LO SHOW DEL NULLA

di carla corsetti
(Segretario nazionale di Democrazia Atea)

La comparsata di Bergoglio su Rai Tre si presta a molte letture ed interpretazioni, non tutte negative.
Innanzitutto è stato evidente come il Capo della Monarchia extracomunitaria confinante abbia tentato l’ultima carta del salvataggio della sua anacronistica setta rispetto alla secolarizzazione della società.
Soprattutto le nuove generazioni, in effetti, hanno raggiunto percentuali ottime di emancipazione dalla religione, sono sempre meno subordinate alle ridicole ritualità che la lobby vaticana offre per mantenere il proprio privilegio, e se Bergoglio ha tentato la carta dell’audience per cercare di recuperarle, vuol dire che le lucide prospettive mangerecce della sua casta clericale non sono messe proprio bene, e questo è un altro buon segnale.
Sotto il profilo dei non-contenuti sciorinati in quella conversazione televisiva, occorre dire che entrambi i protagonisti, intervistato e intervistatore, hanno mantenuto un profilo di tale mediocrità che a confronto le conversazioni di don Camillo e Peppone nel romanzo di Guareschi sembravano avere lo spessore dei simposi filosofici.


E sapendo che le domande e le risposte erano state minuziosamente preparate dalla Segreteria di Stato Vaticana, si coglie ancora di più la pochezza che tradisce la loro difficoltà, che si auspica diventi al più presto bancarotta.
Segnatamente.
Obama, ad esempio, fu intervistato da Jay Leno durante il talkshow della Nbc «The Tonight Show», e per quanto le domande fossero state, anche in quel caso, preventivamente concordate dalla Segreteria di Stato, il Presidente degli USA accettò di rispondere a questioni di politica estera, terrorismo, diritti dei gay, senza perdere l’occasione di esprimere la propria linea politica interna ed internazionale.
Bergoglio ha accettato di essere intervistato durante un talkshow di Rai Tre e ha inanellato una serie di banalità che la metà era troppa, giusto per confermare di essere il massimo esponente della ideologia del nulla.
Ha espresso preoccupazione per “i padri di famiglia che vedono che il salario non arriva a fine mese”, ignorando volutamente che le famiglie monogenitoriali in 9 casi su 10 hanno a capo una madre e non un padre, e sono quasi sempre in difficoltà.
E sempre per rimanere in tema di misoginia interiorizzata, ha dato ad intendere di conoscere la curiosità dei bambini quando attraversano la fase dei “perché” ma ha detto che i bambini si rivolgono ai padri: “papà perché? papà perché?” ignorando volutamente che i bambini, piuttosto, rivolgono i loro “perché” a chiunque gli capiti a tiro, ma soprattutto alle madri.
Non si è trattato di frasi pronunciate a caso, Bergoglio non voleva perdersi l’occasione di ribadire, conformemente alla ideologia cattolica che rappresenta, che il capo della famiglia è il maschio ed è a lui che si rivolgono i figli per la conoscenza, ed ha finanche aggiunto che la complicità genitoriale deve consentire che crescano insieme padri e figli, ancora una volta ignorando le madri.
La simbologia sottesa a queste frasi pronunciate con apparente banalità, è sempre la stessa: il maschio deve mantenere la sua condizione di superiorità sugli altri membri della famiglia perché mutua questa asserita superiorità dalla religione maschilista di cui Bergoglio è a capo.
Con le espressioni sui migranti e sulle guerre è stato imbarazzante: in Libia torturano, le prime vittime delle guerre sono i bambini, la produzione di armi è causa di guerre, le guerre determinano le migrazioni, il Mediterraneo è un cimitero, insomma una sintesi degna di un parroco di campagna con la terza media.
La proposta politica del Monarca è stata ancora più imbarazzante quando ha affermato che con il Male, inteso come spiritello maligno a suo dire realmente esistente, non si dialoga.
Sull’ambiente si è superato: nel mare c’è la plastica.
Il nucleo centrale di tutta questa faccenda, tuttavia, la finalità primaria è individuabile in un altro passaggio, l’unico che ha una prospettiva politica definita, quella sul perdono.
E’ noto come nella ideologia cattolica si confonda il reato con il peccato, e come le strutture simboliche del cattolicesimo siano strutturate sullo stupro sistematico dei minori da parte delle caste sacerdotali.
E’ altrettanto noto che le inchieste che arrivano dalla Francia e dalla Germania abbiano sollevato, nelle menti più attente, la certezza che il numero delle vittime in Italia non sia minimamente comparabile al numero più contenuto delle vittime sopravvissute in Germania e in Francia.
Le caste sacerdotali percepiscono il pericolo imminente di una possibile evidenza degli stupri da parte del clero anche nel nostro Stato, e hanno sentito l’urgenza di predisporre una rete di benevola adesione alle teorie del perdono, un escamotage collaudato nella ideologia cattolica, per rimanere in piedi di fronte alla colpevole evidenza.
Tuttavia il finto intervistatore ha permesso che Bergoglio sviluppasse in anteprima la linea che adotteranno quando i casi di pedofilia in Italia saranno al centro del giornalismo di inchiesta, perché prima o poi accadrà, e intanto il perdonismo avrà cominciato a far breccia per fronteggiare l’onda d’urto della imminente impopolarità.
L’intervistatore merita un premio di zerbinaggio, tanto più che paghiamo profumatamente con soldi pubblici Rai Vaticano e ora Bergoglio non si accontenta di stare su quel canale, vuole sconfinare anche sugli altri.
Nello zerbinaggio era previsto che non si facesse cenno dei miliardi che la Monarchia di Bergoglio ci deve per tasse evase, ed era altrettanto previsto che non facesse nessuna domanda sulla allegra gestione delle loro avventure finanziarie.
Le reazioni di matrice religiosa alla comparsata di Bergoglio si sono divise tra chi ha visto tradite le proprie aspettative razziste e xenofobe, protese alle politiche di respingimento dei migranti nella consapevolezza di determinarne la morte, e chi ha gioito perché ha visto confermate le proprie deferenze patriarcali e teocratiche, e in entrambi i casi queste reazioni sono irrilevanti sotto il profilo politico.
Resta l’imbarazzo dei personaggi politici che si definiscono di sinistra anticapitalista e si prostrano ad un monarca imperialista già a capo di un organismo internazionale che riunisce tutti i capitalisti più importanti del Pianeta.
E’ penoso vedere una sinistra che si professa socialista e comunista e si prostra ad un Monarca assoluto dichiaratamente anticomunista e antisocialista, una sinistra femminista che si prostra ad un Monarca misogino, una sinistra ambientalista che si prostra ad un Monarca che piazza i suoi uomini nelle fondazioni dei colossi del petrolio, che si prostra ad un Monarca che si dice contro le guerre ma impiega i suoi uomini nelle forze armate e nelle forze dell’ordine con il compito di “dirigere” le assunzioni attraverso i cappellani militari, o gli appalti e le forniture, o quando si è in favore di telecamere, a benedire armi e portaerei.
Le forze politiche che ambiscono ad immolarsi sull’altare della banalità di matrice teocratica, in triste contraddizione, a buon diritto meritano l’oblio.

 

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