di angelo perrone
Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino.
Un’eredità dinamica tra memoria e progetto
C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un “peso” cerca di schiacciare il suo “contrappeso”.
Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice “no” opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica, il motore di un progetto che guarda al futuro.
Il disegno costituzionale: l’arte del contrappeso
Il 25 Aprile è l’architrave di un sistema che i Padri Costituenti hanno disegnato per essere, per l’appunto, resistente. Non solo alle dittature del passato, ma anche alle tentazioni egemoniche del presente. La democrazia, ci insegna la nostra Carta, non è il dominio assoluto di chi vince le elezioni, ma l’arte sottile e vitale dell’equilibrio, del rispetto delle istituzioni, della loro funzione preziosa.
Dall’equilibrio dei poteri alla solidarietà sociale
Proprio la vitalità di un sistema equilibrato è ciò che lo rende realmente solidale e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini. Solo una democrazia che non si lascia piegare da derive autoritarie può farsi carico della tutela e dello sviluppo dei diritti fondamentali: dalla garanzia di un lavoro più retribuito e più diffuso, allo studio reso davvero accessibile attraverso l’ampliamento dell’offerta e misure concrete per gli studenti fuori sede, facilitandone l’ingresso nel mondo professionale.
Un sistema resistente è quello che protegge una sanità pubblica ampliata e garantita a tutti, e che coltiva la sicurezza non con annunci demagogici, ma con obiettivi concreti e fattibili, rendendo la giustizia più efficiente e semplificando una normativa penale oggi troppo farraginosa.
Le minacce odierne: il rischio dell’accentramento
Oggi, tuttavia, assistiamo a una spinta centrifuga che tende a scardinare questa armonia. Il potere esecutivo sembra avvertire come un intralcio quella rete di controlli e bilanciamenti essenziale nei sistemi liberali. Lo vediamo nella trama di riforme che, tra interventi sulla Giustizia, premierato e autonomia differenziata, rischiano di incrinare quel modello solidale di Repubblica nato proprio dalle ceneri della guerra di Liberazione.
È una tendenza globale – dall’ombra lunga di Trump negli Stati Uniti alle spinte sovraniste in Europa – che mira a ridurre la complessità democratica a un esercizio di potere solitario.
La fedeltà ai valori: un atto di resistenza civile
In questo contesto, la “Resistenza” si manifesta nella fedeltà dei cittadini a un modello di giustizia indipendente e di Stato coeso. L’Italia si è pronunciata, opponendo un fermo diniego ai tentativi di alterare i delicati meccanismi della magistratura: un segnale che la coscienza civile del Paese riconosce nel pluralismo dei poteri l’unico vero antidoto all’arbitrio.
Difendere l’indipendenza dei giudici o l’unità dei diritti sociali non è un esercizio di conservazione, ma un atto di resistenza attiva contro l’annientamento degli spazi democratici.
Una manutenzione quotidiana della libertà
Celebrare il 25 Aprile oggi significa dunque presidiare quei confini invisibili ma invalicabili che separano la guida di un Paese dalla sua annessione politica. Significa ricordare che la libertà non è stata conquistata solo per poter scegliere chi comanda, ma soprattutto per garantire che nessuno possa comandare senza limiti.
La nostra Costituzione è il manifesto di questa diffidenza salvifica: una macchina complessa fatta di pesi e contrappesi che richiede, oggi più che mai, una manutenzione civile fatta di memoria e di coraggio. Perché la democrazia, proprio come la Resistenza, non è un traguardo raggiunto una volta per tutte, ma un equilibrio che va difeso ogni giorno.