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riappropriamoci del Manifesto di Ventotene – 25 marzo 2025

“Per un’europa libera e unita” Rileggendo il Manifesto di Ventotene – Polo del ‘900, Torino martedì 25 marzo 2025 ore 17:30

“Per un’europa libera e unita” Rileggendo il Manifesto di Ventotene – FIRENZE, martedì 25 marzo 2025 ore 16:00

9 PUNTI URGENTI PER L’EUROPA

di critica liberale
- La Russia nel 2022 ha invaso l’Ucraina, uno stato sovrano, convinta di annettersela in pochi giorni. Il suo obiettivo è fallito. Il popolo ucraino ha saputo resistere, grazie agli armamenti forniti da Usa e da paesi dell’UE. Quali che fossero le ragioni storiche più o meno remote delle sue rivendicazioni territoriali va rifiutato senza fraintendimenti l’uso delle armi quale mezzo per la soluzione delle controversie internazionali.
- L’imperialismo russo, che si esprime con le armi ma anche con le nuove forme di guerra ibrida, propaganda, infiltrazione in partiti, comunicazione ecc., da anni ha dichiarato il suo intento: ricostituire il vecchio status preesistente alla caduta del Muro. Non capirlo non è solo da ciechi e sordi, ma da complici.
- Il pacifismo, come tutti i pacifismi in tempo di guerra, è solo il sinonimo buonista della “resa”, della “bandiera bianca” alzata di fronte a un imperialismo che ancora oggi continua a bombardare e fare stragi.
- D’altra parte, il sovranismo trumpiano ha distrutto l’alleanza atlantica, si dichiara antieuropeo, fomenta l’aggregazione di una “internazionale nera”, distrugge ogni valore liberale e manipola persino le procedure democratiche.
- Questa “rivoluzione trumpiana” di estrema destra recupera e aggiorna le vecchie politiche rossobrune che nel Novecento hanno apparentato i due totalitarismi e oggi sono parte fondante dell’ideologia putiniana.
- L’Europa deve rendersi conto di essere isolata, indifesa, minacciata ad est e a nord nei suoi confini naturali, abbandonata dal suo alleato storico. L’istinto di sopravvivenza, come salvaguardia dello spazio democratico e liberale fondato sul diritto e sulla libertà, deve spingere a rovesciare, subito e radicalmente, l’inerzia che per decenni ha trasformato le originarie idealità federaliste in mercantilismo e in un residuo governativismo votato all’immobilismo e all’inefficacia politica.
- La politica attuale dell’Unione Europea va completamente rivista seguendo i seguenti punti: A. – Il passaggio dell’amministrazione Trump da avversario a complice di Putin la rende oggettivamente improponibile come mediatrice nella trattativa Russia-Ucraina. Qualunque soluzione finale sarebbe, o sarebbe vista, come una spartizione delle due potenze mondiali a spese del paese invaso. L’Europa deve subito sollecitare alla controparte russa un tavolo di tregua e di pace, dove siedano a negoziare le effettive controparti: la Russia e l’Ucraina con i suoi sostenitori, ovvero l’UE e altri paesi “volenterosi”. Questa iniziativa, che colpevolmente è mancata negli anni passati, sarebbe finalmente il segno di una raggiunta effettiva soggettività politica.
B. – Contemporaneamente, si deve mettere in moto un’aggregazione di Paesi Ue per la formazione di una identità sovranazionale che faccia una somma delle forze armate europee e dia loro un solo centro comando, nonché le dia una politica estera rappresentativa e accreditata.
C. – Ogni Stato, per sopravvivere senza subalternità alcuna, non deve delegare ad altri la sua difesa. Riconosciuta l’ovvia necessità della difesa, deve provvedere a fornire i mezzi e gli strumenti adeguati. Non si tratta di “bellicismo” ma di “deterrenza”. Sostenere il contrario è solo dimostrazione di demagogia o collusione con l’uno o l’altro imperialismo. Ogni dimostrazione di disarmo o di debolezza è solo un incentivo all’aggressività altrui. - È stato un gravissimo errore politico ribaltare questo ordine e partire dall’ultimo punto, mettendo in opposizione, se non in alternativa, la necessità della difesa comune con lo “Stato sociale”. Per di più con un piano vago e velleitario. Ciò ha contribuito a disunire le volontà, a spaventare una larga parte dell’opinione pubblica, a rinforzare politiche demagogiche e pseudo pacifiste, a favorire la mentalità di estrema-destra e trumputiniana.
- Inerzia ed errori si superano se l’opinione pubblica europea manifesta sempre più chiaramente e con forza la volontà di costruire gli Stati Uniti d’ Europa, aggregazione in una Federazione di quegli Stati dell’Ue che sono convinti della necessità di un’”area politica” autonoma all’interno della Ue. Questa volontà va espressa subito, e subito vanno intrapresi i primissimi passi verso quella direzione.
15 MARZO 2025
Dal welfare al warfare passando dalla war transition economy
di pier virgilio dastoli
C’è molto, e forse eccessivo, entusiasmo nella ormai variegata rete degli europeisti che ha esondato dalla “maggioranza Ursula” imbarcando una parte dei conservatori e riformisti e financo di federalisti sulla proposta di Ursula von der Leyen di “riarmare l’Europa” (Rearm Europe).
O meglio: di riarmare gli eserciti nazionali dei volenterosi nell’Unione europea per rafforzare il sostegno all’Ucraina e, soprattutto, prepararsi a contrastare le eventuali mire imperialiste di Mosca che, conquistate le regioni russofone ma non russofile dell’Ucraina con l’accordo di Donald Trump, potrebbe teoricamente indirizzare le sue truppe verso i Paesi Baltici e fors’anche verso altri Paesi che facevano parte fino al 1990 dell’impero sovietico.
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Per un’Europa libera, unita, solidale e di pace. Lettera aperta alle persone, associazioni e movimenti costruttori di pace

