche e i semplici cittadini italiani a “spostare i propri limiti” e ad accollarsi l’accoglienza di chiunque arrivi, i maestosi palazzi extraterritoriali vaticani rimangono sbarrati a doppia mandata, queste enormi metrature, protette dall’immunità fiscale e giuridica, vengono destinate a lucrose attività alberghiere per turisti facoltosi, uffici di rappresentanza della diplomazia ecclesiastica o appartamenti di lusso per porporati, ma per i disperati della terra, nei feudi immobiliari del Papa, non c’è una sola stanza libera. Il Vaticano esige l’intangibilità dei propri beni quando si tratta di accumulare ricchezza ed evadere la fiscalità dello Stato italiano, ma al tempo stesso si dichiara improvvisamente privo di spazio sovrano quando si tratta di praticare quella stessa accoglienza radicale che pretende di imporre, per via morale, agli altri Stati. Siamo di fronte a una forma di colonialismo etico di rara spregiudicatezza, il Vaticano ha perfezionato la strategia dell’esternalizzazione del costo morale e il Papa capitalizza l’approvazione mediatica globale recitando la parte dell’unica vera coscienza umanitaria del pianeta. Ma è una recita a spese altrui, i costi sociali, sanitari, economici e di pubblica sicurezza legati all’accoglienza dei migranti vengono interamente scaricati sulle istituzioni italiane e sul portafoglio dei contribuenti della Repubblica. Il Papa esorta a non costruire muri, ma vive blindato dietro la fortezza delle mura leonine erette per difendere il papa dai saraceni nel IX secolo e mai abbattute, condanna l’esclusione sociale, ma presiede una teocrazia che espelle d’ufficio chiunque non sia funzionale alla corte pontificia, esige la fine dei confini, ma minaccia di sbattere in cella per quattro anni chiunque osi calpestare il suo suolo se privo di documenti. Finché la Santa Sede manterrà l’assurda pretesa di essere simultaneamente un’agenzia morale universale e uno Stato sovrano protetto da immunità feudali, la sua predicazione rimarrà macchiata da una colossale malafede, è troppo comodo fare i progressisti con i confini e le risorse degli altri, mantenendo i propri blindati e intatti, la solidarietà di Leone XIV è un lusso intellettuale che si ferma esattamente al limitare di Piazza San Pietro. Sotto il colonnato del Bernini si consuma il tradimento del Vangelo in nome del Codice penale del re e finché quel codice rimarrà in vigore, ogni predica papale sui migranti non sarà altro che un esercizio di intollerabile cinismo politico. Dietro l’esibizione mediatica di Leone XIV presiede una macchina repressiva che non ammette deroghe evangeliche, per chi è privo di documenti non ci sono parabole ma 25 mila euro di multa, carcere da uno a quattro anni e quindici anni di esilio forzato. Egli sferza l’Italia, l’Europa e il mondo intero esigendo l’abbattimento delle frontiere, ma applica il pugno di ferro della deportazione coatta nel proprio stato. LINK : 1. Codice Penale Vaticano, Ingressi Illeciti e Sanzioni 2. Cittadinanza e perdita dell’alloggio legati al contratto di lavoro 3. Regime di Extraterritorialità e Immunità Fiscale (Patti Lateranensi)
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