credits: Gioventù Federalista Europea (GFE)
di nicola vallinoto, antonella braga e giulio saputo
Come attivisti e dirigenti del Movimento Federalista Europeo e del Movimento Europeo abbiamo sentito l’esigenza di scrivere una lettera aperta per spiegare le ragioni della nostra adesione all’appello lanciato da Michele Serra a scendere in piazza per l’Europa il 15 marzo, rivolgendoci soprattutto a coloro che hanno espresso dubbi in merito all’iniziativa e si stanno giustamente chiedendo di “quale Europa” stiamo parlando. Con questa lettera vogliamo creare un ponte tra coloro che scenderanno in piazza per l’Europa il 15 marzo a Roma (e noi saremo tra questi) e quelli che hanno detto che non ci saranno perché non hanno chiaro lo scopo della manifestazione o non condividono le decisioni prese nell’ultimo Consiglio europeo.In questi giorni molti cercano di dividere le piazze mentre noi crediamo che siano maggiori i motivi per unire i cittadini europei in un momento di gravissima crisi dell’ordine internazionale.
Per questo vi chiediamo di pubblicare la notizia della nostra lettera aperta, pregando di mettere un link al testo integrale che trovate anche in allegato:
https://docs.google.com/
Grazie per l’attenzione.
Nicola Vallinoto, Antonella Braga e Giulio Saputo a nome di tutti coloro che hanno sottoscritto la lettera aperta.
Lettera aperta alle persone, associazioni e movimenti costruttori di pace
Per un’Europa libera, unita, solidale e di pace.
Questa nostra lettera è rivolta a tutto il movimento per la pace che – dopo l’appello lanciato da Michele Serra a scendere in piazza per l’Europa – si sta giustamente chiedendo di “quale Europa” stiamo parlando.
Un’Europa di pace o un’Europa di guerra? Un’Europa armata o un’Europa disarmata? Un’Europa che investe in armi, tagliando il welfare?
A queste domande vorremmo rispondere e spiegare perché – secondo noi – è importante, in questo difficile momento storico, fare un percorso condiviso anche oltre la mobilitazione del 15 marzo.
Il motivo principale è quello di rivendicare innanzitutto la sopravvivenza del progetto stesso di unità europea, contro tutte/i coloro che vogliono un’Europa divisa e incapace di agire. L’UE è un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro (Usa, Cina, Russia) e per questo rischia di cadere in frantumi.
La situazione è drammatica e ciascuna/o di noi deve assumersi le proprie responsabilità. Siamo di fronte a un attacco senza precedenti verso le istituzioni e il diritto internazionali. Anche il processo di unificazione europea rischia di essere travolto. Per questo motivo noi europee ed europei dobbiamo riprendere in mano il nostro comune destino.
esiste anche l’Italia civile

Trump agente di putin

tratto da facebook: https://www.facebook.com/share/v/1A9ZCpoCyW/
Il welfare o le armi?
di paolo flores d’arcais
Oggi l’Europa, e ogni suo singolo paese democratico (non tutti lo sono, Orbán docet), per difendere il welfare hanno bisogno delle armi. Altrimenti perderanno tutto. Non vederlo è cecità, ma una cecità colpevole, perché la situazione, nella sua tragicità, è di una chiarezza cristallina.
Questa.
Putin vuole per la sua Russia il Russkij Mir, “nessuno ci toglierà quello che è nostro”, e “nostro” è, per l’autocrate del Cremlino, ogni terra dove qualcuno parla russo (ma forse anche altri). Moldavia e Stati baltici sono le prime prede designate, in Georgia e Romania è già in atto una invasione non convenzionale. Ritornare ai fasti dello zarismo e di Stalin è il programma minimo.
Putin lo aveva esposto a chiare lettere ben prima dell’invasione dell’Ucraina, ma in Occidente non lo si è voluto prendere sul serio, cioè alla lettera. Sarebbe più che demenziale, sarebbe criminale, non farlo ora. Dunque, le democrazie europee, se vogliono vivere con il loro welfare e le loro libertà, devono riarmarsi. Visto che di fronte alla violenza e agli appetiti imperiali di Putin sono ormai sole, poiché l’America, con Trump, è passata dall’altra parte.
i ricordi masochisti
“Putin contro Macron: Vuole fare Napoleone, ricordi come è finita”. Così l’autocrate di Mosca. A cui forse, ripensando proprio a Napoleone, è venuto un brivido di freddo per la gaffe: che brutta fine fanno certi invasori di paesi sovrani….
la lepre marzolina – venerdì 7 marzo 2025
IL PALLONCINO
Lo so che va di moda la follia più assoluta. Trump ha sdoganato qualunque insulto e panzana. Si parla in libertà irresponsabilmente, sostenendo la qualunque. Quindi è inutile protestare se trumputiniani professionisti prezzolati o anche solo dilettanti fanatici sparano a raffica le più assurde bufale senza che ci sia nessuno che chiami il 118. Però, cara Gruber, il gioco funziona se non si esagera. Per esempio, sarebbe d’obbligo sottoporre ogni volta alla prova del palloncino Marco Travaglio, ormai aldilà di ogni livello di ubriacatura. Ieri ha detto testualmente: «L’alternativa quale sarebbe? … agganciarsi ai Baltici e alla Polonia che vogliono invadere la Russia?». Lo so che il settarismo brucia i cervelli, ma esiste pur sempre un limite. Ce li vedete voi, i lituani, con qualche fucile da caccia, al grido di “A Mosca, a Mosca”, affrontare quello che lo stesso Travaglio definisce (sbagliando come al solito) il più grande e potente esercito del pianeta? Oppure la Polonia, ben più allenata a farsi invadere a ripetizione, davvero si sta organizzando per fare quello che non riuscì a Napoleone e a Hitler? Solo un forte eccesso di alcolici può giustificare tali affermazioni incoscienti.
enzo marzo – 4 marzo 2025